<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063</id><updated>2011-11-07T07:20:21.636-08:00</updated><title type='text'>socialismo</title><subtitle type='html'>il socialismo è il futuro dell'umanità. Il liberismo è una catastrofe per la dignità delle persone e dei popoli.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>142</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6910188355666061196</id><published>2011-11-07T07:20:00.000-08:00</published><updated>2011-11-07T07:20:21.650-08:00</updated><title type='text'>viva la rivoluzione d'ottobre</title><content type='html'>Viva la Rivoluzione d'ottobre!&lt;br /&gt; Oggi  ricordiamo l' anniversario della Rivoluzione d'Ottobre  per rinnovare la nostra convinzione nei valori che portarono alla liberazione di milioni di uomini e di donne uniti nell'URSS che è stata nazione di nazioni e patria del socialismo rimpianto da quanto lo conobbero e vissero dentro le sue regole. La fine dell'URSS è avvenuta nel 1993 con il colpo di Stato di Eltsin che non incontrò alcuna resistenza a riprova della sua natura profondamente civile e democratica. L'URSS è caduta perchè ha perduto le sue difese nell'accerchiamento capitalistico, si è aperta ad un mondo esterno che invece aspettava vorace di regolare i conti che non era riuscito a chiudere nel lungo sanguinoso assedio della Rivoluzione durato fino al 1923 dentro la stessa URSS e poi mai dismesso per i settanta anni della sua gloriosa esistenza. L'URSS è stata una grande potenza di pace, non ha usato l'atomica come gli americani hanno fatto a Hiroshima e Nagasaki, non ha aggredito i piccoli popoli indifesi con la sua superiorità  aerea e tecnologica come hanno fatto e fanno gli imperialisti USA dalla guerra di Corea all'aggressione alla Libia.&lt;br /&gt; Con la fine dell'URSS l'Europa ha perso la sua grande speranza di futuro. I popoli europei non saranno nè liberi nè eguali e perderanno tutte le conquiste che avevano realizzato con l'appoggio morale e politico dei comunisti. La Grecia si accinge ad un durissimo inferno di fame, l'Italia è stata proditoriamente attaccata dalla speculazione internazionale che non è altro che la megalomania di un pugno di banchieri in grado di manovrare senza essere soggetti ad alcuna limitazione o regola una massa di 12 mila miliardi di euro e distruggere Stati sovrani attaccando il loro debito. Da quando manca l'URSS viviamo nell'anarchia amorale e spietata di un mondo in cui tutte le certezze degli esseri umani sono messe in discussione compresa quella stessa di esistere. Non solo le conquiste realizzate ma il diritto a non essere rovinati e travolti dalla valanga sociale che produce diecine e diecine di milioni di nuovi poveri a cominciare dagli Stati Uniti dove la povertà sta diventando il tratto dominante delle grandi metropoli e delle città abbandonate della deindustrializzazione violenta. &lt;br /&gt;  Oggi più che mai i pericoli ai quali il capitalismo espone l'umanità di miseria, degrado della natura, guerre di sterminio e coloniali, ripropongono la necessità del socialismo. O socialismo o barbarie. Il socialismo è superiore eticamente al capitalismo e adatto meglio del capitalismo al giusto uso sociale di risorse sempre più limitate ed al balzo culturale necessario all'umanità e che non è certo quello racchiuso dai prodotti informatici ma nello uso della scienza al servizio dell'uomo e non degli affaristi.&lt;br /&gt;  La socialdemocrazia non può che piegarsi ai piedi dei banchieri come sta facendo in Europa. Non ha risposte. Ne diventa compli cde nel mettere il cappio al collo alle classi lavoratrici.  Le riforme di struttura non servono che a rafforzare la logica del profitto. Il capitalismo non è nè riformabile nè condizionabile come ci eravamo illusi. Deve essere abbattuto con il suo potere di ingiustizia e di atrocità sociali e militari.&lt;br /&gt;  Viva la Rivoluzione d'Ottobre!&lt;br /&gt;Pietro Ancona&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6910188355666061196?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6910188355666061196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6910188355666061196' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6910188355666061196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6910188355666061196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/11/viva-la-rivoluzione-dottobre.html' title='viva la rivoluzione d&apos;ottobre'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-189969031874948564</id><published>2011-11-02T08:18:00.001-07:00</published><updated>2011-11-02T08:18:37.098-07:00</updated><title type='text'>lettera di Lenin agli operai d'europa e d'america</title><content type='html'>Lettera agli operai d'Europa e d'America&lt;br /&gt;Pubblicato il 24 gennaio 1919 sull'Izvestia n° 16 e sulla Pravda n° 16 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Compagni, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nella conclusione alla mia lettera agli operai americani, del 20 agosto 1918, scrivevo che ci troveremo in una fortezza assediata fino al giorno in cui gli altri eserciti della rivoluzione socialista internazionale non ci verranno in aiuto. Gli operai stanno rompendo con i loro socialtraditori, con i Gompers e con i Renner, aggiungevo. Gli operai si avvicinano, lentamente ma costantemente, alla tattica comunista e bolscevica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal giorno in cui sono state scritte queste parole sono trascorsi meno di cinque mesi, e bisogna dire che la maturazione della rivoluzione proletaria mondiale, in rapporto al passaggio degli operai dei diversi paesi al comunismo e al bolscevismo, si è svolta nel frattempo con straordinaria rapidità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 agosto 1918 solo il nostro partito, il partito bolscevico, aveva rotto decisamente con la vecchia Internazionale, con la II Internazionale del periodo 1896-1914, che era fallita così vergognosamente durante la guerra imperialistica del 1914-1918. Solo il nostro partito si era avviato per una nuova strada, passando dal socialismo e dal socialdemocratismo, copertisi di vergogna per la loro alleanza con la brigantesca borghesia, al comunismo, passando dal riformismo e dall'opportunismo piccolo-borghese, che permeavano e permeano tuttora profondamente i partiti socialdemocratici e socialisti ufficiali, a una tattica realmente proletaria e rivoluzionaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, 12 gennaio 1919, vediamo già tutta una serie di partiti proletari comunisti, non solo entro i confini del vecchio impero zarista, per esempio in Lettonia, in Finlandia, in Polonia, ma anche nell'Europa occidentale, in Austria, in Ungheria, in Olanda ed, infine, in Germania. Nel momento in cui la tedesca "Lega Spartaco", con dirigenti così illustri e noti in tutto il mondo, con difensori della classe operaia così fedeli come Liebknecht, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Franz Mehring, ha rotto definitivamente i suoi rapporti con i socialisti del genere di Scheidemann e di Südekum, con questi socialsciovinisti (socialisti a parole e sciovinisti nei fatti) che si sono disonorati per sempre a causa della loro alleanza con la brigantesca borghesia imperialistica di Germania e con Guglielmo II, nel momento in cui la "Lega Spartaco" ha assunto il nome di "Partito Comunista di Germania", la fondazione della III Internazionale, dell'Internazionale comunista, realmente proletaria, realmente internazionalistica, realmente rivoluzionaria, è diventata un fatto. Questa fondazione non è stata ancora sancita formalmente, ma di fatto la III Internazionale già esiste. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli operai coscienti, tutti i socialisti sinceri non possono non vedere oggi quale infame tradimento del socialismo abbiano preparato coloro che hanno sostenuto la "propria" borghesia nella guerra del 1914-18, come hanno fatto i menscevichi e i "socialisti-rivoluzionari" in Russia, gli Scheidemann e i Südekum in Germania, i Renaudel e i Vandervalde in Francia, i Henderson e i Webb in Inghilterra, i Gompers e soci in America. Questa guerra si è pienamente smascherata come una guerra imperialistica, reazionaria, di rapina sia da parte della Germania che da parte dei capitalisti d'Inghilterra, di Francia, d'Italia e d'America, che cominciano ora ad azzuffarsi per la spartizione del bottino trafugato, per la spartizione della Turchia, della Russia, delle colonie africane e polinesiane, dei Balcani, ecc. Le ipocrite frasi di Wilson e dei "wilsoniani" sulla "democrazia" e sull' "alleanza dei popoli" vengono smascherate con sorprendente rapidità nel momento in cui vediamo la borghesia francese impadronirsi della riva sinistra del Reno e i capitalisti francesi, inglesi e americani arraffare la Turchia (Siria, Mesopotamia) e una parte della Russia (Siberia, Arcangelo, Bakù, Krasnovodsk, Ashkhabad, ecc.), nel momento in cui vediamo accentuarsi l'inimicizia tra l'Italia e la Francia, tra la Francia e l'Inghilterra, tra l'Inghilterra e l'America, tra l'America e il Giappone, per la spartizione del bottino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a questi "socialisti" pusillanimi, irresoluti, profondamente imbevuti dei pregiudizi della democrazia borghese, che ieri difendevano i "loro" governi imperialistici e oggi si limitano a elevare "proteste" platoniche contro l'intervento militare in Russia, accanto a costoro aumenta nei paesi dell'Intesa il numero di coloro che seguono la strada del comunismo, la strada di MacLean, di Debs, di Loriot, di Lazzari, di Serrati, di coloro i quali hanno capito che solo il rovesciamento della borghesia, la distruzione dei parlamenti borghesi, solo il potere sovietico e la dittatura del proletariato possono schiacciare l'imperialismo, garantire la vittoria del socialismo, assicurare una pace duratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 agosto 1918 la rivoluzione proletaria era limitata alla Russia, e il "potere sovietico", ossia il fatto che tutto il potere dello Stato è nelle mani dei Soviet di deputati degli operai, dei soldati e dei contadini, sembrava (ed era di fatto) un'istituzione puramente russa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, il 12 gennaio 1919, registriamo un poderoso movimento "sovietico" non solo nelle regioni del vecchio impero zarista, in Lettonia, per esempio, in Polonia e in Ucraina, ma anche nei paesi dell'Europa occidentale, nei paesi neutrali (Svizzera, Olanda, Norvegia) e in quelli che hanno sofferto per la guerra (Austria, Germania). La rivoluzione in Germania, che è particolarmente importante e caratteristica, poiché la Germania è uno dei paesi capitalistici più progrediti, ha assunto subito delle forme "sovietiche". Tutto il processo di sviluppo della rivoluzione tedesca e, in particolare, la lotta degli "spartachisti", cioè dei veri e unici rappresentanti del proletariato, contro l'alleanza tra la canaglia traditrice degli Schidemann e dei Südekum e la borghesia, mostrano chiaramente come la storia ponga il problema nei riguardi della Germania. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O il "potere sovietico" o il parlamento borghese, qualunque sia l'insegna (Assemblea "nazionale" o Assemblea "costituente") sotto cui si presenta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è questa l'impostazione storico-mondiale del problema: cosa che possiamo e dobbiamo dire senza tema di esagerare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "potere sovietico" è il secondo atto storico mondiale o la seconda fase di sviluppo della dittatura del proletariato. Il primo atto è stato la Comune di Parigi. La geniale analisi del contenuto e della portata della Comune, fatta da Marx nella Guerra civile in Francia, ha mostrato come la Comune abbia creato un nuovo tipo di Stato, lo Stato proletario. Ogni Stato, persino la repubblica più democratica, non è altro che una macchina con cui una classe schiaccia un'altra classe. Lo Stato proletario è la macchina con cui il proletariato schiaccia la borghesia, e questa repressione è necessaria, a causa della furiosa e disperata resistenza, che non si arresta dinanzi a niente, opposta dai grandi proprietari fondiari e dai capitalisti, da tutta la borghesia e da tutti i suoi accolti, da tutti gli sfruttatori, non appena ha inizio il loro rovesciamento, non appena comincia l'espropriazione degli espropriatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il parlamento borghese, sia pure il più democratico nella repubblica più democratica, nella quale permanga la proprietà dei capitalisti e il loro potere, è la macchina di cui un pugno di sfruttatori si serve per schiacciare milioni di lavoratori. I socialisti, lottando per emancipare i lavoratori dallo sfruttamento, hanno dovuto utilizzare i parlamenti borghesi, come una tribuna, come una delle basi per la propaganda, per l'agitazione, per l'organizzazione, fino a che la nostra lotta è rimasta entro i limiti del regime borghese. Ma oggi che la storia mondiale ha posto all'ordine del giorno il compito di distruggere tutto questo regime, di abbattere e schiacciare gli sfruttatori, di passare dal capitalismo al socialismo, oggi, limitarsi al parlamentarismo borghese, alla democrazia borghese, abbellire questa democrazia come "democrazia" in generale, celarne il carattere borghese, dimenticare che il suffragio universale, sino a che perdura la proprietà dei capitalisti, è solo una delle armi dello Stato borghese, significa tradire vergognosamente il proletariato, passare dalla parte del suo nemico di classe, dalla parte della borghesia, significa essere un traditore e un rinnegato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le tre tendenze del socialismo mondiale, di cui la stampa bolscevica ha parlato instancabilmente dopo il 1915, si delinearono dinanzi a noi con singolare evidenza, alla luce della lotta sanguinosa e della guerra civile in Germania. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome di Karl Liebknecht è noto agli operai di tutti i paesi. Dappertutto, e in particolare nei paesi dell'Intesa [7], questo nome è il simbolo della dedizione del capo agli interessi del proletariato, il simbolo della fedeltà alla rivoluzione socialista. Questo nome è il simbolo di una lotta realmente sincera e piena di abnegazione, di una lotta implacabile contro il capitalismo. Questo nome è il simbolo di una lotta intransigente contro l'imperialismo, non a parole ma nei fatti, di una lotta aperta a tutti i sacrifici nel momento stesso in cui il "proprio" paese è intossicato dalle vittorie imperialistiche. Con Liebknecht e con gli "spartachisti" si schiera quanto c'è ancora di onesto e di realmente rivoluzionario tra i socialisti della Germania, si schierano tutti gli elementi migliori e più convinti del proletariato, tutte le masse degli sfruttati che fremono di sdegno e sono sempre più pronte alla rivoluzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contro Liebknecht sono gli Scheidemann, i Südekum e tutta questa banda di spregevoli lacchè del Kaiser e della borghesia. Sono dei traditori del socialismo come i Gompers e i Victor Berger, i Hendersonn e i Webb, i Renaudel e i Vandervelde. Sono lo strato superiore degli operai comprati dalla borghesia, che noi bolscevichi (rivolgendoci ai Südekum russi, ai menscevichi) chiamavamo "agenti segreti della borghesia nel movimento operaio" e che i migliori socialisti d'America hanno battezzato, con un'espressione meravigliosa per la sua espressività e per la sua profonda verità, come "labor lieutenants of the capitalist class", "luogotenenti operai della classe capitalistica". è questo il tipo più recente e "moderno" di tradimento del socialismo, perché in tutti i paesi civili, progrediti, la borghesia depreda, mediante l'oppressione coloniale o traendo "profitti" finanziari da paesi deboli formalmente indipendenti, una popolazione molto più numerosa di quella del "proprio" paese. Di qui la possibilità economica dei "sovrapprofitti" per la borghesia imperialistica e l'impiego di una parte di questi sovrapprofitti per corrompere l'esiguo strato superiore del proletariato, per trasformarlo in piccola borghesia riformistica, opportunistica, che ha paura della rivoluzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli spartachisti e i seguaci di Scheidemann ci sono i "kautskiani" esitanti e privi di carattere, che la pensano come Kautsky, che a parole sono "indipendenti" ma che di fatto dipendono per intero e su tutta la linea oggi della borghesia e dai fautori di Scheidemann, domani dagli spartachisti, che in parte seguono i primi e in parte i secondi, che non hanno idee, carattere, una linea politica, onore, coscienza, che sono l'incarnazione vivente della confusione dei filistei, i quali a parole sono per la rivoluzione socialista, ma che di fatto sono incapaci di capirla, non appena è cominciata, e difendono da rinnegati la "democrazia" in generale, cioè difendono nei fatti la democrazia borghese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni paese capitalistico ogni operaio che riflette riconoscerà nella situazione ogni volta diversa in rapporto alle condizioni nazionali e storiche, proprio queste tre tendenze fondamentali, tanto tra i socialisti quanto tra i sindacalisti, poiché la guerra imperialistica e l'inizio della rivoluzione proletaria mondiale generano nel mondo intero correnti ideali e politiche omogenee. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le righe precedenti erano state scritte prima del selvaggio e infame assassinio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg per opera del governo di Ebert e di Scheidemann. Questi carnefici, che strisciano servilmente davanti alla borghesia, hanno permesso alle guardie bianche tedesche, cani di guardia della sacra proprietà capitalistica, di linciare Rosa Luxemburg, di colpire alle spalle Karl Liebknecht, adducendo il pretesto palesemente falso di una sua "fuga" (lo zarismo russo, reprimendo nel sangue la rivoluzione del 1905, ha fatto più volte ricorso ad assassini di questo genere, adducendo lo stesso falso pretesto della "fuga" degli arrestati); questi carnefici hanno coperto in pari tempo le guardie bianche con l'autorità di un governo innocente che si pretende al di sopra delle classi! Non vi sono parole per descrivere la turpitudine e l'infamia di questo omicidio commesso da sedicenti socialisti. Evidentemente, la storia ha scelto una strada nella quale la funzione dei "luogotenenti operai della classe capitalistica" deve essere svolta sino all'"estremo limite" della ferocia, della bassezza e della vigliaccheria. Continuino gli sciocchi kautskiani a parlare nel loro giornale, Die Freiheit [8], di un "tribunale" dei rappresentanti di "tutti" i partiti "socialisti" (queste anime servili continuano a chiamare socialisti i boia Scheidemann)! Questi eroi dell'ottusità filistea e della viltà piccolo-borghese non capiscono neppure che il tribunale è un organo del potere statale e che la lotta e la guerra civile in Germania si svolgono appunto per stabilire in quali mani sarà questo potere: nelle mani della borghesia, a cui prestano i loro "servigi" gli Scheidemann, come carnefici e istigatori di Pogrom, i Kautsky, come esaltatori della "democrazia pura", o nelle mani del proletariato, che rovescerà gli sfruttatori capitalisti e ne schiaccerà la resistenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sangue degli uomini migliori dell'Internazionale proletaria, dei capi indimenticabili della rivoluzione socialista mondiale, temprerà sempre nuove masse di operai a una lotta ad oltranza. E questa lotta condurrà alla vittoria. Abbiamo conosciuto in Russia, nell'estate del 1917, le "giornate di luglio", quando gli Scheidemann russi, i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, coprivano "con l'autorità dello Stato" la "vittoria" delle guardie bianche sui bolscevichi e quando per le strade di Pietrogrado i cosacchi linciavano l'operaio Voinov per avere diffuso appelli bolscevichi. Sappiamo per esperienza con quanta rapidità queste "vittorie" della borghesia e dei suoi servi guariscano le masse dalle illusioni del democratismo borghese, del "suffragio universale", ecc. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la borghesia e in seno ai governi dell'Intesa si registrano attualmente certe esitazioni. Una parte vede che in Russia sta già cominciando la disgregazione dei reparti militari alleati, che aiutano le guardie bianche e servono la più nera reazione dei monarchici e dei proprietari fondiari; che la prosecuzione dell'intervento militare e i tentativi di sconfiggere la Russia, in quanto richiedono un esercito di occupazione forte di milioni di uomini, per un lungo periodo, costituiscono la via più sicura perché la rivoluzione proletaria si trasferisca al più presto nei paesi dell'Intesa. L'esempio dell'esercito tedesco d'occupazione in Ucraina è abbastanza persuasivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altra parte della borghesia dei paesi dell'Intesa continua a essere favorevole all'intervento militare in Russia, all'"accerchiamento economico" (Clemenceau) e allo strangolamento della Repubblica sovietica. Tutta la stampa al servizio di questa borghesia, cioè la maggior parte dei quotidiani d'Inghilterra e di Francia comprati dai capitalisti, vaticina il rapido crollo del potere sovietico, descrive gli orrori della fame in Russia, diffonde menzogne sui "disordini" e sull'"instabilità" del governo sovietico. I reparti delle guardie bianche, dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, che l'Intesa aiuta con ufficiali, armamento, denaro e forze ausiliarie, dividono, affamandoli, il centro e il nord della Russia dalle regioni più ricche di grano, dalla Siberia e dalla regione del Don. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sofferenze degli operai affamati a Pietrogrado, a Mosca, a Ivanovo-Voznesensk e in altri centri industriali sono realmente gravi. Le masse operaie non avrebbero mai sopportato la miseria e i tormenti della fame a cui li condanna l'intervento militare dell'Intesa (un intervento spesso mascherato con la promessa ipocrita di non inviare i "propri" eserciti, mentre continua l'invio di "truppe di colore", armamenti, denaro, ufficiali), le masse non avrebbero sopportato tali sventure, se gli operai non avessero compreso che difendono in tal modo la causa del socialismo in Russia e nel mondo intero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I reparti "alleati" e delle guardie bianche occupano Arcangelo, Perm, Orenburg, Rostov sul Don, Bakù, Ashkhabad, ma il "movimento sovietico" ha conquistato Riga e Kharkov. La Lettonia e l'Ucraina diventano repubbliche sovietiche. Gli operai vedono che non sopportano invano i loro grandi sacrifici, che la vittoria del potere sovietico avanza e si estende, cresce e si consolida in tutto il mondo. Ogni mese di dura lotta e di gravi sacrifici rafforza la causa del potere sovietico nel mondo intero, indebolisce i suoi nemici, gli sfruttatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli sfruttatori hanno ancora in mano tanta forza da poter uccidere e linciare i dirigenti migliori della rivoluzione proletaria mondiale, da aggravare i sacrifici e le sofferenze degli operai delle regioni e dei paesi occupati o conquistati. Ma gli sfruttatori di tutto il mondo non avranno tanta forza da poter frenare la vittoria della rivoluzione proletaria mondiale, che emancipa l'umanità dall'oppressone del capitale, dall'eterna minaccia di nuove guerre imperialistiche, inevitabili all'epoca del capitalismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N. Lenin&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-189969031874948564?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/189969031874948564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=189969031874948564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/189969031874948564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/189969031874948564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/11/lettera-di-lenin-agli-operai-deuropa-e.html' title='lettera di Lenin agli operai d&apos;europa e d&apos;america'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-5328056190902522102</id><published>2011-10-26T08:21:00.001-07:00</published><updated>2011-10-26T08:21:18.556-07:00</updated><title type='text'>lo sfottò sulla letterina</title><content type='html'>Lo sfottò sulla letterina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   L'avventurismo e la mancanza  di senso  della Nazione delle opposizioni italiane  sono davvero stupefacenti! Oggi sono tutti a sfottere il Governo  per la "letterina" di risposta alle ingiunzioni dei mafiosi proprietari della Unione Europea Sarkozy e Merkel, tutti a criticare la mancanza di autorevolezza del Presidente del Consiglio che non sa imporsi alla lega . L'opposizione e i pennivendoli liberisti della stampa italiana sono ben rappresentati da Gramellini che fa una pesante satira sulla irrisolutezza e sulle difficoltà del governo. Avremmo dov uto ubbidire a tamburo battente, cedere subito le pensioni di anzianità, portare il limite magari a 70 anni. L'Italia quindi si trova presa tra due morse: le pedate e le ingiunzioni condite da risolini sarcastici della Francia e della Germania ed una opposizione che attacca da destra il governo per le difficoltà che sta frapponendo a cedere sulle pensioni fino a ieri considerate in equilibrio fino a dopo il 2050.  I  liberisti si sono inventati un altro punto di vista  per  attaccare  le pensioni e cioè  che assorbono il 15 per cento del PIL  che  il padronato, avendo prosciugato tutti i barili, vuole per se, per impadronirsi della grande risorsa INPS. Subito dopo attaccheranno   l'INAIL il cui fondo fa gola alla Confindustria abituata a parassitarsi sulle risorse e sul patrimonio dello Stato ed ansiosa di avere nuova carne da spolpare assieme alle privatizzazioni  dei beni pubblici da svendere. Hanno già l'acqualina in bo cca in molti a fronte della svendita dei terreni dello Stato che valgono otto o nove miliardi di euro. Si venderà anche la tenuta di San Rossore?&lt;br /&gt; Sarkozy che ha un sistema pensionistico che costa più di  quello italiano con un limite a 60 anni per le pensioni aspetta che si compia il misfatto in Italia per estenderlo al suo paese frenato soltanto dalla scadenza elettorale nella quale spero sarà soccombente.  Ma in Francia i sindacati sono assai meno servili con il governo di quelli italiani.&lt;br /&gt;  Tutte le ricette della UE imposte con il terrorismo ed il ricatto non sono necessarie per il risanamento dei conti ma per abbassare  il sistema sociale europeo a quello americano. Sono il frutto dell'Ideologia ossessiva dei neocon liberisti che ha contagiato anche l'opposizione italiana ed in particolare il PD. La fata turchina per convincere Pinocchio a bere la medicina fa entrare sei conigli che trasportano una bara. Pinocchio si arrende e poi guarisce. Ma la Merkel non è la fata turchina. La sua medicina accrescerà l'infelicità sociale dell'Italia senza aiutarla a  guarire, a crescere, a prosperare. Non cresce un paese che tratta malissimo i suoi lavoratori ed i suoi pensionati e che ha precarizzato due generazioni di giovani con una legge orrenda. Tutta l'opposizione italiana vuole mostrarsi più pronta più servizievole di Berlusconi sia per le scelte economiche come per quelle militari. L'establiscement trova in questo la via per la sua salvezza a spese dei lavoratori e dei pensionati.  Ma è meglio per l'Italia cominciare a pensare ad una alternativa a questa Europa che diventa sempre più tiranna, ingiusta, guerrafondaia.&lt;br /&gt;Pietro Ancona&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-5328056190902522102?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/5328056190902522102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=5328056190902522102' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/5328056190902522102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/5328056190902522102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/10/lo-sfotto-sulla-letterina.html' title='lo sfottò sulla letterina'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6558959266822856450</id><published>2011-06-23T07:10:00.000-07:00</published><updated>2011-06-23T07:10:26.618-07:00</updated><title type='text'>La verità sulla Siria di Assad</title><content type='html'>français English Español italiano Português عربي русский Deutsch Sostenere Rete Voltaire Informazioni sulla Rete Come partecipare? RSS            &lt;br /&gt;Prima pagina Rubriche&lt;br /&gt;» &lt;br /&gt;FocusIn breveControversieDocumentazioneDossier &lt;br /&gt;» &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-d5stMLajjnw/TgNJSQe9jBI/AAAAAAAADYs/QyKPkBvACvw/s1600/libia3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="160" width="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-d5stMLajjnw/TgNJSQe9jBI/AAAAAAAADYs/QyKPkBvACvw/s400/libia3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piano di destabilizzazione della Siria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Thierry Meyssan &lt;br /&gt;Le operazioni condotte contro la Libia e la Siria mobilitano gli stessi attori e le stesse strategie. Ma i loro risultati sono molto diversi perché questi stati non sono comparabili. Thierry Meyssan analizza il parziale fallimento delle forze coloniali e contro-rivoluzionarie e pronostica un nuovo passaggio del pendolo nel mondo arabo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rete Voltaire | Beirut (Libano) | 17 giugno 2011  &lt;br /&gt;français  Deutsch  English  Español  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro degli Affari Esteri francese Alain Juppé e la sua omologa statunitense Hillary Clinton, il 6 giugno a Washington. © Dipartimento di Stato. Il tentativo di rovesciare il governo siriano, per molti aspetti è simile a quanto è stato fatto in Libia, sebbene i risultati siano assai diversi a causa delle particolarità sociali e politiche. Il progetto di spezzare questi due Stati è stato impostato il 6 Maggio 2002 da John Bolton, quando era sottosegretario di stato nell’amministrazione Bush, la sua attuazione da parte dell’amministrazione Obama, nove anni dopo, nel il contesto del risveglio arabo, non avviene senza problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in Libia, il piano originale era quello di suscitare un colpo di stato militare, ma ben presto si è rivelato impossibile per la mancanza degli ufficiali necessari. Secondo alcune fonti, un progetto simile è stato anche considerato per il Libano. In Libia, il complotto fu scoperto e il colonnello Gheddafi ha fatto arrestare il colonnello Abdallah Gehani. In tutti i casi, il progetto originario è stato rivisto nel contesto dell’inaspettata "primavera araba".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azione militare&lt;br /&gt;L’idea principale era quindi causare problemi in una zona ben definita, e di proclamare un emirato islamico che servisse da base per lo smantellamento del paese. La scelta del distretto Daraa si spiega col fatto che si torva sul confine con la Giordania e le alture del Golan occupate da Israele. Sarebbe stato così possibile rifornire i secessionisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un incidente è stato creato artificialmente, chiedendo agli studenti di impegnarsi in delle provocazioni. Ha funzionato al di là di ogni aspettativa a causa della brutalità e della stupidità del governatore e del capo della polizia locale. Quando le manifestazioni iniziarono, dei cecchini furono posizionati sui tetti per uccidere a caso, sia tra la folla che tra la polizia, uno scenario identico a quello utilizzato a Bengasi per provocare la ribellione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri scontri sono stati pianificati, di volta in volta, nei distretti di confine, per assicurarsi una base di supporto, prima al confine col Libano settentrionale, e poi al confine con la Turchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I combattimenti sono stati condotti da piccole unità, spesso composte da quaranta uomini, unendo individui reclutati sul posto e un inquadramento di mercenari stranieri delle reti del principe saudita Bandar bin Sultan. Bandar stesso è giunto in Giordania, dove ha supervisionato l’inizio delle operazioni in collaborazione con funzionari della CIA e del Mossad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la Siria non è la Libia e il risultato è stato ribaltato. Infatti, mentre la Libia è uno stato creato dalle potenze coloniali, combinando con la forza Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, la Siria è una nazione storica che è stata ridotta alla sua forma più semplice dalle stesse potenze coloniali. La Libia è spontaneamente in preda a delle forze centrifughe, mentre al contrario la Siria attrae forze centripete, che sperano di ricostruire la Grande Siria (che comprende Giordania, Palestina occupata, Libano, Cipro, e parte dell’Iraq). La popolazione della Siria di oggi non può che opporsi al progetto di partizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, si può paragonare l’autorità del colonnello Gheddafi e quello di Hafez el-Assad (padre di Bashar). Sono saliti al potere nello stesso periodo e usando la loro intelligenza e brutalità per imporsi. Invece, Assad non ha preso il potere, e non intendeva neanche ereditarlo. Ha accettato la carica alla morte di suo padre, perché suo fratello era morto, e solo la sua legittimità familiare poteva evitare una guerra di successione tra i generali di suo padre. Se l’esercito è venuto a cercarlo a Londra, dove ha esercitato la professione di oculista, è il suo popolo che l’ha insediato. E’ senza dubbio il leader politico più popolare in Medio Oriente. Fino a due mesi fa, è stato anche l’unico che viaggiava senza scorta, e non era riluttante a fare dei bagni di folla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’operazione militare per destabilizzare la Siria e la campagna di propaganda che l’accompagnava, sono state organizzate da una coalizione di stati coordinati dagli Stati Uniti, così come la NATO sta coordinando gli Stati membri e non membri dell’Alleanza per stigmatizzare e bombardare la Libia. Come notato sopra, i mercenari sono stati forniti dal Principe Bandar bin Sultan, che è stato improvvisamente costretto ad intraprendere un tour internazionale in Pakistan e Malesia, per incrementare il suo esercito personale dispiegato da Manama a Tripoli. Si può citare, così, come esempio l’installazione di un centro di telecomunicazioni ad hoc nei locali del Ministero delle Telecomunicazioni libanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungi dall’aizzare il popolo contro il "regime", il massacro ha provocato un risveglio nazionale attorno al presidente Bashar al-Assad. I siriani, consapevoli che si cerca di puntare alla guerra civile, hanno fatto blocco. In totale nelle manifestazioni anti-governative hanno partecipato tra 150.000 e 200.000 persone, su una popolazione di 22 milioni di persone. Al contrario, alle manifestazioni filo-governative hanno partecipato folle che il paese non aveva mai visto prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le autorità hanno reagito agli eventi con calma. Il presidente ha anche avviato le riforme che voleva intraprendere da molto tempo, e che la maggioranza della popolazione tratteneva per paura che occidentalizzasse la società. Il Partito Baath ha accettato il multipartitismo senza cadere nell’arcaismo. L’esercito non ha represso i manifestanti, al contrario delle affermazioni dei media occidentali e sauditi, ma ha combattuti i gruppi armati. Purtroppo, i suoi alti ufficiali, addestrati in Unione Sovietica, non hanno dimostrato considerazione per le vittime civili del fuoco incrociato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra economica&lt;br /&gt;La strategia occidentale-saudita si è poi evoluta. Washington, rendendosi conto che l’azione militare non sarebbe stata, nel breve periodo, in grado di immergere il paese nel caos, ha deciso di agire sulla società nel medio termine. L’idea è che la politica del governo al-Assad stava creando una classe media (l’unica effettiva garanzia di democrazia) e che è possibile rivolgere la classe media contro di lui. Per questo, si doveva causare un collasso economico del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, la principale risorsa della Siria è il suo petrolio, anche se il volume di produzione non è paragonabile a quella dei suoi ricchi vicini. Per venderlo aveva bisogno di avere degli asset nelle banche occidentali che servono come garanzia per le transazioni. Basta congelare questi beni per uccidere il paese. E’ quindi necessario offuscare l’immagine della Siria per fare ammettere alle popolazioni occidentali le "sanzioni contro il regime".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In linea di principio, il congelamento dei beni richiede una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma questo è improbabile. La Cina è già stata costretta a rinunciare al suo diritto di veto durante l’attacco alla Libia, rischiando di perdere il proprio accesso al petrolio saudita, probabilmente non vi si è opposta. Ma la Russia poteva farlo, altrimenti perdeva la sua base navale nel Mediterraneo che vedrebbe la flotta del Mar Nero soffocare dietro i Dardanelli. Per intimidirla, il Pentagono ha schierato l’incrociatore USS Monterey nel Mar Nero, solo per dimostrare che le ambizioni navali russe sono irrealistiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, l’amministrazione Obama può risuscitare la Syrian Accountablity Act del 2003 per congelare i beni siriani senza attendere una risoluzione delle Nazioni Unite, e senza la necessità di un voto del Congresso. La storia recente ha dimostrato, soprattutto nei confronti di Cuba e Iran, che Washington può facilmente convincere i suoi alleati europei ad allinearsi alle sanzioni che decide unilateralmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così oggi la vera sfida si sposta dal campo di battaglia ai media. L’opinione pubblica occidentale prende tanto facilmente lucciole per lanterne non sapendo molto della Siria, e crede nella magia delle nuove tecnologie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra mediatica&lt;br /&gt;In primo luogo, la campagna di propaganda focalizza l’attenzione dell’opinione pubblica sui crimini imputati al "regime", per evitare qualsiasi domanda su questa nuova opposizione. Questi gruppi armati, infatti, non hanno nulla a che fare con gli intellettuali che per protestare hanno scritto la Dichiarazione di Damasco. Provengono dall’ambiente estremista religioso sunnita. Questi fanatici rifiutano il pluralismo religioso nel Levante e sognano uno stato che gli assomiglia. Non stanno combattendo il presidente Bashar al-Assad perché lo trovano troppo autoritario, ma perché è alawita, vale a dire, ai loro occhi eretico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto, la propaganda anti-Bashar si basa sull’inversione della realtà. Per esempio, il caso divertente, notiamo, del blog "A Gay Girl in Damascus" creato nel febbraio 2011. Questo sito web pubblicato in inglese dalla giovane Amina, è diventato una fonte per molti media atlantisti. L’autore ha descritto le difficoltà di una giovane lesbica nel vivere sotto la dittatura di Bashar e la terribile repressione della rivoluzione in corso. Donna e gay, godeva della simpatia protettrice degli utenti occidentali che si sono mobilitati quando fu annunciato il suo arresto da parte dei servizi segreti del "regime".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, è risultato che Amina non esistesse. Intrappolato dal suo indirizzo IP, uno "studente" di 40 anni degli Stati Uniti, Tom McMaster, è stato il vero autore di questa mascherata. Questa propagandista, che avrebbe dovuto preparare un dottorato di ricerca in Scozia, era presente al congresso dell’opposizione filo-occidentale in Turchia, che ha chiesto l’intervento della NATO. Ed era lì, ovviamente, non in qualità di studente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più sorprendente della storia non è l’ingenuità degli utenti, che hanno creduto alle bugie della pseudo-Amina, ma la mobilitazione dei libertari per difendere coloro che li combattono. Nella laica Siria, la vita privata è tutelata. L’omosessualità è vietata nei testi, non repressa. Può essere difficile viverla in famiglia, ma non nella società. Al contrario, coloro che i media occidentali presentano come dei rivoluzionari e che consideriamo, al contrario, come dei contro i rivoluzionari, sono violentemente omofobi. Costoro propongono persino di introdurre pene corporali, anche la pena di morte, per alcuni, per punire questo "vizio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo principio di inversione è applicato su larga scala. Ricordiamo i rapporti delle Nazioni Unite sulla crisi umanitaria in Libia: decine di migliaia di lavoratori migranti in fuga dal paese, per sfuggire alle violenze. I media atlantista avevano concluso che il "regime" di Gheddafi doveva essere rovesciato e bisognava sostenere i ribelli a Bengasi. Ma non è il governo di Tripoli a essere responsabile di questa tragedia, ma i cosiddetti rivoluzionari della Cirenaica, che andavano a caccia di persone di colore. Guidato da una ideologia razzista, lo hanno accusati di essere tutti al servizio del colonnello Gheddafi e li linciavano quando ne catturavano uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Siria, le immagini di gruppi armati appostati sui tetti che tirano a caso sulla folla e sulla polizia, sono trasmessi dalle televisioni nazionali. Ma queste immagini sono riprese dai canali sauditi e occidentali, per attribuire questi crimini al governo di Damasco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In definitiva il piano per destabilizzare la Siria non funziona perfettamente. Ha convinto l’opinione pubblica occidentale che questo paese è una dittatura terribile, ma ha saldato la stragrande maggioranza della popolazione col governo. Alla fine, ciò potrebbe diventare pericoloso per i progettisti del piano, soprattutto Tel Aviv. Abbiamo appena assistito, nel gennaio-febbraio 2011, a una ondata di rivoluzioni nel mondo arabo, seguito in aprile-maggio da un’onda contro-rivoluzionaria. Il pendolo non ha completato il movimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thierry Meyssan &lt;br /&gt;        &lt;br /&gt;Il tuo indirizzo email Destinataire : Testo del messaggio: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione di Alessandro Lattanzio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt; Fonte : “Il piano di destabilizzazione della Siria”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 17 giugno 2011, www.voltairenet.org/a170493&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Obama, la guerra finanziaria e l’eliminazione di DSK &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dominique Strauss-Kahn, l’uomo ’prezzemolo’ del FMI&lt;br /&gt;Global Governance &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La contro-rivoluzione in Medio Oriente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Riflessioni sull’annuncio ufficiale della morte di Osama bin Laden&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La Libia e la nuova dottrina strategica degli Stati Uniti &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Articoli di questo autore&lt;br /&gt; Invia un messaggio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire, edizione internazionale &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Focus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In breve&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Controversie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Documentazione&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Scoperta una fossa comune in Siria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Propaganda di guerra: la bloggher gay di Damasco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dimissioni di giornalisti arabi che denunciano la propaganda anti-siriana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In Siria, Sarkozy ripete gli errori commessi da Chirac &lt;br /&gt;« Tendenze »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 18 Articoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’articolo è su licenza Creative Commons&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potete riprodurre liberamente gli articoli del Réseau Voltaire a condizione di citare la fonte, di non modificarli e di non usarli a scopi di lucro (licenza CC BY-NC-ND). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte : “Il piano di destabilizzazione della Siria”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 17 giugno 2011, www.voltairenet.org/a170493&lt;br /&gt;Sostenere Rete Voltaire&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visitate il sito dove troverete analisi approfondite che vi aiuteranno a comprendere la realtà. Per continuare questo lavoro, abbiamo bisogno della vostra participazione. &lt;br /&gt;Aiutateci con un contributo. &lt;br /&gt;Come partecipare alla Rete Voltaire? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli animatori del Réseau sono tutti volontari. &lt;br /&gt; Autori: diplomatici, economisti, geografi, storici, giornalisti, militari, filosofi, sociologi... potete inviarci i vostri articoli. &lt;br /&gt; Traduttori professionali: potete partecipare alla traduzione degli articoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;françaisEnglishEspañolitalianoPortuguêsعربيрусскийDeutsch &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ausbreitung des Manipulationsgebietes&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Domenico Losurdo  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Thierry Meyssan  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Thierry Meyssan &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Entretien avec l’auteur de « Au Cœur du pouvoir »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Thierry Meyssan  Les armées secrètes de l’OTAN (XI)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Daniele Ganser  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Thierry Meyssan &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Rick Rozoff  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Thierry Meyssan  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by M. K. Bhadrakumar &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Nil Nikandrov  Ver videos de las gigantescas manifestaciones en apoyo al presidente Bachar el-Assad&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Thierry Meyssan  Los ejércitos secretos de l’OTAN (IX)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Daniele Ganser &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Thierry Meyssan  Intervista a Giorgio S. Frankel&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Silvia Cattori  Intervista con il professor Christophe Oberlin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Silvia Cattori &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Os exércitos secretos da NATO (IX)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Daniele Ganser  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Thierry Meyssan  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Manlio Dinucci &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;أهم عناوين الأسبوع &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ما تجهلونه عن مجموعة بيلدربيرغ &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم ثييري ميسان  صدام حسين وعشرون عاما على غزو الكويت &lt;br /&gt; سور الكراهية في ذكرى العدوان &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم عبد الباري عطوان &lt;br /&gt;عميد مسجد باريس يبرر جرائم الحرب الاسرائيلية على غزة&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;أصحيح أن تاجر السلاح المصري أشرف مروان سقط من شرفة منزله؟&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;الشرطة الألمانية تحبط محاولة إرهابية أمريكية ضد قمة مجموعة الدول الـ8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Генерал-полковник Л.Г.Ивашов  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Нил Никандров  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Тьерри Мейсан &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ausbreitung des Manipulationsgebietes&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Domenico Losurdo  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Thierry Meyssan  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Thierry Meyssan &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Entretien avec l’auteur de « Au Cœur du pouvoir »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Thierry Meyssan  Les armées secrètes de l’OTAN (XI)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Daniele Ganser  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Thierry Meyssan &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;françaisEnglishEspañolitalianoعربيрусскийDeutsch &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Rasmussen: NATO set to continue Libya operation&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 23 June 2011&lt;br /&gt; لا وجود لأوروبا على الخارطة بعد اليوم..&lt;br /&gt;المعلم: سنقدم للآخرين دروساً في الديموقراطية &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 23 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; الكتابة على الهواء &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 23 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; بيوت سوريا .. واقعاً ليس افتراضياً.... &lt;br /&gt;أنت وهو ... من أين ؟؟ &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 23 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; قطر وتركيا...&lt;br /&gt;سياسة عض الأصابع! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 23 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; المعلم يطالب الأوروبيين بالكف عن التدخل في شؤون سورية ..&lt;br /&gt;ويدعو المعارضة للحوار &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 23 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Vergewaltigungen in Lybien &lt;br /&gt;Die jüngsten wichtigen Kriege der USA sind alle von gedenkwürdigen Lügen begleitet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Peter Dale Scott, Voltaire Netzwerk, 23. Juni 2011&lt;br /&gt; Señal de Alerta&lt;br /&gt;Pedido de indulto de Fujimori debe ser rechazado de plano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 22 de junio de 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Rape in Libya&lt;br /&gt;America’s recent major wars have all been accompanied by memorable falsehoods&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Peter Dale Scott, Voltaire Network, 22 June 2011&lt;br /&gt;  Rejecting Israeli Pressure, Apple Approves “Third Intifada” App&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 22 June 2011&lt;br /&gt; A todas las organizaciones de la FELAP, en solidaridad con la FAPERMEX, el Club Primera Plana y las y los periodistas de México &lt;br /&gt;ANTE EL CRIMEN INTERMINABLE &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 22 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Dienstag der 21. Juni: Riesige Demonstrationen in Syrien&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Netzwerk, 22. Juni 2011&lt;br /&gt; Señal de Alerta&lt;br /&gt;Fujimori no califica para legítimo indulto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 22 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Irak denuncia ante la ONU el robo de 17,000 millones de dólares por organismos de EE.UU.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 22 de junio de 2011&lt;br /&gt; مسودة قانون الأحزاب للنقاش العام....&lt;br /&gt;بوتين يعارض التدخل الأجنبي وفرنسا تطالب مجلس الأمن بالتدخل &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 22 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  President Barack Obama announces troop withdrawal plan for Afghanistan &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Barack Obama, Voltaire Network, 22 June 2011&lt;br /&gt; التكوين المختلف &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم نضال الخضري, Partners, 22 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  Una base segreta in Medio Oriente per le guerre Usa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Manlio Dinucci , Rete Voltaire, 22 giugno 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Viols en Libye&lt;br /&gt;Les récentes guerres majeures des États-Unis ont toutes été accompagnées par des mensonges mémorables &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Peter Dale Scott, Réseau Voltaire, 22 juin 2011&lt;br /&gt;  Lisci sull’olio nero, primo contratto Usa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Manlio Dinucci , Rete Voltaire, 22 giugno 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« Syria Daily News Brief »&lt;br /&gt;Tens of thousands gather in support of Syrian government&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 22 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« L’Arte della guerra »&lt;br /&gt;La cultura della Difesa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Manlio Dinucci , Rete Voltaire, 22 giugno 2011&lt;br /&gt; الحوار الوطني في سورية ....&lt;br /&gt;من يحاور من؟&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 22 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; عفو عام عن الجرائم المرتكبة قبل 20 الجاري &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 22 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  Martes 21 de junio: gigantesca manifestación en Siria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Acusan al ex subdirector de DAS de asesinar a un periodista&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Revelan producción de armas biológicas del régimen israelí&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Demandan a Obama por intervención en Libia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  El ex presidente Chirac afirma que la política de Sarkozy perjudica a Francia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  21 June: massive demonstrations in Syria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 21 June 2011&lt;br /&gt;  Turkish Actions Designed To Trigger NATO Confrontation With Syria?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Rick Rozoff, Voltaire Network, 21 June 2011&lt;br /&gt;  Estados Unidos planea apoderarse del petróleo de Venezuela&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Nil Nikandrov, Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« Tendancies »&lt;br /&gt;Turkish illusion prone to collapse&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 21 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« Tendances »&lt;br /&gt;La chute prévisible du néo-ottomanisme&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partenaires, 21 juin 2011&lt;br /&gt; Páginas Libres&lt;br /&gt;Fiscal Provincial Provisional defensor sesgado de Keiko&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Mardi 21 juin : manifestations monstres en Syrie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Réseau Voltaire, 21 juin 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« Syria Daily News Brief »&lt;br /&gt;President Assad focuses on dialogue in key speech&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 21 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« L’art de la guerre »&lt;br /&gt;Au Bourget, le Salon Libye&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Manlio Dinucci , Réseau Voltaire, 21 juin 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Videos&lt;br /&gt;La OTAN asume la responsabilidad por la muerte de civiles en Trípoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Gates y Rasmussen intentan una nueva extorsión &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Lucille Baume, Red Voltaire, 21 de junio de 2011&lt;br /&gt; مسيرات تأييد للإصلاح وعفو عام عن الجرائم..&lt;br /&gt;واشنطن تطالب بخطوات ملموسة وأوروبا تعدّ لعقوبات جديدة &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 21 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; المعادلة السورية.. &lt;br /&gt;تشكيل الوطن &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم مازن بلال, Partners, 21 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; 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Juni 2011&lt;br /&gt;  Scoperta una fossa comune in Siria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rete Voltaire, 20 giugno 2011&lt;br /&gt;  Propaganda di guerra: la bloggher gay di Damasco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rete Voltaire, 20 giugno 2011&lt;br /&gt;  Propaganda di guerra: stupri di massa in Libia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rete Voltaire, 20 giugno 2011&lt;br /&gt;  Il governo mondiale si spezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rete Voltaire, 20 giugno 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Drohnen und Schattennetzwerke&lt;br /&gt;Der geheime Krieg von Obama&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Manlio Dinucci , Voltaire Netzwerk, 20. Juni 2011&lt;br /&gt; كلمة للأسد اليوم... &lt;br /&gt;وممثلو البعثات الدبلوماسية الغربية يزرون المناطق (المشتعلة) في سوريا &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 20 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; قضية ثقة بالمواطن... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم نضال الخضري, Partners, 20 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; المعادلة السورية... (1) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم مازن بلال, Partners, 20 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; تعقيباً على..&lt;br /&gt;رسالة أدونيس «الرئاسية» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 20 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  Speech by President Bashar al-Assad at Damascus University on the situation in Syria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Bachar El Assad, Voltaire Network, 20 June 2011&lt;br /&gt; مايقارب 200 مليون ليرة &lt;br /&gt;ودائع لمصرف التسليف خلال حملة دعم الليرة&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 20 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« Syria Daily News Brief »&lt;br /&gt;Will Turkey establish a buffer zone along the Syrian border ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 20 June 2011&lt;br /&gt;  Barack Obama is the wrong target&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Alan Hart, Voltaire Network, 20 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;« Saturday Middle East Report »&lt;br /&gt;From South Lebanon via Queens with Hate…. When Hanan met Peter &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Franklin P. Lamb, Partners, 20 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Drones et réseaux de l’ombre&lt;br /&gt;La guerre secrète d’Obama &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Manlio Dinucci , Réseau Voltaire, 20 juin 2011&lt;br /&gt;  Medvedev opposes Libya-style resolution on Syria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 20 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Ausbreitung des Manipulationsgebietes&lt;br /&gt;Was geht in Syrien vor?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;von Domenico Losurdo, Voltaire Netzwerk, 20. Juni 2011&lt;br /&gt;  Today’s Pentagon Papers Warning&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Daniel Ellsberg , Voltaire Network, 19 June 2011&lt;br /&gt;  Libia: pruebas fotográficas del bombardeo de la OTAN contra la universidad Nasser de Tripoli &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Mahdi Darius Nazemroaya, Red Voltaire, 19 de junio de 2011&lt;br /&gt;  The plan to destabilize Syria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Thierry Meyssan, Voltaire Network, 19 June 2011&lt;br /&gt; Señal de Alerta&lt;br /&gt;Diez millones rondan indulto a Fujimori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 19 de junio de 2011&lt;br /&gt; أنباء عن خطاب للأسد غداً، قلق عربي حول الوضع في سوريا..&lt;br /&gt;ولندن تطلب من رعاياها المغادرة &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 19 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; مسار دولي معقد... &lt;br /&gt;ودمشق تراقب السيناريو التركي&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 19 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; لماذا ألغت الجزيرة الفيلم الوثائقي &lt;br /&gt;(صنع في سورية) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 19 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; مخيم اليرموك &lt;br /&gt;ومحاولة لإدخال الورقة الفلسطينية&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 19 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Los ejércitos secretos de l’OTAN (IX)&lt;br /&gt;La guerra secreta en Portugal&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Daniele Ganser, Red Voltaire, 18 de junio de 2011&lt;br /&gt;  El caso Mladic, caja de Pandora del conflicto bosnio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Slobodan Despot, Red Voltaire, 18 de junio de 2011&lt;br /&gt;  El Pentágono publica al fin los documentos secretos de la guerra de Vietnam&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 18 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Netanyahu: No solution without recognizing Israel as a Jewish state&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 18 June 2011&lt;br /&gt;  Peres: Israel is doomed as ‘Jewish state’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 18 June 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Entretien avec l’auteur de « Au Cœur du pouvoir »&lt;br /&gt;Emmanuel Ratier : « Le Siècle » est la matrice de la pensée unique&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 18 juin 2011&lt;br /&gt;  SCO steps out of Central Asia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by M. 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Juni 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Control&lt;br /&gt;Corte Penal Internacional apoya guerra secreta de EEUU en Sudán&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;por Keith Harmon Snow,Thalif Deen, Red Voltaire, 17 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Propaganda de guerra: violaciones masivas en Libia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 17 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Propaganda de guerra: la bloguera lesbiana reprimida de Damasco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 17 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Ruptura en el gobierno mundial &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 17 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Poeta bareiní condenada a prisión&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 17 de junio de 2011&lt;br /&gt;  محمد السادس خطابا إلى الأمة المغربية&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;بقلم Mohammed VI, Shabakat Voltaire, 17 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  Mohammed VI Speech to the Maroccan Nation&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Mohammed VI of Morocco, Voltaire Network, 17 June 2011&lt;br /&gt;  Discours de Mohammed VI à la Nation marocaine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Mohammed VI, Réseau Voltaire, 17 juin 2011&lt;br /&gt; 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La inscripción se prolonga hasta que finalice junio &lt;br /&gt;LA MAESTRÍA EN PERIODISMO Y MEDIOS DE COMUNICACIÓN COMENZARÁ EN AGOSTO &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 16 de junio de 2011&lt;br /&gt; El martes 21, a las 21:00, por FM 87.9 Radio UBA &lt;br /&gt;HOMENAJE A MARÍA BEDOIAN E IGNACIO IKONIKOFF EN “MÁS DE CIEN” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 16 de junio de 2011&lt;br /&gt; Resolución de la Asamblea de Base junto a la UTPBA&lt;br /&gt;UTPBA INFORMA: LOS PERIODISTAS TRABAJADORES DE PRENSA RECHAZARON LA DISCRIMINACIÓN Y EL CONGELAMIENTO SALARIAL EN CN23. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 16 de junio de 2011&lt;br /&gt; Luego de un paro total de actividades y Asambleas de Base permanentes &lt;br /&gt;SE LLEGÓ A UN ACUERDO SALARIAL Y DE CONDICIONES LABORALES EN CRÓNICA TV&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 16 de junio de 2011&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Les armées secrètes de l’OTAN (XI)&lt;br /&gt;La guerre secrète aux Pays-Bas&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Daniele Ganser, Réseau Voltaire, 16 juin 2011&lt;br /&gt;  Les gros bras Gates et Rasmussen tentent un nouvelle extorsion de fonds&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;par Lucille Baume, Réseau Voltaire, 16 juin 2011&lt;br /&gt; الأسد يؤكد الثقة بقدرة السوريين على الخروج من الأزمة.. &lt;br /&gt;ولافروف يؤكد ثبات الموقف الروسي&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 16 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; عريجي ....&lt;br /&gt;الإصلاح ووأد الفتنة متوازيان&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 16 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; العراق والاحداث .... &lt;br /&gt;مامحبة الا بعد عداوة (3) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 16 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; أنقرة ودمشق في واجهة الحدث السوري.. &lt;br /&gt;و ((العرعور)) في عودة إلى حماه &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 16 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; رفع أكبر علم في سورية بطول 2300 متر &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partners, 16 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt; Incremento del 24% retroactivo a marzo de 2011&lt;br /&gt;UTPBA INFORMA: ACUERDO SALARIAL EN CRÓNICA TV&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socios, 15 de junio de 2011&lt;br /&gt;  Декларацию Африканского союза по Ливии&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Сеть Вольтер, 15 июня 2011&lt;br /&gt;  إعلان الاتحاد الافريقي في ليبيا&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shabakat Voltaire, 15 حزيران (يونيو) 2011&lt;br /&gt;  Declaración de la Unión Africana sobre Libia al Consejo de Seguridad&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Red Voltaire, 15 de junio de 2011&lt;br /&gt;  African Union Declaration to the UN Security Council about Libya&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire Network, 15 June 2011&lt;br /&gt;  Déclaration de l’Union africaine au Conseil de sécurité de l’ONU sur la Libye&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Réseau Voltaire, 15 juin 2011&lt;br /&gt;  Speech by Dmitry Medvedev at a SCO Heads of State Council Meeting&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;by Dmitry Medvedev, Voltaire Network, 15 June 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6558959266822856450?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6558959266822856450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6558959266822856450' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6558959266822856450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6558959266822856450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/06/la-verita-sulla-siria-di-assad.html' title='La verità sulla Siria di Assad'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-d5stMLajjnw/TgNJSQe9jBI/AAAAAAAADYs/QyKPkBvACvw/s72-c/libia3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-5798089884295711286</id><published>2011-06-11T07:10:00.000-07:00</published><updated>2011-06-11T07:10:22.052-07:00</updated><title type='text'>un'altra civiltà sta per essere educata alla democraziia con i massacri</title><content type='html'>00&lt;br /&gt;Giovanni Falcetta&lt;br /&gt;0&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;un'altra civiltà prossima ad essere devastata dall'Occidente Killer Turchia&lt;br /&gt;Pietro Ancona &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-M5gFFqFd_WA/TfN3RKiTpkI/AAAAAAAADXM/IW814FFCpRM/s1600/siria.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="324" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-M5gFFqFd_WA/TfN3RKiTpkI/AAAAAAAADXM/IW814FFCpRM/s400/siria.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt; Geografia&lt;br /&gt;Repubblica araba siriana&lt;br /&gt;Al-Jamhuriya al'Arabiya as-Suriya&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Superficie: 185.227 Km²&lt;br /&gt;Abitanti: 16.729.000 (stime 2001)&lt;br /&gt;Densità: 90 ab/Km²&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forma di governo: Repubblica presidenziale&lt;br /&gt;Capitale: Damasco (2.035.000 ab.)&lt;br /&gt;Altre città: Aleppo 1.840.000 ab., Hims 300.000 ab.&lt;br /&gt;Gruppi etnici: Arabi 88%, Curdi 5%, Armeni 3%&lt;br /&gt;Paesi confinanti: Turchia a NORD, Libano e Israele a OVEST, Giordania a SUD, Iraq ad EST&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Monti principali: Hermon 2814 m&lt;br /&gt;Fiumi principali: Eufrate 675 Km (tratto siriano, totale 2760 Km)&lt;br /&gt;Laghi principali: Buhayrat al Asad 600 Km²&lt;br /&gt;Isole principali: -&lt;br /&gt;Clima: Continentale - mediterraneo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lingua: Arabo&lt;br /&gt;Religione: Musulmana sunnita 74%, Musulmana (altro tipo) 16%, Cristiana 10&lt;br /&gt;Moneta: Sterlina siriana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande moschea di Aleppo&lt;br /&gt;Situata nel cuore del Medio Oriente, patria del primo alfabeto, della ruota, dell'agricoltura, terra in cui hanno studiato medici, scienziati, chimici, filosofi e letterati famosi, la Siria è un Paese a cui tutti siamo debitori. Le cattive notizie riportate dai mass-media  che la descrivono come desertica e spoglia, popolata da fanatici inclini alla rivoluzione, non sono che un frammento negativo della realtà di questo paese. Sarà quindi una sorpresa viaggiare e scoprire che gli arabi sono estremamente cordiali e ospitali, che il patrimonio archeologico è importante e che numerose sono le testimonianze lasciate nel corso dei millenni dalle  civiltà fiorite in territorio siriano a cominciare dai fenici ai greci, romani e bizantini per arrivare alle tracce lasciate dai crociati e dalle dinastie islamiche.&lt;br /&gt;La Siria pur avendo una forte caratterizzazione archeologica e storica, presenta anche panorami naturalistici stupendi: le acque dell'Eufrate, il deserto, le verdi montagne dell'occidente, le oasi di palme, il Mar Mediterraneo. I viaggi organizzati sono sempre più frequenti in questo paese, ma c'è ancora possibilità per i viaggiatori più avventurosi che hanno voglia di allontanarsi dai percorsi standard di fare entusiasmanti scoperte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Geografia e territorio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Siria confina a nord con la Turchia, a est e sud-est con l'Iraq, a sud con la Giordania, a sud-ovest con il Libano ed Israele e a ovest con il Mar Mediterraneo. Il territorio siriano si può dividere in 4 zone distinte: la fascia costiera, la catena montuosa, la Mezzaluna fertile e il deserto. La costa uniforme che per circa 150 km si affaccia sul Mar Mediterraneo è separata dal resto del Paese dai monti Ansariyya (a ovest) e dal monte Zawiya (a est). Sorsero sulla fascia costiera i più importanti centri marittimi e commerciali del Mediterraneo. Al centro del Paese si stende la valle del Ghab attraversata dal fiume Oronte (Al-'Asi in arabo). La Mezzaluna fertile è chiamata in questo modo perché ha una forma semicircolare che parte da nord-est seguendo il fiume Eufrate, continua verso sud-ovest nella regione del Ghab, prosegue verso Homs seguendo il corso del fiume Oronte e inglobando le regioni montuose dell'Antilibano per arrivare fino alle alture del Golan. La valle dell'Eufrate, il più grande fiume che attraversa il Paese, è ricca di oasi e zone coltivate; il Tigri segna per un breve tratto il confine con la Turchia mentre il Khabur è l'unico fiume interamente siriano.&lt;br /&gt;Popolazione&lt;br /&gt;Donne presso Hama&lt;br /&gt;Il 90% della popolazione è araba, comprese alcune minoranze beduine (circa 100.000 persone). Il restante 10% è formato da minoranze turche, circasse, curde e armene. I curdi presenti sperano di poter formare uno stato indipendente, speranza vana poiché sono stati accusati di atti di terrorismo e sono perseguitati anche in Turchia, Iraq e Iran. 300.000 sono i palestinesi che in Siria hanno trovato rifugio.&lt;br /&gt;Clima&lt;br /&gt;La Siria si può dividere in 4 zone caratterizzate da climi differenti: la fascia costiera le cui temperature medie diurne vanno dai 10°C in inverno ai 29°C in estate e le precipitazioni annuali raggiungono i 760 mm; le montagne dove in inverno non sono rare le nevicate; la zona coltivata attraversata dai fiumi Oronte ed Eufrate, con temperature che si aggirano intorno ai 35° C d'estate e ai 12°C d'inverno mentre le precipitazioni variano da 215 a 500 mm l'anno;  il deserto, asciutto e caldo, che  presenta punte massime estive di 46°C mentre in inverno è necessario coprirsi..&lt;br /&gt;Lingua&lt;br /&gt;La lingua ufficiale è l'arabo ma sono parlati anche l'aramaico, l'armeno, il circasso e il curdo. Imparare qualche breve frase di arabo richiede poco, ma per approfondire questa complicata lingua e scrittura sono necessari anni di studio. Nelle zone turistiche sono diffusi l'inglese e il francese&lt;br /&gt;Religione&lt;br /&gt;Minareto&lt;br /&gt;La quasi totalità della popolazione (86%) è di fede musulmana sunnita. I musulmani sono chiamati alla preghiera 5 volte al giorno e durante il mese del Ramadan sono tenuti al completo digiuno. I cristiani rappresentano il 10% della popolazione mentre ebrei, alauiti, drusi e ismaeliti coprono il restante 4% e sono concentrati in regioni periferiche o in specifici quartieri urbani.&lt;br /&gt;Storia&lt;br /&gt;Sebbene non vi siano tracce di insediamenti umani pare che la prima presenza dell'uomo  nell'area della valle dell'Oronte risalga ad 1 milione di anni fa; per trovare le prime testimonianze bisogna fare un salto di 500 mila anni. Tra il 10.800 e l'8.500 a.C. circa l'uomo passò da una vita nomade alla sedentarizzazione dovuta alla nascita dell'agricoltura. Proprio a seguito di questi cambiamenti culturali e sociali nacquero le prime civiltà urbane. Nel tempo le comunità divennero sempre più stabili e allo sviluppo e organizzazione dei primi centri seguì una progressiva crescita economica e commerciale che favorì la nascita degli scambi.&lt;br /&gt;Verso il 3000 a.C. la Siria fu popolata dagli Amorriti e dai Cananei che si stabilirono sulla costa. I loro insediamenti e commerci attirarono l'attenzione degli egizi. Circa nello stesso periodo sorse nella zona di Mari, sull'Eufrate, una ricca civiltà che scomparve a causa dell'emergere di una nuova potenza: Ebla. Quest'ultima fondava la propria ricchezza sul commercio della lana. Gli Accadi distrussero questa città nel 2300-2250 a.C. Il 2200 a.C. fu segnato dall'arrivo degli Amorriti e dei Babilonesi il cui sovrano Hammurabi fu autore del famoso codice che da lui ha preso il nome.&lt;br /&gt;Con la morte di Hammurabi e a causa dell'arrivo degli Ittiti l'impero si disgregò. Gli Ittiti vennero poi minacciati dagli Assiri che avanzarono lungo l'Eufrate e si stabilirono a Mari; dovettero interrompere l'avanzata quando sul loro cammino incontrarono gli Arami, popolo nomade che proveniva dalle zone della steppa e che, spinto dalla necessità di trovare insediamenti, si stabilì nelle pianure della Mezzaluna Fertile.&lt;br /&gt;Con la conquista di Alessandro Magno nel 332 a.C. la Siria si trovava al centro di un impero che andava dall'Asia Minore alla Persia all'Afghanistan. Approffittando dello sfacelo della potenza ellenistica i romani si affacciarono in queste contrade e la Siria divenne provincia romana con capitale Antiochia. In Siria cominciò a diffondersi il cristianesimo quando Costantino si convertì e Costantinopoli diventò capitale dell'Impero romano. I secoli caratterizzati dalla dominazione bizantina furono importanti perché permisero alla Siria di vivere un lungo periodo di pace e prosperità che l'aiutarono a crescere.&lt;br /&gt;Proliferarono, in seguito, numerose correnti religiose che, aiutate dalla caduta dell'Impero Romano d'Oriente e dall'avanzata dei Sasanidi contribuirono ad indebolire questa zona e la resero incline all'Islam. La Siria cadde così definitivamente sotto il controllo degli arabi ed entrò a far parte dell'impero islamico. Nel 660 salì al potere la dinastia Omayyade la cui capitale era Damasco. La salita al potere di Mu'Awiya, che si contrappose ad Alì nella successione al califfato, segnò lo scisma tra mussulmani sunniti e sciiti, seguaci di Alì. Alla fine del XI secolo giunsero in Siria i crociati dopo aver conquistato Gerusalemme. Due sovrani musulmani si distinsero in quest'epoca in Siria: Noreddino e Saladino che combatterono gli eserciti cristiani che si erano installati sulla costa. In seguito alla riunificazione religiosa della Siria con l'Egitto vi fu la definitiva scomparsa dei crociati nel 1260 sotto la dinastia dei Mamelucchi. Essi regnarono fino al 1516 quando la Siria divenne parte dell'Impero Ottomano che dominò il Paese per 4 secoli, fino alla II guerra mondiale.&lt;br /&gt;Costituzione&lt;br /&gt;Secondo la Costituzione del 1973 la Siria è una repubblica presidenziale. Il presidente, eletto ogni 7 anni a suffragio universale diretto, detiene il potere esecutivo che esercita in collaborazione con il governo. Il potere legislativo spetta invece al Consiglio del Popolo costituito da 250 deputati. Amministrativamente la Siria è divisa in 14 distretti.&lt;br /&gt;Situazione politica&lt;br /&gt;Dopo una serie di colpi di Stato militari che si succedettero nell'arco di un ventennio e un progressivo intransigente orientamento antiisraeliano, nel 1970 fu eletto Presidente Hafez el-Assad che aveva destituito il Presidente in carica Al-Atasi. Il nuovo presidente rinsaldò i legami con l'URSS e aderì all'alleanza Egitto-Libia-Sudan mentre i rapporti con la Giordania peggiorarono sensibilmente. Piegatosi al compromesso con l'opposizione religiosa che considerava poco islamica la Costituzione ed emendatala con l'imposizione di professare l'Islam da parte del Presidente, Assad andò ad assumere all'interno del mondo arabo un ruolo sempre più di primo piano (offensiva sul Golan, intervento in Libano, rottura con Arafat e sostegno ai drusi di Jumblatt e agli sciiti filoiraniani). Riconfermato Presidente nel 1985, nel 1990 in occasione dell'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq Assad si schierò contro l'Iraq facendo così cadere le accuse di proteggere il terrorismo internazionale e conseguendo un netto miglioramento dei rapporti con Gran Bretagna e Stati Uniti d'America. Riconfermato Presidente per la quinta volta nel 1999, il "leone di Damasco" riprese le trattative con Israele sospese nel 1996. La morte di Assad avvenuta nel giugno 2000 ha però precipitato la Siria nell'incertezza quanto a volontà di riforme interne e modernizzazione del Paese. Al figlio Bechar, che ha sostituito Assad alla presidenza, l'arduo compito  di mantenere la Siria in una posizione di costante progresso economico e di equilibrio politico nell'intrico mediorientale.&lt;br /&gt;Economia&lt;br /&gt;Pastori ad un mercato di&lt;br /&gt;bestiame&lt;br /&gt;L'economia si basa su un sistema socialista e si sostiene attraverso: l'intervento pubblico con la nazionalizzazione delle industrie, la cooperazione ovvero la congiunzione tra il lavoro nel settore pubblico e in quello privato (settori della ricerca e dello sviluppo turistico), l'investimento privato che trova spazio nell'industria, nell'agricoltura e soprattutto nel commercio. L'agricoltura rappresenta tuttora una componente essenziale dell'economia siriana ed ha avuto un notevole sviluppo in seguito alla riforma agraria (limitazione della proprietà terriera) e alla realizzazione di imponenti opere idrauliche. Al consumo interno è destinata la produzione di frumento, orzo, miglio, riso, legumi, patate mentre cotone e tabacco vengono esportati. Vite, ulivo e agrumi vengono coltivati con successo lungo la fascia costiera. Dal sottosuolo si estraggono petrolio, gas naturale e fosfati. Le principali industrie sono quelle legate alla trasformazione dei prodotti agricoli e minerari. Il debito estero è schiacciante e caratterizza il bilancio statale. Tra i Paesi creditori anche l'Italia che è anche il principale partner commerciale della Siria da cui acquista soprattutto petrolio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curiosità&lt;br /&gt;Nei souk delle cittadine mediorientali si possono trovare begli oggetti di artigianato e gioielli che riprendono le forme tradizionali. I tappeti diventano sempre più elaborati man mano che si va verso Oriente, ma per fortuna non più cari. Orari: i negozi dei souk in genere sono aperti dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20; chiusi il venerdì.&lt;br /&gt;Cibi: Spezie da favola, di tutti i colori e i sapori: cumino, cardamomo, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero. Ad Aleppo i pistacchi invadono ogni bottega alimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ascolta l'Inno nazionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagini Varie&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-5798089884295711286?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/5798089884295711286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=5798089884295711286' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/5798089884295711286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/5798089884295711286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/06/unaltra-civilta-sta-per-essere-educata.html' title='un&apos;altra civiltà sta per essere educata alla democraziia con i massacri'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-M5gFFqFd_WA/TfN3RKiTpkI/AAAAAAAADXM/IW814FFCpRM/s72-c/siria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-1282796263346793932</id><published>2011-06-09T21:29:00.000-07:00</published><updated>2011-06-09T21:29:16.789-07:00</updated><title type='text'>giacomo matteotti  ucciso il 10 giugno 1924</title><content type='html'>Giacomo Matteotti&lt;br /&gt;Profezie del ventennio fascista&lt;br /&gt; 22 maggio 1885&lt;br /&gt; 10 giugno 1924 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Matteotti nasce a Fratta Polesine (Rovigo) il giorno 22 maggio 1885. Entrambi i genitori sono di modeste origini, che a prezzo di duri sacrifici e grande capacità di risparmio e oculati investimenti, riescono in breve tempo ad arrivare a possedere una vasta proprietà terriera nella bassa valle del fiume Po. Cresce nella sua terra e, proprio perché colpito dalle umili condizioni di vita della popolazione polesana, si avvicina alla politica molto giovane, quando ha solo 16 anni. &lt;br /&gt;Forte su di lui è linfluenza esercitata dalla madre - Giacomo ha solo 17 anni quando perde il padre - mentre il fratello maggiore Matteo l'aveva avviato appena tredicenne alle idee del socialismo, spinto anche da un forte sentimento di solidarietà verso i contadini del Polesine, condannati come detto ad una vita di estrema miseria e sfruttamento. &lt;br /&gt;Da adolescente frequenta il ginnasio di Rovigo, dove tra i suoi compagni di classe si trova Umberto Merlin, suo futuro avversario politico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1907 consegue la laurea in giurisprudenza presso l'università di Bologna. Tre anni dopo è eletto al consiglio provinciale di Rovigo; da qui in poi Giacomo Matteotti inizierà il suo percorso politico che lo porterà ad assumere una dedizione a tempo pieno in questo ambito. Matteotti è un socialista riformista: non crede nei cambiamenti violenti e rivoluzionari, bensì in quelli più democratici da realizzarsi gradualmente nelle amministrazioni locali e nell'impegno sindacale. Dimostra di essere un amministratore competente e un abile organizzatore sia nell'attività politica, sia nel suo pubblico servizio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo scoppio della prima guerra mondiale, si schiera contro la partecipazione italiana e , venendo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la prima guerra mondiale è un convinto sostenitore della neutralità italiana, lanciando appelli alla pace: questa posizione porta Matteotti a essere minacciato dai nazionalisti, poi per un discorso tenuto al consiglio provinciale di Rovigo, contro la guerra (1916) viene condannato e internato in Sicilia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre nel 1916 sposa Velia, la donna che gli darà tre figli. Nel 1918 nasce il figlio Giancarlo il quale seguirà le orme del padre Giacomo, dedicandosi all'attività politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminato il conflitto mondiale continua a dedicarsi all'attività politica: i suoi successi lo portano ad essere eletto deputato al parlamento italiano nel 1919. Matteotti ha così l'opportunità di denunciare la violenza squadrista del fascismo (fin dai suoi inizi), subendo di conseguenza attacchi dalla stampa nonché aggressioni alla sua persona. Nel 1921 accade che a Castelguglielmo venga sequestrato e duramente percosso all'interno di un camion di fascisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costretto dalle violenze abbandona il polesano per trasferirsi a Padova: anche qui subisce le persecuzioni del fascismo tanto che nella notte del 16 agosto sfugge a stento ad un agguato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Matteotti prosegue la sua attività di denuncia accusando i governi Giolitti e Bonomi di tolleranza e complicità con i fascisti. Denuncia inoltre all'estero il fascismo come imminente pericolo non solo italiano, che si sta affacciando sulla realtà storica europea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1923 Matteotti scrive "Un anno di dominazione fascista", con cui dimostra i fallimenti fascisti sui temi del risanamento economico e finanziario e della restaurazione dellordine e dellautorità dello Stato. L'accusa al governo fascista è quella di aver sostituito in dodici mesi larbitrio alla legge, asservito lo Stato ad una fazione, e di avere diviso il paese in dominatori e sudditi. Un anno dopo l'Italia si trova alla vigilia delle ultime elezioni e il polesano denuncia l'assenza di legalità e democrazia dal clima politico. Nel corso della campagna elettorale subisce aggressioni da parte dei fascisti prima a Cefalù e poi a Siena. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 30 maggio 1924 in Parlamento si vota la convalida degli eletti formalizzando la legalità e la regolarità delle elezioni: Matteotti con un celebre discorso contesta i risultati, accusando i fascisti di brogli elettorali; denunzia inoltre le violenze contro i cittadini e contro i candidati socialisti, comunisti, repubblicani e liberali progressisti. E' al termine di questo celebre discorso, dopo le congratulazioni dei suoi compagni di partito, che Giacomo Matteotti risponde con le parole: "Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul giornale "Il Popolo d'Italia" compaiono le parole di Mussolini, il quale scrive che si rende necessario "dare una lezione al deputato del Polesine"; l'invito del leader fascista viene prontamente accolto. Il giorno 10 giugno 1924 a Roma, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, un gruppo di fascisti aggredisce e rapisce Giacomo Matteotti, mentre si stava recando in Parlamento. Caricato a forza su una macchina, viene ripetutamente percosso e infine ucciso a coltellate. Il corpo verrà occultato e ritrovato in stato di decomposizione in un boschetto di Riano Flaminio (la macchia della Quartarella) solo sei giorni più tardi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il delitto Matteotti susciterà una profonda emozione nazionale, costituendo di fatto la crisi più grave affrontata dal fascismo, che ad ogni modo riuscirà ad imporre alla nazione la sua dittatura per il ventennio successivo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-1282796263346793932?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/1282796263346793932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=1282796263346793932' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1282796263346793932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1282796263346793932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/06/giacomo-matteotti-ucciso-il-10-giugno.html' title='giacomo matteotti  ucciso il 10 giugno 1924'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-2842303346973874769</id><published>2011-05-16T19:02:00.000-07:00</published><updated>2011-05-16T19:02:06.036-07:00</updated><title type='text'>rodolfo Morandi</title><content type='html'>Rodolfo Morandi &lt;br /&gt;Nato a Milano il 1° gennaio 1903, deceduto a Milano il 26 luglio 1955, avvocato, economista ed esponente socialista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo essersi laureato in Legge, orientò i suoi interessi allo studio di Giuseppe Mazzini e, poi, del marxismo. A questo s'ispirò nella realizzazione del suo libro più famoso (Storia della grande industria moderna in Italia, edito nel 1931 da Laterza). Mentre lavorava a quest'opera, Morandi maturò la sua coscienza antifascista, che lo portò ad aderire prima al movimento "Giustizia e Libertà" e poi al Partito socialista clandestino. Organizzato il "Centro interno" del PSI a Milano, Morandi non esitò a mettersi in contatto, con spirito unitario, col Partito Comunista d'Italia, che era già, in quegli anni, una grande forza organizzata dell'antifascismo. Il dirigente socialista svolse la sua attività politica, inframmezzata dalla professione forense, sino a che non si rese conto di essere stato individuato dalla polizia. Decise così di riparare in Francia. A Parigi Morandi entrò a far parte del "Centro estero" del PSI, diresse il giornale clandestino Fronte Rosso, collaborò a Politica socialista e ad altre pubblicazioni antifasciste. Rientrato in Italia, contribuì alla formazione del "Fronte unico antifascista" fino a che, nel 1937, fu arrestato con un gruppo di compagni. Deferito al Tribunale speciale e condannato a 10 anni di reclusione, Morandi ne scontò sei nelle carceri di Castelfranco Emilia e di Saluzzo. Riottenuta la libertà nei quarantacinque giorni del governo Badoglio, riprese l'attività politica come membro della Direzione del PSI. Dopo l'8 settembre 1943, il dirigente socialista fu costretto, per le malferme condizioni di salute, ad espatriare in Svizzera. Nella Confederazione elvetica continuò, però, a tenere i collegamenti politici e nel giugno del 1944 rientrò clandestinamente a Milano. Passò poi a Torino, come membro della Direzione del suo partito per l'Alta Italia e, in quanto tale, concorse (come dirigente del CLN regionale piemontese), all'organizzazione dei grandi scioperi preinsurrezionali. Rientrato a Milano nella fase conclusiva della lotta contro i nazifascisti, il 23 aprile 1945 Rodolfo Morandi fu nominato presidente del CLN dell'Alta Italia in luogo di Alfredo Pizzoni. Il 25 aprile, insieme a Sandro Pertini, firmò a nome del PSI il decreto col quale i partiti del CLN Alta Italia assumevano i poteri di governo. Nel difficile momento seguito alla Liberazione, Morandi fu eletto segretario del PSI, incarico che conservò dal dicembre 1945 all'aprile 1946. Membro della Consulta, poi eletto alla Costituente, entrò a far parte del 2° e del 3° Gabinetto De Gasperi come ministro all'Industria e Commercio. Dal 1948 fu senatore di diritto nel primo Parlamento repubblicano. Vice segretario generale del PSI dal gennaio 1951, con le elezioni del 1953 Morandi tornò al Senato, a due anni dalla sua prematura scomparsa per malattia. Oltre alla citata storia dell'industria italiana, Rodolfo Morandi (al quale sono intitolate piazze e strade a Milano e in altri luoghi d'Italia e un Istituto a Torino), ha lasciato molti saggi di politica ed economia.&lt;br /&gt;Share  &lt;br /&gt;Bibliografia Rodolfo Morandi&lt;br /&gt;La democrazia del socialismoEinaudi - 1975&lt;br /&gt;Democrazia diretta e riforme di strutturaEinaudi - 1975&lt;br /&gt;La politica unitariaEinaudi - 1975&lt;br /&gt;Storia della grande industria in ItaliaEinaudi - 1972&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0X6rM3i5MIY/TdHXFvDjqdI/AAAAAAAADS8/WvrfuRWZJgA/s1600/rodolfo%2Bmorandi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="258" width="180" src="http://1.bp.blogspot.com/-0X6rM3i5MIY/TdHXFvDjqdI/AAAAAAAADS8/WvrfuRWZJgA/s400/rodolfo%2Bmorandi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-2842303346973874769?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/2842303346973874769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=2842303346973874769' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2842303346973874769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2842303346973874769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/05/rodolfo-morandi.html' title='rodolfo Morandi'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-0X6rM3i5MIY/TdHXFvDjqdI/AAAAAAAADS8/WvrfuRWZJgA/s72-c/rodolfo%2Bmorandi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6555938181270313471</id><published>2011-05-09T07:01:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T07:01:09.405-07:00</updated><title type='text'>le nostre radici, la nostra identità, il nostro pensiero forte</title><content type='html'>Francesco Lo Sardo&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Lo Sardo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Lo Sardo: un martire della libertà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Paolo Lo Sardo nasce a Naso il 22 Maggio 1871. Fin dall’adolescenza mostra di avere molteplici interessi culturali. I genitori, di famiglia borghese, lo avviano agli studi sacerdotali nel seminario vescovile di Patti. Il giovane, essendo insofferente nei confronti dell’ambiente clericale, continua i suoi studi a Messina, prima al Liceo e poi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università peloritana. Insieme a Giovanni Noè fonda un giornale di tendenza anarchico-socialista “ Il Riscatto” sulle cui pagine inizia a propugnare le sue idee progressiste.Rifuggendo gli agi della sua condizione familiare, Lo Sardo, affascinato dalla poesia sociale del poeta catanese Rapisardi, lotta contro la società baronale che opprimeva i contadini e i braccianti.In seguito all’avvento dei “ Fasci siciliani “ “ (1891-1894), ispirati da Giuseppe De Felice Giuffrida, Rosario Garibaldi Bosco, Nicolò Petrina e Nicola Barbato, egli, organizzando i lavoratori, fonda a Naso un fascio operaio. Per questo viene arrestato a ventitré anni e condannato alla vigilanza speciale nelle isole Tremiti. Dopo quattro mesi, a seguito della petizione di studenti e professori universitari e dell’attività dei parlamentari Imbriani e Colajanni, viene liberato. Nella politica siciliana diviene noto come un rivoluzionario. Riprende gli studi e si laurea in legge. La sua professione di avvocato sarà sempre al servizio dei lavoratori. Dall’anarchismo Lo Sardo passa al socialismo continuando la sua opera editoriale su “ Il Riscatto” e incitando alla lotta sociale in tutta Italia dovrà subire un altro breve arresto nel 1898 che accrescerà la sua fama di instancabile difensore delle classi più deboli. Il terremoto di Messina e di Reggio Calabria del 28 Dicembre 1908 provoca anche la tragica morte del figlio di Lo Sardo, Ciccino. Nonostante ciò l’attività giornalistica losardiana è instancabile nel denunciare gli scandali della ricostruzione e le speculazioni delle imprese edili settentrionali sotto lo sguardo benevolo della curia e della borghesia messinese. Dopo essersi battuto contro l’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale, in modo inatteso e coraggioso si arruola volontario nel Giugno del 1915. Combatte sul Col di Lana e viene gravemente ferito al petto. Nel 1916 ritorna a Messina dove dirige con passione la Camera del Lavoro.Nel 1919 i fascisti lo minacciano: è l’inizio di una persecuzione che culminerà con il carcere e la morte. Deluso dal programma socialista , Lo Sardo si iscrive al Partito comunista d’Italia” il vero partito socialista… che ha eliminato…gli uomini di poca fede, di dubbia fede, di nessuna fede” Nel 1924, in un clima di dilagante violenza fascista, Lo Sardo, con più di diecimila voti di lista, viene eletto deputato: è il primo onorevole comunista siciliano In questo ruolo sarà sempre pedinato dalla polizia. In prossimità dell’emanazione delle “leggi fascistissime”, in violazione dell’immunità parlamentare,l’8 Novembre 1926, viene arrestato.Nel 1928 è condannato dal Tribunale speciale del regime.Nel corso degli anni viene rinchiuso nelle carceri di diverse città: Messina, Catania, Roma, Sassari, Oneglia, Turi di Bari, luogo in cui incontra l’illustre prigioniero Antonio Gramsci, e Poggioreale di Napoli dove muore il 30 Maggio 1931.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota bibliografica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Humanité, Lo Sardo se meurt… 13 e 21 Giugno 1931.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E.Tuccari, Un dirigente comunista in provincia di Messina:Francesco Lo Sardo, in Il siciliano nuovo, Palermo, 22 Gennaio, 1951.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C.Marchesi, Il Riscatto, Messina, 31 Ottobre 1954.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ACS, CPS, ad nomen; inoltre L’eroica vita di Francesco Lo Sardo, Mesiina, 1956&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Cerrito, Il circolo dei lavoratori e la sezione socialista di Naso ( 1889 – 1912 ), in MO,a.VI,1954, n.1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S.F.Romano, Storia dei Fasci siciliani, Laterza, Bari, 1959.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Procacci, Movimenti sociali e partiti politici in Sicilia dal 1900 al 1904, in Annuario dell’Istituto storico per l’età moderna e contemporanea,1959.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A. Bisignani, Francesco Lo Sardo, un comunista, in Rinascita, 4 Giugno 1972.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A. Gobetti, Camilla Ravera,vita in carcere e al confino con lettere e documenti,Guanda, Parma,1969.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Federazioni del partito comunista italiano di Messina e dei Nebrodi ( a cura ), La vita, l’opera e il sacrificio di un comunista: Francesco Lo Sardo, Messina,1971.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;T.Detti, Serrati e la trasformazione del partito comunista italiano, Editori Riuniti, Roma, 1972.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S. Pertini, Sei condanne due evasioni, a cura di V.Faggi con prefazione di G.Saragat, Mondatori, Milano 1973.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B.Taddei, Francesco Lo Sardo: una vita tutta socialista- Il gigante buono,in Panorama, Fiume, 1974.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Spriano, Storia del partito comunista italiano, voll.I,II,III, Einaudi, Torino, 1976.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.C.Marino, Partiti e lotta di classe in Sicilia, De Donato, Bari,1976.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.Secchia, Chi sono i comunisti- Partito e masse nella vita nazionale ( 1940-1970 ), a cura e con prefazione di Ambrogio Donini, Mazzotta, Milano, 1976.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;M.Paulesu Quercioli ( a cura ) G.Fiori ( introduzione ), Gramsci vivo – Nelle testimonianze dei suoi contemporanei ( riferimenti a Lo Sardo nelle pagine 264,265, 277, 283, 285, 291,292, 297) Feltrinelli, Milano, 1977.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S. Saglimbeni, I memoriali di Francesco Lo Sardo, in Calendario del Popolo, Ottobre, 1980;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Lo Sardo, Epistolario dal Carcere, ( 15 lettere ), con introduzione di S.Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1980.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F. Lo Sardo Jr., Nessuno lo dimentichi – Vita, discorsi,memoriali,lettere,inediti di Francesco Lo Sardo, con nota introduttiva di S.Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1981( II edizione riveduta, 1983 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Alibrandi, Lotte popolari nel messinese- Storia del partito comunista attraverso documenti d’archivio e testimonianze ( 1919 – 1931 ), Messina, 1980&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camera del Lavoro di Messina “ F.Lo Sardo”, Francesco Lo Sardo ( 1871 – 1931 )- Dai tribunali alle galere fasciste per il riscatto dei lavoratori con prefazione di Giuseppe Miccichè e nota di Emanuele Tuccari, Messina, 1981.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D.Zandel, A cinquant’anni dalla scomparsa di Francesco Lo Sardo- Quel tragico calvario prima di morire…, in Paese Sera, 15.3 1981.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D.Facchini, A cinquant’anni dalla morte del primo deputato comunista siciliano – Ricordato Francesco Lo Sardo, Il Lavoratore, 10.11.1981.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;T.Sangiglio, Un Gramsci siciliano, Il Piccolo, Trieste,30.11.1981.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L.Valiani, In carcere per fede, Corriere della Sera,Milano,11.3.1983.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;U.Ronfani,Le nostre amnesie, Il Giorno, Milano,7.4.1983.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;M.Freni, Rivoluzione “fallita”, Gazzetta del Sud, Messina, 20.9.1981.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E.Paganella, Il Gramsci siciliano – Una nobile figura della lotta antifascista…, L’Arena, Verona, 10.5.1984.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Buosi, Chi era Lo Sardo – Epistolario dal carcere – il coraggio della coerenza, Il Giorno, Milano, 13.5.1984.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F.Ferri,Francesco Lo Sardo, Epistolario dal carcere a cinquant’anni dalla morte, l’Unità, Roma,21.6.1984.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Galletto, Lettere dal carcere: due destini paralleli ( n.d.r su Gramsci e Lo Sardo )…l’Ora, Palermo, 15.1.1985.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Galletto, Francesco Lo Sardo – Epistolario dal carcere – L’Arena, Verona, 29.8.1985.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L.Valiani, Epistolario dal carcere – Dal carcere parla la libertà, Corriere della Sera, milano, 29.8.1985.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F.Renda, Storia della Sicilia ( Vol.II ), Sellerio editore, Palermo, 1985.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;T.Parisi, Francesco Lo Sardo, Calendario del Popolo, Aprile, 1986.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Miccichè, Il partito comunista in Sicilia – Le origini ( 1919 – 1930 ), Teti editore, 1987.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C.Calanna,Francesco Lo Sardo, Il Riscatto, tesi di laurea, relatore prof. Santi Fedele, a cura del dottor Antonio Baglio, Università di Messina…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.Tripiciano,Francesco Lo Sardo, Gli atti parlamentari, tesi di laurea, relatore prof.Santi Fedele, a cura del dottor Antonio Baglio, Università di Messina, anno accademico 2003-2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Convegno di studi su Francesco Lo Sardo,l’uomo, il politico, il difensore dei lavoratori, a cura dell’Istituto di studi storici “ Gaetano Salvemini” di Messina- Naso 1° Maggio 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seminario di studi su Francesco Lo Sardo e Concetto Marchesi,tra militanza politica e impegno culturale a cura dell’Istituto di studi storici “Gaetano Salvemini” di Messina – Naso, 15 Settembre 2002&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A.Cavadi, Francesco Lo Sardo, Il compagno di carcere, La Repubblica, Palermo,8.6 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A.Cavadi, Gente bella. Volti e storie da non dimenticare. Trapani, 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Daniela. Brignone, Francesco Lo Sardo, biografia, tiratura limitata, edita dall’archivio Concetto Marchesi, fondato da Matteo Steri, Cardano al Campo ( Va ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nota biobibliografica è a cura di Massimo Pietropaolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comune di Naso - Piazza Roma, 10 - 98074 Naso (ME) - P.Iva/Cod. Fiscale - 00342960838 begin_of_the_skype_highlighting              00342960838      end_of_the_skype_highlighting&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Dulx_nJHvPQ/TcfznF6y4II/AAAAAAAADRE/hQSpwWaUxPw/s1600/lo_sardo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="300" width="194" src="http://4.bp.blogspot.com/-Dulx_nJHvPQ/TcfznF6y4II/AAAAAAAADRE/hQSpwWaUxPw/s400/lo_sardo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6555938181270313471?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6555938181270313471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6555938181270313471' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6555938181270313471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6555938181270313471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/05/le-nostre-radici-la-nostra-identita-il.html' title='le nostre radici, la nostra identità, il nostro pensiero forte'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Dulx_nJHvPQ/TcfznF6y4II/AAAAAAAADRE/hQSpwWaUxPw/s72-c/lo_sardo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-1316798841934710156</id><published>2011-05-03T05:05:00.000-07:00</published><updated>2011-05-03T05:05:09.382-07:00</updated><title type='text'>Obama e l'imbarbarimento dell'Occidente</title><content type='html'>Obama e l'imbarbarimento dopo Bush&lt;br /&gt; Da ieri i massmedia ci martellano senza  tregua raccontandoci l'omicidio di Bin Laden spesso ingarbugliandosi e contraddicendosi per la necessità di ammettere alcuni falsi clamorosi come la foto del povero morto con gli occhi cavati che ha fatto il giro di tutte le prime pagine. Il quarto potere è da tempo al servizio del potere economico e politico e la libertà di stampa viene negata dalla pratica del velinaggio.&lt;br /&gt;  Colpisce molto il ruolo servile, acritico, inginocchiato davanti all'Occidente, della stampa. Giornali con testate autorevoli, alcune gloriose come il Washington Post, dal New York Times a Repubblica che hanno sparato titoloni, sono impegnate al massimo per la versione data dalla casa Bianca. Nel tentativo di montare il più possibile l'indignazione dei lettori verso i terroristi ed acquisire come dato tacito ed indiscutibile l'omicidio di Bin Laden hanno riesumato gli spot dell'11 settembre e mostrato ancora una volta con crudeltà il film di Sadam Hussein a cui un marines fruga tra i capelli ed in bocca. Una scena che mette grande disagio nelle persone che hanno una normale umanità alla quale ha fatto seguito la scena del cappio al collo, dell'impiccagione dello stesso Sadam e del vilipendio del suo cadavere. Qualcosa di peggio di Piazzale Loreto dove &lt;br /&gt;la barbarie verso Mussolini e Claretta Petacci a testa in giù fu consumata nel fuoco delle passioni e delle sofferenze di una lunga guerra civile. Qui si è trattato di un prigioniero di guerra sconfitto dagli americani e la cui patria è stata ed è tuttora invasa da truppe ed basi militari USA.&lt;br /&gt;  Il direttore di Rai  New 24 ha mostrato con un sorriso furbetto la scena in un aeroporto di Obama che con fare circospetto ma tale da attirare l'attenzione di tutti prende dalla tasca si mette in mano e poi si passa in un'altra mano un bigliettino che poi consegna ad uno dei generali che sono ad aspettarlo. Corradino Mineo ha fatto intendere che poteva trattarsi dello ordine di uccisione di Bin Laden, del via libera alla operazione. Obama a me è apparso mafioso tanto quanto Provenzano che usava i pizzini per trasmettere i suoi ordini. In ogni caso, il Capo della più potente nazione del pianeta alla guida dell'Occidente e del mondo anglosassone, agisce con le maniere spicce di un boss ritenendosi arbitro della vita altrui al disopra dello Stato di Diritto e di ogni legge e di ogni organismo legislativo o parlamentare. Ha compiuto un gesto di enorme brutalità contro il diritto e contro le istituzioni internazionali e del suo stesso paese.&lt;br /&gt;  Mi ha molto colpito la scena  di Obama e della Clinton attorniati da una diecina di alti papaveri della amministrazione che sembrano assistere in diretta all'omicidio di Bin Laden.  Mi ha ricordato che gli USA sono il paese della pena di morte che viene eseguita in modo crudelissimo davanti ai parenti del condannato. Giustizia è fatta! Hanno assistito in diretta ( a fingono di assistere) all'omicidio in diretta di Bin Laden. Vogliono sembrare i parenti più stretti degli USA colpiti dal cattivissimo con l'incendio delle Torri Gemelle!!&lt;br /&gt;  Sgomenta il fatto che Obama esibisca fatti e gesti che avvengono al di fuori delle regole delle legge e dei principi fondamentali di tutte le Carte dei Diritti a cominciare dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo. Per gli USA l'obiettivo di morte che si prefiggono supera tutte le resistenze dell'etica e dei diritti. E' il soldato blu che taglia la gola al pellirossa che oppone resistenza e non vuole andare via dalla sua terra. E' la Giustizia  a difesa di un ordine sociale e politico che non ammette contraddizioni e diversità. &lt;br /&gt;   Riflettevo che in fondo tutto quello che sappiamo di Bin Laden, a parte le sue apparizioni  sospettate  di essere funzionali alle politiche USA, ci sono state dette soltanto dagli americani. Lo stesso dicasi per i prigionieri di Guantanamo. Nessuno sa con esattezza di che cosa sono rei. Sappiamo che sono sospettati di terrorismo. Ma non abbiamo mai potuto sentire la loro difesa. Sono in galera senza quel minimo di diritti che i siracusani attribuivano ai prigionieri ateniesi chiusi nelle latomie.&lt;br /&gt;   Obama vuole abituare il mondo alla sua barbarie. Dovremmo essere amministrati tutti da Lui che stabilisce di volta in volta che cosa ci vuole per noi. Ha detto: "il mondo deve parlare una sola voce". Una dichiarazione di enorme e pericolosa megalomania perchè mai il mondo ha parlato una sola voce nella sua lunga storia. Non ai tempi dei Romani e dei Persiani o dei Cinesi.  Sta andando molto oltre il bushismo e sarebbe ora che ammetta  un contraddittorio sulla questione del terrorismo. Termine usato e stiracchiato per consentirgli di fare le cose  anche le più sporche come il bombardamento con 130 missili Cruise della Libia che viene distrutta   e riportata al tempo della dominazione coloniale.&lt;br /&gt;  In un solo caso Obama e gli USA potrebbero essere credibili: nel caso che le Torri Gemelle fossero state abbattute dai terroristi di Bin Laden. Ma sappiamo tutti e lo stesso Obama sa che  l'abbattimento delle torri Gemelle è opera degli stessi USA e che mai e poi mai sarebbero potute cadere all'impatto degli aerei se non fossero stati minuziosamente minati prima.&lt;br /&gt;   Il martellamento dei massmedia sull'omicidio di Bin Laden sta crescendo di volume e di intensità. A che cosa  mira? A che serve questa imposizione di un false flag sempre pià ridicolo e fragile ? La coppia Obama Clinton dove va a parare? Che cosa vogliono dal mondo che tengono in stato di agitazione continua? &lt;br /&gt;  Pietro Ancona &lt;br /&gt;   http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-YNSlHuzvRu0/Tb_va5SlrBI/AAAAAAAADPY/H-nF-RtS4Cs/s1600/saddam_hussein-hanging.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="275" width="380" src="http://2.bp.blogspot.com/-YNSlHuzvRu0/Tb_va5SlrBI/AAAAAAAADPY/H-nF-RtS4Cs/s400/saddam_hussein-hanging.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-1316798841934710156?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/1316798841934710156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=1316798841934710156' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1316798841934710156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1316798841934710156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/05/obama-e-limbarbarimento-delloccidente.html' title='Obama e l&apos;imbarbarimento dell&apos;Occidente'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-YNSlHuzvRu0/Tb_va5SlrBI/AAAAAAAADPY/H-nF-RtS4Cs/s72-c/saddam_hussein-hanging.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6022801232946906391</id><published>2011-04-04T04:30:00.000-07:00</published><updated>2011-04-04T04:30:28.381-07:00</updated><title type='text'>messaggio di Gheddafi alla Unione Europea ed al Congresso USA</title><content type='html'>Non c'è alcun motivo interno che abbia potuto scatenare in Libia una crisi di qualsivoglia tipo. Il potere è nelle mani del popolo libico che lo esercita nei Congressi popolari, nei quali sono presenti tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore età. Non esiste altro esempio di questa  democrazia popolare diretta se non in quella dell'antica Atene. La ricchezza del petrolio appartiene al popolo libico, le armi sono nelle mani del popolo, in Libia non c'è un governatore che governa, non ci sono governatori né governati. [La Libia] ha sconfitto la sete con la costruzione di un fiume artificiale sotterraneo, ha supinamente rinunciato ad un programma nucleare, ha risolto tutte le questioni legate alla guerra fredda in maniera pacifica, ha risolto i problemi del continente con i Paesi limitrofi ricorrendo all'arbitrato, ha aderito alla coalizione internazionale contro il terrorismo, ha contribuito efficacemente ed in concerto con gli altri Paesi a limitare il pericolo del terrorismo estremista.&lt;br /&gt;Ha costituito una leadership popolare ed islamica volta a riunire le forze islamiche moderate in modo da riempire quel vuoto che è sfruttato dal terrorismo estremista, ha bloccato l'emigrazione clandestina verso l'Europa, ha giocato un ruolo attivo nel risolvere i problemi africani e nello stabilire la pace in quel continente, diventandone, per decisione degli africani, la guida. Ha aperto le sue porte al turismo mondiale, ha presentato il “Libro Bianco” per risolvere pacificamente i problemi del Medio Oriente, ha proposto un progetto per porre fine alla pirateria che si manifesta in Somalia e nelle zone calde.&lt;br /&gt;Sembra che, a causa di questa apertura e del suo ruolo nel soffocare il terrorismo, agenti di al-Qaida si siano infiltrati e siano stati arruolati, e abbiano sfruttato quanto successo in Tunisia ed Egitto come una cortina di fumo per attaccare improvvisamente caserme dell'esercito e stazioni di polizia al fine di rifornirsi di armi. Hanno cominciato ad aprire il fuoco contro i militari ed hanno preso il controllo di alcune moschee convertendole in magazzini per le armi e proclamando un emirato islamico sotto le direttive di al-Qaida ed invitando al jihad. Non abbiamo fatto altro che cercare di rispondere a questo assedio con la collaborazione dei cittadini, quindi le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in alcuni edifici di certe città, nei quali si rintanavano i terroristi di al-Qaida. L'arresto di questi, che continuano a mantenere il controllo di tali edifici, è avvenuto nella sola Benghazi. […] &lt;br /&gt;Essi sono stati in grado di assaltare la prigione cittadina, rilasciare tutti i detenuti ed i criminali ed armarli per combattere nelle fila di al-Qaida. La crisi è stata creata per attuare la strategia di una nuova crociata o di un nuovo progetto coloniale. In Libia non c'è un'Oriente ed un'Occidente, non ci sono scontri ideologici né problemi di altro tipo. La Libia è un Paese sicuro, che ha reso sicuro il Nord Africa ed ha arrestato l'emigrazione. Ha cancellato i programmi di armi di distruzione di massa, gioca un ruolo importante nella stabilizzazione [della regione] e risolve i propri problemi attraverso il potere del popolo.&lt;br /&gt;E' stato creato un problema senza che ve ne fossero le cause. Quanto sta accadendo adesso mira a sostenere al-Qaida per mezzo della copertura aerea e dei missili, al fine di permetterle di controllare il Nord Africa e trasformarlo in un secondo Afghanistan. Il popolo libico sta facendo fronte ad un attacco brutale ed ingiusto, ad una palese e volgare ingerenza nei propri affari interni. Centinaia di libici e libiche vengono uccisi da questo bombardamento aggressivo, che non ha giustificazioni né esempi simili in quanto ad umanità ed ingiustizia. Nel frattempo il mondo guarda ad un piccolo popolo e ad un Paese in via di sviluppo i cui mari, cieli e terre sono violati da parte delle maggiori potenze nucleari, le quali operano fuori dalla carta delle Nazioni Unite, agendo contro il popolo libico senza pietà. Per vostra informazione in Libia non erano presenti dall'inizio manifestazioni e proteste, a differenza di Tunisia ed Egitto. Non si aprì il fuoco contro i manifestanti, perché non c'erano manifestanti. Non vennero uccise più di 150 persone, e gran parte di essi non erano che militari e poliziotti nell'atto di difendere sé stessi durante gli attacchi alle loro sedi. L'immagine della Libia che è stata veicolata è un'immagine artificiale il cui scopo e far passare e giustificare una seconda crociata, come ha dichiarato esplicitamente la Francia, o una nuova operazione coloniale.&lt;br /&gt;I civili uccisi dall'alleanza crociata....&lt;br /&gt;Siamo un popolo unito dietro la Guida della Rivoluzione e facciamo fronte da un lato al terrorismo di al-Qaida e dall'altro al terrorismo della Nato, che ora supporta direttamente al-Qaida. La contraddizione è lampante.&lt;br /&gt;Fermate la vostra ingiusta e brutale aggressione alla Libia. Lasciate la Libia ai Libici. State annientando un popolo tranquillo, state distruggendo un Paese in via di sviluppo. In Libia non c'è altro problema che non siano gli elementi di al-Qaida ed il confrontarsi con i missili e l'aviazione che rappresentano il mondo crociato. Si tratta di contraddizioni.&lt;br /&gt;Sembra che voi in Europa ed in America non guardiate a queste operazioni identificandole come infernali, barbariche e brutali. Eppure sono di poco inferiori a quanto fece Hitler travolgendo l'Europa e bombardando la Gran Bretagna.* Come attaccate chi combatte al-Qaida? Interrompete la vostra aggressione brutale ed ingiusta al nostro Paese. Deve essere l'Unione Africana a prendere in mano la questione. La Libia accetterà ogni decisione presa dall'Unione Africana per mezzo della Commissione Africana Suprema, che è stata creata per questo scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testo consultato su Al-Madina al-akhbariyya&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*La traduzione è carente e me ne scuso con i lettori. Invito arabisti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6022801232946906391?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6022801232946906391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6022801232946906391' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6022801232946906391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6022801232946906391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/04/messaggio-di-gheddafi-alla-unione.html' title='messaggio di Gheddafi alla Unione Europea ed al Congresso USA'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-3589605049674756897</id><published>2011-03-05T09:55:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T09:55:33.811-08:00</updated><title type='text'>lotta di classe e geopolitica</title><content type='html'>siamo come le mosche bianche coloro che abbiniamo l'idea della lotta di classe alla geopolitica. La sinistra bertinottiana si è inventata che la geopolitica e la lotta di classe non vanno insieme. Insomma nei fatti debbo stare con gli americani e  gli europei che vogliono rapinare i popoli della Libia, dell'Iran e del Venezuela dei loro beni perchè sarebbe prioritario il giudizio sui loro regimi su quello dell'imperialismo. Si nega insomma il carattere internazionale della lotta di classe. Inoltre non si tiene conto che pur con aspetti non condivisibili la Libia ha dato un livello di vita e di sicurezza sociale ai suoi cittadini tra i più alti del mondo, livello che come quello degli irakeni al tempo di Sadam non ci sarà più. L'impero li riporta all'età della pietra perchè non ammette la prosperità di civiltà diverse dalla sua....&lt;br /&gt;pietro ancona&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-3589605049674756897?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/3589605049674756897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=3589605049674756897' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/3589605049674756897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/3589605049674756897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/03/lotta-di-classe-e-geopolitica.html' title='lotta di classe e geopolitica'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-947545350026940113</id><published>2011-03-05T06:30:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T06:30:29.083-08:00</updated><title type='text'>lettera a Bella Ciao che ha censurato i miei scritti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-sv20gBsZ2vY/TXJI-U14_MI/AAAAAAAADD0/VY126MqUIyA/s1600/42_25%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="242" src="http://2.bp.blogspot.com/-sv20gBsZ2vY/TXJI-U14_MI/AAAAAAAADD0/VY126MqUIyA/s320/42_25%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;sabato 5 Marzo 2011 ( &lt;br /&gt;legittimità delle mie opinioni &lt;br /&gt;Caro Collettivo,&lt;br /&gt;pensavo che ci fosse stato in voi un ritorno alla ragione ed invece noto che insistete nel cancellare i miei scritti. Convinto che le cose che scrivo sulla Libia siano  vere e giuste anche se non sono frutto dello indottrinamento sublimale della TV e della stampa che vuole fare credere esistere in Libia una rivolta popolare animata da ragioni di libertà e di giustizia contro Gheddafi. Se fosse così i rivoltosi non si sarebbero impossessati con le armi dei pozzi di petrolio e degli aeroporti dai quali ricevono incessanti aiuti dagli USA in armi e contractors addestrati al sabotaggio ed alla guerriglia. Ho spiegato che il problema oggi è difendere l’indipendenza della Libia che si identifica, piaccia o non piaccia, con la sopravvivenza di Gheddafi. Che è stato condannato a morte dal Capo Mafia dell’Occidente Obama che ha già dato ordine di spogliare la Libia di tutti i suoi beni. Cento miliardi di dollari in fondi sovrani presenti in Europa sono già stati rapinati, tre milioni di lavoratori africani ridotti in profughi in fuga, migliaia di aziende e lavoratori e tecnici italiani costretti a lasciare tutto e rientrare. La conquista della Libia, spacciata per missione umanitaria, non è diversa dalle imprese colonialiste di Mussolini e del Generale Graziani, e l’uso di proiettili all’uranio ne avvelenerà le generazioni future facendone mostri,. La repressione che fate di questo punto di vista, estremamente minoritario in Occidente, fa pensare con tristezza a quanta confusione ci sia in ciò che una volta era la sinistra ed il socialismo. Dovevate andate orgogliosi di quella che definite la mia "merda". La mia merda è fertilizzante di idee rigogliose e forti di una sinistra antiimperialista consapevole che non esiste lotta di classe che non abbia anche un respiro geopolitico.  Non era il caso di respingerla con la bava alla bocca. Vi auguro ogni bene nel triste mondo della nuova dittatura fascista degli USA che purtroppo non hanno la saggezza dell’Impero Romano che non spogliava ma integrava i popoli e li rispettava mentre questi fanatici di un cristianesimo folle e bellicista e di una ideologia che non ammette culture diverse tengono il mondo nella sofferenza e nel dolore. Ieri ed oggi Irak Afghanistan, Somalia.....Oggi Libia, domani Venezuela e Iran e magari voi direte che si tratta della liquidazione di regimi totalitari e di dittatori indegni di vivere. Pietro Ancona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di : pietro&lt;br /&gt;sabato 5 Marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-947545350026940113?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/947545350026940113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=947545350026940113' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/947545350026940113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/947545350026940113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/03/lettera-bella-ciao-che-ha-censurato-i.html' title='lettera a Bella Ciao che ha censurato i miei scritti'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-sv20gBsZ2vY/TXJI-U14_MI/AAAAAAAADD0/VY126MqUIyA/s72-c/42_25%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6294704486736942380</id><published>2011-02-25T05:59:00.000-08:00</published><updated>2011-02-25T05:59:09.244-08:00</updated><title type='text'>Ricordo di Luigi Granata</title><content type='html'>Luigi Granata&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; E' mancato all'affetto della famiglia, degli amici e dei socialisti siciliani Luigi Granata.&lt;br /&gt;E' stato per anni esponente di rilievo del PSI, deputato all'Ars , segretario regionale del Partito e assessore all'industria del governo siciliano. Fu sempre dalla parte dei lavoratori e della Sicilia. Nel governo siciliano si distinse per l'attenzione ai problemi della industrializzazione  e fu legato alle lotte dei minatori e dei contadini. &lt;br /&gt; Attento alla memoria del movimento operaio dell'Isola  organizzò ad Agrigento, nel 1975,  un convegno di studi storici e politici sui Fasci Siciliani&lt;br /&gt;con la collaborazione del professore Giuseppe Giarrizzo ed altri eminenti storici. Il recupero della esperienza dei Fasci, fino ad allora ignorato dalla storiografia come tante cose che riguardano il  Mezzogiorno degli anni successivi il Risorgimento, contribuì  alla delineazione della identità socialista  radicandone il pensiero nella memoria&lt;br /&gt;di una assai intensa stagione di lotte e di elaborazione ideologica che portò  il gruppo dirigente  socialista siciliano al livello della socialdemocrazia europea e dei sindacati francesi.&lt;br /&gt; Fu attento alla storia del socialismo agrigentino. Si occupò in particolare della memoria di Giosuè Fiorentino, eminente socialista di Palma di Montechiaro, punto di riferimento dei braccianti poveri del suo paese che il PSI amministrò per tantissimi anni eleggendo a Sindaco Domenico Aquilino, maestro di scuola e uomo integerrimo.&lt;br /&gt; Sono stato con lui e con Fausto D'Alessandro consigliere comunale di Agrigento. Fummo eletti tutti e tre sconfiggendo la vecchia guardia rappresentata dal professore Antonino Bosco che fu Vice Sindaco della città e che dovrebbe essere ricordato come persona di grande umanesimo socialista.  &lt;br /&gt;  Nonostante invitati da Vincenzo Foti, Sindaco della città a fare una riedizione del centro-sinistra ci rifiutammo sempre e restammo alla opposizione. Pensavamo che avendo la DC&lt;br /&gt;più di 21 Consiglieri su 40 il potere nostro di condizionamento sarebbe stato nullo. Argomento vero e non vero dal momento che la DC era spaccata in due gruppi tra bonfigliani e laloggiani. Ma eravamo "afflitti" da un inguaribile idealismo ed oggi saremmo stati additati come fondamentalisti.&lt;br /&gt;  Gli fui compagno di scuola alle secondarie. Naturalmente era il più bravo della classe.&lt;br /&gt;Spero che un giorno possa rinascere il grande partito socialista impregnato di cultura, di idealità, di fervore che abbiamo conosciuto negli anni della nostra giovinezza.&lt;br /&gt;   Pietro Ancona &lt;br /&gt;http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-LXsqsykbR1U/TWe1pt8M_oI/AAAAAAAADCM/JFuGfh_ed4o/s1600/granata.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="141" width="94" src="http://4.bp.blogspot.com/-LXsqsykbR1U/TWe1pt8M_oI/AAAAAAAADCM/JFuGfh_ed4o/s320/granata.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6294704486736942380?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6294704486736942380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6294704486736942380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6294704486736942380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6294704486736942380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2011/02/ricordo-di-luigi-granata.html' title='Ricordo di Luigi Granata'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-LXsqsykbR1U/TWe1pt8M_oI/AAAAAAAADCM/JFuGfh_ed4o/s72-c/granata.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-3443261539866222408</id><published>2010-12-25T09:03:00.000-08:00</published><updated>2010-12-25T09:03:11.133-08:00</updated><title type='text'>lelio Basso, resistente, socialista, rivoluzionario, giurista, padre della costituzione, difensore dei popoli</title><content type='html'>SCHEDA BIOGRAFIA PERSONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Istituto: FONDAZIONE LELIO E LISLI BASSO - ISSOCO &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basso Lelio (Varazze (SV), 25/12/1903 - Roma, 16/12/1978)     &lt;br /&gt;ANAGRAFE &lt;br /&gt;Altre denominazioni Filodemo Prometeo &lt;br /&gt;Spartaco &lt;br /&gt;Lebas &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;BIOGRAFIA &lt;br /&gt;Cariche Deputato all'Assemblea costituente (1946); vicesegretario del Psiup &lt;1942-1947&gt;; Deputato (1946-1968); Senatore (1972-1978); Segretario del Psi (gen. 1947-llug. 1948); Presidente del Psiup (1965-1968). &lt;br /&gt;Biografia Lelio Basso nacque a Varazze (SV), il 25 dicembre 1903 da una famiglia della borghesia liberale. Frequentò il liceo Berchet a Milano, dove la famiglia si era trasferita nel 1916. Nel 1921 si iscrisse alla facoltà di legge dell'Università di Pavia e al Partito socialista italiano. Studioso di dottrina marxista, fu vicino a Piero Gobetti durante l'esperienza di «Rivoluzione Liberale»; oltre a questa rivista collaborò, negli anni giovanili, con «Critica sociale», «Il Caffè», «Avanti!», «Coscientia», «Quarto Stato» e «Pietre», rivista da lui diretta nel 1928, prima a Genova, poi a Milano. Nel 1925 si laureò in giurisprudenza con una tesi sulla concezione della libertà in Marx. Il 13 aprile 1928 venne arrestato a Milano e inviato al confino a Ponza, dove studiò per la futura laurea in filosofia. Tornato a Milano nel 1931, mentre esercitava la professione forense, si laureò con una tesi su Rudolf Otto. Nel 1934 riprese l'attività illegale, dirigendo il Centro interno socialista, con Rodolfo Morandi, Lucio Luzzatto, Eugenio Colorni; attività interrotta per l'internamento nel campo di concentramento di Colfiorito (PG) dal 1939 al 1940 e poi ripresa. Dopo una lunga preparazione clandestina, il 10 gennaio 1943 partecipò alla costituzione del Movimento di unità proletaria (Mup), il cui gruppo dirigente era formato da Basso, Lucio Luzzatto, Roberto Verrati, Umberto Recalcati; movimento che dopo il 25 luglio si fonderà con il Psi nel Psiup, della cui direzione Basso entrò a far parte. Nel 1945 fondò il giornale clandestino «Bandiera rossa» e fino alla Liberazione partecipò attivamente alla Resistenza, fondando con Sandro Pertini e Rodolfo Morandi l'esecutivo clandestino Alta Italia del Psiup, di cui assunse la responsabilità organizzativa. Dopo la liberazione fu eletto vicesegretario del Psiup e nel 1946 deputato all'Assemblea costituente; fece parte della Commissione dei 75 per la redazione della Costituzione, contribuendo in particolare alla formulazione degli artt. 3 e 49. Deputato in tutte le legislature dal 1946 fino al 1968; fu poi eletto senatore nel 1972 e nel 1976. Nello stesso 1946 fondò la rivista «Quarto Stato», che verrà pubblicata fino al 1950. All'atto della scissione saragattiana (1947), Basso assunse la segreteria del Psi, carica che conservò fino al congresso di Genova del giugno 1949. Nel 1951, in opposizione con la linea staliniana del partito, non venne rieletto nella Direzione; nel Congresso di Milano del 1953 non entrò nel Comitato centrale, dove fu riammesso nel 1955, mentre nel 1957, al Congresso di Venezia, rientrò nella Direzione e nella Segreteria. L'anno successivo diede vita a «Problemi del socialismo». Esponente della corrente di sinistra del Psi dal 1959, nel dicembre 1963 pronunciò alla Camera dei Deputati la dichiarazione di rifiuto, da parte dei 25 deputati dalla minoranza del gruppo parlamentare socialista, di votare a favore del governo di centro-sinistra, annunciando la scissione da cui sarebbe sorto il Psiup, nel gennaio 1964. Membro della direzione del nuovo partito, ne fu presidente dal 1965 al 1968, fino all'entrata delle truppe del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Fondatore e collaboratore di riviste internazionali (fu direttore di «Revue international du socialisme»/«International socialist journal» - la documentazione della rivista è conservata nel fondo omonimo in Fondazione Lelio e Lisli Basso - Issoco - ), penalista di fama europea, fu membro del Tribunale internazionale presieduto da Bertrand Russell, creato per giudicare i crimini americani nel Vietnam. Nel 1973 promosse la costituzione di un secondo Tribunale Russell (documentazione relativa all'attività di Lelio Basso come membro del Tribunale Russell I e II nel Fondo Tribunale Russell in Fondazione Lelio e Lisli Basso - Issoco), sulle repressioni in America latina e lavorò per la preparazione del Tribunale permanente dei popoli (costituito nel 1979, dopo la sua morte). Nello stesso 1973 diede vita a Roma alla Fondazione Lelio e Lisli Basso; nel 1976 alla Fondazione internazionale e alla Lega internazionale per i diritti e la liberazione dei popoli. Morì a Roma il 16 dicembre 1978. &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;DOCUMENTAZIONE &lt;br /&gt;Bibliografia OPERE: si rimanda alla pagina web: http://www.leliobasso.it/testi.aspx &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA: si rimanda alla pagina web: http://www.leliobasso.it/biblio.htm &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;CONTROLLO D'AUTORITA' &lt;br /&gt;Altre forme del nome Filodemo Prometeo; Spartaco; Lebas &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.leliobasso.it/vita.htm&lt;br /&gt;http://www.internazionaleleliobasso.it/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-3443261539866222408?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/3443261539866222408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=3443261539866222408' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/3443261539866222408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/3443261539866222408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/12/lelio-basso-resistente-socialista.html' title='lelio Basso, resistente, socialista, rivoluzionario, giurista, padre della costituzione, difensore dei popoli'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-8693431248640874532</id><published>2010-10-29T08:44:00.000-07:00</published><updated>2010-10-29T08:45:13.737-07:00</updated><title type='text'>Lo sciopero generale diventa patto sociale</title><content type='html'>Lo sciopero generale diventa patto sociale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ad un mese  dall'intesa di massima  fatta a Genova tra una Marcegaglia raggiante ed un Epifani su di giri, ieri è stata comunicata la conclusione di una prima fase di accordi per il Patto Sociale. Si tratta di un miglioramento degli ammortizzatori sociali, di interventi per il sud e l'innovazione (soldi alle imprese) della semplificazione della pa. Una intesa è  stata raggiunta anche  per una riforma dell'apprendistato che, non dubito, considererà  "minorenni" ed in formazione persone fino a ventinove anni di età.  Un escamotage giuridico per giustificare decurtazioni di salario e di diritti. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Questa intesa comunicata  con toni trionfalistici e con accenti di grande positività alla stampa interviene all'indomani dell'annunzio del Ministro Brunetta della soppressione di trecento mila posti nella pubblica amministrazione e del varo della legge sul collegato lavoro , durante le agitazioni dei lavoratori della scuola minacciati di licenziamento, subito dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di Marchionne sulla Fiat e sulla Fabbrica Italia, nello scenario desolato della crisi che  ha  falcidiato l'occupazione in diverse regioni d'Italia con punte di estrema  pesantezza  in Sardegna ed in genere nel Sud.&lt;br /&gt;  L'influenza dei lavoratori italiani nel Patto già siglato dalle Confederazioni è eguale a zero. Nessun miglioramento della condizione dei precari magari con una limitazione del ventaglio delle possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi al padronato, nessuno accenno al miglioramento necessario dei salari e delle pensioni richiesto financo dal governatore della Banca d'Italia che vengono congelati a tempo indefinito,  nessun alt al processo di cancellazione rapida dei diritti specialmente per i nuovi assunti. Per i lavoratori stranieri presenti in Italia e trattati come bestiame umano nessuna misura di salvaguardia, nessun intervento per assicurare a loro ed ai loro disgraziati fratelli italiani del precariato, il  rispetto dei ccnl. Nessun accenno e nessuna voglia di istituire il Salario Minimo Garantito e di rivedere il sistema pensionistico dimagrito dalle leggi da Dini a Berlusconi fino a diventare quasi inconsistente e specchio di  una popolazione  impoverita e ridotta in miseria che è stata condannata a vivere una vecchiaia di stenti ed in certi casi anche di fame.&lt;br /&gt; Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed organizzazioni (banche, associazioni imprenditoriali e di lavoratori, governo) che si  rifiutano di registrare esprimere e rappresentare il conflitto sociale e le profonde insoddisfazioni che percorrono il Paese. &lt;br /&gt; All'indomani della vibrante manifestazione dei meccanici del 16 ottobre che proponeva  lo stato di  insoddisfazione di collera e di disperazione  dei lavoratori italiani, la risposta sta in un insieme di atti condivisi o tacitamente accettati dalla Cgil e dal PD che accelerano la disintegrazione del mondo del lavoro attaccato nei suoi diritti e nella sua stessa consistenza fisica. I trecento mila posti di lavoro che vengono soppressi nella pubblica amministrazione chiudono la speranza ad altrettanti giovani ed alle loro famiglie senza alcun beneficio per lo Stato. Non ci sarà  una diminuzione proporzionale dei costi dal momento che molti dei servizi verranno privatizzati ad amici della cricca che sta al governo e si introdurranno altre figure di managers e di dirigenti con un costo per ognuna pari a quello di molti posti soppressi.&lt;br /&gt;  Mi domando come la CGIL non provi vergogna, in questo contesto sociale, di stipulare un patto che accredita questo Governo in Europa e nel mondo proprio nel momento in cui infligge durissimi colpi ai lavoratori che non esita a diffamare assieme a Marchionne ed alla Marcegaglia ed a privare di diritti e di decenti condizioni di vita.&lt;br /&gt;  Questo Patto sociale serve  subito ad una cosa sola: a dare una base per i soldi che la Confindustria spillerà al governo. Servirà anche a chiudere per sempre la stagione delle lotte e degli scioperi. Come potrà la CGIL fare uno sciopero contro un Governo ed un Padronato con i quali ha stipulato il patto sociale che i sindacati europei non concessero mai neppure ai governi socialdemocratici? &lt;br /&gt; Bisogna dire che Berlusconi è  fortunato. Sarkozy masticherà amaro dopo le dure proteste che ha dovuto subire.  Non credo che ci sia qualcuno in Europa che come  Berlusconi  possa vantare un successo così grande. Ad ogni colpo di staffile che il suo governo infligge ai lavoratori i sindacati rispondono con grandi salamelecchi. Più picchia e più consenso e sottomissione ottiene!!  Mussolini si liberò delle Camere del Lavoro che fece incendiare dalle sue squadracce prima di costruire il suo modello di Stato Corporativo. Berlusconi non ha bisogno di ridurre alla ragione nessuno. Bonanni, Angelletti ed ora Epifani sono pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo al mondo....I sindacati servono, come in USA, da campieri del padrone e del governo.&lt;br /&gt; La manifestazione che la CGIL ha indetto a Roma per il 27 novembre sarà una rassegna&lt;br /&gt;di forze per mostrare il peso e l'influenza della CGIL. Lo sciopero che Landini continua a chiedere appare, come dice Sacconi, una richiesta "anacronistica, uscita dagli anni settanta". Gli anni dei diritti e della  ascesa sociale della classe operaia.&lt;br /&gt; Ed è vero. Non siamo più in una democrazia nella quale i sindacati rappresentano i lavoratori, ma in un regime in cui i sindacati rappresentano propri interessi che non coincidono più con quelli dei loro iscritti. Come in USA. &lt;br /&gt; Pietro Ancona&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;http://www.rassegna.it/articoli/2010/10/28/68082/patto-sociale-prima-intesa-su-4-punti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-8693431248640874532?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/8693431248640874532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=8693431248640874532' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8693431248640874532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8693431248640874532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/10/lo-sciopero-generale-diventa-patto.html' title='Lo sciopero generale diventa patto sociale'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-7267371260516178710</id><published>2010-08-17T08:14:00.000-07:00</published><updated>2010-08-17T08:15:21.406-07:00</updated><title type='text'>Gli stranieri nelle carceri europee di Jura Gentium</title><content type='html'>Jura Gentium&lt;br /&gt;Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale  Jura Gentium / Pagina iniziale / Rubriche / Migranti /&lt;br /&gt;IV (2008), 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La detenzione degli stranieri nelle carceri europee (*)&lt;br /&gt;Lucia Re&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. La sovrarappresentazione dei migranti nelle carceri europee&lt;br /&gt;Con il mio intervento intendo portare l'attenzione su un fenomeno solo in parte noto e spesso male interpretato dall'opinione pubblica a causa delle ricorrenti campagne allarmistiche sulla criminalità degli stranieri. Si tratta della forte presenza di detenuti stranieri nelle carceri dei principali paesi dell'Unione europea, in particolare di quelli occidentali e meridionali. Salvo qualche accenno, lascerò da parte la situazione dei paesi dell'Europa dell'Est da poco entrati nell'Unione europea che presentano caratteristiche piuttosto singolari per quanto attiene i fenomeni migratori, le legislazioni penali e penitenziarie e le condizioni di reclusione. Basti pensare che la Polonia ha un tasso di detenzione di 235 detenuti ogni 100.000 abitanti, che è più del doppio del tasso medio europeo, e una presenza di stranieri in carcere, minima, pari allo 0,7% della popolazione detenuta (1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'alta percentuale di detenuti stranieri è invece una delle principali caratteristiche dei sistemi penitenziari dell'Europa occidentale e mediterranea. Gli stranieri sono sovrarappresentati (cioè presenti in modo sproporzionato rispetto al numero di stranieri residenti) negli istituti penitenziari dei principali paesi europei. La percentuale media degli stranieri reclusi nelle carceri di questi paesi supera infatti il 30% della popolazione detenuta, mentre la presenza straniera sul territorio si aggira intorno al 7% della popolazione (è questo anche il dato italiano secondo l'ultimo rapporto sulle migrazioni dell'Ismu, appena pubblicato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La percentuale della popolazione detenuta di nazionalità straniera è inferiore alla media europea in alcuni dei paesi europei di più antica immigrazione, ad esempio nel Regno Unito, ma nei penitenziari di questi stessi paesi vi è una percentuale elevata di cittadini, figli di genitori immigrati. Le amministrazioni penitenziarie europee - ad eccezione di quella britannica - non distinguono questa categoria di detenuti da quella dei cittadini di origine 'autoctona', per la comprensibile preoccupazione che tale distinzione possa avere effetti discriminatori. Tuttavia, così facendo, se da un lato si è formalmente corretti nei confronti dei cittadini di origine straniera, dall'altro si occulta un dato preoccupante: in molti paesi europei una percentuale elevata di detenuti è di origine o di nazionalità straniera. Non solo, ma, soprattutto nei paesi dell'Europa nord-occidentale, è di religione islamica e non è bianca (il profilo 'razziale' appare più importante di quanto comunemente si pensi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I detenuti di nazionalità straniera sono particolarmente numerosi nei paesi in cui l'immigrazione è recente e nei paesi che confinano con le aree di emigrazione, ad esempio con l'Europa dell'Est. Si pensi alla Germania e, soprattutto, all'Austria, dove la presenza straniera in carcere è un record europeo ed è pari al 45% (2), o all'Estonia - nuovo membro dell'Unione che confina con la Federazione russa - dove la percentuale di detenuti stranieri è pari al 36,4% (3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei paesi dell'Europa mediterranea, che riuniscono le due condizioni sopraccitate - immigrazione recente e contiguità geografica con paesi di emigrazione - la detenzione dei migranti appare persino essere un tratto caratterizzante dei sistemi penitenziari nazionali. In Grecia, in Italia, e in Spagna e a Malta i detenuti stranieri sono in media il 35% del totale (4) e provengono in maggioranza dai paesi della sponda sud e della sponda est del Mediterraneo. In Italia quasi la metà dei detenuti stranieri è originaria del continente africano (5). Mentre circa il 32% dei detenuti stranieri proviene da Balcani ed est europeo (Romania, Albania ed ex-jugoslavia) (6). Complessivamente, più del 70% dei detenuti stranieri nelle carceri italiane proviene da paesi che sono alla periferia dell'Unione europea e che sono i paesi di diretta emigrazione verso l'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sovrarappresentazione degli stranieri è ancora maggiore con riguardo alle donne e ai minori. In Italia le donne straniere sono il 42% (7) della popolazione detenuta femminile (sul dato incide molto la presenza di donne rom) e i minori stranieri reclusi negli istituti penali per i minorenni sono il 54,5% del totale (8). Inoltre, le presenze in carcere di minori stranieri sono in continuo aumento, in particolare nei penitenziari del centro-nord. La percentuale di minori stranieri presenti nei principali istituti penali per i minorenni del centro-nord Italia (Milano, Bologna, Torino, Roma e Firenze) è pari quasi all'80% e ormai anche nei penitenziari del sud (esclusi Napoli e la Sicilia) la presenza straniera è superiore o pari alla metà dei detenuti (9). Il tutto a fronte di una progressiva diminuzione degli ingressi in carcere dei minori italiani, per i quali il ricorso alla pena detentiva è divenuto una extrema ratio. Per i minori, come per gli adulti, i principali paesi di provenienza sono quelli 'prossimi' all'Italia (10).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La percentuale di stranieri detenuti è in aumento in tutti i paesi dell'Unione europea e non è proporzionata al corrispondente aumento, pur verificatosi, della popolazione straniera presente sul territorio. In Italia in un solo anno, il 2002, si è registrato un vero e proprio boom dell'incarcerazione degli stranieri: la percentuale di detenuti stranieri è passata da 29,5% al 31-5-01 a quasi il 32% al 30-6-02. Da allora è rimasta sostanzialmente stabile. Le date non sono forse insignificanti, poiché coincidono con il periodo di vigenza della legge attuale sull'immigrazione, la cosiddetta Bossi- Fini, che ha riformato il T.U. sull'immigrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco alcuni dati in altri paesi europei:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tabella 1. Detenuti stranieri in alcuni paesi UE (percentuale su tot. pop. det.) (11) Austria 45,1% al 1-11-2005 - molto aumentata negli ultimi 3 anni (Ministero della giustizia austriaco) &lt;br /&gt;Grecia 41,7% al 16-12-2004 (Ministero della giustizia greco) &lt;br /&gt;Italia 32% al 30-09-2006 - in lieve aumento dall'inizio degli anni duemila. -1% con l'approvazione dell'indulto (Ministero della giustizia) &lt;br /&gt;Paesi Bassi 31,7% al 1-7-2006 - in lieve diminuzione (National Agency of Correctional Institutions) &lt;br /&gt;Spagna 29,7% al 21-4-2006 - +4,3% dal 2002 (Direzione generale dell'amministrazione penit. spagnola) &lt;br /&gt;Germania 28,2% al 31-3-2004 - stabile (Ministero della giustizia tedesco) &lt;br /&gt;Svezia 26,2% al 1-10-2005 - aumentata di più dell'1% in un anno (Ministero della giustizia svedese) - solo definitivi. &lt;br /&gt;Francia 21,1% al 1-4-2005 - in lieve diminuzione (Ministero della giustizia francese) &lt;br /&gt;Portogallo 18,5% al 31-12-2005 - aumentata del 6% dal 2002 (Ministero della giustizia portoghese) &lt;br /&gt;Uk-Inghilterra e Galles 13,6% al 31-10-2005 - +1,4% dal 2004 (Home Office Prison Service) &lt;br /&gt;Finlandia 8,0% al 1-4-2006 - stabile negli ultimi anni (Ministero della giustizia finlandese) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Discriminazione e criminalizzazione degli stranieri&lt;br /&gt;Alla base di queste percentuali vi sono diversi fattori fra loro connessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi anni una parte della sociologia, dei media e dell'opinione pubblica europea ha messo l'accento sulla devianza degli stranieri. I dati sulla presenza dei migranti nelle carceri europee sono stati interpretati da alcuni come un indice fedele del loro livello di devianza (Marzio Barbagli, Immigrazione e criminalità in Italia, Il mulino, Bologna1998). Altri autori li hanno invece considerati come il sintomo di una diffusa discriminazione, legata sia alle precarie condizioni di vita dei migranti, sia alle difficoltà che essi incontrano quando entrano in relazione con i sistemi giudiziari europei. Per questi autori la forte presenza di migranti in carcere è in primo luogo il frutto di un processo di criminalizzazione (fra gli studi italiani si vedano: S. Palidda, Devianza e criminalità tra gli immigrati, Fondazione Cariplo- ISMU, Milano1994; A. Dal Lago, Non-persone, Feltrinelli, Milano 1999; F. Quassoli,Immigrazione uguale criminalità: rappresentazioni di senso comune e pratiche degli operatori di diritto, in "Rassegna italiana di sociologia", 1, 1999, pp. 43-76).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati sulla criminalità, pur evidenziando alcune aree in cui gli stranieri sono particolarmente attivi (ad esempio la spaccio di sostanze stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione), non giustificano questa sovrarappresentazione degli stranieri in carcere. Dal Rapporto pubblicato dall'Istat nel 2004 su Gli stranieri e il carcere: aspetti della detenzione (Roma 2004) emerge ad esempio che fra il 1991 e il 1998 (anno di promulgazione del T.U. sull'immigrazione) gli stranieri in carcere sono aumentati molto più velocemente del numero di stranieri denunciati. Il ché per gli estensori del Rapporto è un chiaro segnale degli svantaggi che affliggono gli stranieri nell'iter processuale e nell'accesso alle misure alternative alla detenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile è poi negare che esiste un forte legame fra l'aumento degli stranieri detenuti e l'adozione di politiche restrittive in materia di immigrazione. Analogamente è evidente il collegamento fra carcerazione degli stranieri e difficoltà di inserimento e di vita nelle società di arrivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I paesi impegnati in un controllo quasi militare delle proprie coste, come la Grecia, l'Italia o la Spagna, sono anche quelli in cui il numero degli stranieri in carcere è più elevato, mentre la presenza di stranieri sul territorio dello Stato resta inferiore alla media dei paesi dell'Europa del nord. La detenzione in carcere è divenuta in questi paesi uno dei principali strumenti di controllo e di repressione della immigrazione 'clandestina'. In particolare, il sistema penitenziario nell'Europa mediterranea ha assunto un ruolo importante come strumento di limitazione della libertà di movimento dei migranti all'interno dell'Unione europea. In Italia, gli ingressi in carcere per violazione di disposizioni relative al Testo Unico sull'immigrazione sono in costante crescita: dal 2004 al 2006 si è passati da 2.469 ingressi così motivati a 11.116 (12), un vero e proprio boom. Si deve considerare che questo genere di reati riguarda esclusivamente stranieri ed è dunque uno dei fattori che contribuiscono alla sovrarappresentazione degli stranieri in carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I reati cosiddetti di immigrazione sono solo uno dei fattori attraverso i quali si realizza la criminalizzazione degli stranieri, lo strumento detentivo appare agire in vari modi per realizzare il controllo della immigrazione. Si noti, che i dati sopraccitati si riferiscono solo alla detenzione penale - alle carceri - e non comprendono gli stranieri reclusi nei centri di permanenza temporanea, che sono strutture detentive a tutti gli effetti. CPT e carceri configurano un sistema integrato di istituti di reclusione preposti alla segregazione degli stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei soffermarmi brevemente su questo punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le carceri dell'Europa del sud assomigliano sempre di più a centri di permanenza temporanea nei quali sono detenuti i migranti destinati ad essere espulsi. Questo perché la maggioranza degli stranieri reclusi in carcere sono irregolari, o perché lo erano al momento della reclusione o perché lo diventano una volta usciti di prigione, non potendo organizzarsi nuovamente una vita da 'regolari'. L'espulsione segue dunque sovente la detenzione in carcere, quando non è direttamente usata, come avviene nella legge italiana, come strumento alternativo o aggiuntivo alla carcerazione (13). Secondo sporadiche ricerche condotte dal Dap nei maggiori penitenziari italiani, nel 2004, l'80% dei detenuti stranieri non aveva permesso di soggiorno al momento dell'ingresso in carcere (Istat, op. cit., p. 8).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso italiano non è in controtendenza rispetto all'orientamento diffuso nel resto d'Europa. La configurazione dell'espulsione come alternativa alla pena per i clandestini è presente nelle legislazioni di molti paesi europei, tanto da far pensare che nell'Unione europea si stia creando un "sistema penale dei migranti" che si differenzia dal "sistema penale dei cittadini" e si integra invece nel più generale sistema di controllo e di repressione dell'immigrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Francia il dibattito sulla "doppia pena" - pena detentiva ed espulsione - che colpisce gli stranieri è stato molto acceso dalla seconda metà degli anni Novanta. L'espressione "doppia pena" fa riferimento sia all'espulsione amministrativa degli stranieri che finiscono di scontare una condanna penale, sia all'espulsione decisa in sede giudiziaria - "interdiction du territoire français" - contestualmente a una condanna penale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutta Europa va affermandosi una nuova concezione della detenzione come strumento di incapacitazione per cui l'obiettivo non è reinserire i condannati, ma espellerli dalla società. Nel caso dei migranti l'espulsione è uno strumento più efficace e meno costoso della reclusione in carcere. Allo stesso tempo, la detenzione in carcere e la detenzione amministrativa nei Centri di permanenza temporanea tendono ad assomigliarsi: la prima perde il carattere trattamentale, mentre la seconda acquista i tratti propri di una pena inflitta al di fuori di sufficienti garanzie procedurali e scontata in condizioni spesso disumane (14).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le legislazioni restrittive in materia di immigrazione giocano dunque un ruolo molto rilevante nella criminalizzazione dei migranti. In alcuni casi esse ne favoriscono direttamente l'ingresso in carcere; in altri esse sono determinanti nel rendere precarie le condizioni di vita degli stranieri inducendoli a impiegarsi nei mercati informali e in quelli illegali. Generalmente le politiche migratorie restrittive combinano entrambi questi aspetti. Accanto ad esse, altre caratteristiche delle società di arrivo favoriscono il coinvolgimento dei migranti nelle attività criminali. Una ricerca condotta da Luigi Maria Solivetti nel 2004 (15), confrontando i dati sulla carcerazione dei migranti e alcuni dati sulle società di arrivo in 18 paesi dell'Europa occidentale, ha ad esempio mostrato una correlazione positiva fra indice di carcerazione degli stranieri e incidenza dell'economia sommersa. Vi è invece una correlazione negativa con alcune variabili come: la spesa complessiva pro capite per la protezione sociale, la percentuale di popolazione diplomata, la certezza del diritto (misurata dalla BM). Infine, l'indice di carcerazione è tanto più elevato quanto più è alto l'indice di clandestinità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I paesi dell'Europa mediterranea, che hanno le più alte percentuali di detenuti stranieri, sono caratterizzati da un benessere economico relativamente minore rispetto ai paesi dell'Europa nord-occidentale, da una certa instabilità economica, da una più iniqua distribuzione del reddito, da un modesto livello culturale e da una rapida crescita della popolazione straniera di origine extraeuropea. Più alta è la diffusione dell'economia sommersa, di comportamenti illegali, della corruzione, ecc. nelle società di arrivo, più alto è il numero degli stranieri in carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest'ultimo rispecchia dunque in parte la devianza dei non-cittadini, tuttavia essa non sembra definibile come "criminalità degli immigrati". Come ha sostenuto Dario Melossi: le radici della devianza sono sempre interne alla società in cui la devianza si manifesta (D. Melossi, Stato, controllo sociale, devianza, Mondadori, Milano 2002, p. 283). Nel caso italiano, ad esempio: "le due attività centrali alle forme di devianza anche molto gravi di cui sono protagonisti gli immigrati - il mercato degli stupefacenti e quello della prostituzione di strada - (…) sono attività dirette a soddisfare bisogni che preesistevano all'immigrazione e che ancora oggi sono ampiamente definibili come italiani (…) Da questo punto di vista i criminali 'tunisini', 'marocchini', 'albanesi' e quanti altri non sono affatto tali, ma sono criminali a tutti gli effetti 'italiani'(…)" (D. Melossi, 2002, 283). I mercati illegali che soddisfano i bisogni di trasgressione e di svago dei cittadini europei necessitano di manodopera al pari degli altri mercati: essi creano quindi occasioni di emigrazione, che sono spesso più facili da cogliere e più fruttuose delle occasioni legali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questi fattori si devono aggiungere i diversi meccanismi di discriminazione razziale e/o etnica che sono presenti a tutti i livelli del sistema penale: dalle pratiche di polizia alla fase d'esecuzione della pena, passando per il processo. Queste discriminazioni sono solo in parte consapevoli: spesso derivano da scelte tecniche finalizzate a rendere efficiente in termini di risultati quantitativi l'operato delle forze di polizia o dipendono dalle caratteristiche proprie di un sistema penale e penitenziario pensato per i cittadini, che non si adatta allo status giuridico e sociale dei migranti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I migranti sono spesso oggetto di attività di controllo discriminatorie: le polizie europee ricorrono a pratiche di controllo e di repressione che li penalizzano (16). Le strategie di contrasto al terrorismo tendono poi a favorire la pratica dell'arresto e della perquisizione selettiva dei cittadini di origine musulmana e dei migranti (17). All'indomani dell'attentato terroristico di Londra, così come del fallito attentato dell'estate scorsa, nei principali paesi dell'Unione europea si è discusso dell'opportunità di incentivare i controlli sugli immigrati e si è dato avvio a una serie di operazioni di polizia espressamente indirizzate verso le comunità musulmane, al di là delle esigenze di controllo imposte dalle indagini in corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le organizzazioni non governative hanno più volte denunciato l'uso dell'"Ethnic profiling" - di criteri etnici per l'orientamento delle azioni di polizia e per la schedatura dei dati - da parte delle forze di polizia europee, soprattutto dopo l'11 settembre 2001 (18). A queste politiche di polizia si sommano le discriminazioni arbitrarie che si verificano nei casi in cui le forze di polizia si sentono legittimate a tenere comportamenti razzisti perché l'opinione pubblica richiede una risposta dura alla criminalità. Studi sociologici (19) e indagini giornalistiche hanno messo in luce i comportamenti razzisti tenuti dalle forze di polizia e dai tribunali penali, comportamenti che emergono ad esempio anche dalla lettura dei rapporti sulla detenzione dei migranti nell'Europa del sud stilati dal Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'impressione è, tuttavia, che a esporre i migranti alla repressione penale, più che i consapevoli atteggiamenti discriminatori e razzisti di alcuni attori del sistema penale, siano, da una parte, la "discriminazione strutturale" (20) dovuta alla condizione sociale degli stranieri, dall'altra, la scelta di una politica di controllo selettiva che sceglie di concentrarsi sui migranti. Sotto quest'ultimo aspetto è evidente come le politiche adottate a partire dagli anni Novanta nella maggior parte dei paesi europei in materia di immigrazione abbiano condotto a un'intensificazione dei controlli nei confronti degli stranieri: le polizie nazionali hanno reso abituali operazioni finalizzate a mostrare l'impegno delle forze dell'ordine nel contrasto all'immigrazione clandestina. Gli stranieri, essendo oggetto di continui controlli, tendono ad accumulare denunce, imputazioni e condanne divenendo così dei plurirecidivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra le forme di discriminazione strutturale appare particolarmente grave quella che deriva dall'inadeguatezza di molti sistemi giudiziari europei a trattare i migranti come gli altri cittadini. L'esempio più illuminante è quello relativo all'uso di non concedere agli stranieri misure cautelari alternative alla custodia in carcere. Tale prassi, insieme all'analoga prassi di non concedere ai detenuti stranieri la sospensione condizionale della pena o altre pene alternative alla detenzione, è una delle cause principali dell'elevato numero di stranieri detenuti nei penitenziari europei. Vi è dunque l'esigenza di realizzare delle riforme strutturali e di fornire ai sistemi giudiziari europei le risorse umane ed economiche necessarie per assicurarne il corretto funzionamento anche nei confronti dei migranti, la cui comparizione di fronte ai tribunali e la cui presenza in carcere non può certo più considerarsi come un fatto eccezionale (21).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note&lt;br /&gt;*. Relazione presentata alle Giornate di studio sui diritti dei migranti, IV anno, Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara, 14/03/2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Ministero della giustizia polacco, dati aggiornati al 30.11.2006. Vedi International Centre for Prison Studies, World Prison Brief.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Dati del Ministero della Giustizia austriaco, al 1.11.2005. Vedi International Centre for Prison Studies, World Prison Brief.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Dati del Ministero della Giustizia estone, al 31.10.2005. Cfr. Ivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. I dati sono i seguenti: 29,7% in Spagna, 32% in Italia, 35% a Malta e 41,7% in Grecia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Al 30.06.2006 i marocchini erano il 20% dei detenuti stranieri, i tunisini il 9,7%, gli algerini il 6,3% e il 10,4% proveniva da altri paesi africani. L'indulto non ha significativamente mutato queste percentuali, nonostante una lieve flessione dei detenuti africani che sono passati dal 48,3% al 43,8% dei detenuti stranieri. Ministero della giustizia, dati riferiti al 31.12.2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, popolazione detenuta e risorse dell'amministrazione penitenziaria, Ministero della giustizia, Roma 2006.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Mia elaborazione sui dati forniti dal Ministero della Giustizia che registrano la situazione al 30-6-02.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. V. Belotti, "Doppia pena", reati e criminalizzazione, in V. Belotti, R. Maurizio, A. C. Moro, a cura di, Minori stranieri in carcere, Guerini e associati, Milano 2006, p. 101. Rielaborazione dati Istat e Ministero della giustizia riferiti al 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Ivi, p. 102.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. La Romania (31%), il Marocco (24%), la Serbia (16%) e l'Albania (9%).Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. La maggioranza dei dati qui riportati è tratta da INTERNATIONAL CENTRE FOR PRISON STUDIES, World Prison Brief, cit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, popolazione detenuta e risorse dell'amministrazione penitenziaria, cit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. La legge italiana sull'immigrazione prevede che ogni straniero entrato in carcere per uno dei reati previsti all'art. 380, commi primo e secondo, del codice di procedura penale e per qualsiasi reato attinente alla droga o alla libertà sessuale debba essere espulso una volta scontata la pena. L'art. 16 del Testo Unico sull'immigrazione, così come è stato modificato dal provvedimento del 2002, prevede inoltre l'utilizzo dell'espulsione come misura alternativa alla detenzione. Il magistrato di sorveglianza deve infatti procedere all'espulsione di tutti i detenuti stranieri irregolari che siano identificabili e abbiano meno di due anni di pena detentiva da scontare. La legge Bossi-Fini ha poi stabilito che gli immigrati che hanno commesso un reato per cui è previsto l'arresto in flagranza non possano ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno e vadano dunque incontro all'espulsione. L'espulsione diviene così esplicitamente una pena, configurando un regime penale ad hoc per i migranti. La legge aveva infine previsto l'arresto obbligatorio dello straniero irregolare che non aveva ottemperato all'ordine di lasciare entro 5 giorni il territorio nazionale o che aveva violato l'obbligo di reingresso. L'arresto era finalizzato a renderne possibile l'immediata espulsione. La Corte costituzionale ha sancito l'incostituzionalità di questa norma. Il meccanismo sanzionatorio speciale è stato, tuttavia, ripristinato dalla legge n. 271 del 2004, che ha trasformato la violazione dell'ordine di lasciare il paese da contravvenzione in delitto, rendendo legittimo l'arresto obbligatorio in flagranza e permettendo che lo straniero sia prima arrestato e poi espulso. Espulsione e pena detentiva sono dunque state equiparate. In questo modo la funzione rieducativa della pena è definitivamente cancellata ed è esplicitamente istituito un sistema penale differenziato per gli stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Vedi la denuncia del giornalista Federico Gatti che, fingendosi migrante, è riuscito a entrare nel Centro di detenzione temporanea di Lampedusa (F. GATTI, Io clandestino a Lampedusa, "L'espresso", 40 (2005)). Gatti ha sostenuto che la sua presenza a Lampedusa, come quella di molti migranti entrati con lui nel Centro nella settimana fra il 24 e il 30 settembre 2005, non è mai stata convalidata dal giudice. Le condizioni igieniche del Centro sono secondo il giornalista gravissime. Inoltre, durante la sua reclusione, egli ha potuto assistere ai comportamenti razzisti di molti carabinieri in servizio nel Centro, a percosse e a forme di violenza psicologica nei confronti dei detenuti. Il tema dei Centri di permanenza temporanea meriterebbe di essere trattato approfonditamente. Qui si può solo accennare ad alcuni degli aspetti più gravi che riguardano la detenzione in questi centri. Per un esame della questione in chiave sia sociologica, sia filosofico-politica, vedi F. RAHOLA, Zone definitivamente provvisorie. Campi di internamento e diritti umani, Ombre Corte, Verona 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. L. M. Solivetti, Immigrazione, integrazione e crimine in Europa, Il mulino, Bologna 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. I dati relativi alle persone fermate e perquisite dalla polizia (secondo la tecnica di "stop and search") nel Regno Unito nell'anno 2003-2004, riportati dallo Home Office, mostrano che i neri sono stati fermati sei volte più dei bianchi e gli asiatici il doppio dei bianchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Nel marzo del 2005 il Ministro dell'interno britannico ha esplicitamente ammesso che le misure antiterrorismo sono destinate a colpire in prevalenza i musulmani, poiché la minaccia proviene dal mondo islamico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. Il tema è trattato esaustivamente nel dossier redatto dall'Open Society Justice Initiative (AA.VV., Ethnic Profiling by Police in Europe, Open Society Justice Initiative, London 2005). Secondo alcuni analisti la forza di polizia comunitaria, Europol, incaricata principalmente della prevenzione e della repressione del crimine organizzato, opera assumendo che la criminalità si organizza su basi etniche. L'opinione pubblica europea sostiene queste pratiche discriminatorie nella convinzione che siano efficaci a contrastare il terrorismo e la criminalità internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. Vedi ad esempio F. QUASSOLI, Immigrazione uguale criminalità: rappresentazioni di senso comune e pratiche degli operatori del diritto, "Rassegna italiana di sociologia", 1 (1999).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. Il termine richiama la sociologia di Pierre Bourdieu e fa riferimento alla discriminazione che deriva dalla povertà di capitale economico, sociale e culturale che caratterizza i migranti sospingendoli nella marginalità. Con questo termine mi riferisco tuttavia anche alla 'non-idoneità' degli stranieri a relazionarsi con un apparato penale che prevede garanzie pensate per i cittadini, ossia per soggetti ben inseriti nel tessuto sociale e dotati di strumenti economici, sociali e culturali di cui i migranti non dispongono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. Per chiudere con una nota minimamente ottimistica (o idealistica, dipende dai punti di vista) vorrei citare la proposta di riforma dell'ordinamento penitenziario attualmente giacente in parlamento. Si tratta di una riforma elaborata sotto il coordinamento di Alessandro Margara, già direttore del DAP, amico e collaboratore di Mario Gozzini, che provvede a rimuovere il più possibile le norme che discriminano gli stranieri nella fase esecutiva: dalla concessione dei permessi alle misure alternative, fino ai colloqui e alle telefonate. Se una simile riforma fosse approvata, l'Italia farebbe un grosso passo avanti nella eliminazione della "discriminazione strutturale" che contribuisce alla forte presenza di stranieri in carcere.&lt;br /&gt;Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, ISSN 1826-8269 Chi siamoQuaderni JG-FeltrinelliRubricheDiscussioni onlineRecensioniJournalsLinks-A A A+&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nel sito nel Web&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-7267371260516178710?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/7267371260516178710/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=7267371260516178710' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7267371260516178710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7267371260516178710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/gli-stranieri-nelle-carceri-europee-di.html' title='Gli stranieri nelle carceri europee di Jura Gentium'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-1178170957808602336</id><published>2010-08-14T10:17:00.000-07:00</published><updated>2010-08-14T10:29:05.103-07:00</updated><title type='text'>andrea costa, fondatore del partito socialista italiano</title><content type='html'>Salvatore Lo Leggio &lt;br /&gt;Saggi e commenti di politica, letteratura e varia umanità. Ogni domenica un articolo sui fatti della settimana. Ogni lunedì una poesia d'autore. Quasi tutti i giorni pezzi nuovi e pezzi vecchi. Appuntamenti e libri. Borghesi e reazionari, pretonzoli e codini, reggicode e reggisacchi, ruffiani e pecoroni, tremate!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14.8.10&lt;br /&gt;Per il centenario di Andrea Costa (Imola 1851 - 1910). Intervista a Carlo De Maria. &lt;br /&gt;Il centenario della morte di Andrea Costa, l’anarchico che fondò il socialismo italiano, è passato praticamente sotto silenzio: pochi articoli sui quotidiani, un convegno e una mostra nella sua Imola, nessuna riflessione approfondita. In questo piccolo blog sono già presenti un paio di post che utilizzano l’occasione del centenario per rievocare alcuni tra i passaggi più significativi di una grande esperienza etica e politica (http://salvatoreloleggio.blogspot.com/2010/01/per-il-centenario-di-andrea-costa-imola.html - http://salvatoreloleggio.blogspot.com/2010/02/per-il-centenario-di-andrea-costa-imola.html). Oggi vi aggiungo una bella intervista allo storico Carlo De Maria, che ho trovato nell’archivio della benemerita rivista “Una città”, tratta dal numero 175 dello scorso giugno 2010 e realizzata da Franco Melandri e Gianni Saporetti. (S.L.L.) &lt;br /&gt;Carlo De Maria svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di discipline storiche dell’Università di Bologna. Si occupa di storia del socialismo, dell’associazionismo popolare e delle autonomie locali. Ha lavorato sulle carte e sulle biografie di Camillo e Giovanna Berneri, Alessandro Schiavi e Andrea Costa. Recentemente ha curato il volume Andrea Costa e il governo della città. L’esperienza amministrativa di Imola e il municipalismo popolare. 1881-1914, (catalogo della mostra organizzata per il centenario della morte di Andrea Costa), Diabasis, 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Costa è stato fondamentale nella storia del socialismo italiano, e nella stessa storia d’Italia, ma è oggi un personaggio praticamente dimenticato, quasi considerato di secondo piano...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ vero che oggi di Andrea Costa si parla poco e, più in generale, sono le tradizioni del socialismo (intendendo questo termine nel senso più ampio, dall’anarchismo al socialismo riformista) che sembrano non trovare più spazio nel dibattito pubblico, nella vita culturale del paese. La figura di Costa richiama vicende politiche e biografiche che oggi appaiono lontanissime, ma che in realtà non sono slegate dal nostro tempo e sono ancora in grado di parlarci. Sono convinto che, per certi aspetti, Costa si riveli essere nostro contemporaneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Puoi parlarci della sua biografia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costa nasce nel 1851 e appartiene alla generazione dei giovani nati troppo tardi per partecipare alle lotte risorgimentali. Le prime reclute, come lui, del socialismo anarchico erano, in qualche modo, dei garibaldini mancati. In molti casi era assai stretto il loro rapporto ideale con Garibaldi. Ad esempio, il legame tra Costa e Garibaldi è un legame intenso: si conserva una lettera del 1872 di Garibaldi a Costa, il quale poi, nel 1907, partecipò al pellegrinaggio a Caprera, in occasione del centenario della nascita dell’"eroe dei due mondi”. Il rapporto e lo scambio tra il primo socialismo italiano e Garibaldi sono da ricondurre a varie ragioni, in particolare al fatto che il patriottismo di Garibaldi non si era mai chiuso in una prospettiva nazionalista, ma si era invece coniugato con una battaglia di libertà e giustizia sociale più ampia: propriamente internazionalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è solo un esempio di come, attraverso il percorso del giovane Costa, sia possibile cogliere il socialismo al suo stato nascente e seguire la formazione del movimento socialista nel nostro Paese. Proprio in ragione della sua storia personale, Costa ebbe la capacità di rappresentare il socialismo nel senso più ampio del termine (in senso morale, appunto), al di sopra delle correnti e delle parti. A emergere è la vicenda profonda della sinistra italiana ed europea, i tanti filoni di pensiero e di azione sociale che l’animavano nell’800 e nei decenni a cavallo del 1900, rendendola un universo plurale. La vitalità di quel primo socialismo e la sua ricchezza consistevano nella diversità delle scuole (come tante volte ha rilevato Pino Ferraris).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dagli ultimi decenni dell’800, Costa rappresenta un punto di riferimento per le associazioni popolari di tutta Italia: dalla Sicilia alle regioni settentrionali. Anche per questa via passa il consolidamento della recente unità nazionale. Si è spesso insistito su una estraneità del mondo socialista rispetto alle istituzioni dello Stato liberale, ma di fatto il prezioso patrimonio di solidarietà e di educazione civile sedimentatosi grazie all’opera di sindacati, cooperative e comuni rossi contribuì al consolidamento della giovane comunità nazionale. Mi riferisco ai molti aspetti del personalismo associativo, all’incontro tra spirito d’associazione e iniziativa economica, alle tante forme della così detta "economia sociale” o "economia popolare”: dal mutuo soccorso, alla cooperazione, alle casse rurali (fenomeni che interessavano non solo il versante laico e socialista, ma anche quello cattolico). Ci viene restituita una immagine della società civile come luogo della solidarietà: era centrale il rapporto tra autonomia e solidarietà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha scritto Nadia Urbinati (proprio su "Una città”), associarsi per uno scopo condiviso e scelto autonomamente è l’essenza della democrazia. Il problema è che, nel corso del ’900, in società sempre più rigidamente strutturate, si è spesso smarrito il nesso tra il momento dell’associazione e quello dell’organizzazione: il secondo ha finito per prevalere, soffocando irrimediabilmente il primo. Dal partito-associazione si è passati al partito-organizzazione. Attingere alle origini del socialismo (e mi riferisco, in particolare, al socialismo anarchico) significa anche ridimensionare la polarizzazione tra collettivismo e individualismo. Una antinomia tra due astrazioni - come mi spiegava Pino Ferraris - che è stata fortemente alimentata nel XX secolo dalla sfida tra comunismo e capitalismo e che ha finito, però, per far dimenticare come nell’esperienza vitale non possa esistere società senza individui, così come non esistono individui senza società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vorrei far passare l’idea troppo semplificata di un XX secolo come periodo di chiusura, rispetto a idee fertili elaborate nel secolo precedente. Non corrisponderebbe al vero; ma certo se ci interroghiamo sul modello decentrato del socialismo di fine ’800 e di inizio ’900, su un riformismo municipale dai tanti centri diffusi nella società, non possiamo non ricordare che, storicamente, la sua crisi è segnata, a livello europeo, dall’avvento dei fascismi, dalla crescita degli apparati statali, dall’affermarsi anche a sinistra di una idea tecnocratica e centralistica (spesso autoritaria) nella gestione della politica e dell’economia. Naturalmente, in tutto questo, giocò un ruolo fondamentale anche la crisi economica del 1929-31, per fronteggiare la quale si pensò necessario aumentare l’intervento dello Stato nella società. È il processo che ha portato, per rifarsi alle categorie filosofiche di Aldo Capitini, "all’assoluto dello Stato” (che si afferma proprio negli anni ’20 e ’30 del ’900), al quale si è poi aggiunto, nel secondo dopoguerra, "l’assoluto del benessere”: il consumismo e la frenesia dei consumi (come ricorda spesso Goffredo Fofi). Sono questi assoluti che hanno cancellato l’esperienza del primo socialismo italiano ed europeo, del socialismo decentrato e libertario che attraversa praticamente tutta la vita e l’azione di Costa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, dicevi che Costa ha ancora un interesse per l’oggi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna ricominciare a pensare in termini di un nuovo inizio, credo proprio di sì, ma senza radici e senza tradizioni politiche che costituiscano una ispirazione e un punto di riferimento ideale ho l’impressione che non si vada da nessuna parte. Con riferimento all’attualità: è cosa vana ripetere di essere «riformisti», se poi il termine si rivela svuotato, incapace di agganciarsi a una tradizione di cultura politica, a una storia, o forse sarebbe meglio dire a più storie. Per parlare di Andrea Costa, comunque, conviene partire da alcuni riferimenti cronologici. Dunque, andiamo con ordine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1864, a Londra, nasce l’Associazione internazionale dei lavoratori, la Prima Internazionale, e fra i fondatori, accanto a Marx ed Engels, ci sono i mazziniani, ci sono gli anarchici mutualisti di Proudhon e altre correnti della sinistra europea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In virtù di questa pluralità lo statuto dell’Internazionale ha un carattere abbastanza vago e l’unico punto chiaramente fissato riguarda il mutuo appoggio e la comunicazione tra le società operaie europee, il tutto in vista dell’emancipazione dei lavoratori e della riforma generale della società, a sua volta posta nella generica prospettiva di una "nuova umanità”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso 1864, Michail Bakunin - nobile russo passato all’attività antizarista e democratica - arriva in Italia seguendo l’eco delle imprese garibaldine, una eco arrivata perfino in Siberia, da dove Bakunin era fuggito dopo alcuni anni di prigionia. Dapprima Bakunin si stabilisce a Firenze, poi va a Napoli ed è lì che cominciano a nascere le "Fratellanze”, cioè le sezioni della "Alleanza internazionale della democrazia socialista”, l’organizzazione che Bakunin sta costituendo e che presto confluirà nella Prima Internazionale. Il rivoluzionario russo trova seguito soprattutto fra gli elementi della sinistra repubblicana, da cui infatti vengono Alberto Mario, a Firenze, e Saverio Friscia, Carlo Gambuzzi, Giuseppe Fanelli (che sarà poi l’iniziatore del movimento anarchico in Spagna) a Napoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le "Fratellanze” bakuniniste sono, di fatto, le prime cellule del socialismo in Italia, ma solo all’inizio degli anni ’70 si afferma la prima, vera e propria, generazione di anarchici italiani. Una generazione memorabile, nata intorno al 1850: tra di loro, Carlo Cafiero, nato nel 1846 in Puglia ma da una famiglia originaria di Meta di Sorrento, il campano Errico Malatesta (1853) e il romagnolo Andrea Costa (1851). Nel giugno 1872, a Rimini, si tiene il congresso della Federazione italiana dell’Internazionale, ed è proprio qui che viene fissato l’indirizzo libertario del primo socialismo italiano, influenzato da Bakunin e dai suoi seguaci: Costa, Cafiero e Malatesta. Nello stesso 1872, però, si arriva anche a una serie di scontri interni all’Associazione internazionale dei lavoratori che porterà alla sua spaccatura. Dapprima, il Consiglio generale dell’Internazionale, guidato da Marx, espelle Bakunin con l’accusa di manovre scissionistiche, per tutta risposta a Saint-Imier, in Svizzera, nasce il movimento anarchico internazionale, al quale aderiscono le federazioni italiana, francese, belga, spagnola, russa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il movimento socialista italiano, alla sua nascita, ha quindi un indirizzo libertario, anarchico, e fortemente insurrezionalista ed è anche in virtù di questa impostazione che, già nel 1874, comincia la stagione dei tentativi insurrezionali, cioè della "propaganda col fatto”. Il primo di questi tentativi è a Bologna - Costa è tra gli organizzatori e anche Bakunin partecipa, nonostante sia ormai anziano - ma abortisce perché le forze dell’ordine smantellano l’organizzazione prima dell’inizio dei moti. Bakunin riesce a fuggire, mentre Costa viene incarcerato e si farà due anni di prigione, prima di essere assolto nel processo del ’76. Viene assolto anche perché quell’anno cambia decisamente il quadro politico italiano che, col primo governo Depretis, vede la sinistra liberale subentrare alla destra storica, che aveva governato fino ad allora. È da ricordare che a quel processo testimoniò, in difesa di Costa, anche Carducci, di cui Costa seguiva le lezioni e del quale si era guadagnato la stima. Costa frequentò l’Università a Bologna, dove conobbe bene anche Giovanni Pascoli, ma, non avendo i soldi per un’iscrizione effettiva, seguì l’Università da uditore, per cui non prese mai la laurea. Aveva comunque un’ottima cultura, era un poliglotta e un oratore di talento straordinario. Era di corporatura esile (invecchiando poi ingrassò), non era molto alto e portava degli occhiali tondi, da miope. Sembrava un chierichetto, però aveva un’eloquenza straordinaria e sono molte le testimonianze che sottolineano come i suoi discorsi fossero in grado, oltreché di svolgere concetti importanti, di emozionare moltissimo chi lo ascoltava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando ai tentativi insurrezionali degli anarchici…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo tentativo insurrezionale è nel 1877, quando un gruppo guidato da Cafiero, Malatesta e Pietro Ceccarelli, un romagnolo, prova a far insorgere i paesi dei monti del Matese, vicino a Benevento. Dopo pochi giorni, però, questo piccolo gruppo viene accerchiato dalle truppe regie, costretto alla resa e incarcerato (ed è proprio durante la detenzione che Cafiero scriverà il famoso Compendio del Capitale di Marx). Il nuovo fallimento segna la crisi definitiva del metodo insurrezionale, già palesatasi nel ’74. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, a Milano, aveva cominciato a uscire la seconda serie de "La plebe”, una rivista importantissima diretta da Osvaldo Gnocchi Viani e Enrico Bignami. "La plebe” è un crocevia di tutte le scuole socialistiche italiane ed europee ed è il luogo da cui arrivano in Italia tanti influssi dall’Europa, dai movimenti francese, belga, tedesco. Non è quindi un caso che Costa, nel luglio del 1879, mentre è in carcere in Francia, pubblichi proprio in essa la famosa Lettera ai miei amici di Romagna, che preannuncia la svolta, politica e teorica, che lo porta, dal socialismo anarchico e insurrezionalista, a un socialismo riformatore e gradualista. Questa svolta di Costa è stata a lungo vista solo nei termini relativi alla diatriba ideologica, ma io credo che, per capirla veramente, occorra allargare lo sguardo ai mutamenti politici e istituzionali che avvengono in quel periodo in Italia e in Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strategia insurrezionale dell’anarchismo, infatti, poteva essere comprensibile e collocarsi con coerenza in una situazione in cui, ad esempio, votava l’1% della popolazione e l’élite di governo era completamente chiusa a prospettive di un allargamento democratico. La situazione, però, comincia a cambiare nel 1876, quando appunto la sinistra storica va al potere e si comincia a parlare di educazione elementare obbligatoria, di allargamento del suffragio, di riduzione delle misure di polizia contro i sovversivi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in Europa le cose si muovono. Il movimento socialista belga, che era una delle componenti più forti dell’Internazionale anarchica, sul finire degli anni ’70, pur rimanendo di impostazione libertaria, passa nel campo del socialismo gradualista, mentre il Partito operaio francese, all’inizio degli anni ’80, si dichiara favorevole alla partecipazione alle elezioni e si dà un programma amministrativo. In quegli anni Costa gira l’Europa e comprende l’importanza della conquista di alcune libertà fondamentali. La svolta di Costa, però, non è propriamente una svolta dall’anarchismo alla socialdemocrazia, ma è un passaggio dalla prospettiva dell’anarchismo insurrezionalista a un socialismo ancora molto vicino all’idea della rivoluzione libertaria, ma che si apre via via alle esigenze del gradualismo e della lotta parlamentare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1880, Costa è di nuovo in Italia (sono gli anni del sodalizio politico e sentimentale con Anna Kuliscioff) e fonda a Rimini -guarda caso- il Partito socialista rivoluzionario di Romagna, che secondo me è il partito più straordinario che sia mai esistito in Italia. Questo non solo perché rappresenta un tornante nella storia del primo movimento socialista italiano, ma soprattutto perché era un partito aperto, libertario, semi-anarchico, con una grande vocazione all’internazionalismo e, nello stesso tempo, con un forte insediamento regionale in Romagna, in Emilia, nel nord delle Marche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le caratteristiche programmatiche del partito hanno il loro fulcro nell’idea di associazione, cioè nell’idea di applicare il personalismo associativo a tutte le esigenze della vita. Da questa idea deriva un’impostazione politica federalista incentrata sui comuni, che ci si propone di conquistare anche grazie al terzo elemento di rilievo del suo programma, cioè l’alleanza con i democratici e con i radicali. Da tutto questo deriva la visione federale ed eclettica che Costa ha del partito politico, una visione che verrà confermata anche dalle perplessità con le quali egli accolse la nascita del Partito socialista italiano, nel 1892. Sotto l’impulso di Filippo Turati, il PSI nasceva, infatti, con una sua dottrina, che era il marxismo, e con una sua apparente omogeneità, rompendo da una parte con gli anarchici e dall’altra con la democrazia radicale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, Costa avrebbe voluto evitare lacerazioni che potessero indebolire il movimento di emancipazione popolare. La famiglia socialista, pur rissosa, doveva rimanere unita, perché l’unità -secondo le parole del leader socialista imolese- «non sta solo nell’uniformità». Costa pensava a una visione federale della sinistra, a un grande partito capace di tener conto delle diversità regionali e di ogni gradazione del socialismo. La componente parlamentare avrebbe potuto operare all’interno delle istituzioni, mentre quella libertaria e di base avrebbe garantito un contatto costante con la «questione sociale». In definitiva, era proprio nella diversità e nel pluralismo che Costa vedeva una garanzia di coerenza ed efficacia per il socialismo italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza voler azzardare paragoni impropri con l’attualità, mi sembra comunque da rilevare come sia all’ordine del giorno il tema della forma partito-federale. I temi all’attenzione del dibattito pubblico sono il radicamento sul territorio, la volontà di combattere la verticalizzazione e la concentrazione del potere politico, le tendenze populiste, anche se non vanno sottovalutati i rischi legati al potere personale dei leader locali (capi e capetti). Ma quello che mi sta più a cuore sottolineare, di fronte alle miserie culturali che vive oggi l’Italia, è la lezione di laicità che Costa riesce ancora a impartire. L’essere laico significa coltivare l’apertura al dialogo. La strada difficile del dialogo rappresenta, insomma, la cifra del vero laico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pluralità delle impostazioni socialiste per lui aveva una funzione critica, che avrebbe permesso al movimento di correggersi dall’interno...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costa era presente a Genova, nel 1892, quando venne fondato il Partito socialista, ma la situazione del congresso, molto caotica, lo lasciò male, soprattutto a causa degli scontri tra socialisti e anarchici: un dialogo troncato. Per questo non aderì al nuovo partito e tornò a Imola profondamente deluso, anche se poi, nel ’93, i socialisti romagnoli aderiranno al Partito socialista italiano proprio su invito di Costa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel partito che aveva in mente la forma federale avrebbe permesso che, all’interno di esso, trovassero cittadinanza tutte le correnti del socialismo e tutte le declinazioni regionali del movimento di emancipazione. Era ben consapevole dell’infinita varietà territoriale e culturale della penisola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la fiducia in un’organizzazione politico-sociale imperniata sulle autonomie locali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì. Al di là del fatto che all’inizio degli anni ’90 si potesse effettivamente fare un partito federale e ragionare con gli anarchici, quel che risulta interessante è la complessità di Costa, i problemi che voleva far emergere, anche perché, tante volte, le visioni problematiche e contraddittorie sono più interessanti di quelle monolitiche. Carlo Rosselli, nel 1932, in esilio a Parigi, dedica un saggio bellissimo a Filippo Turati, morto quell’anno. Rosselli conosceva benissimo Turati, gli era molto affezionato, ma in questo saggio gli muove una critica proprio relativa alla svolta del 1892. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rosselli non cita Costa - può darsi che non fosse neanche a conoscenza delle perplessità di Costa sull’operato di Turati - e scrive che Turati aveva ragioni da vendere quando dichiarava incompatibile il socialismo con la concezione dell’anarchismo individualista, o dell’anarchismo inteso in senso volgare, ma, dall’altra parte, sempre secondo Rosselli, Turati aveva sottovalutato l’apporto di una corrente dell’anarchismo, la comunista-anarchica (quella di Malatesta), che col socialismo non era in antitesi necessaria e anzi, almeno in pratica, poteva servire a correggerne l’eccessiva e pericolosa fiducia accordata all’azione dello Stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La migliore riprova di quanto diciamo - continuava Rosselli - si trova nel fatto che oggi i socialisti sono assai più vicini ad anarchici come il Malatesta o il Fabbri, che non ai vecchi compagni rivoluzionari passati al comunismo dittatoriale”. Come si vede, a trent’anni di distanza ritornavano le stesse questioni, e ritornavano in un’Europa che era completamente cambiata...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La visione di partito osteggiata da Costa, quella che si specchia nello Stato, che è uno Stato nello Stato, è la visione della socialdemocrazia tedesca, ma in Belgio, ad esempio, il partito socialista era ben diverso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come accennavo prima, il movimento socialista belga e il suo leader, César De Paepe, furono fondamentali per la riflessione di Costa. Nel 1877, a Gand, si tenne un Congresso universale socialista, promosso dai socialisti fiamminghi di De Paepe e fu lì che le potenti organizzazioni socialiste belghe, che fino ad allora erano state nell’Internazionale libertaria, passarono in un’ottica di socialismo gradualista. A quel congresso era presente anche Costa, allora ancora su posizioni anarchiche insurrezionaliste, ma quel congresso, e le posizioni di De Paepe, lo colpirono tanto che, nella lettera Agli amici di Romagna, cita proprio il congresso di Gand come esempio. In quel congresso, De Paepe sviluppò l’idea di una sinistra federale, cioè di una sinistra aperta alle riforme e alla lotta gradualista all’interno delle istituzioni, ma che non rinunciava a una prospettiva di trasformazione in senso libertario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo un passo indietro: la lettera agli amici di Romagna provocò un feroce dibattito, in particolare con gli anarchici, ma mise anche in luce che non erano pochi quelli che, come il gruppo che faceva capo al giornale "La rivendicazione” di Forlì, erano disponibili a sperimentazioni politiche pur restando chiaramente anarchici…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questo dibattito è indicativo l’atteggiamento di Cafiero, che nel ’79, al momento della svolta, attacca durissimamente Costa, ma poi, in una famosa lettera del 1882, gli darà ragione. Questo vuol dire che, dei tre principali esponenti del primo anarchismo italiano, Costa, Cafiero e Malatesta, all’inizio degli anni ’80 due sono d’accordo nell’accettare una forma di lotta all’interno delle istituzioni ed è solo Malatesta a rimanere contrario. Questa divergenza è indice del fatto che l’ambiente politico, che negli anni ’70 aveva portato a scegliere l’insurrezionalismo, negli anni ’80 stava profondamente mutando, a cominciare da fatto che, nel 1882 c’è la riforma del suffragio politico, che non solo porta l’elettorato al 6,9%, ma soprattutto cambia il metodo con cui si seleziona l’elettorato stesso. La riforma dell’82, infatti, sancisce che, nel binomio censo-capacità (il binomio che nell’800 decideva chi votava e chi no), l’elemento della capacità diventa sempre più importante a scapito del censo, tant’è che si stabilisce che possono votare tutti quelli che hanno fatto la seconda elementare, indipendentemente dai soldi che guadagnano. L’impegno dei socialisti nell’educazione popolare -quindi le scuole serali, le biblioteche e le università popolari- va visto anche in questo senso, perché educare il popolo significa anche guadagnare potenzialmente dei nuovi elettori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1882, Costa entra in Parlamento, vincendo le elezioni nel collegio di Ravenna e divenendo il primo deputato socialista italiano. Nel movimento socialista dell’epoca, e non solo fra gli anarchici, la diffidenza verso il parlamento era molto diffusa e quando Costa si era presentato alle elezioni aveva lasciato intendere che non avrebbe mai prestato giuramento alla monarchia e che quindi, se avesse vinto, per forza di cose avrebbe dovuto rinunciare alla carica. Quando però vinse, nacque un grosso dibattito, nel quale intervenne anche Cafiero che, nella famosa lettera cui ho già accennato, sostenne che Costa doveva entrare in Parlamento per portare lì la voce dei lavoratori. Costa quindi divenne deputato, prestò giuramento di fedeltà alla monarchia (nel 1909 divenne anche presidente della Camera) e fu questo che, alla fin fine, gli anarchici non accettarono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va comunque tenuto presente che, all’epoca, i deputati non avevano un’indennità, quindi la scelta di Costa di entrare in Parlamento fu assolutamente una scelta propriamente politica, non certo per il desiderio di benefici personali. In effetti, poi, gli interventi di Costa alla Camera dei deputati furono veramente gli interventi del portavoce del movimento di emancipazione, non si staccò mai dalla questione sociale, gli rimasero sempre ben presenti i problemi delle classi popolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il 1888 e il 1889 l’allargamento del suffragio viene portato anche nel voto amministrativo ed è proprio questo cambiamento a fare sì che, nelle amministrative dell’89, i socialisti di Costa, alleati ai repubblicani e ai democratici, riescano a vincere le elezioni amministrative a Imola, che così diventa il primo comune italiano a guida socialista. Fu un fatto epocale, anche perché, oggi, Imola può apparire un centro periferico, ma all’epoca non lo era per niente, aveva oltre 30.000 abitanti ed era uno dei fulcri, come Reggio Emilia, del movimento di emancipazione popolare in Italia, tant’è che vi si tenne il Congresso nazionale del Partito socialista italiano del 1902, così come se ne doveva tenere uno nel 1894, che venne proibito da Crispi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Puoi parlarci di dell’esperienza amministrativa Costa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’indomani della vittoria dell’89, Costa assume due posti chiave: assessore alla Pubblica istruzione e vice-presidente della Congregazione di Carità. Riguardo all’assessorato alla Pubblica istruzione, Costa si dà concretamente da fare per incrementare le borse di studio e l’educazione popolare (scuole elementari, serali, domenicali). Come vice-presidente, e poi presidente, della Congregazione di Carità, invece, Costa opera per cambiare la tradizionale logica della carità verso i vinti, muovendo verso un sistema di previdenza più moderno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Congregazione di Carità era un’istituzione del Comune che riuniva le Opere pie del circondario e aveva una importanza fondamentale per le classi popolari, perché non esisteva un welfare state e lo Stato liberale, fino agli inizi del ’900, si disinteressò della questione sociale, demandando tutto alla beneficenza. L’innovazione portata in questo campo dall’amministrazione popolare di Imola -una innovazione che poi l’ha resa un esempio per tante altre amministrazioni dell’epoca- consiste in una gestione legata al riconoscimento dei problemi sociali. Ad esempio, il Comune di Imola interveniva direttamente per alleviare la condizione dei lavoratori costretti a emigrare in cerca di lavoro; finanziava le "cucine economiche” (cioè mense pubbliche, a basso prezzo, o addirittura gratuite, per i meno abbienti) e i dormitori pubblici. Cominciava ad articolarsi un welfare locale, che comprendeva anche la costruzione di abitazioni popolari, le "case operaie”. Un’altra questione particolarmente interessante è poi quella delle municipalizzazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dagli ultimi anni dell’800, non solo a Imola ma in tutta Italia (soprattutto, però, nella parte centro-settentrionale del Paese), le amministrazioni locali cominciarono a orientarsi verso la municipalizzazione dei servizi di fornitura di acqua, gas ed energia elettrica. Inizialmente si trattò di un fenomeno locale spontaneo, che vide all’avanguardia le amministrazioni socialiste, poi venne regolato dalla Legge Giolitti del 1903. Alla base di questo movimento c’era la consapevolezza che i crescenti bisogni dei centri urbani e delle classi popolari non potevano più essere fronteggiati da una gestione privata dei servizi, i quali invece potevano essere presi in carico dalle amministrazioni locali consentendo così sia dei prezzi migliori per gli utenti, sia una garanzia del servizio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio la legge del 1903 prevedeva dei referendum comunali nei quali i cittadini potevano esprimere il proprio favore, o la propria contrarietà, ai provvedimenti di municipalizzazione. L’istituto del referendum locale venne abolito dal fascismo e non è stato più ripreso nell’Italia repubblicana, ma questa è stata una perdita secca, perché era veramente l’espressione di una sana democrazia dal basso. Il referendum comunale più significativo che si svolse a Imola è quello del 1908, che riguardava l’aumento delle tasse comunali. Il Comune di Imola si rivolse agli elettori e disse, grosso modo: "Nel 1906 abbiamo municipalizzato l’energia elettrica, in precedenza l’officina del gas. Questi e altri servizi comportano dei costi, quindi siamo costretti ad aumentare le tasse locali di tot: siete favorevoli o contrari?” Il risultato fu una vittoria schiacciante: 1235 elettori per il "sì”, 154 per il "no” e 37 voti nulli. Il 90% dei cittadini, quindi, si dichiararono favorevoli all’aumento delle tasse per garantire migliori servizi. E’ chiaro che referendum di questo tipo, per un’amministrazione, sono una legittimazione democratica straordinaria ed infatti questa politica proseguì e nel 1912 ci fu l’ultima municipalizzazione, quella dell’acqua. A tutto questo, poi, ci sarebbe da aggiungere il peso avuto da Costa, e dalla sua visione di un socialismo decentrato, nelle cooperative, nel mutuo soccorso, nelle casse rurali, nelle case del popolo, nelle università popolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlavi all’inizio di Costa come nostro contemporaneo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono molte le riflessione sui problemi e le prospettive della nostra democrazia che ci sono suggerite da Costa. Basti pensare che il suo socialismo, il suo profilo autonomistico, sono senza dubbio da collocare all’interno della storia del pensiero federalista e dell’azione autonomistica nell’Italia unita. Come rilevava Gaetano Salvemini, il sistema federale è una scuola di auto-governo e di auto-educazione e come ricordava Norberto Bobbio l’autonomia va intesa in senso etimologico come capacità di dare norme a se stessi. Un necessario richiamo, insomma, alla questione della responsabilità e dei doveri, che si pone controcorrente rispetto all’isolamento dell’ognuno pensi per sé. (In vista del 150° dell’unità d’Italia, sono stati opportunamente ristampati I Doveri dell’Uomo di Giuseppe Mazzini). Chi si impegnava, come Costa, per la trasformazione sociale e intendeva l’utopia come una aspirazione ideale e morale al miglioramento e alla completa dedizione di sé, anteponeva i doveri ai diritti (o, per lo meno, teneva ben presente accanto ai diritti anche i doveri). L’esigenza mi sembra sia, oggi, quella di ricongiungere la questione morale alla tradizione socialista, un nesso che ha caratterizzato per lungo tempo il cosiddetto "modello emiliano” e che affonda le sue radici proprio nell’eredità dei Costa, dei Prampolini e dei Massarenti. Parlo di modello emiliano con riferimento a una cultura e una educazione politica, a virtù civiche e capacità organizzative, a una attenzione ai problemi di tutti... ma magari su questo punto torniamo più tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro aspetto mi sembra da mettere in rilievo, ora, ed è la fiducia di Andrea Costa nel valore dell’agitazione pubblica e della critica sociale. Costa scopre l’importanza dell’opinione pubblica, di una opinione pubblica che in quegli anni va allargandosi, grazie all’ampliamento del suffragio. E qui entra in gioco la sua grande capacità di emozionare chi lo ascoltava. A questo proposito, in molti hanno citato le memorie di Anselmo Marabini pubblicate nel 1949, e in effetti vale la pena rileggerne almeno un brano: «I discorsi di Andrea Costa da me ascoltati nella mia adolescenza non solo mi entusiasmavano per la loro eloquenza e per la loro passione, ma le cose che egli diceva, l’eccitamento alla lotta per la conquista di una migliore organizzazione sociale mi colpivano e mi conducevano ad esaminare le miserie intorno alle quali vivevo nelle squallide campagne di allora, e pian piano cresceva nella mia coscienza una profonda simpatia verso quella santa lotta di emancipazione umana». È appena il caso di ricordare il nesso tra emozione e partecipazione, ma anche tra emozione e cultura (l’interesse per un tema o un soggetto parte solitamente da una emozione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accennavi una riflessione sulla storia del socialismo dalle radici ottocentesche (quelle di Costa e di altri) fino ad arrivare al modello emiliano...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recentemente, Luciano Cafagna ha ricordato come uno degli elementi di originalità del Partito comunista italiano, guidato da Palmiro Togliatti, sia stata l’abilità di assumere e far propria, nel secondo dopoguerra, la tradizione del socialismo emiliano. Uno "scippo” (come lo definisce argutamente Cafagna) che il PSI non riuscì mai a recuperare, né con Nenni, né con Craxi. Questo passaggio nella storia della cultura politica della sinistra, che si consuma tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50, mi sembra un passaggio chiave. Un altro passaggio cruciale arriva 30-40 anni più tardi con la crisi dei partiti della sinistra e delle loro ideologie (manifestatasi fin dagli anni ’80) e con la fine delle stesse formazioni politiche della "Prima repubblica”. Oggi, in genere, delle tradizioni del socialismo non si parla più. E il riformismo della sinistra appare una parola svuotata di senso, proprio per l’assenza di una connessione convincente con una storia politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel campo ex socialista (ex PSI), mi sembra rimanga il nodo di Craxi: ho visto il tentativo di costruire una genealogia politica che va da Turati a Craxi senza soluzione di continuità, passando per Pertini e per Nenni, ma è evidente come la cosa non stia in piedi, per lo meno per quanto riguarda la questione morale. Nel campo ex-comunista, si preferiscono i riferimenti alla democrazia americana, nella persona di Obama (si pensi a Veltroni, ad esempio), oppure a una socialdemocrazia europea che appare però quasi un’entità indistinta, senza articolazione, senza prospettiva storica (si pensi a D’Alema e alla sua Fondazione). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel modello socialdemocratico, così come si è delineato in Europa a partire dagli anni tra le due guerre mondiali, è ingombrante la presenza dello Stato, del centralismo e del dirigismo, e sono convinto abbia ragione Michele Salvati quando afferma che è un modello che ha esaurito la sua vitalità. Ecco allora che credo si imponga un nuovo inizio e penso che molti spunti di interesse possa fornire il primo socialismo italiano ed europeo: mi riferisco alla molteplicità delle scuole che lo caratterizzavano, al suo profilo autonomista e federalista, alla fantasia istituzionale che esprimeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pubblicato da Salvatore Lo Leggio a 15:48   &lt;br /&gt;Etichette: Comunismo socialismo movimento operaio, Italia contemporanea, maestri e compagni, storia storie &lt;br /&gt;0 &lt;br /&gt;=======================0&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;biografia di andrea costa&lt;br /&gt;http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/costaand.htm&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-1178170957808602336?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/1178170957808602336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=1178170957808602336' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1178170957808602336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1178170957808602336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/andrea-costa-fondatore-del-partito.html' title='andrea costa, fondatore del partito socialista italiano'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-1609074499105681682</id><published>2010-08-10T06:56:00.001-07:00</published><updated>2010-08-10T06:56:41.275-07:00</updated><title type='text'>viaggio elettorale. Francesco De Sanctis</title><content type='html'>http://www.testoesenso.it/article/show/88/francesco-de-sanctis-un-viaggio-elettorale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Audio: La voce di Roberto Herlitzka legge A proposito della storia di Alberto Gianquinto&lt;br /&gt;Francesco De Sanctis, Un viaggio elettorale&lt;br /&gt;Home » Articoli » Francesco De Sanctis, Un viaggio elettorale &lt;br /&gt; di Carmine Chiodo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci troviamo di fronte ad un’accurata edizione critica del Viaggio elettorale di De Sanctis, ben commentato e prefato dallo studioso. Quest’opera vide la luce nel 1876 e «nacque dall’esigenza di fissare sulla carta l’esperienza di viaggio scaturita dal difficile ballottaggio elettorale dell’anno precedente. Costretto dalla necessità di raccogliere i voti decisivi per la vittoria, De Sanctis dovette inerpicarsi per gli aspri sentieri dell’Irpinia, scontrandosi con una realtà sociale ancorata a passate convinzioni e restia all’idea di progresso, dove politici dalla dubbia serietà si spartivano la gestione della cosa pubblica. Con quest’opera siamo di fronte a una pagina di storia del Mezzogiorno di sorprendente attualità, in cui la severa moralità di un uomo di cultura lancia un monito contro i disvalori della classe dirigente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa edizione dell’opera desanctisiana è arricchita di un fondamentale e utile Dizionario delle citazioni, dei luoghi e dei personaggi. Le pagine introduttive di Iermano si intitolano Un viaggio tra gli uomini di Guicciardini (pp. 11-43). Si aprono con una carrozza che percorre in un freddo gennaio del 1875, «alla vigilia di un difficile ballottaggio elettorale nel collegio di Lacedonia, strade impossibili, attraversa torrenti e s’arrampica lungo sentieri di fango alla ricerca di paesi irraggiungibili, sommersi dalla pioggia e nascosti dalla nebbia. Il candidato al Parlamento Francesco De Sanctis, già ministro della pubblica istruzione nei governi Cavour e Ricasoli, è il viaggiatore disincantato che cerca nelle remote terre dell’Alta Irpinia, poste tra la valle dell’Ofanto e il vulture, di spiegare quanto sia necessario calare l’ideale nel reale, superare i mali e le esasperazioni dei regionalismi, causa di ‘guerricciole e gelosie che generano facilmente in pettegolezzi sulla stampa locale’, distruggere i partiti personali, vere e proprie malattie sociali, e spingere le comunità e la gente onesta fuori dal fatalismo e verso un alto grado di educazione politica» (p. 11). Comunque i motivi ideali della Storia della letteratura italiana si trovano pure nel Viaggio. Qui spicca per un possibile risveglio delle coscienze la figura di un telegrafista di Bisaccia, Fabio Rollo, reduce della battaglia di Custoza del 24 giugno 1866. Ecco il De Sanctis come parla di questo Fabio: «Mi parve uno degli uomini più serii che avessi conosciuto. Notai una tranquilla moderazione di giudizi e di parole, che è il segno dell’umiltà. Avevo innanzi, un carattere...». E ancora del Rollo appena conosciuto così parla nel capitoletto Bisaccia la gentile: «Fabio era lì in piedi dietro una siepe di uditori, non esitò, non ebbe il menomo imbarazzo. Venne dritto a me e mi strinse la mano, e sentii che acquistavo un amico, di quelli che non si dimenticano mai».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De Sanctis traccia «un formidabile quadro della nuova classe dirigente della nuova Italia ma non svolge considerazioni sulla storia della provincia e della sua amministrazione durante il primo Ottocento» (p. 15). Iermano analizza bene i vari andamenti del viaggio e la sua scrittura oltre che i temi. Qui si vede il professore De Sanctis parlare, dibattere, incontrarsi con persone, tenere discorsi e nel contempo «fronteggiare l’incalzante presenza dei ricordi e delle memorie nei luoghi dell’infanzia e della prima gioventù» (p. 21).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De Sanctis faceva parte del collegio elettorale di Morra Irpino, «il più vivo dei tesori». E ritornandovi dopo una lunga assenza, a Morra ha trovato «tutta una storia, antiche e prospere famiglie venute giù o spente, e molta gente nuova, e subiti guadagni, e contadini ricchi e fatti padroni, e talvolta i loro padroni servi loro. Premio al lavoro e castigo all’ozio» (p. 152).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al De Sanctis non sfugge nulla della nuova vita e politica del suo paese. «co’ nuovi tempi è sorta in Morra una gagliarda vita municipale, e in un decennio si è fatto più che in qualche secolo» (ivi). Ma - ancora scrive - «non posso dire che una vera vita civile vi sia iniziata. Veggo ancora per quelle vie venirmi tra gambe, come cani vaganti, una turba di monelli, cenciosi e oziosi, e mi addoloro che non ci sia ancora un asilo d’infanzia». Ancora regna l’usura e non c’è alcuna istituzione provvida che faciliti gl’istrumenti del lavoro e la coltura de’ campi» (p. 152) e inoltre i rapporti tra «galantuomini e contadini» non sono buoni. E ancora viene osservato che in «Morra c’è vanità, non c’è orgoglio» (p. 153). E il De Sanctis poi si abbandona ai ricordi, ai ricordi di quando era fanciullo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I paesi visitati dal professore sono Rocchetta «la poetica», Bisaccia» la gentile», Calitri «la nebbiosa», Andretta «la cavillosa», poi è la volta di Morra, di San Severo, Avellino, e infine Sansevero. In questi paesi De Sanctis incontra diverse persone e si trova in varie situazioni. Ecco l’astiosa e tetragona «Calitri la nebbiosa», paese abitato da ricchissime famiglie ma con strade impraticabili. Qui ebbe De Sanctis un’accoglienza fredda e priva di qualsiasi ufficialità: «il prete Pasquale Berrilli, ‘uno dei più caldi avversarii’ del Nostro, non volle andare ad incontrarlo in quanto sostenitore del candidato Soldi» (p. 25). De Sanctis vide Calitri «in un mal momento. La strada era una fangaia; ci si vedeva poco, e un freddo acuto mi metteva i brividi» (p. 117). Calitri è cambiata non è più quella di un tempo (dell’epoca della giovinezza del De Sanctis) ora è «cosa meschina». Inoltre «non conoscevo le case, ma quelle strade erano impresentabili, e dànno al paese una cattiva impressione a chi vi giunge nuovo: le strade sono pel paese quelle che il vestire per l’uomo» (p. 118). A Calitri s’incontrò col Tozzoli e cominciò a «politicare». Il Tozzoli era «giovine sinistra, cioè quella sinistra del 65, composta il più di ricchi proprietari, e di notabili locali, che gittarono già la così detta consorteria e vennero al parlamento a protestare contro la cattiva amministrazione» (p. 118). Attraversando «il paese nemico, De Sanctis, in compagnia di amici ed elettori, notò che la popolazione aveva un atteggiamento di serietà non riscontrata tra i signori. Con rapidità fotografica coglie l’atteggiamento degli abitanti e lo fissa in una bella immagine: ‘Alcuni popolani stavano lì ritti sulla piazza con una gravità di senatori romani’» (ivi). Da Calitri la carrozza lo porta ad Andretta «la cavillosa»: «Così ho inteso qualificare questo paese da alcuni, a cagione delle proteste fatte nel ballottaggio, che rivelavano a gran distanza un sottile spirito avvocatesco» (p. 125).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giro elettorale, come si sa, venne ideato e preparato dall’on. Michele Capozzi e dall’abile prete di Morra Irpino marino Molinari, dopo un incontro con il De Sanctis a Roma nel dicembre del ‘74. Nel Viaggio elettorale c’è il politico e lo scrittore De Sanctis. Varie volte il politico va a letto e «lascia campo libero allo scrittore, che subito comincia fantasticare in attesa di addormentarsi. I suoi pensieri nella notte sempre popolati d’immagini curiose, di ombre particolari di razionalità e non di paura, di successi e consensi che la realtà non concede: «Il signor cognato giunto da Avellino , alla vigilia del voto, quel bonomo che ha votato e voterà per l’avversario malgrado nel salotto di casa Mauro avesse lasciato pensare nel contrario» (v. cap. IX), poi l’incredibile comportamento dei Franciosi di Lacedonia (Cap. III), le sottigliezze dello scaltro avvocato andrettese Camillo Miele, figura mirabile del sofista meridionale mai del tutto scomparso dall’atlante della provincia italiana (Cap. XI), la deludente mediocrità morale del vescovo Fanelli (Cap. XII) ricordano al De Sanctis ma non al suo teologo che la storia non è romanzo (p. 31). Fin da ragazzo Francesco (chiamato affettuosamente Ciccillo) amava sognare anzi, aveva «una inclinazione al rêve», la quale con passare degli anni aumentò: si pensi alle lettere da Zurigo indirizzate agli allievi Angelo Camillo De Mais e Diomede Marvasi, entrambi esuli a Torino, oppure alle ragazze Virginia Basco e Teresa de Amicis. Si vedono ammiriamo le doti di scrittore di De Sanctis quando ci presenta l’arciprete Francesco Piccoli di Rocchetta la poetica, «in cui trovò vedova quella Luisa Bizzarri di Lacedonia amata a sedici anni e ora madre di Giuseppe Castelli, giovanissimo sindaco del paese e sue fervente seguace» (p. 31).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo X del Viaggio è dedicato a Morra Irpino. E si tratta di un capitoletto ricco di ricordi che già annunciano La giovinezza. Qui si leggono analisi storico-sociali «di altissima fattura concettuale» ma pure appaiono i ricordi. Ecco l’incontro con i familiari (la zia Teresa, il nipote Aniello, il fratello Vito, e poi le cugine, i luoghi dei giochi, la piazzetta che aveva «visto» tante sue lagrime, il ricordo della partenza degli esuli del ‘21, il Monte delle Croci, Dietro corte, San Rocco, la via Nuova, e ancora le sudicie stréttole, le case dei vecchi e nuovi padroni, tutto costituisce lo spazio di una memoria mai pure dato autobiografico, ma costante trasfigurazione dei valori del tempo perduto. I suoi sono ricordi di una vita mentale che rifioriscono senza che il sentimentalismo devasti la dignità e l’altero distacco del critico» (pp. 34-35). Queste pagine - come giustamente osserva Iermano - sono un bel saggio o, meglio un capolavoro di microstoria, «d’indagine critica del tutto priva di contaminazioni localistiche o di eccessi descrittivi. Queste pagine desanctisiane si possono in modo forse azzardato paragonare alla mirabile storia di Due paeselli d’Abruzzo (Monterodomo e Pescasseroli) che Benedetto Croce ripubblicò, non casualmente, in appendice alla Storia del Regno di Napoli (1924). Il paese di De Sanctis come quello di Croce (Pescasseroli) «aveva un primitivo abitato che si aggrappava certamente al castello» e soprattutto, così come il paese abruzzese, «trascinò per secoli la sua vita di piccolo paese feudale, sperduto tra le montagne e quasi inaccessibile» (v. Croce, Storia del Regno di Napoli, Laterza, Bari, 19585, pp. 315-425).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Viaggio elettorale terminò ad Avellino, la capitale, dove il De Sanctis nonostante avesse vinto nel collegio di Lacedonia, la sera del 23 gennaio ricevette una fredda accoglienza (cap. XXII). «Nessun confronto con quella ricevuta al suo arrivo da governatore appena nominato per decreto da Garibaldi nel difficilissimo settembre del Sessanta, quando la provincia era in stato d’assedio e la borghesia si sentiva minacciata dai moti sociali» (p. 35).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De Sanctis percorso, in compagnia di don Marino Molinari e del patriota e letterato di Teora Romualdo Cassitti, «la strada dello studente, ricordandomi quante volte avevo fatta quella via nella prima età, andando e tornando, il capo pieno di grammatica e di retorica». Ad Avellino andò a salutare nel suo palazzo, posto di fronte alla prefettura, il vecchio Carlantonio Solimene, sindaco della città negli anni del regno di Ferdinando II, ed ora, non ostante le sue pessime condizioni di salute, consigliere del figlio Catello, schierato contro il Capozzi. Della città ricordava le famiglie del ceto civile - i Vegliante, i Lanzilli - e in particolar modo quel «Lorenzo De Concililj, sindaco e memoria della storia risorgimentale, ormai scomparso da circa nove anni, il 20 ottobre 1866» (p. 37). Iermano segue passo passo De Sanctis nei suoi vari spostamenti, incontri, discorsi, pensieri. Inoltre incisive risultano le pagine di Iermano quando analizzano lo stile, la lingua del Viaggio elettorale. Qui De Sanctis «realizza un imprevedibile esperimento di linguaggio realistico, conseguenza di una meditata ricerca della rappresentazione del vivere attraverso una lingua ‘viva’ e una perfetta identità tra contenuto e forma» (p. 40). Come in altri suoi scritti letterari e in tanti saggi critici, De Sanctis adopera una «lingua quasi di tipo giornalistico: rapida, lineare, efficace, capace di conservare sempre chiarezza espressiva e ricchezza d’idee» (ivi). Alcune volte si leggono parole ed espressioni di alettali opportune» per una efficace riproduzione del parlato ma anche per sperimentare tecniche di tipo verista, sia nella narrazione sia nel discorso concorrono a rafforzare uno stile in cui il tono medio si coniuga ad un periodare piano e talvolta essenziale: i tanti ritratti e bozzetti presenti nel VE ottengono dalla non necessaria complessità delle strutture sintattiche efficacia e conferiscono alla lingua un accattivante e più specificato tono medio» (pp. 40-41). C’è anche nella prosa di quest’opera desanctisiana un altro tipo di linguaggio, costituito da elementi preziosi e da una sintassi ricercata. E’ tuttora valida, secondo, Toni Iermano, anche per il Viaggio elettorale, l’interpretazione di Luigi Russo sulla prosa critica del De Sanctis: «Il De Sanctis intese, con tutta l’opera sua, a srettoricare l’Italia, inaugurando una prosa vivamente rappresentativa, ma asciutta e di tono bonario e parlato, che, nel campo scientifico e speculativo, facesse riscontro a quella che, nel campo artistico, era la prosa del Manzoni» (v. Francesco De Sanctis e la cultura napoletana (1928), Editori Riuniti, Roma, 1983, p. 348; sulla lingua e la prosa del De Sanctis sono ancora validi i libri di Marcello Aurigemma, Lingua e stile nella critica di Francesco De Sanctis, Longo, Ravenna, 1968 e di M. Casu, Il De Sanctis scrittore, Vita e Pensiero, Milano, 1971; e infine va pure ricordato G. Nencioni, Francesco De Sanctis e la questione della lingua, Bibliopolis, Napoli, 1984. Già nella Storia il De Sanctis voleva innovare la sua prosa che poi si ripresenta in Un viaggio elettorale «con forti motivi di modernità. Allo stesso modo del Montaigne degli Essais (Lib. III, cap. V), anche De Sanctis vuole mettere qualcosa di suo nella lingua» (p. 41).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco De Sanctis nel suo Viaggio elettorale «aveva raggiunto i suoi obiettivi politico-letterari, ma le motivazioni ideali erano prevalse solo nel sogno o nelle lunghe e tormentate notti d’Irpinia in cui fantasticava così come aveva fatto negli anni della prigionia o nel tempo dell’esilio» (pp. 41-42).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il De Sanctis nel sogno tutto andava bene ma nella realtà subì diverse sconfitte e delusioni elettorali: «Le drammatiche sconfitte, seguite al voto dell’ottobre 1882 e del gennaio 1883 furono conseguenza di una radicale quanto persistente incomprensione di parte del ceto civile provinciale nei confronti delle sue identità mai indebolite, però, da quest’atteggiamento» (p. 42).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il De Sanctis fin all’ultimo momento della sua vita contribuì a sostenere, così come nel discorso di Trani del 29 gennaio 1883, che la politica è soprattutto ed essenzialmente dignità e non può essere concepita» come un dovere e un sacrificio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo libro di Toni Iermano è frutto di lunghe e non sempre facili ricerche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque grazie a Iermano possiamo leggere in una riedizione critica rigorosa il Viaggio elettorale del De Sanctis, ben commentato in ogni sua parte dallo studioso che ha redatto anche un utile ed esaustivo Dizionario delle citazioni, dei luoghi e dei personaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il Viaggio elettorale sono pubblicati due «testi che rappresentano ed interpretano due aspetti che nel VE operano con estrema disinvoltura senza mai entrare in collisione, quello letterario e quello politico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due testi sono: «Il giornale di viaggio nella Svizzera durante l’agosto del 1854» di Gerolamo Nonamici (testo dapprima apparso ne «Il Piemonte», Torino, a. II, n. 2, è gennaio 1856); Discorso di S. Maria La Nova per le lezioni. Questo discorso venne tenuto a Napoli il 4 novembre 1874 e nello stesso giorno fu pubblicato sul «Roma», a. XIII, supplemento al n. 305 del 4 novembre 1874, sia sul «Pungolo», a. XV, n. 306. Questo discorso è l’unico testimone ufficiale delle idee che Francesco De Sanctis sostenne durante la campagna elettorale del novembre 1874. Inoltre «attualissime si rivelano le parti del discorso riservate al rapporto tra nazione e regione, tra affermazione dell’identità italiana e la tutela degli interessi locali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: Francesco De Sanctis, Un viaggio elettorale &lt;br /&gt;Autore: Carmine Chiodo &lt;br /&gt;Categoria: Note e Recensioni &lt;br /&gt;Rivista: Testo e Senso n.7 (2006)  &lt;br /&gt;Visitato: 948 volte &lt;br /&gt;Scarica in .PDF &gt;&gt;&gt;  Francesco De Sanctis, Un viaggio elettorale.pdf  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_de_Sanctis&lt;br /&gt;http://www.scuolamediadesanctis.it/vita%20de%20sanctis.htm&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-1609074499105681682?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/1609074499105681682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=1609074499105681682' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1609074499105681682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1609074499105681682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/viaggio-elettorale-francesco-de-sanctis.html' title='viaggio elettorale. Francesco De Sanctis'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-8349258802785743975</id><published>2010-08-09T08:26:00.001-07:00</published><updated>2010-08-09T08:26:33.739-07:00</updated><title type='text'>elogio della politica anonima ed acefala</title><content type='html'>Elogio della politica anonima ed acefala&lt;br /&gt; Mi sono domandato del perchè e del come si sia creata una profonda e trasversale (almeno nei vari comparti della sinistra) corrente favorevole alla candidatura di Nichi Vendola alla guida del centro-sinistra o del sinistra-centro come gli entusiasti fautori denominano la coalizione vendoliana  in competizione con il centro-destra. Questa candidatura nasce dalla voglia di avere una personalità che abbia una grande visibilità nel mercato politico e che possa competere con Berlusconi e sconfiggere il centro-destra. Una personalità sperimentata in Puglia sul terreno della gestione amministrativa positivamente. Infatti si dice: "pugliamo l'Italia!!" che si adatterebbe benissimo alle trasformazioni che la politica italiana ha subito nel corso degli ultimi venti anni e che hanno inciso profondamente nel sistema istituzionale. I Sindaci, i Presidenti delle Province, i "Governatori" vengono eletti direttamente dal  popolo ed addirittura le assemblee elettive che dovrebbero controllarli decadono in caso di loro indisponibilità per malattia, per arresto, per dimissioni. Sono quindi obbligate ad essere accondiscendenti e collaboranti e addirittura a vigilare sulla loro buona salute.  Al Congresso di Torino del 1976 i socialisti scelsero la strada della soppressione del Comitato Centrale e della nomina di un Consiglio nazionale da affiancare al leader Bettino Craxi. Il craxismo ha dato vita al leaderismo ed ha contaminato di questa "novità" tutto il quadro politico. Il PCI ha cercato di adeguarsi sia pure con le difficoltà di un partito "pesante" che però presto sarebbe stato messo fuori gioco con la chiusura della maggioranza delle sue sezioni e la crescita del peso dei gruppi parlamentari o elettivi e degli amministratori sui dirigenti veri e propri delle Federazioni e della Direzione. IL giovane e disinvolto sindaco di Firenze Renzi e l'europarlamentare  dalla lingua puntuta Debora Serracchiani sono la personificazione di questa "sinistra" senza comunismo. Il processo si è accelerato dopo la crisi di tangentopoli e per  l'emergere di una nuova classe di imprenditori rivoltosi verso la vecchia Confindustria degli Agnelli, dei Pirelli e delle grandi famiglie del capitalismo italiano. Berlusconi ed i suoi amici milanesi e del Nord est non hanno fatto mistero della loro insofferenza verso il vecchio assetto del potere industriale e finanziario e, forti di montagne di denaro guadagnate nel terziario e nel sistema della media industria, hanno dato la scalata al potere politico.&lt;br /&gt; Compiacenti  scienziati della politica intanto inventavano un nuovo alfabeto in cui la parola chiave era&lt;br /&gt;"modernità" e la cosidetta società liquida in cui possono navigare soltanto partiti liquidi. Il tutto condito di belle parole e profonde concetti che io traduco così: il contenitore è uno ed uno soltanto: il liberismo. I partiti debbono adattarsi a questo contenitore come un guanto si deve adattare alla mano.&lt;br /&gt; Pensiero unico e partiti che competono per contendersene il servizio. Tutto il sistema massmediatico&lt;br /&gt;è funzionale a questo schema. In TV vediamo e chissà ancora per quanto tempo vedremo sempre le stesse persone che ripetono sino alla noia, alla saturazione, le stesse cose. In tutto si tratta al massimo&lt;br /&gt;di una ventina di "politici" che gli spettatori debbono identificare con i partiti o i movimenti che rappresentano.&lt;br /&gt; Ma perchè la personalità del leader diventa così importante, così decisiva? Perchè nel bipolarismo delle cosidette democrazie occidentali i programmi delle maggioranze o delle opposizioni non sono mai davvero alternativi. C'è differenza tra Bush ed Obama? Si tratta di sfumature o di articolazioni a volte importanti ma interne ad una sola scelta di fondo. A volte si tratta di contrasti radicali, fondamentali, come quelle che in Italia dividono il PD dal PDL sulla questione morale, sull'uso delle risorse pubbliche, sul ruolo della Magistratura. Ma la politica estera e la politica sociale sono sostanzialmente identiche. Sulla linea Marchionne non c'è differenza tra Pdl e PD. Sull'Afghanistan idem. &lt;br /&gt; In sostanza la opzione leaderistica  a sinistra è surrogatoria di un programma alternativo a quello delle classi dominanti. Vendola diventerebbe la bandiera di una gestione onesta e pulita delle stesse scelte fatte dal centro-destra. Non passa per la mente di nessuno che è invece venuto il momento di fermare&lt;br /&gt;questa involuzione personalistica e liberistica della politica italiana e ridare voce alla classe operaia ed a tutte le forze che si richiamano alla sua affermazione come classe dirigente ed egemonica della cultura e della politica del Paese.&lt;br /&gt;  Riflettevo sul fatto che l'Europa ha conosciuto decenni di guida politica socialdemocratica in Germania, in Francia, nei paesi scandinavi, nella stessa Inghilterra Blair escluso (questi non è mai stato socialista). In questi decenni che hanno fatto civile l'Europa ed hanno creato un ceto medio di centinaia di milioni di persone assistito da un welfare di straordinario valore sociale il ruolo delle persone è sempre stato secondario quasi invisibile rispetto a quello dei partiti. Abbiamo conosciuto &lt;br /&gt;statisti illustri come Olaf Palme, Willy Brandt, Francois Mitterand quando sono diventati governanti&lt;br /&gt;ma il socialismo europeo è stato fatto dai partiti "pesanti" e dai programmi. La gestione della politica non è mai stata personalistica ma espressione della scelta, della volontà collettiva, delle organizzazioni&lt;br /&gt;politiche e sindacali del blocco sociale di riferimento. Queste socialdemocrazie si sono avviate ad un malinconico tramonto quando hanno attenuato la loro identità di classe ed hanno sposato gli interessi generali del capitalismo rinunziando a condizionarne la funzione. &lt;br /&gt; Ora, in Italia, questo blocco sociale di riferimento è stato "posato" dal PD e dal Sindacato. Le altre strutture sociali come la Cooperazione sono diventate a tutti gli effetti imprese capitalistiche e multinazionali. I lavoratori sono stati abbandonati come e con  Cassiintegrati dell'isola dell'Asinara. Vendola o Bersani o Veltroni o altri potranno vincere sul piano elettorale Berlusconi o Fini o  Bossi ma soltanto ingraziandosi parte dello elettorato di questi e per fare la loro stessa politica. Ma noi che interesse abbiamo a ciò? L'Italia che cosa ne ricaverebbe?&lt;br /&gt; Per questo credo che l'Italia diventerebbe un paese civile, politicamente maturo, quando alla rissa dei galli che si beccano in TV, si sostituiranno partiti forti e programmi alternativi, quando ci avvieremo ad una fase politica anonima ed acefala ma ricca di idee, programmi, proposte, realizzazioni, scelte alternative.&lt;br /&gt;  Pietro Ancona &lt;br /&gt; http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;http://www.politicaresponsabile.it/temi/13/partiti-e-societa-liquida.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-8349258802785743975?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/8349258802785743975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=8349258802785743975' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8349258802785743975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8349258802785743975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/elogio-della-politica-anonima-ed.html' title='elogio della politica anonima ed acefala'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6274264439998424807</id><published>2010-08-07T12:09:00.000-07:00</published><updated>2010-08-07T12:12:17.789-07:00</updated><title type='text'>alessandro Zinov'ev</title><content type='html'>giovedì 5 agosto 2010L’occidentalizzazione del mondo nel pensiero di Aleksandr Zinov’ev &lt;br /&gt;“La democrazia coloniale non è il risultato dell’evoluzione naturale dei paesi colonizzati, in virtù delle condizioni interne e delle regole del suo ordinamento sociopolitico. È qualcosa di artificioso, imposto dall’esterno e contro le tendenze evolutive manifestatesi storicamente. È sostenuta dai metodi del colonialismo. Inoltre, il paese colonizzato viene staccato dal sistema preesistente di rapporti internazionali. Ciò si ottiene distruggendo i blocchi di paesi e disintegrando i grandi paesi, come è successo al blocco sovietico, all’Unione Sovietica e alla Jugoslavia.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se n’è andato, alla fine, nel 2006, il terribile vecchio, all’età di ottantatre anni.Filosofo prestigioso, specializzato in questioni di logica; matematico geniale; romanziere amaro ed eccentrico; critico implacabile di tutto e di tutti: del comunismo e del post-comunismo; della Russia e dell’Occidente; del totalitarismo e della democrazia; uomo contro per eccellenza, ostinato, implacabile accusatore e irriducibile derisore di ogni conformismo, di ogni pigrizia mentale, di ogni acquiescenza al potere, qualunque esso sia: tale è stato Aleksandr Zinov’ev. &lt;br /&gt;Se l’è portato via, ancora indomito, un tumore al cervello; ma non se n’è andato in punta di piedi, bensì ruggendo e irridendo tutte le ipocrisie e tutte le forme di demagogia.In Occidente non se ne sono accorti in molti, perché il personaggio era talmente scomodo che si è fatto di tutto per non propagarne li pericoloso messaggio: aveva attaccato Stalin e criticato Gorbaciov, accusato Eltsin e denunciato Putin; aveva, soprattutto, messo in guardia contro la ridicola pretesa occidentale (Fukuyama e soci) che, con la caduta dell’Unione Sovietica, anche il comunismo fosse finito per sempre. «Ritornerà – aveva detto – magari in forme inusuali ed inedite»; e non già perché ne avesse nostalgia, lui che fin dal 1976 era stato costretto all’esilio a causa della pubblicazione, in Germania, del suo romanzo «Cime abissali», ma che pure, davanti alle brutture del post-comunismo in Russia, aveva fatto il tifo per Gennadij Zjuganov, leader del vecchio Partito Comunista russo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli avevano tolto tutti gli incarichi universitari; lo avevano espulso dalle istituzioni sovietiche; gli avevamo perfino strappato dal petto le decorazioni al valor militare guadagnate durante la seconda guerra mondiale (era stato un valoroso pilota di aviazione); ma non erano riusciti a ridurlo al silenzio. Poi, però, una volta caduta l’Unione Sovietica (come lui aveva previsto, allorché aveva criticato la “katastrojka” gorbacioviana), l’Occidente non aveva più avuto bisogno di lui; di lui che si era mostrato subito estremamente critico verso le forme sgangherate e mafiose del neocapitalismo proliferate in Russia sulle ceneri dell’ideologia marxista-leninista e che aveva denunciato come la sua patria fosse divenuta una semplice “colonia” dell’Occidente. Di lui che, soprattutto, si era mostrato critico implacabile delle “magnifiche sorti e progressive” promesse all’intera umanità dai fautori della globalizzazione.Per lui, c’era qualcosa di ancor peggiore, sociologicamente parlando, dell’”uomo comunista”, ed era l’”homo sovieticus”: un tipo umano che voleva unire l’ozio e il parassitismo sociale, tipico della vecchia Unione Sovietica, con lo sfrenato desiderio del “tutto e subito” della Russia eltsiniana e putiniana, dominata da innominabili cricche e da squali della finanza e da avventurieri al caviale, mentre la massa del popolo faceva ancora le code nei negozi e non era in grado di pagarsi l’affitto di una abitazione decente.Non che il mito del “popolo” facesse molta presa in lui, critico corrosivo ed implacabile demistificatore di tutte le ideologie umanitarie e progressiste della modernità; la stessa “umanità” era, per lui, una delle più subdole e delle più esiziali invenzioni dell’Occidente.Vittorio Strada, in un celebre articolo sul «Corriere della Sera» del 30 dicembre 1997, così riassumeva le sue idee in proposito:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«C’era una volta l’Umanità… Inventata dagli stoici, spiritualizzata dal cristianesimo, secolarizzata dall’illuminismo, l’umanità, non come specie biologica classificata tra i mammiferi, ma come entità culturale inclassificabile tra gli organismi, è giunta al suo più alto grado di sviluppo o, meglio, di progresso,che ne segna però il tramonto, già iniziato in questa fine di secolo. […] Iniziato con la lieta novella che il nostro è forse “l’ultimo secolo umano”, cui seguiranno secoli di “storia superumana o postumana”questo “romanzo sociofuturologico” [ossia «L’umanaio globale»] non è tutto tenebroso, poiché a rischiararlo qua e là intervengono squarci di nostalgiche rievocazioni del comunismo sovietico che Zinov’ev criticò non per abbatterlo ma per salvarlo. Un comunismo che egli, in una variante mostruosamente peggiorata perché totalmente razionalizzata, ritrova proprio nell’umanaio occidentale, del quale la Russia, disse crucciato Zinov’ev, è diventata una colonia…»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, di “occidentalizzazione” del mondo ci aveva già parlato Serge Latouche, ma con riferimento pressoché esclusivo ai paesi del Terzo e Quarto Mondo; mentre il punto di vista di Zinov’ev è molto più interessante, perché è quello di un russo che ha visto la sua patria “occidentalizzarsi” a tappe forzate, nel giro di pochi anni o pochissimi decenni; benché il processo fosse iniziato già da alcuni secoli e si fosse accelerato con l’azione riformatrice dello zar Pietro il Grande, per non parlare della “grande” Caterina, la sovrana illuminata…Il punto di vista di Zin’ov è più ampio e più penetrante: da russo che ha visto e vissuto il traumatico passaggio dal totalitarismo sovietico, burocratico e inefficiente, al capitalismo d’assalto e semi-mafioso, ma con le stesse classi dirigenti gattopardescamente traghettate dall’uno all’altro, egli ci aiuta ad osservare il fenomeno dell’occidentalizzazione non solo nella sua dimensione coloniale o semicoloniale, ma anche in quella, più sottile e insidiosa, della cooptazione ideologica in guanti di velluto, basata sulla seduzione consumista e sulla filosofia cialtrona e irresponsabile del “tutto e subito”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande Dostojevskij lo aveva previsto o quantomeno paventato: occidentalizzandosi, la Russia avrebbe perduto la propria anima in cambio di un piatto di lenticchie. Ma Zinov’ev non ha più nemmeno l’illusione della “santa Russia”, l’illusione di quella arcaica e patriarcale Rus’ in cui ancora Sergej Esenin, ai primi del Novecento, aveva creduto, o voluto credere, con tutto il suo palpitante e disperato amore di poeta. Ciò rende l’analisi di Zinov’ev amara, impietosa, ma lucidissima e difficilmente confutabile.Citiamo un passaggio chiave da «L’umanaio globale» (titolo originale: «Globalnyj Celovejnik», Mosca, Tsentrpoligraf, 1997; traduzione italiana di Alexei Hazov e Anna Cau, Milano, Spirali, 1998, pp. 167-173): «I paesi occidentali si sono strutturati storicamente in “stati nazionali”, come organizzazioni sociali di livello organizzativo relativamente superiore al resto dell’umanità, come particolare “sovrastruttura” superiore alle altre. Essi hanno sviluppato al loro interno forze e capacità dio conquista e di dominio sugli altri popoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il concorso delle circostanze storiche ha dato loro la possibilità di sfruttare il proprio vantaggio. Io on ravviso in questo niente di amorale e di criminale. I criteri della morale e del diritto non hanno senso se applicati ai processi storici.L’aspirazione dei paesi occidentali a dominare il mondo circostante non è soltanto frutto di malafede o di qualche loro particolare ambito. È condizionata dalle leggi dell’essere sociale. L’influsso esercitato sull’evoluzione dell’umanità è stato contraddittorio. È stata una possente fonte di progresso. Ma è stata anche una non meno possente fonte di sciagure. Ha prodotto innumerevoli guerre sanguinose, comprese due guerre mondiali “calde” e una “fredda”. Non solo non è scomparsa col tempo, ma si è rafforzata. Ha assunto nuove forme. Tra l’altro, la conquista di altri paesi e popoli è diventata una condizione indispensabile per la sopravivenza dei paesi e dei popoli dell’Occidente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tragedia della grande storia non consiste nel fatto che qualche uomo malvagio, rapace e stupido spinga l’umanità nella direzione sbagliata, ma nel fatto che l’umanità è costretta a muoversi in questa direzione nonostante la volontà e i desideri di uomini buoni, generosi e intelligenti.Con l’ovestismo l’Occidente ha sviluppato al suo interno un metabolismo incredibilmente intenso. Ha bisogno di risorse naturali, di mercati di sbocco, di sfere d’investimento dei capitali, di forza lavoro a basso costo, di fonti di energia, ecc., in misura sempre crescente. Ma le possibilità sono limitate. E compaiono nuovi concorrenti, che limitano ancora di più queste possibilità fino a minacciare l’esistenza e il benessere dell’Occidente. La spinta dell’Occidente al dominio mondiale, qualsiasi veste ideologica indossi, è il bisogno vitale di conservare le posizioni raggiunte e sopravvivere in condizioni storiche rischiose. L’intero sviluppo storico induce l’Occidente a perseguire un ordine mondiale rispondente ai suoi interessi. E ha le forze per farlo. Durante la guerra fredda l’Occidente aveva elaborato una strategia politica, volta a stabilire un nuovo ordine conforme alla nuova situazione mondiale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io l’ho denominata “occidentalizzazione” (“wetsernizzazione”).L’occidentalizzazione è l’aspirazione del’Occidente a rendere gli altri paesi simili a sé per ordinamento sociale, sistema economico e politico, ideologia, psicologia e cultura. Dal punto di vista ideologico viene presentata come una missione umanitaria, disinteressata e liberatoria dell’Occidente, che ha la sua massima espressione nello sviluppo ella civiltà e nella concentrazione di tutte le virtù concepibili. Noi siamo liberi, ricchi e felici – dice l’Occidente ai popoli da occidentalizzare – e vogliamo aiutarvi a diventare liberi, ricchi e felici. Ma la reale sostanza dell’occidentalizzazione è tutt’altra.Lo scopo dell’occidentalizzazione è assorbire gli altri paesi nella propria sfera d’influenza, , di potere e di sfruttamento. Assorbirli non con il ruolo di partner a pari potere e diritto – è praticamente impossibile vista la disparità di fatto delle forze -, ma con quello che l’Occidente ritiene più vantaggioso per sé. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale ruolo può soddisfare una parte di cittadini dei paesi occidentalizzati, sia oppure per breve tempo. Ma nel complesso, è un ruolo di secondo piano e ausiliario. L’Occidente ha una potenza tale da non consentire la comparsa di paesi di tipo occidentale da esso indipendenti., che minacciano il suo dominio su una parte del pianeta conquistata e, in prospettiva, sull’intero pianeta.L’occidentalizzazione di un dato paese non è solamente un’influenza dell’occidente su di esso, non è semplicemente l’imitazione di singoli fenomeni del modo di vita occidentale, non significa utilizzare i valori prodotti dall’Occidente, non è la possibilità di viaggiare in Occidente, ecc., ma è qualcosa di molto più profondo e importante per esso. È la ristrutturazione delle sue stesse fondamenta, della sua organizzazione sociale, del sistema di governo dell’ideologia, della mentalità della popolazione. Queste trasformazioni non sono fini a se stese, ma sono un mezzo per ottenere quanto abbiamo detto prima.L’occidentalizzazione non esclude la volontà dei paesi occidentalizzati, e neanche il desiderio, di percorrere questa via. Proprio a questo aspira l’Occidente: che la vittima predestinata si offra da sola al sacrificio, e che provi, per questo, anche riconoscenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tal fine è stato creato un potente sistema di seduzione e d’indottrinamento ideologico delle masse. Ma in ogni circostanza l’occidentalizzazione è unì’operazione attiva dell’Occidente, che non esclude neppure la violenza. La volontà da parte dei paesi occidentalizzabili non significa che tutta la loro popolazione accetti già questo orientamento della propria evoluzione. All’interno vi sono categorie in lotta a favore o contro l’occidentalizzazione. L’occidentalizzazione non sempre riesce a spuntarla, come, ad esempio, è successo in Iran e in Vietnam.L’intera attività di liberazione e di civilizzazione dell’Occidente ha avuto in passato un unico scopo: la conquista del mondo per sé e non per gli altri, l’assoggettamento del pianeta ai propri interessi e non a quelli altrui. Ha trasformato tutto ciò che lo circonda, perché gli stessi paesi occidentali potessero viverci comodamente. Quando qualcuno ha cercato di ostacolarlo, non ha avuto scrupoli a ricorrere a qualsiasi mezzo. Il percorso storico del mondo è stato costellato di violenza, truffa e rappresaglia. Adesso le condizioni sono cambiate. L’Occidente è ormai diverso. Ha mutato la propria strategia e tattica. La sostanza però non è cambiata. Del resto non può essere diversamente, perché è una legge della natura. Ora, l’Occidente propugna la soluzione pacifica dei problemi, perché quella militare è pericolosa, e i metodi pacifici gli creano una reputazione di arbitro supremo e giusto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tali metodi pacifici hanno una particolarità: sono pacifico-coercitivi. L’Occidente ha una potenza economica, propagandistica ed economica sufficiente a costringere i recalcitranti con metodi pacifici a fare ciò che gli serve. L’esperienza dimostra che i mezzi pacifici possono essere integrati da quelli militari. Per questo motivo, qualunque sia la fase iniziale dell’occidentalizzazione di questo o quel paese, si evolverà comunque in un’occidentalizzazione forzata.Per operare l’occidentalizzazione è stata messa a punto una tattica speciale. Vengono utilizzati i seguenti provvedimenti. Gettare discredito su tutti i principali attributi dell’ordinamento sociale del paese da occidentalizzare. Destabilizzarlo. Favorire la crisi dell’economia, dell’apparato statale e dell’ideologia. Dividere la popolazione in gruppi reciprocamente ostili, disgregarla, sostenere qualsiasi movimento d’opposizione, corrompere l’élite intellettuale e gli strati privilegiati. Contemporaneamente, propagandare i pregi della vita occidentale. Incitare la popolazione a invidiare l’abbondanza occidentale. Creare l’illusione che quest’abbondanza sia raggiungibile anche da esso in brevissimo tempo se si porrà sulla via delle trasformazioni seguendo i modelli occidentali. Contagiarlo con i vizi della società occidentale, presentandoli come manifestazioni di autentica liberà individuale. Aiutare economicamente il paese solo nella misura in cui ciò favorisce la distruzione della sua economia e la rende dipendente dall’Occidente,m mentre l’Occidente appare come suo disinteressato salvatore dai mali del modello di vita recedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’occidentalizzazione è una forma particolare di colonialismo, in seguito al quale nel paese colonizzato si crea un modello sociopolitico di “democrazia coloniale” (secondo la mia terminologia),. Per alcuni tratti è la continuazione della vecchia strategia coloniale dei paesi occidentali, soprattutto della Gran Bretagna. Ma nel complesso è un uovo fenomeno, tipico del mondo contemporaneo. La sua paternità può essere attribuita, a ragion veduta, agli Usa.La democrazia coloniale non è il risultato dell’evoluzione naturale dei paesi colonizzati, in virtù delle condizioni interne e delle regole del suo ordinamento sociopolitico. È qualcosa di artificioso, imposto dall’esterno e contro le tendenze evolutive manifestatesi storicamente. È sostenuta dai metodi del colonialismo. Inoltre, il paese colonizzato viene staccato dal sistema preesistente di rapporti internazionali. Ciò si ottiene distruggendo i blocchi di paesi e disintegrando i grandi paesi, come è successo al blocco sovietico, all’Unione Sovietica e alla Jugoslavia.Il paese avulso dal precedente sistema di rapporti mantiene una parvenza di sovranità. Con esso si stabiliscono rapporti di partenariato apparentemente alla pari. Gran parte della popolazione mantiene alcuni aspetti del modo di vivere precedente. Si creano oasi economiche di modello quasi occidentale., sotto il controllo delle banche e delle compagnie occidentali, nonché imprese esclusivamente occidentali o miste. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho usato la parola “quasi”, poiché queste oasi economiche sono solo un’imitazione dell’economia occidentale moderna.Al paese vengono imposti attributi esteriori del sistema politico occidentale: multipartitismo, parlamento, libere elezioni, presidente, ecc. In realtà sono solo la copertura di un sistema affatto democratico, ma piuttosto dittatoriale (“autoritario”). Lo sfruttamento del paese nell’interesse dell’Occidente avviene con l’aiuto di una parte irrilevante della popolazione, che si nutre di questa funzione. Questi uomini hanno un elevato livello di vita, paragonabile a quello dei più ricchi strati dell’Occidente.Il paese da colonizzare viene ridotto in uno stato tale che non può più funzionare autonomamente. Viene poi smilitarizzato fino a non essere più assolutamente in grado di opporre resistenza. Le forze armate servono solo a contenere le proteste della popolazione e a circoscrivere i tentativi dell’opposizione di cambiare lo status quo.La cultura nazionale scade a un livello pietoso. Il suo posto viene occupato dai campioni più primitivi di cultura, o meglio, di pseudocultura occidentale. Alle masse vengono concessi: un surrogato della democrazia sotto forma di libertinaggio, una blanda sorveglianza da parte delle autorità, accesso ai divertimenti, un sistema di valori che affranca gli uomini dalla necessità di controllarsi e dalla morale.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, la posizione di Zinov’ev non è moralistica, poiché egli sgombra li terreno della storia dalla morale fin dall’inizio e sostiene (un residuo dell’hegelismo e dello stesso marxismo?) che la direzione della storia è quella che è, e pertanto che sarebbe vano deprecare certe conseguenze, una volta compresa la “necessità” delle premesse.Ciò non toglie che la sua analisi sia lucida, penetrante, quasi spietata. Zinov’ev è un formidabile demistificatore: leggendo le sue pagine, non si può fare a meno di correre col pensiero all’Afghanistan, all’Iran, a tutti quei casi nei quali la posta in gioco del conflitto con l’Occidente è, appunto, l’occidentalizzazione, intesa come omologazione totale di quei Paesi ai valori, ai sistemi economici e finanziari, alla mentalità occidentale; ossia, allo scardinamento irreparabile dei precedenti sistemi social, economici e culturali, attuato nell’interesse di una parte minoritaria della popolazione e a danno della maggioranza di essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La democrazia, il parlamentarismo, non sono che specchietti per le allodole. Oppure qualcuno pensa davvero che il corrotto Kharzai sia preferibile al mullah Omar, non per l’egoistico tornaconto dell’Occidente, ma per gli interessi reali del popolo afghano? E che dire del tam-tam mediatico scatenato dall’Occidente intorno all’opposizione interna iraniana, spingendo migliaia di studenti a farsi massacrare dai Guardiani della Rivoluzione di Teheran, nell’interesse e col denaro dei servizi segreti occidentali, americani in primis?C’è tuttavia una precisazione da fare, secondo noi, riguardo alle riflessioni sviluppate da Zinov’ev in merito al termine e al concetto stesso di “occidentalizzazione”.Da buon russo, Zinov’ev considera “Occidente” tutto ciò che sta ad ovest della Russia, a cominciare dalla Polonia; e, d’accordo con la terminologia invalsa già da alcuni decenni, non distingue affatto tra Europa centro-occidentale e l’entità Stati Uniti-Canada; anzi, è fuori di dubbio che egli vi includa mentalmente anche l’Australia e la Nuova Zelanda.Questa, però, è una grossolana semplificazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un Italiano, un Francese o un Tedesco, “Occidente” è un termine ambiguo, che accomuna come se fossero omogenee, delle parti profondamente differenziate. Proponiamo pertanto che non si parli di “occidentalizzazione” del mondo, ma di “americanizzazione” : processo che è iniziato durante la prima guerra mondiale e che ha ricevuto la spinta decisiva durante la seconda, per poi proseguire “a tappeto” nella seconda metà del Novecento, grazie non solo al Piano Marshall, ma anche a Hollywood, al “blues”, al “jazz”, al “rock and roll”, alla televisione, alla pubblicità, a Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, alla bomba atomica, alla Coca-Cola, al chewing-gum, alla conquista della Luna, alla “gioventù bruciata”, al mito scintillante di Manhattan e di Las Vegas, alla rivolta di Berkeley.L’Italia, per esempio: cuore della civiltà europea per almeno tre volte – con l’Impero Romano, con la Chiesa cattolica e con il Rinascimento – non è diventata “Occidente” se non a partire dalla seconda guerra mondiale: prima con i devastanti bombardamenti arerei dei “liberatori” criminali, nel 1943-45; poi con il pane bianco, le sigarette e i dollari “generosamente” profusi dagli Usa per la ricostruzione; infine con il mito del “boom” economico e la distruzione della civiltà contadina, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schema è sempre lo stesso: prima la seduzione culturale dell’american way of life, della musica leggera, del cinema (come è avvenuto tra le due guerre); poi l’attacco armato, brutale, spietato, scientificamente distruttivo; infine, di nuovo, l’invasione culturale, resa ancor più irresistibile dall’alone di gloria che sempre circonfonde i vincitori di turno. È lo stesso schema che abbiamo visto in atto nell’Afghanistan, dopo il 2001: come gli Afghani, anche noi abbiamo sperimentato i tre tempi: seduzione culturale; guerra e bombardamenti; invasione economico-finanziaria e nuova, definitiva ondata culturale.Sarebbe ora di distinguere fra “Occidente” ed “Europa”. L’Europa, come giustamente affermava De Gaulle, va dall’Atlantico agli Urali. Comprende la Russia (senza la parte asiatica), di certo non comprende gli Stati Uniti e il Canada; a nostro avviso, inoltre, comprende solo in parte la Gran Bretagna. Il Canale della Manica è molto più largo di quel che non dica la geografia: fin dai tempi di Elisabetta Tudor, anzi fin dai tempi della Guerra dei Cent’Anni, per gli Inglesi l’Europa è “il continente”, una trascurabile appendice della loro inimitabile isola; per loro (ed hanno perfettamente ragione), gli Stati Uniti sono molto più vicini della Francia o dell’Olanda, in tutti i sensi; per non parlare dell’Ungheria, della Svezia o della Russia.Loro guidano a sinistra; non si sentono veramente europei, ma isolani; l’Europa è quel continente che hanno sempre cercato di tenere diviso, indebolito, pieno di rancori, per poterlo meglio dominare finanziariamente ed economicamente.Quando non ci sono più riusciti con le sole loro forze, a partire dal 1917, hanno chiesto aiuto ai loro nipotini americani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche noi siamo stati occidentalizzati, caro Zinov’ev, nel senso di americanizzati: col bastione e con la carota; e anche noi, da ultimo, lo abbiamo fatto con zelo, con entusiasmo, addirittura con frenesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Lamendola su ariannaeditrice.it &lt;br /&gt;Pubblicato da Raffaele Langone a 16.17  Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook Condividi su Google Buzz 0 commenti: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posta un commento&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6274264439998424807?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6274264439998424807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6274264439998424807' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6274264439998424807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6274264439998424807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/alessandro-zinovev.html' title='alessandro Zinov&apos;ev'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-7137073617175125405</id><published>2010-08-04T11:59:00.000-07:00</published><updated>2010-08-04T12:02:25.157-07:00</updated><title type='text'>rosa balistreri (licata 1927,Palermo 1990)</title><content type='html'>CHIUDI X Caricamento foto...LicataHomeVivi LicataShoppingCulturaTurismoContattiGli ultimi messaggi inviati dagli utenti di LicataWeb.it | licata ci vediamo in 1 settimana voglio il mareeeeee che bella la mia licata!!! - IT 17/07/2010@15:35 | grazie walter anche a té auguri di una buona estate un abraccio con affetto da orsetta1 é un saluto particolare alla mia cetty ke fantastica amica anze direi più ke fantastica kisssssssssssssss bellà mé cety tvb un mondo di bn ciao - orsetta1 14/07/2010@16:16 | Auguri x una estate fantastica a chi va in vacanza,a chi resta un saluto particolare a cetty,orsetta,brava,bb,dolcetenera,ciaoooo Walter - walter 14/07/2010@09:49 | BUONE FERIE E BUON'ESTATE A TUTTIIII :-))DA....... - Lino 13/07/2010@19:36 | ciao lino lo so ke nn dimentichi gli amici almeno tu ogni tanto ti fai sentire sù fb ma ci sono xsone ke anno cambiato nik x nn farsi riconoscersi ma io li becco sempre ki sono é x mé nn sono amike questi statti bene lino kisss orsetta1 - orsetta1 03/07/2010@11:04 | compare lino ben detto termine appropiato tamarro,o x meglio dire stupidino,un caro saluto buone vacanze e tanto divertimento,spero di risentirti di nuovo un giorno 6 una persona veramente eccezzionale. - la commare spero cke capirai. 01/07/2010@13:01 | Orsetta grz per i saluti e ricordati che io non ti dimentico.e non dimentico neanche quelle serate che abbiamo passato in chat a ridere e scherzare e che per colpa di qualche TAMARRO sono finite..un caro a suto anche a tutti gli altri ciaoo. - Lino 01/07/2010@07:02 | un abbraccio forte forte a rtutti gli amici é amike nn faccio i nomi xche sono tanti potrei dimenticare qualcuno cosi ci sono tutti maskkkkkkkkkk da orsetta1 - orsetta1 30/06/2010@20:25 | un saluto a tutti gli amici anche sesono molti ke nn si fanno più sentire ciaoooooooooooo bella mora cetty ma ke fina ai fatto forse anche tu sei partita ahahhah no tu resti qua con mé con la tua orsetta ciao bella ahhahah - orsetta1 30/06/2010@20:24 | ciao walter anche a té buon vacanze spero di risentirci di nuovo come i vecchi tempi di una volta ma mi dispiace io questa anno nn vado in vacanza resto qua tra questi muri maledetto paese ma mi ri faro un giorno kisssss - orsetta1 30/06/2010@20:22 | A tutti voi che andate in vacanze tanti saluti,buon divertimento ma ritornate piene di soddisfazione...ciao orsetta,brava,cetty,dolcetenera, e tutti quelli che dimentico . - walter 30/06/2010@08:42 | tesoro mio...mi stai facendo vivere un sogno! grazie :) - cucciolina 29/06/2010@11:55 | a parte alice cke questo è latino e poi non ci vedo nulla da capire . - caterina 26/06/2010@12:08 | Alice ke ci vuole a tradurre :P ....L'amore è forte come la morte, la gelosia dura come l'nferno... mica ci è voluto tanto - Volpina 25/06/2010@22:04 | fortis est mors deletio,dura sicut infernus,aemulatio.non è arabo ma ha un significato ben preciso colui cke saprà tradurre questa frase capirà il tutto in bocca a lupo . - alice 22/06/2010@21:14 | amoreee mi manchiii...spero di tornare presto da te....licata nel cuore!!!! - pulcy 22/06/2010@07:01 | Ciao BRAVA, e' bellissimo leggere un tuo messaggio,mi fa tanto piacere che che ti sei icordato di me,tante cose vorrei dirti ma qui non si puo'tu lo sai,tanti saluti un grande abbraccio x una amica fantastica ciaooo. - walter 21/06/2010@17:43 | Un gande bacione a tutti quelli con cui qui nella chta o passato ore stupende ,IL,BB, CETTY,ORSETTA , PICCOLA, ALEX20,GIOIA,e tanti altri ancora e son tanti davvero un kisssssssssssss - brava 20/06/2010@20:29 | Ciao Walter i periodi brutti li abbiamo quasi tutti ma credo che nn si dimenticano le persone come TE ed io nn to dimenticato un forte abbraccio e un bacio immenso da un ´amica - brava 20/06/2010@20:27 | Brava Fioré..risposta esatta..ahahaha...ciaoo.Un saluto a tutti gli amici ciaoo.. - Lino 20/06/2010@18:04 | Scrivi anche tu un messaggio agli utenti di licataWeb... usa il Box a destra per inviarli...tutto su licataturismocultura e storia &lt;br /&gt;Rosa Balistreri (Licata 21/03/1927 - Palermo 20/09/1990), nacque da una famiglia molto povera, e visse l'infanzia e la giovinezza nella miseria e il degrado sociale nel quale a quei tempi versava il quartiere della Marina di Licata.&lt;br /&gt;La figura del padre, falegname, uomo geloso, spesso violento, amante del gioco e del vino, si contrapponeva a quella della madre, donna semplice e buona. Rosa fu la primogenita ed ebbe due sorelle e un fratello, disabile dalla nascita.&lt;br /&gt;Il sostegno della famiglia proveniva dal ricavato di piccoli lavori di falegnameria del padre, il principale dei quali consisteva nel riparare le sedie, attività che svolgeva andando spesso anche nei paesi vicini, Palma di Montechiaro, Butera, Riesi.&lt;br /&gt;Rosa aiutava il padre percorrendo in lungo e in largo la città a piedi nudi in tutte le stagioni carica delle sedie che portava ai clienti.&lt;br /&gt;Fin da bambina si dedicò alle più umili attività: servì presso le case di famiglie benestanti e andò a lavorare nella conservazione del pesce nel quartiere Salato, dove in quel periodo regnavano la sporcizia e il cattivo odore; nella stagione estiva, andava con il padre a spigolare per i campi assolati, portando a casa alcune manciate di grano che sfamavano la famiglia per pochi giorni.&lt;br /&gt;In queste difficili condizioni, Rosa scaricava la sua rabbia e il suo disagio cantando a squarciagola lungo le stradine della Marina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la guerra, Rosa si trasferì per un periodo con la sua famiglia nella vicina Campobello di Licata e con il padre si dedicarono al consueto lavoro di "aggiustatori" di sedie (siggiari).&lt;br /&gt;Ancora oggi i più anziani ricordano i canti con quella voce rauca che risuonavano per le strade.&lt;br /&gt;In quel periodo conobbe un fante italo-americano di cui si innamorò, ma la breve storia finì con la partenza delle truppe americane.&lt;br /&gt;Ritornata a Licata con la famiglia, dopo i quindici anni cominciò ad essere chiamata per cantare in chiesa durante battesimi e matrimoni indossando per la prima volta le scarpe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non potè sposare il cugino Angelino perchè la futura suocera reclamava il corredo che la famiglia di Rosa non poteva permettersi e a sedici anni fu data in sposa a "Iachinuzzu", che lei durante un suo spettacolo a Licata, definì "latru, jucaturi e 'mbriacuni".&lt;br /&gt;La vita matrimoniale fu ancora più misera e degradante di quella trascorsa nella sua famiglia d'origine, tanto da portarla, in preda alla disperazione, ad aggredire con una lima il marito nella casa di via Martinez, in seguito alla scoperta della perdita al gioco del corredo della figlia. Credendo di averlo ucciso, andò a costituirsi dai carabinieri, affrontando anche la galera.&lt;br /&gt; Dopo sei mesi di prigione, Rosa per mantenere sè stessa e la figliola, andò a lavorare presso una vetreria, lavoro che però fece per poco tempo, a causa delle molestie perpetrate dal padrone. Rosa iniziò così a raccogliere e vendere lumache, capperi, fichidindia e, nel periodo adatto, salava le sarde nei magazzini del Salato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie all'interessamento di un parente si presentò a Rosa l'opportunità di recarsi a Palermo al servizio di una famiglia nobile. Ma la sua vita già difficile le serbava ancora un'esperienza amara e dolente: il figlio dei ricchi padroni la mise incinta e, mossa dalle molte illusioni che nutriva verso il giovane, fu spinta da costui a rubare denari nella casa dei genitori. Scoperta, fuggì a Sondrio presso il sanatorio dove era ricoverata la madre. Fu trovata, arrestata e condannata a sei mesi di carcere che scontò a Palermo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uscita dalla prigione, disperata, fu costretta, anche se incinta, a vivere da nomade dormendo sui sedili della stazione o alle porte dell'ospedale, fino a quando non fu accolta da un'amica ostetrica che l'aiutò a partorire. Il suo bambino però nacque morto.&lt;br /&gt;Ripresasi dalle fatiche del parto, aiutata dall'amica, andò al servizio del conte Testa, acquistando una certa serenità, potè così sistemare la propria figlioletta in collegio a Palermo e imparò a leggere e scrivere.&lt;br /&gt;Dopo un breve periodo dovette abbandonare la casa del conte, che tuttavia continuò a proteggerla, procurandole il lavoro di sagrestana e custode della chiesa degli Agonizzanti.&lt;br /&gt;Viveva in un sottoscala insieme a suo fratello Vincenzo, invalido, che faceva il calzolaio. Quando la chiesa venne affidata a un nuovo prete, le cose peggiorarono: il prete, infatti, mostrò di avere un interesse "particolare" nei suoi riguardi; Rosa non cedette e fu mandata via, ma prima svuotò le cassette dell'elemosina e così potè comprare un biglietto ferroviario per sè e per suo fratello Vincenzo, senza una destinazione precisa. Il viaggio si sarebbe poi concluso a Firenze e sarebbe ritornata a Palermo solo venti anni dopo, quando ormai la sua vita aveva cambiato corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Firenze il fratello Vincenzo aprì una bottega di calzolaio e Rosa trovò lavoro al servizio di una distinta famiglia fiorentina. Rosa conquistò così una certa tranquillità tale da permetterle di richiamare tutta la sua famiglia. La sorella Maria però, sposata, rimase a Licata. Solo più tardi Maria raggiunse Rosa, quando scappò da Licata con i figli per sfuggire alle prepotenze del marito che, raggiuntala, la uccise. A seguito di questa tragedia il padre di Rosa si tolse la vita impiccandosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Superati questi dolorosi avvenimenti per Rosa iniziò una periodo di serenità: incontrò il pittore Manfredi, con cui visse per dodici anni, che le diede tanto amore e la possibilità di conoscere grandi personaggi della cultura e dell'arte.&lt;br /&gt;Tra i tanti conobbe Mario De Micheli che, estasiato della sua voce, le diede la possibilità di incidere il suo primo disco con la Casa Discografica Ricordi, evento che segnò l'inizio della sua vita artistica.&lt;br /&gt; A Bologna conobbe il poeta dialettale Ignazio Buttitta (che per lei avrebbe poi scritto numerose liriche) e il cantastorie Ciccio Busacca, con i quali instaurò una sincera amicizia. Grazie a queste frequentazioni ebbe modo di entrare a pieno titolo nel mondo dello spettacolo. Conosciuto Dario Fo partecipò nel 1966 al suo spettacolo "Ci ragiono e canto".&lt;br /&gt;La sua attività proseguì con concerti al teatro Carignano di Torino, al Manzoni di Milano e al Metastasio di Prato alternati a esibizioni in varie sedi e a seminari sulla musica popolare in alcune università.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finita l'avventura con il suo Manfredi, che la lasciò per una modella, Rosa cadde in depressione, e tentò il suicidio; fortunatamente fu salvata e dovette richiamare tutte le sue forze e il suo coraggio perchè l'aspettava un'altra prova della sua vita travagliata: la sua unica figlia era fuggita dal collegio e un bel giorno le si presentò incinta.&lt;br /&gt;Rosa si "rimboccò le maniche" e chiese aiuto agli amici del partito comunista, che le permisero di esibirsi nelle Feste dell'Unità in varie città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine degli anni sessanta recitò a Firenze con il Teatro Stabile di Catania, e decise quindi di andare in Sicilia. Rosa tornò così non più come serva, ma come artista affermata circondata da amici importanti, artisti, letterati e politici, e tenne molti spettacoli in diverse città siciliane.&lt;br /&gt;Ebbe così modo di tornare nei luoghi della sua infanzia e della sua amara giovinezza, oltre che a Licata fu anche a Campobello di Licata dove tenne uno spettacolo al cine-teatro Italia riscuotendo un grande successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1973 partecipò al Festival di San Remo con la canzone in italiano "Terra che non senti" ma fu esclusa alla prima serata, ufficialmente poichè la canzone non era inedita, in realtà perchè il suo genere musicale venne considerato fuori moda.&lt;br /&gt;Stabilitasi definitivamente a Palermo nella casa di via Maria Santissima Mediatrice, proseguì la sua attività recitando e cantando al Biondo di Palermo in "La ballata del sale", uno spettacolo appositamente per lei scritto da Salvo Licata, a cui Rosa avrebbe poi chiesto di scrivere la sua biografia, che non fu però mai realizzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni ottanta, in giro per l'Italia, partecipò con Anna Proclemer allo spettacolo "La Lupa" tratto dall'omonima novella di Giovanni Verga.&lt;br /&gt;Fa parte della sua esperienza teatrale la partecipazione a "La lunga notte di Medea", diretta da Corrado Alvaro e "Le Eumeneidi" a Gibellina; al Biondo di Palermo recitò ancora in "Bambulè" di Salvo Licata.&lt;br /&gt;Il 1987 fu per Rosa l'ultima estate artistica come attrice teatrale. Come cantautrice continuò a girovagare per il mondo: in Svezia, in Germania, in America raccogliendo sempre applausi e apprezzamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Alla fine degli anni ottanta Rosa si stabilì a Firenze incidendo alcuni dischi e partecipando a diversi spettacoli folk. A Licata tornò un anno prima di morire, e in quell'occasione si esibì in uno spettacolo in Piazza Sant'Angelo. Diverse pecche nell'organizzazione, causarono il suo disappunto, che lei stessa espresse pubblicamente come era solita fare col suo carattere schietto, senza peli sulla lingua. Durante la sua permanenza a Licata Giuseppe Cantavenera scrisse la sua biografia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rosa si spense all'ospedale Villa Sofia a Palermo, colpita da un ictus cerebrale mentre partecipava ad uno spettacolo in Calabria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ricordo di Rosa è sempre vivo nella memoria del popolo licatese che ogni anno le tributa un omaggio attraverso un "Memorial" a lei intitolato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testo scritto da Pierina Augusto La Paglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte delle notizie sulla cantante sono state prese dal libro "Rosa Balistreri . L'ultima cantastorie" di Calogero Carità che pubblicamente ringraziamo.&lt;br /&gt;Preziose fonti sono state i periodici locali La Vedetta e La Campana, che spesso pubblicano notizie su Rosa Balistreri, nonchè le testimonianze dirette di persone che l'hanno conosciuta come il dottor Vincenzo Marrali. &lt;br /&gt;Le foto sono tratte dal sito rosabalistreri.it &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discografia&lt;br /&gt;•La voce della Sicilia (1967, Tauro Record)&lt;br /&gt;•Un matrimonio infelice (1967, Tauro Record)&lt;br /&gt;•La cantatrice del Sud (1973, RCA ried. de La voce della Sicilia)&lt;br /&gt;•Amore tu lo sai la vita è amara (1971, Cetra Folk)&lt;br /&gt;•Terra che non senti (1973, Cetra Folk)&lt;br /&gt;•Noi siamo nell'inferno carcerati (1974, Cetra Folk)&lt;br /&gt;•Amuri senza amuri (1974, Cetra Folk)&lt;br /&gt;•Vinni a cantari all'ariu scuvertu (1978, Cetra Folk)&lt;br /&gt;•Concerto di Natale (1985, PDR)&lt;br /&gt;•Rosa Balistreri (1996, Teatro del Sole - ried. in CD de La voce della Sicilia)&lt;br /&gt;•Un matrimonio infelice (1997, Teatro del Sole - ried. in CD)&lt;br /&gt;•Rari e Inediti (1997, Teatro del Sole)&lt;br /&gt;•Amore tu lo sai la vita è amara (2000, Teatro del Sole - ried. in CD)&lt;br /&gt;•Terra che non senti (2000, Teatro del Sole - ried. in CD)&lt;br /&gt;•Noi siamo nell'inferno carcerati (2000, Teatro del Sole - ried. in CD)&lt;br /&gt;•Vinni a cantari all'ariu scuvertu (2000, Teatro del Sole - ried. in CD)&lt;br /&gt;•Collection ...la raggia, lu duluru, la passione (2004 Lucky Planets)&lt;br /&gt;Tratto da Wikipedia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni video&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risorse su Rosa Balistreri&lt;br /&gt;•balistrerirosa.it - Sito curato da Luca Torregrossa&lt;br /&gt;•rosabalistreri.it - Teatro del Sole&lt;br /&gt;•Wikipedia&lt;br /&gt;•irsap-agrigentum.it - File audio da scaricare&lt;br /&gt; copyright © 2006 - 2009 Officina Informatica Siciliana Srl&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-7137073617175125405?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/7137073617175125405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=7137073617175125405' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7137073617175125405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7137073617175125405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/rosa-balistreri-licata-1927palermo-1990.html' title='rosa balistreri (licata 1927,Palermo 1990)'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-278670471391557119</id><published>2010-08-03T11:39:00.000-07:00</published><updated>2010-08-03T11:40:20.937-07:00</updated><title type='text'>La Sicilia in Carlo Levi e Danilo Dolci</title><content type='html'>LA SICILIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; IN CARLO LEVI E IN DANILO DOLCI[1]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Casarrubea&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una grande città è fatta di strati sovrapposti e contemporanei: se scavi, altro appare: ogni definizione pare fuggire, all’infinito. Dove fermarsi, in questa fuga del tempo? Conta di più la superficie, o quello che è oscuro? La Storia o i destini individuali? I personaggi, o la gente senza nome? I personaggi li ho incontrati, li conosciamo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la gente, le vie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Carlo Levi, La doppia notte dei tigli, Torino, Einaudi, 1962, p. 39)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Identità e ricostruzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Sicilia è sempre stata una meta obbligata di quanti, nel tempo, cercando di coglierne i segni, l’hanno assunta come tappa del loro stesso itinerario culturale, della loro ricerca interiore. Non ne conosciamo bene le spinte storiche: forse sono state, per un lungo periodo, le rappresentazioni mitiche o gli scenari internazionali nei quali si disegnavano le reti sotterranee delle logge massoniche o delle correnti misteriosofiche; forse prevalevano, come nell’Ottocento, le idealità politiche legate al formarsi dell’idea risorgimentale prima e dello Stato dopo. In ogni caso la Sicilia è stata sempre punto di arrivo e di partenza di molti intellettuali, luogo d’incontri e snodo di interessi lungo il farsi della Storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  In Levi questa ricerca prende il suo avvio con l’insorgere del fascismo e si consolida, negli anni ’30, attraverso la “consapevolezza dei termini reali dei conflitti contemporanei”, nella prospettiva della rivoluzione italiana e della ricostruzione europea del dopoguerra. Che ci sia questo dato biografico, interiore, è confermato da quanto egli stesso scrive, introducendo, per i tipi di Libri Siciliani, la raccolta di articoli di Mario Farinella, Profonda Sicilia, nel 1966:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario Farinella mi aveva accompagnato in qualcuno di quei miei viaggi, che non erano soltanto, per me, la scoperta di una Sicilia vera, degli uomini nuovi che andavano creando un mondo nuovo, ma la scoperta di una parte di me, la più autentica e legittima, che in quegli uomini, in quelle terre, si ritrovava.[2]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’isola come percorso interiore dunque, biografico, ricerca delle ragioni della propria funzione sociale e delle sconfitte storiche – mai definitive-  del mondo contadino: riforma agraria come “arma per diviarne la vitalità, nel binario morto della microscopica proprietà della terra, antieconomica e insostenibile”; abbandono delle campagne; svilimento delle antiche aspirazioni alla libertà e al lavoro delle masse diseredate del sud, in quella che si avviava ad essere “la nuova fase dell’economia europea”. L’osservazione di una terra marginale, dunque, negli anni ’50, ha questo elemento originale in Levi: è un tassello di una ricerca più complessa nello scacchiere geopolitico di quella Europa che il fascismo e il nazismo avevano consegnato, col loro carico di tragedie, stermini e guerre, alle coscienza delle generazioni future. Consente anche di leggere la centralità di una classe sociale nel progetto di ricostruzione dell’Italia di quel tempo. Ma con un’avvertenza: questa classe è il mondo immobile ed “eternamente paziente” che il fascismo non aveva saputo redimere e che era apparso allo scrittore torinese “serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato”. Che si tratti di contadini lucani o siciliani poco conta. Ciò che va tenuto presente, invece, è ora l’effervescenza di questo mondo, la sua carica rivendicativa, il suo essere protagonista, anche se perdente, come avevano dimostrato le lotte per la terra sull’onda delle leggi nazionali di riforma Gullo- Segni, la nascita di numerose cooperative, le lotte sindacali. Erano venute poi le controriforme, la mafia aveva preso il sopravvento, e tutto sembrava essere ritornato come prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Come sempre. Con una eccezione nuova: i contadini si avviavano sulla via del tracollo definitivo. Nel ‘Cristo’ gli erano apparsi “respinti nella secolare inesistenza”, ricondotti nell’ombra, ai margini dei processi produttivi; ma adesso la condizione storica era diversa e l’emigrazione, l’inurbazione inesorabile, le trasformazioni industriali, andavano cancellando, quasi senza che nessuno se ne accorgesse, una Storia e una concezione del mondo millenaria. E tuttavia Levi, come anche Dolci, apparivano in quegli anni Cinquanta saldamente ancorati a questo mondo fatto di eroi antimafia e  rotture epocali (i fasci dei lavoratori di fine Ottocento, le occupazioni dei latifondi, il movimento cooperativo). Ma, a cercare nella via crucis della sofferenza leviana, un atteggiamento definibile nei contorni statutari di un partito politico, di ispirazione gramsciana o leninista o di altra natura, sarebbe un grave errore di approccio metodologico. Non si potrebbero capire, da qui, le chiavi di lettura con le quali, intellettuali come Dolci e Levi, volevano sperimentare un modo nuovo di interagire con i problemi dello sviluppo di cui avevano una rappresentazione al contempo realistica e idealistica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, la ricerca di nuove vie da percorrere, non definibili nel contesto degli schieramenti politici del tempo, è dimostrata anche quando  – ben oltre un decennio dopo Il futuro ha un cuore antico, Levi scriveva sull’Unità, ad esempio in occasione del 50° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre[3]. Come Dolci, sognava un ‘uomo nuovo’, ‘senza intermediari e intercessori’. Aveva di fronte strade per lui non percorribili: lo stalinismo, lo stesso revisionismo chrusceviano segnato dalla destituzione dello stesso Chruscev, nel 1964, l’insufficienza della cosiddetta terza via del socialismo. L’uomo nuovo a cui pensava non era un uomo scisso, ma capace di una nuova cultura e di una nuova morale. L’insularità, la marginalità sono un pretesto artistico. La Sicilia è come la Sardegna, visitate la prima nel 1955, l’altra tre anni prima. Sono luoghi di ricerca di una identità, metafore di una visione del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui – scriveva a proposito dell’isola dei sardi- nella contemporaneità, dove secoli senza misura sono passati, e dieci anni, anche ricchi di mutamenti e di uomini nuovi e veri, non sono che un istante […] si sono mescolate le carte, le immagini doppie di viaggi diversi sulle stesse strade ripercorse. Qui, ogni andare è un ritornare. Nella presenza dell’arcaico ogni conoscenza è riconoscenza.[4]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riconoscenza come riscoperta del ‘soggetto narrante’ posto di fronte alla sua relazione con le cose, in bilico “tra impegno e memoria, proiezione in avanti e ripiegamento”.[5]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Due intellettuali irregolari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nella dialettica tra realtà e arte, irredimibile sofferenza dei ceti più emarginati e sogno di un mondo nuovo, Levi s’incontra perfettamente con l’esperienza di Danilo Dolci, la incrocia in più punti datati, rovesciando, come avveniva anche nel sociologo triestino, gli schemi tradizionali che assegnavano alla politica il primato sulla società, quando al contrario a entrambi interessava – per usare un’espressione di Gigliola De Donato- “la corposità reale” degli individui, singolarmente presi, la materialità delle risorse territorialmente individuabili, sotto il profilo dei fattori umani e delle potenzialità dello sviluppo economico. Si può dire, in questo senso, che Dolci e Levi furono due irregolari della politica: più agitatore e movimentista il primo, più contemplativo e intimistico il secondo. Il mondo contadino ha, in quest’ultimo, una collocazione centrale, ma questa non è elaborata in schemi di classe di tipo dottrinario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Levi] –scrive la De Donato- vede e vagheggia, nel vasto moto popolare che accompagna la fase della occupazione delle terre e della lotta per la riforma agraria, proprio per il suo carattere espansivo e ‘spontaneo’, che straordinariamente sembra coincidere con la sua idea ‘poetica’ della rivoluzione, il momento decisivo per il rinnovamento della società italiana, ben sapendo che quel movimento, pur necessario e indispensabile, era uno degli aspetti, e direi il più debole, come dimostreranno i fatti,  di una strategia più generale contrapposta complessivamente al blocco capitale-rendita fondiaria. Non a caso all’analisi manca l’esame del rapporto fra questa Sicilia e il piano del capitale, tra emigrazione e politica dei poli di sviluppo, tra riforma agraria e industrializzazione[6] .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà Levi non era un letterato organico nel senso gramsciano; ma appunto per questo era qualcosa di più; se era disposto a ridurre la letteratura a livello del reportage o della cronaca, utilizzava tali forme per scopi di altra natura, esattamente come le sue opere pittoriche esulavano dalla contingenza dei suoi interessi per i soggetti che assumeva a simboli, a messaggi di un suo discorso interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ben guardare il percorso culturale di Levi (Torino, 29 novembre 1902- Roma, 4 gennaio 1975) è certamente ricco, complesso, legato com’è anche alla sua arte, alla sua pittura. I ritratti ne segnano il coerente sviluppo: da Filippo Turati, dipinto a Parigi negli anni del fascismo, a Carlo e Nello Rosselli, da Umberto Saba a Montale, da Pablo Neruda a Rocco Scotellaro e Danilo Dolci. Volti che sono luoghi reali e simbolo di storie, di tensioni politiche e morali, di battaglie per un’Italia democratica, antifascista. Molto vicina, nonostante le oggettive differenze politiche e i diversi aspetti della laicità, all’azione civile di Giorgio La Pira (Pozzallo, 1904- 1977), del quale il 5 novembre è stato commemorato il 98° anniversario della nascita. La Pira e Levi: due uomini, due protagonisti coetanei di un’Italia costruita sul versante delle lotte per la democrazia nel nostro paese, nel ‘secolo breve’, come l’ha voluto definire Hobsbawm. L’accostamento, per introdurre alcune considerazioni su Dolci, non è arbitrario. La Pira è siciliano di nascita, e democratico cristiano di formazione; il suo percorso politico va dalla Sicilia allo Stato nazionale, restando nella prospettiva delle attenzioni alla subalternità dei ceti poveri; Levi parte dai grandi conflitti dell’età contemporanea e approda alla Sicilia, cercando se stesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo punto di vista – scriveva Antonio Del Guercio- la situazione di Levi è, all’inizio degli anni ’30, privilegiata, poiché pur appartenendo alla generazione degli anni difficili, egli affrontava quegli anni – giovanissimo ancora – col bagaglio della generazione che s’era formata al fuoco del dopoguerra rivoluzionario europeo. Coloro che sarebbero intervenuti qualche anno dopo, attorno al 1935, avrebbero dovuto più faticosamente – e quasi ricostruendo da sé in termini di passione rivoluzionaria fatti già entrati nella leggenda – approntare le armi della propria lotta e della propria conoscenza. La soluzione di continuità nello sviluppo moderno della cultura in Italia ha del resto una sua espressione esemplare nella stessa vicenda di Levi: detenzioni, confino, libertà vigilata, occhiuti allarmi per quel che fa nei momenti di libertà, partenze per la Francia, tutto concorre a rendere frammentaria la conoscenza del suo lavoro nel periodo fascista, anche se sono tuttora da valutare appieno le conseguenze – chiaramente cospicue- delle apparizioni delle sue opere a Roma, a Venezia, a Milano, fra il ’31 e il ’37.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questa conoscenza soffre ancora di distorsioni ed equivoci, dovuti a una non casuale pigrizia di fronte al compito di ricostruire e valutare organicamente il percorso reale della cultura e dell’arte in Italia prima del 1945 e, in questa cornice, il contributo di Carlo Levi.[7]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa centralità e cioè l’esperienza formativa nella temperie del fascismo, accomuna, su un piano generazionale quasi conseguente, Levi e Dolci a Tullio Vinay (La Spezia 1909- Roma 1996), una delle maggiori personalità del protestantesimo italiano e mondiale, che a Riesi, paese tra i più poveri dell’interno della Sicilia, aveva fondato nel 1961 una comunità laico/religiosa, al servizio della crescita di quella popolazione. Non si tratta d’intellettuali mossi da capricci filantropici; ma, al contrario, di uomini che vogliono sperimentare la possibilità di un diverso modo di esistere e di agire, di rapportarsi con l’universo, a partire dagli anelli più deboli, dagli ultimi. In Vinay e Dolci la matrice è cristiana, in Levi è laica, quasi desanctisiana, postrisorgimentale e tuttavia estremamente moderna e, solo per certi peculiari versi, gramsciana. Nonostante le diversità culturali, politiche e umane, tra questi intellettuali del ‘900, non si può sottovalutare il dato che proprio in questo secolo, carico di tragedie e di insegnamenti, sulle ceneri del fascismo e del nazismo europeo, affondano le radici di una concezione innovativa dello Stato e della società che è giusto non smarrire, se non a costo di una perdita di senso e di prospettiva di quelle azioni che hanno fondato le ragioni della democrazia sostanziale, il sogno di un mondo nuovo. La pace nel mondo, il rispetto per l’ambiente, l’attenzione alla nonviolenza come metodo di crescita, la condanna di ogni guerra, l’ottimismo nell’uomo, sono il denominatore comune, il tessuto connettivo sul quale, in contrasto con ogni dottrinarismo, si cimentano le esperienze di uomini di così diversa provenienza geografica, ma così straordinariamente uniti, nella costruzione di un mondo diverso. Per tutti la Sicilia è, conclusa la tragedia del fascismo, frontiera, luogo della battaglia concreta in cui ciascuno misura, da diverse angolature la scommessa che ha fatto con se stesso. Per La Pira, valgano, succintamente, per tutte, opere come: L'attesa della povera gente, LEF, Firenze 1978; Le premesse della politica. Architettura per uno stato democratico, LEF, Firenze 1978; La casa comune. Una costituzione per l'uomo, Cultura Editrice, Firenze 1979; Il sentiero di Isaia, Cultura Editrice, Firenze 1979. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Dolci, Voci nella città di Dio, Mazara, Società Editrice Italiana, 1951; Fare presto (e bene) perché si muore, Torino, De Silvia, 1954; Banditi a Partinico, Bari, Laterza, 1955; Processo all'articolo 4, Torino, Einaudi, 1956; Inchiesta a Palermo, Torino, Einaudi, 1956; Una politica per la piena occupazione, 1958; Spreco, Torino, Einaudi, 1960; Conversazioni, Torino, Einaudi, 1962; Chi gioca solo, Torino, Einaudi, 1962; per Vinay la realizzazione della Comunità Agape, tanto vicina al Borgo di Dio di Dolci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Levi valga – e basti-  il suo scavo nelle piaghe della Sicilia, e dell’Europa, per comprenderle, additarne i confini, curarle attraverso la denuncia, l’azione sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dolci è di una generazione più giovane di Levi e La Pira, e come quest’ultimo trova i suoi primi impulsi all’azione sociale, da un profondo senso religioso della vita. Il suo antifascismo militante ha un aggancio con l’esperienza di lotta contro il nazifascismo, nel 1942, quando viene arrestato. Senonchè si registra in lui, come anche nello scrittore torinese, l’esito opposto a quelle spinte che avevano condotto  storicamente, diversi intellettuali siciliani ad andare al Nord, spinti dal bisogno di autoaffermazione. Levi, ad esempio, fu un “punto fermo” per gli artisti della generazione di Guttuso. Il pittore bagherese lo aveva incontrato per la prima volta nel ’36 a Venezia, durante un permesso speciale dal confino lucano, quando avvicinare – come dicevano i fascisti – ‘ un pericoloso sovversivo’, era motivo di sospetto e comportava dei rischi. Da buon siciliano, rovesciato rispetto alla cultura mafiosa, Guttuso si accompagnava con lui “nei caffè dei campielli” e per le “calli”, seguiva incantato i suoi discorsi, ne faceva un “idolo” e un “simbolo”, sul quale, poi, la guerra, la clandestinità e la resistenza dovevano lasciare il segno della “fiducia velata di tristezza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma di fronte ai mali del mondo, e soprattutto alla guerra, all’oppressione e alla dittatura, alla miseria che uccide le energie dell’uomo, Dolci matura e definisce, in modo irreversibile, la sua scelta, politica e civile, per un’azione sociale dal basso, la cui opzione di fondo è l’obiezione di coscienza. Forse la Sicilia fu per lui l’area marginale più periferica, la cartina di tornasole delle sue vocazioni. Su questa si innerva tutta la sua esperienza successiva, fino all’incontro con Levi, nel 1955. Seguirà poi la comune ricerca delle ragioni dei mali del mondo sul piano alto della crisi della civiltà contemporanea e delle cause della diffusione del fascismo e del nazismo in Europa. Percorso già anticipato da Levi nella Doppia notte dei tigli: un viaggio nella Germania del secondo dopoguerra[8]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’interna mancanza di unità – scrive Levi- è la condizione che ha fatto della Germania la protagonista della crisi universale. Ma non è piuttosto, prima di questa mancanza di unità, una mancanza di distinzione, di capacità di distinguere? Non c’è unità se non di cose distinte. […]. Questa parte della Germania che permane nella fase di umanità prenatale, non è distinta dalle cose, non è libera, non può essere amata e amante, ma divorante e (mai abbastanza per la sua brama) divorata .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Germania si nasconde, è una realtà che si sottrae e si cela, […] si nasconde a se stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e perfettamente concluso da Dolci in Non sentite l’odore del fumo? [9]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La differenza con la Sicilia è nella diversa causa dell’agente traumatico: in Germania il nazismo, in Sicilia, la mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui si pone una prima domanda. Se l’incontro dello scrittore torinese con Dolci è come una discesa agli inferi, ma allo stesso tempo un ritorno alle ragioni della speranza e dell’ottimismo, cos’è che unisce due intellettuali -in fondo abbastanza diversi-, tanto da renderli legati poi per tutta la vita? Non sappiamo se sia stato Levi a subire il fascino di Dolci o viceversa. Certo è che, nel viaggio in Sicilia del ’55, Levi va a cercare Dolci a Borgo di Dio e l’anno successivo a lui dedica il ritratto ‘Le parole sono pietre’, che lo vede tra i pescatori, le donne e i bambini di Tappeto. Un omaggio importante, un riconoscimento dell’attività del sociologo triestino, l’avvio di una collaborazione che durerà fino alla morte dello scrittore torinese. Levi, come Vittorini, è in prima fila a testimoniare in sua difesa, dopo la denuncia per lo sciopero alla rovescia. Ai giudici dirà:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho appreso dai giornali che Danilo Dolci sarebbe accusato di avere rivolto a un agente della forza pubblica una frase ingiuriosa che suonerebbe all’incirca: "Chi ci impedisce di lavorare è un assassino". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, io credo, pure senza essere stato presente all’episodio, di potere escludere in modo assoluto, e di poterlo provare con documenti, che il Dolci abbia pronunciato una simile frase rivolgendola al commissario in modo ingiurioso; e questo non soltanto per le assicurazioni e le affermazioni che ho fatto prima. Una frase che suona analoga ma che ha tutt’altro significato, dà inizio alla prima pagina del suo libro Banditi a Partinico, ed è, direi, quasi il filo conduttore di tutto il suo pensiero, l’idea fondamentale attorno a cui si organizza la sua visione del mondo e dei problemi sociali e umani. Dice questa frase, che cito qui a memoria: " noi viviamo in un mondo di condannati a morte da noi". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì fino a quando esistono degli uomini condannati ad essere tali, a vivere in una condizione che è precedente alla stessa esistenza, fino a quando esiste l’esclusione e l’alienazione, noi ne siamo tutti responsabili, noi siamo tutti degli assassini. Tutti, nessuno escluso. Io sono un assassino, e anche Lei, signor Presidente, è un assassino, e anche Danilo Dolci è un assassino. Questo è il senso della frase che ritorna e domina ogni pagina di quel libro. Come Ella vede, è l’opposto di quanto si pretende che egli abbia detto al commissario. Basta aprire il libro alla prima pagina, e non occorre che saper leggere per capire il testo e il senso della frase pronunciata sulla trazzera, che, anziché ingiuriosa, è certo delle più alte e nobili che possa pronunciare un uomo.[10]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-         Li vedremo così assieme in varie occasioni: a Roccamena, durante le battaglie per la costruzione della diga Garcia, in quella landa desolata dell’interno della Sicilia già afflitta dalla mafia; numerose altre volte, in altre battaglie per il riscatto dei ceti popolari e dei più deboli. Entrambi costruttori, su piani diversi, dei caratteri democratici della cultura italiana del ‘900, sono accomunati da un antifascismo convinto che si fondava in Levi nel pensiero liberale di Piero Gobetti, nell’esperienza della clandestinità in Francia negli anni trenta, e in Dolci nel rifiuto delle forme di dominio e di violenza e nelle connesse strategie di costruzione della pace.  Erano quelle che gli derivavano dal pensiero di Gandhi e di Aldo Capitini, e, prima ancora, dalla persecuzione nazista e dal sogno del riscatto sociale della comunità di don Zeno Saltini, a Nomadelfia. C’è in questa affinità elettiva una sorta di precoce anticipazione della rottura dei limiti imposti dagli schematismi dei partiti tradizionali, un’insofferenza per le angustie dei tecnicismi politici e al tempo stesso una forte valorizzazione dell’uomo e dei movimenti attorno all’idea centrale dei diritti umani inalienabili. E alla disillusione della caduta dei valori unitari dell’antifascismo si lega L’orologio, un libro che testimonia gli anni della svolta che la crisi del governo di Ferruccio Parri determinò sulla vicenda politica italiana all’indomani della liberazione. Con la caduta del governo Parri, durato appena sei mesi (dal 21 giugno al 24 novembre 1945), entrava in crisi anche la coalizione politica che l’aveva sorretto ( Dc- Pci- Psiup- Pli- Pd’a- Dl) mentre si avviava la lunga serie dei governi De Gasperi che dovevano condurre alla rottura dell’unità antifascista, all’affermazione del centrismo, e in definitiva alla sudditanza politica dell’Italia agli Usa. Un cammino lastricato dai condizionamenti della guerra fredda, dalle repressioni antipopolari in epoca scelbiana che travolsero anche le comunità di don Zeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario di quanto era accaduto a Guttuso, è certo che sia stato Levi a scoprire Dolci e non viceversa. Perché Dolci è per lui il punto d’incontro del suo pellegrinaggio nel sud con l’aspettativa del modello sociale organizzativo necessario al cambiamento, e, anzi, della prassi costante dell’azione sociale capace di determinarlo. Levi incontra Dolci e pensa a Scotellaro, ai contadini di Tricarico, alla microesperienza, tutta solitaria e paziente dell’autore dell’ Uva puttanella. Ma non si ferma, naturalmente, ad una visione analogica; sa che ben altro è il compito che Dolci si è assunto. Tra i due correva un’affinità istintiva, artistica profonda. Passava in Levi dalla pittura e dal suo essere un narratore schierato, più per scelta libertaria che politica, in Dolci dalla poesia[11]. Era il livello sovrastrutturale che li faceva sentire vicini, legati da amicizia non comune. A questo proposito si può raccontare un episodio significativo. Dolci era andato a trovare il suo amico nel suo studio torinese; lo aveva trovato quasi sdraiato in una grande poltrona, convalescente dopo una operazione alla retina, che non gli consentiva di vedere ancora bene le figure. Rimase meravigliato che parlasse del suo malanno come se si trattasse di un’altra persona. Non dipingeva da giorni, e tuttavia in quelle condizioni, gli propose di farsi fare un ritratto. Mentre dipingeva –scrive Dolci- mi venne voglia di ritrarlo anch’io e fissai nella mia mente questi versi: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ama Carlo chi non ama il fiume:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;trasparendo si dona compiaciuto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; di scorrere specchiando e assimilando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; diverse ad ogni istante vaghe nuvole,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; gli alberi delle rive nel fiorire&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; della vicenda di stagioni nuove&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; (mentre i nodi dell’acqua si disciolgono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; i gabbiani si lasciano portare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; dalla corrente a valle, poi risalgono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; col moto uguale delle lunghe ali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; discendono planando, lievi allargano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; nell’aria a freno le penne, e si posano), &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; i volti di chi incontra, il lento andare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; delle stelle più acute della notte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevano finito entrambi, ma quando l’amico torinese gli chiese un parere sul suo lavoro, Dolci notò con stupore che nel suo volto c’era nitido il volto di suo padre. Levi non l’aveva mai conosciuto.[12] Vi era dunque in loro una sintonia che andava al di là delle circostanze, quale poté essere, ad esempio, quella che, il 7 aprile 1961, vide Denis Mack Smith disquisire di Storia della Sicilia con gli abitanti di Partinico, a Palazzo Scalia. Meno marginale fu quella di George Friedmann, dal quale il Centro Studi e Iniziative per la piena occupazione ebbe un notevole contributo sul tema dei modelli di pianificazione regionale. Quelli, per intenderci, che avevano provocato in Usa la reazione contro l’”ipertrofia industriale e commerciale”, e in Unione sovietica, i processi di centralizzazione. Friedmann, come Ilys Booker, furono in realtà vicini a Dolci per la concezione democratica della pianificazione, che essi ancorarono alla partecipazione popolare e alla salvaguardia delle risorse territoriali. Il tema caratterizzò la riflessione del Centro studi, per tutta la primavera del ’61[13], e riveste oggi un’importanza nodale a fronte delle proposte di sviluppo consumistico avanzate dalla destra berlusconiana per il nostro territorio. Un territorio al quale Levi fu legato, oltre che per l’amicizia con Danilo anche per un motivo di ordine politico superiore. Vale perciò la pena richiamare il suo contributo al dibattito sulla pianificazione e gli spunti di discussione da lui messi in campo nella conversazione al Centro Studi del 30 maggio 1961:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema dei rapporti con i partiti e del valore politico di una qualunque azione che si svolga è il primo problema che ci si pone. E certamente si è posto fin dal primo momento nella azione di Danilo, e si è posto a tutti coloro che in qualche maniera hanno voluto affrontare problemi come questi fuori degli schemi tradizionali dei partiti politici. Che l’azione che voi fate sia un’azione politica è certamente fuori dubbio. E che questa azione abbia un valore rivoluzionario, senza avere paura del termine, è certamente fuori dubbio e anche auspicabile evidentemente, altrimenti non corrisponderebbe alla propria impostazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In che cosa si differenzia l’azione di un gruppo come il vostro dall’azione dei partiti politici? Che rapporti, che posizione può porsi di fronte ai problemi nazionali, di fronte alle forze che lottano? Sono tutti problemi essenziali, difficili a risolvere perché richiedono di volta in volta giudizio, equilibrio; perché da un lato c’è il pericolo di snaturare un tipo di azione legandolo ad azioni che partono da altri etodi e da altri punti di partenza, e dall’altro c’è il pericolo opposto di renderlo sterile, di renderlo astratto, rifiutando un rapporto con quelle che sono forze reali, con tutti i loro limiti, con tutti i loro difetti: a che tuttavia sono forze reali che in certi piani e in certi omenti hanno svolto – e questo è il loro elemento positivo- un’azione analoga. Perché è certo che il valore del movimento socialista, del movimento contadino, del movimento operaio organizzato, il valore positivo,  il suo valore di libertà, è costituito proprio in questa presa di coscienza, in questo formarsi dal basso di una classe dirigente, di una classe dirigente potenziale, o anche singolarmente in un ambito più piccolo, o negli uomini che si sentono capaci di questo. Quando i partiti politici hanno svolto questa funzione (in certi momenti l’hanno svolta in maniera assai larga, assai evidente, in altri meno), quando la svolgono, la loro azione è della stessa natura liberale (anche se è comunistica o socialista: liberale nel senso largo della parola) dell’azione che si svolge qui. Ed è stato anche, veramente, il grande fenomeno dell’Italia modena, questa presa di  coscienza attraverso i partiti, attraverso le ideologie, e attraverso la conoscenza di problemi sindacali, i problemi politici.[14]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Levi annetteva una funzione peculiare al Centro Studi in quanto coglieva nell’inchiesta e nell’azione sociale passaggi insostituibili nel cambiamento. La metodologia sembrava opportuna in quella fase prepolitica. Quel piccolo gruppo di persone attive nelle povere case di Borgo di Dio era, in realtà, per Levi, la risposta esatta alle questioni non risolte del Cristo si è fermato a Eboli e, prima ancora, della Paura della libertà, composta nel ’41, ma edita per la prima volta nel gennaio del ’46.[15]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Specialmente in quest’ultima opera sono presenti almeno due grandi questioni poste alla base del pensiero di Dolci: il nazismo e il fascismo come mali supremi da un lato, “l’apparire della nuova dimensione atomica” nella risoluzione dei conflitti internazionali dall’altro. Sono questioni che si svilupperanno più tardi in Dolci, parallelamente, forse, al modificarsi del senso religioso della vita, in gran parte ancorato, nei primi anni ’50 al cattolicesimo non ortodosso della comunità di Nomadelfia. In tale evoluzione, e nell’incontro tra le due personalità, tuttavia, credo che il sociologo/poeta maturi l’indirizzo verso gli esiti leviani:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è il processo di ogni religione? – si chiede Levi- Mutare il sacro in sacrificale, togliergli il carattere di inesprimibilità, trasformandolo in fatti e in parole: far dei miti, riti; dell’informe turgore, un uccello sacramentale; del desiderio, matrimonio; del suicidio sacro, omicidio consacrato. Religione è relegazione. Relegazione del dio nel legame delle formule, delle evocazioni, delle preghiere, perché non sfugga, secondo la sua inafferrabile natura. Il sacro, che è l’aspetto stesso del terrore, si fa legge, per salvarsi da se stesso. […]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azione è, al contrario, frutto della differenziazione completa &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Religione è la sostituzione all’inesprimibile differenziato di simboli, di immagini reali e concrete, in modo da relegare il sacro fuori della coscienza, porgendo ad essa degli oggetti finiti e liberatori […]. La Religione è dunque, così considerata, un mezzo del processo di individualizzazione; ma un mezzo che tende, per liberare lo spirito dal senso terrificante della trascendenza, a sostituirla con simboli visibili, idoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La divinizzazione dello Stato (e la servitù che ne risulta) durerà finché non sarà finita l’infanzia sociale, finché ogni uomo, guardando in se stesso, non ritroverà, nella propria complessità, tutto lo Stato, e, nella propria libertà, la sua necessità […]. Soltanto il processo di interiore maturità farà dell’animale totemico, del padre intangibile, e della sacra maestà, degli amabili ricordi decorativi. [16]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lavoro dei campi, che è tutto umano, è straniero a una terra divina per la sua natura selvaggia, per la sua pura potenza, divisa in parti non per il variare delle coltivazioni, ma per i limiti soli della violenza di un animale araldico (p.61).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel capitolo “Massa”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I panettieri chiamano massa la pasta, che attende di essere divisa in parti uguali e di diventare pane nel forno; i fonditori, il metallo fuso, che aspetta di essere colato nel suo stampo; i fisici, quello che in un corpo non è forma, né grandezza, né qualità, a materialità indeterminata. La massa, che per ogni individuo è un non-io, inesistente e necessario, per ogni corpo fisico la non-qualità, origine negativa di ogni qualità, è, nel campo dei rapporti umani, un non-Stato, una informità, da cui sorge per contraddizione ogni organismo statale. E’ l’indeterminata materia umana, che è una, e perciò incapace di relazioni, ma che serba in sé, nella sua inesistenza, tutte le sue possibili future relazioni. La massa è il nulla, è il sonno, è l’anarchica unità; è l’immagine negativa dello Stato. Dalla sua infinita indifferenza sorge l’uomo e sorgono gli stati; ma ogni nascita, ogni nazione è una frattura della massa, una riduzione dell’ombra, che ne costituisce l’origine e il termine. […] E’ massa tutto ciò che nel popolo non ha fora, e che tende oscuramente a separarsi, a scindersi, e nascere, come persona e come stato. Massa non è quindi il popolo, e neanche la sua parte più bassa, la plebe; né è una determinata classe sociale – ma è la folla indeterminata, che cerca, con l‘angoscia del muto, di esprimersi e di esistere (pp.105-106). […] Dove i istituiscono rapporti umani, la massa finisce, e nasce l’uomo, e lo Stato. Ma dove la massa permane col suo peso vago e il suo mortale spavento, una religione protettrice e salvatrice sostituisce all’impossibile Stato un suo simbolo divino – e fa della stessa massa, inesistente e angosciosa un idolo cha la nasconde e la rappresenta. La divinità della massa e quella dello Stato coincidono: i due idoli hanno lo stesso aspetto: la totalità. Il terrore della passività assoluta e indistinta, e il terrore della libertà, generano, da parti opposte, la stessa religione: lo Stato di massa. (p.110)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’organizzazione distrugge ogni organismo vivente, sovrapponendogli la propria estranea divinità. Dove è organismo, là non può essere organizzazione. (p.109)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’incontro con Levi, Dolci deriva alcuni canoni della sua attività di sociologo e intellettuale non allineato e riconsidera probabilmente anche i termini di un cattolicesimo troppo rassicurato dai suoi riti e dal suo stesso essere chiesa formalizzata. E’ un passaggio nodale dall’apparire all’essere, dall’istituzionale al sociale. In tale percorso incontriamo la centralità dell’azione per l’uomo, senza orpelli o appartenenze; la ‘dissacrazione’ dello Stato; il valore della persona come principio del cambiamento; la critica spietata del concetto di ‘massa’. Per quest’ultimo aspetto Dolci era solito usare questo termine nel senso deteriore, legato all’informe, o – come diceva lui- alla ‘pasta’, al suo essere qualcosa di non definito, di ‘vischioso’. Qui si registrava l’impatto con la visione tradizionale dello schema leninista del processo rivoluzionario, e non proprio nel senso del rifiuto del leninismo, o di una certa visione illuministico-astratta della realtà, ma nel senso più proprio del rovesciamento di un’impostazione derivata dal materialismo storico, e dalla teoria della lotta di classe. L’ideologia dolciana non contempla infatti la conquista dello Stato da parte delle classi lavoratrici, ma punta a modificare lo Stato a partire dall’uomo, senza per altro porsi neanche il problema dello Stato. Tale nozione appare estranea, e talvolta nemica, elemento strutturale del contrasto al processo del cambiamento nella direzione di un mondo nuovo. E tuttavia quella visione è rovesciata ma non negata, in quanto accetta implicitamente il ruolo della leadership, l’esistenza di un ‘centro’ guida che ha in sé la tensione a un processo rivoluzionario nonviolento. In questo sforzo aveva come modelli i grandi dirigenti delle lotte contadine del dopoguerra: da Portella della Ginestra a Salvatore Carnevale. Essi avevano disegnato la direzione di marcia, e questa direzione, ancora una volta, gli derivava anche dal contributo letterario e politico di Levi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Essere testimoni: le pietre che gridano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Sicilia su cui comincia ad agire Dolci è la Sicilia segnata dalla via crucis di Levi. Basta guardare le date. La decima edizione delle Parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia, uscì per i tipi Einaudi nel 1955. L’opera raccoglie articoli di vari periodi. Quelli della prima e della seconda parte risalgono al 1951-1952, un’epoca in cui Dolci o non era ancora in Sicilia o vi era appena giunto (febbraio del ’52); quelli della terza parte risalgono invece all’estate del 1955.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro racconta degli scioperi dei minatori di Lercara Friddi, patria di Lucky Luciano, del controllo mafioso dei sistemi di produzione e di sfruttamento (di cui era diretto testimone e vittima un suo amico pittore di Cesena: “Passava per le strade, e i mafiosi che stavano appoggiati ai muri come lucertole, con le mani alla cinghia dei pantaloni, lo squadravano dall’alto al basso con quei loro occhi fermi di serpente e gli sputavano sulle scarpe”), della riforma agraria e del “processo reale della terra”, del servilismo e della sottomissione (“Il vecchio non si turbò né si mosse per questo. Gli mostrò il pane e gli disse: - il pane è duro, ma è dolce”), dello scontro tra contadini e funzionari (“funzionari che avrebbero dovuto lavorare per loro e con loro, ma che celavano in sé un antico odio ereditario e che erano portati a usare la Riforma, essi che venivano dalla piccola borghesia dei paesi, per riconquistare il pericolante secolare prestigio: sempre presenti, con gli occhi aperti e le orecchie tese, i pantaloni stirati, i baffetti sottili sul labbro, pronti a tornare padroni, a modo loro, delle terre abbandonate e divise”). Il ricordo di Rocco Scotellaro, scrittore e poeta della libertà contadina che gli era stato compagno nel suo viaggio attraverso i paesi calabresi è un richiamo interessante anche per le influenze che la metodologia dell’indagine sociologica dell’autore de L’uva puttanella, mai meglio puntualizzata, esercitò sullo stesso Dolci negli anni delle sue inchieste a Palermo, e poi in vari comuni della Sicilia occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Sicilia è vista nella sua sedentarietà feudale e nella sua illusoria aspirazione al mito dell’opulenza e della ricchezza come dimostrano gli isnellesi che aspettano l’arrivo del loro concittadino sindaco di New York (“un desiderio di fuga affidato a una speranza magica, a un infantile rito propiziatorio”, quale fu la folle concezione dell’Impero mussoliniano); oppure nella sua cultura concreta e deludente, come i mostri di villa Palagonia a Bagheria e nei suoi intellettuali interpreti dei colori e dello spirito della civiltà contadina, come Renato Guttuso, o legati ai diritti dei lavoratori, come il poeta Mario Farinella, autore della lettera da Lercara Friddi: La zolfara accusa. E’ la Sicilia dei braccianti di Bronte, antica Ducea che Ferdinando di Borbone aveva regalato a Orazio Nelson, nel 1799, “come compenso per avergli salvato il regno e ammazzato i liberali di Napoli”, un tempo teatro delle sanguinose repressioni di Nino Bixio. Di quelle rivolte che i contadini avevano fatto in nome di Garibaldi e della libertà dal feudo, adesso segno tangibile di una riforma agraria impedita, stravolta e capovolta. Ma è soprattutto la Sicilia della violenza e dei misteri, di un passato e di un presente di morte e di fatica quasi irredimibile. Bolognetta gli richiama alla mente il capomafia del luogo: Serafino Di Peri &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quel nome non mi riusciva nuovo. Mi ricordai che l’avevo letto nelle cronache del processo di Viterbo, del processo della banda Giuliano, quando era venuto a testimoniare un vecchio dai capelli bianchi detenuto per associazione a delinquere con altre centonove persone, Serafino Di Peri, dal viso, al dire del cronista, ‘formidabile, da protagonista di film gialli’, che era stato fino al 1948, il sindaco di Bolognetta”; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lercara Freddi è anche la disumanità del proprietario delle zolfare di quel bacino i cui manutengoli sono contrapposti ai minatori in lotta come in una sorta di film western, senza legge e senza Stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Alla busta-paga del morto – un ragazzo di diciassette anni schiacciato da un masso caduto dalla volta di una galleria- venne tolta una parte del salario, perché, per morire, non aveva finito la sua giornata; e ai cinquecento minatori venne tolta un’ora di paga, quella in cui avevano sospeso il lavoro per liberarlo dal masso e portarlo, dal fondo della zolfara, alla luce”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così sono viste le altre città: Monreale, una delle capitali della mafia; Montelepre, il regno dei banditi di Salvatore Giuliano, luogo di “rapporti di alleanza e di rottura con la mafia, dei contatti degli uni e dell’altra con la polizia e le istituzioni dello Stato e i partiti politici, delle azioni del governo e delle autorità, della reazione popolare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stessi Malavoglia di Giovanni Verga appaiono a Levi come un “libro notturno”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto vi avviene nella sera, nell’ombra dei vicoli, nel nero della sciara, nella tempesta, nella notte; il mare non vi ha quasi altro colore che il nero, nero come la sciara, o il colore del piombo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La visione leviana della Sicilia negli anni in cui ogni processo riformistico fu vanificato e sacrificato alla ricomposizione del blocco agrario e degli apparati di potere, confina col pessimismo sciasciano e si colloca in un’angolatura neoilluministica contro le forze oscure di un medioevo barbarico (“…siamo nel ’51, e la faccia del signor N., contro cui lottano, non è di cento anni fa, ma di mille, non è il viso di un industriale inglese del 1848, ma forse quello di un padrone di servi dell’ottavo o nono secolo, prima del Mille, e forse neppure quello; e anche loro, anche questi che ora brillano di una vita ritrovata, erano sino a ieri i servi di un tempo remoto”). La lettura di questa Sicilia, quasi a riflesso dell’aspetto morfologico dell’isola, è - si potrebbe dire- triangolare; si fonda su tre livelli che non adugiano in retoriche descrizioni paesaggistiche: il feudo, la mafia e il senso della morte da un lato, le esperienze in atto del riscatto e della “resurrezione”, da un altro. Nel mezzo c’è la funzione dissolvente e paludosa del ceto medio dell’impiego, degli uffici e delle professioni, incapace di una propria autonomia e di un suo ruolo positivo di trasformazione sociale.  Ma vi è presente anche l’ottimismo della speranza, la prospettiva delle lotte sindacali e politiche, l’intreccio –antico quanto la Storia del movimento dei lavoratori in Sicilia- tra la religione del popolo e la volontà del riscatto sociale; l’anticipazione dell’uso consumistico di alcune importanti risorse urbanistiche e culturali dell’isola, come nel caso di Taormina e del “dubbio mondo internazionale che vi si aduna e che diventa tanto più volgare in quella natura austera e arcaica”. Le catacombe dei cappuccini e la festa di Santa Rosalia, hanno un filo conduttore in comune; è una certa concezione che i siciliani hanno della “morte che conserva in sé piena l’immagine della vita”, che non vuole nascondersi a se stessa, ma che viene esorcizzata dall’esuberanza dei colori e della tradizione, dalla chiassosità dei mercati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne deriva un documento della faticosa lotta di emersione alla luce, di costruzione del processo democratico in Sicilia e in Italia. Ma anche un ritratto, filtrato dalla particolare sensibilità umana e dalla tempra civile dell’autore, di due tra i grandi testimoni del Novecento siciliano: Danilo Dolci e Salvatore Carnevale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Correvamo ora, ritornati alla riva del mare e alla strana compagnia dei contemporanei, attraverso Castellammare del Golfo, sciorinata come un grigio ventaglio alla svolta, e le villette sparse di Alcamo Marina, e le dune di sabbia di Balestrate, verso Tappeto e il Borgo di Dio, meta del nostro viaggio di oggi. Eravamo venuti per vedere Danilo Dolci, l’architetto triestino che dopo due anni di esperienza di Namadelfia ha fissato qui la sua vita e il suo lavoro, tra i poveri di questo villaggio di pescatori e di contadini. Il paese, quando vi entrammo, forse per l’ora calda, pareva disabitato. Chiedemmo finalmente di lui a una donna che si affacciò da una soglia e ci avviammo, secondo le sue indicazioni, passata la ferrovia, per una ripida strada sassosa, fino a una specie di grande capannone in muratura, di costruzione recente, che pensavamo fosse la sua casa. Anche qui non c’era nessuno, ci affacciammo a una finestra e vedemmo che l’interno era un grande stanzone vuoto coi muri tutti decorati di grandissimi disegni lineari in matita o in carbone sul fondo bianco del muro, che rappresentavano con una minuzia infantile e una elegante accuratezza e precisione, le erbe e i fiori dei campi. Un muratore che passava avviandosi a un’altra costruzione non ancora terminata, lì vicino, ci disse che quella era l’ “Università”, dove si tengono conferenze e lezioni, che la casa a cui stava lavorando sarebbe stata la sede del Consorzio per l’irrigazione, e che Dolci abitava più in basso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di lassù, in quell’ora meridiana, si apriva davanti a noi un largo paesaggio incantevole. La terra dove posavamo i piedi era bruciata dal sole, ma vi nascevano, frutto evidente di cure amorose, pomodori e ortaggi. Dietro di noi le montagne funeste che avevamo passato al mattino, e Montelepre intenerita dalla distanza, al di là della piana di Partinico, e davanti un mare sereno e intatto e la costa che si dilunga verso Palermo, piena di azzurre grotte inesplorate. Sembrava un paese felice, nutrito da un sole amico. Entrammo nella casa di Danilo che ci accolse amichevole e aperto: alto, robusto, con una grossa nordica testa complessa, gli occhi vivaci dietro gli occhiali, allegro di una interna energia, sempre presente, sepre rivolto, anche nei minimi gesti, all’azione. E’, la sua, una casa modesta e nuda, con un pianoforte, un tavolo coperto di progetti e di carte, e il muro bianco, ornato, come quello dell’Università, da un enorme disegno di erbe e di foglie, opera anche questa, come quelle altre, dei suoi ragazzi. Coinciò subito a parlarci dei lavori che gli stavano a cuore, del progetto per l’irrigazione per tutta la zona, che permetterà di cambiare profondamente la situazione e di combattere la miseria. Ci spiegò tutte le sue altre iniziative, l’asilo, la scuola, l’assistenza, la lotta contro la pesca abusiva, e le inchieste, e gli studi, le conferenze, i concerti, insomma, quella attività che conoscevamo dai suoi scritti, ma che qui prendeva ai nostri occhi la sua giusta dimensione. Non era, il suo, il tono del puro missionario o del filantropo, ma quello di un uomo che ha fiducia, che ha fiducia negli altri (una fiducia generale nell’uomo), e fa sorgere la fiducia intorno a sé, e con quest’arma sola sente di poter far nascere la vita dove parrebbe impossibile, a poco a poco, per forza spontanea; che per fiducia si è buttato, quasi a caso o senza scelta, in uno qualunque dei mille e mille paesi della miseria, e vi si è voluto radicare, per non essere il filantropo che viene di fuori e che, per quanto faccia, resta di fuori, facendo in tutto la vita degli altri, tagliando i ponti dietro di sé. Danilo ci presentò sua moglie, una vedova di Tappeto con cinque figli, e altri bambini venivano e giravano per la stanza: e in loro e nella moglie, e nella giovane maestra d’asilo, e nei muratori, in tutti, c’era la stessa aria allegra e attiva, come se a quella loro condizione nulla potesse parere estraneo. Sapevamo delle lotte sostenute, della ottusa ostilità e diffidenza delle autorità, così simile a quella della polizia e della burocrazia. Realistiche e savie, degli Zar, nei riguardi degli utopici e idealisti populisti russi. Dolci non ce ne parlò, ma ci descrisse invece le condizioni terribili di Tappeto e di Partinico che egli conosce casa per casa, famiglia per famiglia, le malattie, l’analfabetismo, la delinquenza, la prostituzione, gli effetti mortali di una antichissima miseria, origine sola, secondo lui, del banditismo, e degli altri mali, conservati volutamente da un’azione di governo che non vuole risolverli e che butta miliardi per la repressione poliziesca del banditismo, dove basterebbero milioni per abolirne le cause. Ci mostrò le sue statistiche sulle famiglie dei banditi, dove la fame, l’analfabetismo e la disoccupazione sono caratteristiche costanti, in paesi dove la maggior parte della popolazione sono, come qui si usa chiamarli, “industriali”, uomini cioè che si industriano, senza terra né mestiere, né la possibilità di avere terra o mestiere per campare e non morire. Queste cose sono conosciute da chi le vuole conoscere, a Danilo volle mostrarcele sul vero: le cose reali hanno un linguaggio assai più chiaro che le parole e le statistiche. Scendemmo con lui al Vallone, per le strade miserabili e puzzolenti; entrammo nelle case senza pavimento, piene di mosche e di acque putride, rivedemmo, ancora una volta, come in tanti altri villaggi e paesi del Sud, la grigia faccia della miseria; gli uomini senza lavoro, “disfiziati”, senza volontà e desideri, le madri senza latte, i bambini denutriti e ridotti a scheletri. In via Silvio Pellico, una specie di burrone scosceso tra catapecchie cadenti, in faccia alla casa dove era stato nascosto, negli anni scorsi, un famoso bandito, vidi la stanza, simile, come le altre, a una tana senza luce, dove vive uno dei giovani attirati qui dall’esempio di Dolci, un musicista di Ginevra che fa il pescatore con i pescatori, su questo mare risotto sterile e senza pesci dalla pirateria dei pescatori di frodo, tollerata benevolmente dalle autorità. Poco più su, un uomo ancora giovane, dal viso smunto, infreddolito per la tubercolosi, cercava, avvolto in uno scialle di lana, di scaldarsi al sole. In quella totale destituzione gli occhi guardavano tuttavia Danilo con un lume di speranza, e una certa vaga speranza anche in se stessi mi pareva leggervi di riflesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso accenno di speranza nascente in un’ombra serrata trovammo sui visi dei poveri di Partinico, dove Danilo volle accompagnarci. Era ancora il solito, tragicamente monotono spettacolo della miseria, forse più triste perché questa era una miseria di città e perciò con un senso maggiore di solitudine e di abbandono; singolarmente differente nei vari quartieri a pochi passi di distanza l’uno dall’altro. C’è una zona che si chiama Madonna, dietro il vecchio municipio, con la sua grande piazza vuota, che è la zona dei banditi, dove gran parte degli uomini sono nelle carceri, e la diffidenza e l’orgoglio e la feroce protesta si leggono nell’aria, nei visi chiusi delle donne, nelle porte chiuse, nelle strade vuote. E’ un quartiere di vaccai, uomini pieni di energia, spinti quindi dalla loro stessa virtù a rispondere con la violenza all’offesa delle cose, a resistere nella maniera più elementare, a andare con Giuliano per vivere. Spine Sante è più squallido; sono poche strade più in là, a pochi passi dalla chiesa e dal caffè dove ci eravamo fermati al mattino. Nuvole di bambini, scarni e bellissimi, accoglievano Danilo al passaggio chiamandolo per nome: - Danine, Danine, - felici di dire quel nome come se pronunciassero una formula magica. Entravamo con lui in tutte le case e dappertutto inciampavamo nei problemi più elementari di un mando schiavo dei limiti della fame e della malattia; e, ancora una volta, come tanti anni prima, fui costretto, senza volerlo, a richiamare alla mente vecchie, quasi dimenticate, nozioni di medicina. A Spine Sante la risposta all’offesa del mondo non è il banditismo ma, più debole e straziante, la malattia e la follia. Le strade sono, anche qui, polverose e sporche, ma nella sporcizia non ci sono residui di cibo, né bucce d’aranci, né foglie, né torsi di cavolo, né scatole, né ossa: i cani magri annusano con aria delusa. In poche case vivono diciassette malati di mente dichiarati, e chissà quanti altri meno evidenti e clamorosi. Un giovane stava seduto immobile sulla sua sedia, la vecchia madre ce lo mostrò e provò invano a stimolarlo a parlare; quell’apatico silenzio schizofrenico durava da anni. Davanti a una porta, con le braccia penzoloni, stava una giovane col viso asciutto e gli occhi spenti, tranquilla ora, ma, ci dissero i vicini, quando è assalita dalla fame è invasa dalla furia. Entrammo in un’altra casa dove vedemmo un uomo chiuso in una gabbia. La piccola stanza dove viveva tutta la famiglia era stata divisa con delle sbarre di ferro come quelle degli animali feroci, e nella gabbia camminava avanti e indietro un giovane dal viso bestiale, dai neri occhi terribili. Nella casa vicina il capo della famiglia stava in letto, senza muoversi da mesi, chiuso al mondo, pieno di una sua angoscia nera, negativo. Lasciò che ci avvicinassimo al letto e si coprì come un morto il viso col lenzuolo.[17]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     L’inizio del racconto su Salvatore Carnevale ha caratteri in comune con i racconti siciliani di Dolci, che a Levi si ispirò per i suoi connotati civili  e anche per certe forme espressive che ‘caricavano sugli stessi personaggi incontrati – sullo stile sociologico dell’inchiesta – le forme comunicative del popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Da bambino mi mangiavo i ricci interi, con la scorza e le spine e il guscio, tanta era la fame: perché la nostra bocca è un mulino; e anche i fichi d’India mi mangiavo, con la buccia e non mi facevano male, tanta era la fame; perché il nostro stomaco è un calderone e sotto la gola c’è una vampa che brucia ogni cosa, - mi diceva lo scoparo dell’Aspra aprendo per me dei ricci di mare che era stato a pescarmi sulle rocce di quella costa fra Bagheria e Capo Zafferano, sotto le rovine dell’antica città di Soluto, che è forse il luogo più bello dove un corpo umano possa stendersi al sole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Salvatore Carnevale aveva fondato nel ’51 la Camera del Lavoro e la sezione socialista di Sciara, un comune dominato dalla mafia e dal latifondo, dai campieri e dagli amministratori della principessa Notarbartolo. E’ una figura centrale nella Storia del riscatto della Sicilia negli anni ’50, anni di controriforma e di piombo, di battaglie per uscire dalle logiche feudali e di repressioni sanguinose. E’ al contempo una tappa obbligata del percorso civile di questo riscatto, nodo storico importante. La Sicilia della monocoltura cerealicola si presentava spesso, nelle zone interne, come un sistema misto (ad esempio uliveto/grano) in base al quale i latifondisti erano portati a frammentare la manodopera salariata, assumendola sulla base dell’andamento stagionale dei raccolti e a perpetuare i caratteri tradizionali dei contratti verbali di lavoro. La riforma agraria era intervenuta a rompere la rigidità di questo sistema e a mettere a nudo le vocazioni più recondite delle classi che si fronteggiarono per adeguarla ai loro bisogni: gli agrari da un lato, i braccianti dall’altro. I primi erano sostenuti dalla mafia e dal governo regionale, gli altri solo dall’organizzazione sindacale e dall’azione delle loro lotte. Quando Levi visita Sciara, qualche mese dopo l’uccisione del sindacalista (16 maggio 1955), ha una immediata percezione dello scontro in atto, come se questo fosse determinato dalla stessa Storia del paese, dallo stesso paesaggio che lo sovrasta e lo domina:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   L’oliveto era finito, il terreno era aperto, il grano mietuto fino a perdita d’occhio, fino a un lontano dosso dietro a cui d’un tratto apparve il paese. Veramente il paese non si vedeva, ma erano sorti, come spuntati dalla terra, il castello, alto sopra una roccia, e, sotto di lui, più in basso, la chiesa. Fra il castello e la chiesa stava, invisibile, il paese.. Pareva un’immagine araldica della Sicilia feudale, troppo semplicistica, troppo simbolica per essere vera, con quei due soli neri profili verticali, stagliati sul cielo, come i segni del potere, più protervo e alto il primo, sottomesso e aguzzo il secondo, e, in mezzo, quasi inesistenti, nelle casupole confuse con la terra, i contadini. (p.164)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche pagina più avanti il contrasto è ancora più violento e suggestivo allo stesso tempo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Eravamo discesi sui nostri passi: tornati sulla strada, in pochi minuti giungemmo a Sciara. Una strada la traversa salendo e scendendo da un capo all’altro, interrotta nel mezzo da una piazza con l’aquila del monumento ai caduti, e una assurda chiesa di stile olandese goticizzante al posto della chiesa antica. Da questa strada salgono verso il castello e scendono verso la valle le vie trasversali, larghe, ripide, sassose, come dei letti di torrente. Sono delle sciare, delle striscie, sono dei fiumi di pietra che rovinano a valle. Risalendole, tra le capre e gli asini e le vacche, e le basse casupole di pietra, si vede il castello dove tutte convergono. E’, visto da vicino, un modesto castelluccio, quasi una villa signorile abbandonata e cadente; ma l’alta roccia a picco su cui è costruito e le siepi spinose di fichi d’India che lo circondano gli dànno un’aria militare e grifagna, come una rocca segregata e imprendibile, un luogo di separazione sanguinosa, e di disprezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   A salirci, che pace! La campagna digrada fino al monte San Calogero ammantato di nebbie, un silenzio solenne si stende sui campi, un intatto incanto pastorale lega gli alberi, le piante, le rocce, l’oro delle paglie, le azzurre lontananze, fino al cielo vuoto. Affacciandosi di lassù, tutto il paese circostante è come un libro aperto, e nulla è celato allo sguardo. Nell’immobilità della campagna, il minimo moto di un uccello, di un animale, di un cristiano appare nitidissimmo. Tutte le strade di Sciara, tutte le case, tutte le porte di tutte le case, tutti gli scalini davanti alle porte, tutte le persone sedute sugli scalini, si vedono ad una ad una, come in un grande quadro senza ombre. Chi sta qui non ha bisogno di interpreti o di spie, ma ha, col solo sguardo, il dominio. Sa chi esce e chi entra, chi è andato al lavoro e chi ne è tornato, chi ha acceso il lume e chi ha mangiato, chi ha munto la vacca, chi ha chiuso la porta. E chi sta sotto, su quelle soglie, in quelle case, sente sopra di sé gli occhi di questo uccello da preda appollaiato. (pp. 167-168)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La passione civile diventa anche sforzo d’indagine, vivo allarme, incredulità a fronte delle tracce, ancora visibili, che i criminali avevano lasciato sul terreno, prima di commettere un “assassinio, per così dire, firmato, con la simbologia delle uccisioni di mafia: i colpi al viso, per sfigurare il cadavere, in segno di spregio; e il giorno seguente il furto di quaranta galline, per il banchetto tradizionale: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Devono essersi fermati qui ad aspettarlo per lungo tempo, si vede ancora il terreno pesticciato sopra il sentiero. E avevano fatto passare quell’ora di attesa, prima di sparare, mangiando delle fave, ci sono ancora per terra le bucce rinsecchite. Mi pare che parlino maligne come antichi ruderi di un incendio, o vecchi documenti ingialliti. Le cose così cambiano natura, diventano prove, piene di senso, della realtà, buone o cattive, non più oggetti, ma testimoni e partecipi. Mi chino a raccogliere una di quelle bucce. Scendono dai campi, come uccelli che scorgono di lontano e si buttano improvvisi, o mobili abitanti del deserto, dei contadini che ci hanno veduto vicino al cippo. Si fermano rispettosi a qualche passo di distanza, ci salutano, senza chiederci chi siamo: - buon giorno, compagni. (pp.165-166)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carnevale è come la pietra del passo evangelico di Luca, 19,40 posto a tema di riflessione della 8^ Settimana Alfonsiana, dedicata a Ernesto Balducci (Palermo, 21-29 settembre 2002).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ricordiamo brevemente la scena. Gesù entra festeggiato a Gerusalemme, tra i canti dei suoi fedeli. I farisei lo invitano a fare tacere la folla; ma Gesù risponde loro:  "Se essi tacessero griderebbero le pietre”. “Sapeva bene –dice Nino Fasullo- che le supreme autorità di Gerusalemme avevano deciso di ucciderlo. Che aveva i giorni contati. Che l'isolamento attorno a lui si faceva stringente. Che gli restava una sola via d'uscita: inginocchiarsi, ricredersi, arrendersi. Ossia: distruggere con le sue mani se stesso e il Vangelo, quindi, la speranza dei poveri e dell'umanità”. Il tema della pietra che grida, della pietra insanguinata e scartata, la pietra prediletta per la costruzione della Chiesa – come ha rilevato nell’incontro Massimo Cacciari-  è carico di senso storico per le sue analogie e interferenze costanti con le vicende delle classi subalterne siciliane, e specialmente con quelle che riguardano la lotta contro la mafia.  L’accostamento biblico con Carnevale è fatto dalla madre del sindacalista, Francesca Seria nel lungo racconto/intervista che ne fa Carlo Levi. Ricorre anche il tempo biblico del sacrificio supremo: venerdì 13 maggio il mafioso locale Antonio Mangiafridda avverte: ‘Durerai poco con questo tuo atteggiamento intransigente’. E’ presente il rappresentante dello Stato, il maresciallo di Termini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Nomadelfia, don Zeno Saltini. Danilo amava richiamare quell’esperienza e, soprattutto, il fatto che don Zeno ripeteva sempre gli stessi passi del Vangelo, e quelli metteva in atto. La stessa cosa può dirsi per il buon cristiano che volesse attuare gli insegnamenti del Nuovo Testamento. Quei passi sono come chiavi di accesso al cristianesimo. Alcuni dovettero colpire in modo particolare Dolci e Levi, in modi diversi e attraverso canali che se a Dolci derivavano da quell’esperienza, giungevano a Levi mediante il suo incontro con i drammi della Sicilia, il cristianesimo popolare sempre presente nelle azioni sociali dei suoi primi dirigenti sindacali e politici, la religione diffusa che univa lotta e fede, martirio e redenzione. E’ nodale l’incontro di Levi con Francesca Serio, la madre di Salvatore Carnevale, nella sua umile abitazione di Sciara:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…Parla della morte e della vita del figlio come se riprendesse un discorso appena interrotto per il nostro ingresso. Parla, racconta, ragiona, discute, accusa, rapidissima e precisa, alternando il dialetto e l’italiano, la narrazione distesa e la logica dell’interpretazione, ed è tutta e soltanto in quel continuo discorso senza fine, tutta intera: la sua vita di contadina, il suo passato di donna abbandonata e poi vedova, il suo lavoro di anni, e la morte del figlio, e la solitudine, e la casa, e Sciara, e la Sicilia, e la vita tutta, chiusa in quel corso violento e ordinato di parole. Niente altro esiste di lei e per lei, se non questo processo che essa istruisce e svolge da sola, seduta sulla sua sedia di fianco al letto: il processo del feudo, della condizione servile contadina, il processo della mafia e dello Stato. Essa stessa si identifica totalmente con il suo processo e ha le sue qualità: acuta, attenta, diffidente, astuta, abile, imperiosa, implacabile. Così questa donna si è fatta, in un giorno: le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre. Parla con la durezza e precisione di un processo verbale, con una profonda assoluta sicurezza, come di chi ha raggiunto d’improvviso un punto fermo su cui può poggiare, una certezza: questa certezza che le asciuga il pianto e la fa spietata, è la Giustizia. La giustizia vera, la giustizia come realtà della propria azione, come decisione presa una volta per tutte e da cui non si torna indietro. Non la giustizia dei giudici, la giustizia ufficiale. Di questa, Francesca diffida, e la disprezza: questa fa parte dell’ingiustizia che è nelle cose. (Le parole sono pietre,  pp. 169-170)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco il senso che si può cogliere nel termine ‘pietra’ cui ricorre Levi per definire il lungo racconto di Francesca Serio: un processo verbale, un divenire, una tensione insanabile verso la giustizia. E’ la parola produttiva che si contrappone alla parola sterile, retorica, morta[18]. In altra circostanza Dolci, richiamando il suo amico torinese, avverte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bisogna veramente guardarsi dall’ingenuità di pensare che il modo migliore di chiarirsi, di aprirsi reciprocamente, sia sempre solo il parlare, il discutere. Le nostre parole possono essere giovanile conquista di vita attraverso l’espressione, possono avere la chiarezza o delle lenti d’ingrandimento, o delle limpide prospettive; essere ponti, vasi comunicanti, o arterie; essere pane e trasfusioni di sangue; costruttive come pietre, dice Levi: quando sono riflesso e strumento di vita; ma  (si potrebbe aggiungere in modo tanto barocco quanto esplicito) possono essere divertito irresponsabile gioco di destrezza, autocompiacimento, malizioso tentacolo perché le fessure diventino crepe e brecce, nuvole fumogene nascenti da piccoli risentimenti, orecchini d’oro, capziose schermaglie, invadenza, pettegolo pus, alito che puzza, armi che ferendo dissanguano, strumento di prestigio e di maniaco stordimento come la radio in certe povere case, e tanto altro di questo genere fino a pericolosi logorii: cioè ingombrante – e pesantissima anche se spumosa zavorra.[19]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la parola, come la libertà, hanno un prezzo da pagare. Se Levi conosce il soggiorno obbligato, Dolci conosce il famigerato carcere dell’Ucciardone e una serie di processi. Nel ’56 finisce in carcere per lo sciopero alla rovescia e dopo venti giorni di prigione, non ottiene la libertà perché i magistrati ritengono la sua condotta “indizio manifesto di una spiccata capacità a delinquere”. Il processo più clamoroso, trascinatosi per sette anni, è quello intentato dai deputati Calogero Volpe e Bernardo Mattarella, ritenutisi diffamati da un dossier presentato da Dolci e Franco Alasia alla Commissione parlamentare antimafia. I due imputati forono condannati e, ad un certo punto, rifiutarono di difendersi per protestare contro il rigetto di alcune istanze difensive. Essere ‘pietre’ che gridano, testimoni, ha un costo che si paga sulla propria pelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Il convegno di Palma di Montechiaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Il comune sentire i problemi del sottosviluppo vede materialmente insieme, in momenti cruciali, Levi e Dolci ma anche Johan Galtung, Julian Huxley, Pierre Martin, Ferruccio Parri, Elio Vittorini, e altri intellettuali italiani e di vari paesi del mondo. Molti di loro fanno parte nel 1960 del comitato d’onore del “Convegno sulle condizioni di vita e di salute in zone arretrate della Sicilia occidentale”, svoltosi a Palma di Montechiaro dal 27 al 29 aprile di quell’anno. Dolci, Paolo Sylos Labini, Ideale del Carpio, ed altri compongono il comitato organizzatore. E’ un evento importante per lo spessore degli argomenti affrontati, per la straordinaria partecipazione d’intellettuali, per il notevole coinvolgimento popolare e di organismi nazionali e internazionali: ad esempio il Centro di Cultura ‘Pietro Gobetti’ di Roma, l’Associazione Nazionale di sociologia di Parigi, l’Associazione mondiale di lotta contro la fame di Ginevra. Avrebbe dovuto essere tenuto a battesimo dall’autore della “Geografia della fame”, Josué de Castro, ma, in sua assenza la prolusione fu tenuta da Carlo Levi. Tra le adesioni troviamo anche quelle di Pier Paolo Pasolini, Vasco Pratolini, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia, Franco Ferrarotti. Tra gli intellettuali siciliani presero parte attiva alle giornate di lavoro Tommaso Fiore, Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta. Palma fu in realtà il pretesto per un’analisi scientifica dei problemi dello sviluppo delle aree depresse della Sicilia occidentale, ma non fu solo un convegno di lavoro di tecnici e di scienziati (urbanisti, economisti, medici, periti e tecnici agrari); fu soprattutto “un convegno degli uomini del popolo, dei piccoli, dei poveri che guardano se stessi, e parlano e imparano a conoscersi, e ci insegnano a conoscerli”. Nella terra del Gattopardo, quelle tre giornate furono una “confutazione” del Gattopardo, il rifiuto della “retorica della separazione”. Spreco (degli uomini e delle loro potenzialità), violenza e  mafia furono i temi centrali sollevati dal sociologo triestino. Non è un caso – rilevò Dolci- che dal secondo dopoguerra alla data del convegno ci fossero stati nella Sicilia occidentale 550 omicidi di mafia, e fossero stati eliminati 38 sindacalisti. Il sindacalista infatti rompeva la consegna del silenzio, provocava uno squilibrio. Il suo assassinio ricomponeva la moralità comune, fondata sull’immutabilità delle cose, sulla consegna del silenzio, sulla negazione del diritto alla parola e alla verità. Dolci imparò molto dall’azione svolta dal sindacalismo contadino di quegli anni: da Rizzotto, come da Accursio Miraglia, allo stesso modo di come in Levi ha un valore quasi sacrale la figura di Salvatore Carnevale. In entrambi lo spreco si coniugava con le logiche del dominio: tanto più gli uomini vengono messi in condizione di non potere valorizzare se stessi, tanto più si consolida il potere dello sfruttamento, che in Sicilia è, soprattutto, potere mafioso. C’era da mettere in pratica, dunque, una nuova resistenza lungo il filo diretto dell’antifascismo che Levi aveva sviluppato all’epoca in cui frequentava il gruppo di Piero Godetti, quando faceva parte del movimento ‘Giustizia e libertà’ o scriveva sulla rivista einaudiana ‘La cultura’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel 1960 egli – come ebbe a scrivere Corrado Stajano- era immerso nei suoi tre mondi:  la pittura, la politica, la scrittura. Allo stesso modo di come Dolci era immerso nella poesia, nell’azione sociale e nella sociologia. E’ l’anno della Dolce Vita di Fellini e del governo Tambroni, monocolore democristiano sorretto dal Movimento sociale italiano; è l’anno in cui si avvia la collaborazione di Levi col settimanale di attualità politica Abc, nato dalla rottura di Gaetano Baldacci con la direzione del Giorno (vide la collaborazione di Calvino, Pratolini e Buzzati): cinquanta articoli fino al marzo 1961: uno spaccato della realtà italiana in cui l’occhio attento dello scrittore torinese è rivolto ai moti di luglio e al governo Milazzo, al riarmo tedesco e – naturalmente- a Danilo Dolci. Alcune pagine di quegli articoli poi raccolti nel volume Il bambino del 7 luglio, sono ancora di una pregnante attualità, perché di fronte ai moti di piazza e all’antifascismo dei giovani, avveniva la rottura dell’immobilismo e per la prima volta l’azione politica si disancorava dall’azione dei partiti, e diventava qualcosa di più di una semplice negazione del fascismo.[20] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] Intervento al Convegno nazionale di Studi Verso i Sud del mondo. Saggi, romanzi, reportages, Palermo-Partinico, 6-8 novembre 2002 (in occasione del centenario della nascita di Carlo Levi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[2]Cfr. Mario Farinella, Profonda Sicilia, Palermo, Edizioni Libri Siciliani, 1966, prefazione di Carlo Levi, p. 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[3] Cfr. Carlo Levi, Una nuova Storia, ‘L’Unità, 4 novembre 1967.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[4] Cfr. Carlo Levi, Tutto il miele è finito, Torino, Einaudi, 1974 (ma 1964, nei ‘Saggi’ dello stesso editore, p. 3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[5] Cfr. Gigliola De Donato, Saggio su Carlo Levi, Bari, De Donato, 1974, p. 151&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[6] Cfr. ibidem, p. 157.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[7] Cfr. Antonio del Guercio, Levi, Roma, Edizioni Carte Segrete, 1970, pp. 64-65&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[8] Cfr. C. Levi, La doppia notte dei tigli, Torino, Einaudi, 1962 (prima edizione 1959).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[9] Cfr. Danilo Dolci, Non sentite l’odore del fumo?, Bari, Laterza, 1971.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[10] Da "Processo all’articolo 4", Torino,  Einaudi, 1956 pp.216 – 221&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[11] Cfr. Giancarlo Vigorelli, “Danilo Dolci poeta civile”, Il giorno, 17 aprile 1974. Più tardi, proprio sulle colonne del Giorno, Giancarlo Vigorelli, scrivendo di Dolci, “poeta civile”, avvertiva i lettori, come già aveva fatto per Il limone lunare, che la raccolta completa delle poesie di Dolci, dal 1949 al ’74 (Poema umano, Einaudi, ’74) non consentiva più, in sede letteraria, “di rifiutare o anche solo di sottovalutare questa sfrenata e razionalissima voce di poesia, valida quanto più insolita tra noi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[12] Cfr. L’Europa letteraria e artistica, Elvetica edizioni, Chiasso/Zurigo/Ginevra, febbraio-marzo 1975, n. 2, pp. 103-105.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[13] Ilys Booker diede questa definizione di pianificazione: “significa proiezione delle idee, una proiezione dei suggerimenti per il futuro; un metodo per mettere insieme molti fatti, molti fattori, per avere una veduta comprensiva del bisogno: Un piano è un’indicazione di quello che potrebbe essere fatto con le risorse disponibili. Non è necessariamente un’indicazione di quello che sarà fatto”. Centro Studi e Iniziative per la piena occupazione, Pianificazione regionale, riunione del 29 aprile, cicl. in proprio, Archivio del ‘Centro per lo Sviluppo creativo ‘Danilo Dolci’, parte terza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[14] Cfr. Pianificazione regionale, intervento di Carlo Levi nella Conversazione tenuta al Centro, il 31 maggio 1961, p. 18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[15] Cfr., Carlo Levi, Paura della liberta’, Torino, Einaudi, 1964, 3^ edizione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[16] Cfr. ibidem, pp. 21-24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[17] Cfr. C.Levi, Le parole sono pietre. Tre viaggi in Sicilia, Torino, Einaudi, 1955, decima ediz., pp.150-155. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[18] Cfr. Giuseppe Casarrubea, Danilo Dolci, un testimone del ‘900, in ‘Segno’, novembre-dicembre 2002, n. 240.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[19] Pianificazione regionale, cit., 19 maggio 1961.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[20] Cfr. Corrado Stajano, Il Corriere della Sera, 12 gennaio 1997, Carlo Levi anima ribelle. Anche le cronache sono pietre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-278670471391557119?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/278670471391557119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=278670471391557119' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/278670471391557119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/278670471391557119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/la-sicilia-in-carlo-levi-e-danilo-dolci.html' title='La Sicilia in Carlo Levi e Danilo Dolci'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-7145284926784530406</id><published>2010-08-03T11:19:00.000-07:00</published><updated>2010-08-03T11:22:50.684-07:00</updated><title type='text'>a proposito di simone gatto e di altri uomini di eccezione</title><content type='html'>1&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;----- Original Message ----- &lt;br /&gt;From: taglialegna1@alice.it &lt;br /&gt;To: pietroancona@tin.it &lt;br /&gt;Sent: Monday, August 02, 2010 5:10 PM&lt;br /&gt;Subject: Re: Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;5) A proposito di quel periodo per la Sicilia come sempre tormentato, ma anche pieno di fermenti, cosa mi può dire dell’esperienza di Danilo Dolci nel palermitano? Lei ha avuto modo di avvicinarsi a quell’ambiente e a quell'atomosfera (se non altro per affinità, mi pare di si)? &lt;br /&gt;Mi sa dire qualcosa sulla vicinanza di Gatto a Dolci, Carlo Levi, Doglio, Borruso, Bruno Zevi, Vinay, Sylos Labini, Barbera, Pantaleone e altre personalità in quelle iniziative ormai storiche? &lt;br /&gt;Alice Messenger ;-) chatti anche con gli amici di Windows Live Messenger e tutti i telefonini TIM! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessun virus nel messaggio in arrivo.&lt;br /&gt;Controllato da AVG - www.avg.com &lt;br /&gt;Versione: 8.5.441 / Database dei virus: 271.1.1/3044 -  Data di rilascio: 08/01/10 18:40:00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;fu eccezionalmente importante il convegno sui vermi di Palma di Montechiaro organizzato da Danilo Dolci cinquanta anni orsono. Si accesero i fari sulla Sicilia a livello internazionale. Dolci aveva legami con organizzazioni umanitarie europee che si mobilitarono per il successo dell'iniziativa. La Sicilia divenne argomento della stampa europèa, specialmente nord europea.&lt;br /&gt;Ho conosciuto Doglio perchè si appoggiò alla CGIL durante il suo periodo siciliano. Aveva una abitazione a bagheria praticamente priva di mobili o ricavati da tavole o grandi pietre squadrate di quelle di arenaria che si usano per costruire le case di campagna. Scrisse un libro anticipatorio di urbanistica dal titolo "la programmazione territoriale in Sicilia" che io ho conservato per molti anni ma che ora non trovo più. Il libro fu scritto con un urbanista siciliano  l'architetto Urbani esponente importante dell'Opus Dei. Ma la comunanza con Urbani fu soltanto una intelligenza a grande livello di&lt;br /&gt;un gandhiano come Carlo Doglio ed un  religioso laico.&lt;br /&gt;Borruso è vivente e scrive spesso di sanità su Palermo-Repubblica. Barbera ad un certo punto ruppe con Danilo Dolci (era difficilissimo stargli vicino a lungo) e diede luogo ad una sua propria esperienza che si sviluppà sopratutto nelle zone terremotate del Belice a Partanna ed altri centri. &lt;br /&gt; Io sono arrivato a Palermo soltanto nel 64. Non avevo contatti con questo ambiente da Agrigento ed&lt;br /&gt;in ogni caso non ero a livello di molte delle persone che lei ha elencato. &lt;br /&gt; Vinay diede vita ad una esperienza di agricoltura trasformata nel nisseno. Era una esperienza notevole di progresso sociale dei contadini in Sicilia. Ma non so oggi se ancora esiste o no.&lt;br /&gt; Di Michele Pantaleone che mi era anche vicino di casa a Palermo ho qualche ricordo in più specialmente del suo funerale a Villalba dove subì l'umiliazione di una predica del parroco che gli rinfacciava il fatto che non si era mai voluto "pentire" del suo agnosticismo. La colpa del funerale religioso è da attribuire ai nipoti che hanno ereditano una casa piena di quadri di grandi pittori come Carlo Levi e di oggetti siciliani di grandissimo pregio culturale.  Praticamente è il fondatore della saggistica sulla mafia anche se adesso non se ne ricorda più nessuno. Era agricoltore di grande ingegno e la sua azienda era un orologio di precisione. E' stata una grande figura di siciliano purtroppo dimenticata da un partito che è naufragato diverse volte fisicamente ma anche moralmente. &lt;br /&gt;  Spero che lei vorrà dedicarsi agli studi sul socialismo ed anche sul comunitarismo in Sicilia.&lt;br /&gt;Oggi  non c'è che cenere, ignoranza ed oblio. Quasi una cancellazione voluta del nostro passato.&lt;br /&gt;  Pietro Ancona &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;5) A&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-7145284926784530406?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/7145284926784530406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=7145284926784530406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7145284926784530406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7145284926784530406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/08/proposito-di-simone-gatto-e-di-altri.html' title='a proposito di simone gatto e di altri uomini di eccezione'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-4621218095170507160</id><published>2010-07-25T02:44:00.000-07:00</published><updated>2010-07-25T02:45:44.931-07:00</updated><title type='text'>lettere ad un giovane studioso sul psi in sicilia</title><content type='html'>Carissimo,&lt;br /&gt;Rileggendo le sue domande mi rendo conto che &lt;br /&gt;io non sono la persona giusta per informarla su Simone Gatto. Bisognerebbe che lei cercasse meglio&lt;br /&gt;a livello nazionale a cominciare dalla fondazione Pietro Nenni diretta dal professore Giuseppe Tamburrano che sono certo l'aiuterà perchè come me e più di me ha interesse alla conservazione della memoria del socialismo. Inoltre dovrebbero trovarsi in giro  copie  degli atti di almeno tre congressi regionali successivi al 1970.Furono pubblicati forse da Flaccovio, non ricordo bene.,..&lt;br /&gt; Simone Gatto pubblicò anche un libro che io ho trovato su una bancarella ma di cui non ricordo più il titolo e che non riesco a recuperare nella mia disordinata libreria. Le consiglio di contattare a Trapani il Prof.Salvatore Costanzo autore di un bellissimo libro " dai fasci siciliani al socialismo rurale" che indaga il passaggio dai fasci alle origini del psi in Sicilia.Il libro fu stampato a Trapani nel 1996.Costanzo potrà dirle molto su Gatto.&lt;br /&gt; E' opportuno lumeggiare la bellissima figura di Francesco Taormina avvocato insigne che riuscì a far condannare in tempi terribili in cui non si rnegava l'esistenza della mafia, gli assassini di Salvatore Carnevale. Può contattare la figlia avvocatessa che esercita in Palermo. Taormina è stato anche vipresidente dell'ARS. La figlia è sposta con l'avvocato Crescimanno che fu impegnato nelle lotte civili di Palermo.&lt;br /&gt;  Spero molto che lei possa scrivere  questo libro. Purtroppo il PSI si è disperso dopo la terribile esperienza craxiana e già con lui non era portato a conservare la memoria del passato dal quale voleva sdradicarsi come ebbe a dire lo sciagurato Claudio Martelli al Congresso di Verona. Il quale nella sua spocchia rampantistica ebbe a definire "coglione" Pietro Nenni!!!! Se oggi l'Italia si trova davanti una accelerata cancellazione di tutti i diritti sociali e civili conquistati  lo si deve alla involuzione spaventosa subita dal PSI con Craxi e dal PCI da Occhetto in poi.&lt;br /&gt;  Cari saluti.&lt;br /&gt;Pietro Ancona &lt;br /&gt;http://local.libero.it/palermo/aziende/taormina-on-francesco-crescimanno-avv-studio-legale-fax-dante-palermo/&lt;br /&gt;----- Original Message ----- &lt;br /&gt;From: pietroancona@tin.it &lt;br /&gt;To: taglialegna1@alice.it &lt;br /&gt;Sent: Saturday, July 24, 2010 5:17 PM&lt;br /&gt;Subject: Re: Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Risponderò dopo alla sua seconda  domanda. Intanto le suggerisco di rivolgersi all'On.Le Gaspare Saladino che è ancora più anziano di me e ha ricoperto incarichi di grandissimo prestigio nel PSI a livello regionale e nazionale. Abita a Palermo. Ed anche all'On.le Luigi Granata che è stato  segretario regionale del psi,assessore all'industria. Lauricella conservava tutto anche i foglietti volanti delle riunioni. Potrebbe chiedere al figlio Giuseppe che insegna all' Università di Palermo. Anche l'On.le Turi Lombardo che è stato leader in Sicilia della sinistra lombardiana per moltissimi anni sarebbe lieto di aiutarla. Il professore Giuseppe Giarrizzo di Catania, socialista, storico, potrebbe darle delle indicazioni utili.&lt;br /&gt;  Cari saluti.&lt;br /&gt;Pietro Ancona &lt;br /&gt;----- Original Message ----- &lt;br /&gt;From: taglialegna1@alice.it &lt;br /&gt;To: pietroancona@tin.it &lt;br /&gt;Sent: Saturday, July 24, 2010 1:52 PM&lt;br /&gt;Subject: Re: Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benissimo. Ecco il secondo tema/domanda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)       Mi potrebbe spiegare meglio le dinamiche interne al partito in Sicilia negli anni successivi dalla ricostruzione, passando per le segreterie Casadei, Panzieri (1949-1955), Lizzadri (poi Lauricella?) fino al 1966 circa (Lei rimase nella sinistra lombardiana o uscì nel 1964)? I componenti del comitato regionale; l'andamento dei congressi regionali (dove e quando); organi ecc…, con particolare riferimento al ruolo di Simone Gatto, prima e dopo la sua elezione a senatore nel 1958, la sua ascesa al regionale, eventuali suoi incarichi ecc... (la prima differenziazione lombardiana all'interno della unica ala autonomista-nenniana quando avvenne? E Gatto?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      (Come lei saprà meglio di me, risulta difficile trovare informazioni sul Psi regionale di quegli anni, dato   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      che non esiste nessuna opera storiografica sul periodo, a parte quella di Mimmo Rizzo, e dato che non &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      esiste un archivio delle carte del Psi regionale che si sono salvate).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;Da: taglialegna1@alice.it&lt;br /&gt;Inviato: ven 23/07/2010 13.48&lt;br /&gt;A: pietroancona@tin.it&lt;br /&gt;Oggetto: R: : Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Salve dottore,&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;bene. Lei ha già il quadro d'insieme dei temi e delle domande e può farsi una idea.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Da questo momento allora le mando i temi/domande una alla volta,&lt;br /&gt;lasciandole il tempo di rispondere estesamente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Procederò circa con un tema/domanda al giorno. Se nel corso della discussione&lt;br /&gt;sorgessero altre domande le farò nella mail successiva.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Si senta libero di spaziare, tenendo presente soltanto la centralità del discorso su Gatto&lt;br /&gt;e il relativo contesto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ecco:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;1)   A proposito del breve post di ricordo di Gatto da lei scritto, quale era l’occasione di cui si parla &lt;br /&gt;(voto contrario a cosa?Calamo e Granata che ruolo avevano?). Si tratta di Comitato regionale del partito?&lt;br /&gt;Gatto vi accompagnò per - come dire - darvi un "supporto nella difesa"?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;Da: pietroancona@tin.it [mailto:pietroancona@tin.it]&lt;br /&gt;Inviato: gio 22/07/2010 17.54&lt;br /&gt;A: taglialegna1@alice.it&lt;br /&gt;Oggetto: : Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, mi mandi le domande una alla volta ed io cercherò di risponderle al meglio. Per tutte avremo bisogno di alcune pagine.&lt;br /&gt;Pietro &lt;br /&gt;----- Original Message ----- &lt;br /&gt;From: taglialegna1@alice.it &lt;br /&gt;To: pietroancona@tin.it &lt;br /&gt;Sent: Thursday, July 22, 2010 4:58 PM&lt;br /&gt;Subject: R: : Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salve dottor Ancona,&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;spero di non abusare della sua pazienza se le chiedo di rispondere via mail.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;So che ciò mi priverà dell'onore di incontrarla di persona, come so che una cosa&lt;br /&gt;è una conversazione libera dal vivo e un'altra è un file word o una lettera.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Verrei volentieri, ma sono costretto a rinunciarvi per vari motivi, non ultimo il fatto che da una settimana&lt;br /&gt;e per il resto dell'estate un lavoro serale non mi rende affatto semplice venire a Palermo &lt;br /&gt;in autobus da Scicli e tornare in tempo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E dire che nei mesi di febbraio e marzo sono stato a Palermo per due volte, all'Istituto Gramsci&lt;br /&gt;e alla Biblioteca regionale. Se avessi saputo di lei prima mi sarei mosso magari diversamente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Mi scusi ancora per l'importunità.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;P.s: Ad ogni modo, se per un qualche motivo non Le fosse possibile o non volesse &lt;br /&gt;mandare un contributo scritto, come ultima risorsa si potrebbe fare per telefono.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le invio cordiali saluti,&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Giuseppe Spadaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da: pietroancona@tin.it [mailto:pietroancona@tin.it]&lt;br /&gt;Inviato: gio 22/07/2010 13.34&lt;br /&gt;A: taglialegna1@alice.it&lt;br /&gt;Oggetto: : Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lei vuole che le risponda per email oppure pensa di venire a Palermo?&lt;br /&gt;Pietro&lt;br /&gt;----- Original Message ----- &lt;br /&gt;From: taglialegna1@alice.it &lt;br /&gt;To: pietroancona@tin.it &lt;br /&gt;Sent: Wednesday, July 21, 2010 6:05 PM&lt;br /&gt;Subject: Re: Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salve dottor Ancona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto mi preme ringraziarla per la Sua disponibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo mi scuso per il ritardo, a fronte della sua tempestività nel rispondere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando poi alla modalità del suo possibile contributo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dire il vero, non sapendo nulla (a parte il suo post) dei termini della conoscenza tra Lei e Gatto, è un po' difficile per me approntare un preciso schema di discussione. Insomma, non so di preciso cosa Le possa ragionevolmente chiedere e cosa invece sia fuori dalla sue conoscenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le uniche cose che posso intuire (senza nessun reale appoggio), è che la Vostra sia stata una conoscenza non fuggevole, risalendo almeno alla metà degli anni '50 in ambito di direzione regionale del Partito, o giù di lì; che il Vostro posizionamento interno al Partito non era nella stessa corrente, o comunque non era esattamente uguale; e poco altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste poche cose mi portano a pensare che, seppure ovviamente e giustamente Lei non possa avere contezza di ogni dettaglio della carriera personale del senatore, possa essere invece possibile e utile una sua testimonianza sulla situazione siciliana del Partito all'altezza della metà degli anni '50 fino, passando per la fase milazzista per arrivare al '63-'64 circa o anche oltre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi permetto solo di elencarLe soltanto qualche tema che potrà usare da spunto per un suo discorso non necessariamente lineare. Potrà dirmi liberamente tutto quello che sa, anche se non contemplato dalla “lista”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)       A proposito del breve post di ricordo da lei scritto, quale era l’occasione di cui si parla (voto contrario a cosa?Calamo e Granata che ruolo avevano?). Si tratta di Comitato regionale del partito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)       Mi potrebbe spiegare meglio, se si tratta di questo, le dinamiche interne al partito in Sicilia negli anni successivi a Panzieri (1955) fino al 1966 circa? Lizzadri, quale linea; chi dopo di lui; componenti del comitato regionale; andamento congressi regionali; organi ecc…, con particolare riferimento al ruolo di Simone Gatto, prima e dopo la sua elezione a senatore nel 1958.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Come lei saprà meglio di me, risulta difficile trovare informazioni sul Psi regionale di quegli anni, dato che non esiste nessuna opera storiografica sul periodo, a parte quella di Mimmo Rizzo, e dato che non esiste un archivio delle carte che si sono salvate).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3)       A proposito di quel periodo, che comprende in pieno l’operazione Milazzo, mi può precisare meglio l’atteggiamento “vero” del partito di fronte alla vicenda a partire dalla preparazione fino al governo a tempo di Corallo? E in tutto ciò, il ruolo di Simone Gatto quale era? Cosa diceva in proposito? Si può dire che avesse un ruolo di cerniera con la direzione nazionale della quale faceva parte dal 1959?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4)       Come ha conosciuto Simone Gatto? Che tipo di persona era? Il vostro è stato un rapporto di semplice conoscenza limitato agli organi di partito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5)       A proposito di quel periodo per la Sicilia come sempre tormentato, ma anche pieno di fermenti, cosa mi può dire dell’esperienza di Danilo Dolci nel palermitano? Lei ha avuto modo di avvicinarsi a quell’ambiente (se non altro per affinità)? Mi sa dire qualcosa sulla vicinanza di Gatto a Dolci, Carlo Levi ecc… in quelle iniziative ormai storiche?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(So qualcosa al riguardo di Gatto e Dolci dopo aver avuto una chiaccherata con l’ex senatore Salvatore Bonadonna, che lei conoscerà sicuramente, e dopo aver trovato qualche traccia in qualche libro).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6)       Cosa mi può dire del partito all’altezza della scissione del 1964 e dell’unificazione del 1966 (a seguito della quale Gatto, Anderlini, la Carettoni ecc… uscirono dal partito per fondare con altri il Msa? In Sicilia come andò? Che rapporto manteneva Gatto con il partito in Sicilia? Si trattava, qui, solo di Taormina e Pantaleone? Come e quanto durò il Msa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7)       Che rapporto aveva Gatto con Taormina e Pantaleone, Cesare Terranova ecc…?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8)       Lei seguiva in qualche modo i lavori della Commissione Antimafia in Sicilia o il dibattito locale su di essa? Mi può dire qualcosa su Gatto in questo ambito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9)       Lei possiede documenti che potrebbero essere utili alla ricerca o sa darmi indicazioni su dove eventualmente cercare del materiale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi fermo qui. Continuare sarebbe abusare della Sua pazienza, oltre che magari chiedere cose che non può sapere. Mi scuso in anticipo per l’eventuale importunità o scorrettezza nella formulazione dei temi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’attesa di un suo riscontro,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      le invio Cordiali saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Spadaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mail: taglialegna1@alice.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cell: 349-4976828&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da: pietroancona@tin.it [mailto:pietroancona@tin.it]&lt;br /&gt;Inviato: mer 07/07/2010 21.15&lt;br /&gt;A: taglialegna1@alice.it&lt;br /&gt;Oggetto: Re: Simone Gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so in che misura potrò esserle utile ma sono a sua disposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro Ancona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-4621218095170507160?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/4621218095170507160/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=4621218095170507160' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/4621218095170507160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/4621218095170507160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/07/lettere-ad-un-giovane-studioso-sul-psi.html' title='lettere ad un giovane studioso sul psi in sicilia'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-1147739226335234620</id><published>2010-07-23T06:48:00.000-07:00</published><updated>2010-07-23T06:49:10.719-07:00</updated><title type='text'>1961 Incontro con Pietro Nenni</title><content type='html'>Nel 1961 si forma in Sicilia il primo governo di centro-sinistra. Si trattò di un evento straordinario, importante per il suo influsso sulla politica nazionale (Sicilia laboratorio italiano). Questo governo era stato lungamente incubato dal dibattito interno alla DC ed al PSI  che era stato  tema di discussione al Congresso di Torino del PSI del 1955. ("Apertura a sinistra") Ricordo che in occasione di una dibattito al Direttivo della federazione Socialista di Agrigento chiesi a Raniero Panzieri, Segretario Regionale del PSI che era venuto a presiedere e concludere la riunione, se fosse giusto che il partito andasse al governo con la DC. Panzieri mi rispose che tutti i partiti nascono per andare al governo, per conquistare il potere. Risposta che mi lasciò molto perplesso essendo io allora un vero e proprio "puritano"se cosi si può definire la politica come fede in ideali che non possono essere contaminati.&lt;br /&gt;  Raniero Panziero era un importante intellettuale della sinistra italiana che avrebbe dopo dato vita ai famosi "Quaderni Rossi".&lt;br /&gt;Il dibattito per la nascita del governo D'Angelo fu laborioso e lacerante dentro il PSI. Il Comitato Regionale del PSI che doveva ratificarne la nascita era spaccato in due tra autonomisti e sinistra vecchiettiana (carristi). La sinistra era capeggiata da Salvatore Corallo che era Presidente dell'ultimo governo "milazziano" nato dalla intesa tra il PCI di Macaluso ed il blocco democristiano di Silvio Milazzo che esprimeva gli interessi sconfitti degli agrari e della borghesia tradizionalista dal fanfanismo e dal suo progetto di modernizzazione dell' Italia. Progetto poi vincente con il concorso dei socialisti.&lt;br /&gt; Ago della bilancia nel Comitato Regionale era Giuseppe Grado, segretario della Camera del Lavoro di Agrigento che votò assieme alla sinistra contro l'intesa con la DC. Per questo motivo il gruppo di cui Grado era membro costituito da me, Luigi Granata e Nino Calamo (che fu deputato nazionale)&lt;br /&gt;fu convocato da Pietro Nenni.  In direzione del Partito, Via del Corso 476, trovammo Simone Gatto che condivideva la nostre preoccupazioni sull'alleanza con la DC. Ebbe la gentilezza di accompagnarci  dal mitico Pietro Nenni. La nostra emozione fu grandissima. Essere al cospetto, a parlare privatamente con il capo del Partito! Ma fummo disingannati dal pedestre interesse che Nenni mostrò per la vicenda che giustificò nei suoi mancati passaggi democratici dicendo che non c'era stato tempo per farli. Era interessato soltanto a sapere se restavamo o uscivamo dalla sua corrente&lt;br /&gt;per unirci alla sinistra. Noi eravamo quasi offesi del fatto che si potesse pensare di noi una cosa del genere. Eravamo autonomisti! Il nostro punto di riferimento sarebbe era Riccardo Lombardi che concepiva l'intesa con la DC come una occasione di riforme (riforme vere come sarebbe stata la nazionalizzazione dell'industria elettrica)-&lt;br /&gt; Simone Gatto non intervenne nell'incontro con Nenni. Ci mostrò pubblica simpatia nella sede della direzione del PSI dove ci fece conoscere altre dirigenti. Ma, come ho già detto, mostrava di condividere le nostre preoccupazioni una delle quali era: se il dialogo con i cattolici si fa con i dorotei&lt;br /&gt;di D'Angelo noi non finiamo con lo schiacciare la sinistra democristiana ed i suoi valori politici?&lt;br /&gt; Tutta la sinistra siciliana del PSI nel 1964 avrebbe aderito alla scissione per dare vita al Psiup.&lt;br /&gt;Pietro Ancona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.ecorav.it/arci/approfondimenti/scheda5/scheda5.htm&lt;br /&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Corallo&lt;br /&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_D%27Angelo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-1147739226335234620?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/1147739226335234620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=1147739226335234620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1147739226335234620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1147739226335234620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/07/1961-incontro-con-pietro-nenni.html' title='1961 Incontro con Pietro Nenni'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-9024810795243240484</id><published>2010-05-27T04:39:00.000-07:00</published><updated>2010-05-27T04:40:09.522-07:00</updated><title type='text'>neet</title><content type='html'>NEET&lt;br /&gt;In contemporanea con le misure predisposte dal Governo per recuperare 25 miliardi giunge notizia dall'Istat sui giovani italiani  costretti a restare nelle case genitoriali perchè privi di lavoro e se ne hanno uno, questo é malpagato e inidoneo a renderli autosufficienti. L'Italia degli inglesismi ha già trovato il termine per definire questo fenomeno: "Neet" che sembra voler dire "niente lavoro, niente scuola, niente formazione."&lt;br /&gt; La porta del futuro è sbarrata davanti a milioni di giovani ai quali si uniranno nel corso dei prossimi tre anni gli espulsi dall'insegnamento. Sopravviveranno fino a quando saranno in vita i genitori, provenienti da una generazione vissuta in un paese più civile, più ordinato e meno ingiusto, amministrato da partiti che avevano alto il senso dello Stato e della coesione sociale. &lt;br /&gt;  Da tempo le due formazioni politiche che si contendono il governo centro destra e centro sinistra&lt;br /&gt;hanno messo in comune ideologie e politiche e si applicano a trasferire in Italia le terribili esperienze del reaganismo e del tatcherismo  alterando profondamente un equilibrio sociale&lt;br /&gt;che ha garantito per  molti decenni  una relativa prosperità e speranza nel futuro.&lt;br /&gt; Il grimaldello che ha distrutto la prosperità italiana si chiama "privatizzazione". La pubblica amministrazione è stata devastata dall'ingresso degli interessi privati. Oggi lo Stato costa molto di più perchè appesantito ed infarcito   da interessi privati e  dallo sconvolgimento prodotto dalla riforma Bassanini che ha creato isole di iperprivilegiati che da soli pesano assai di più&lt;br /&gt;della massa dei comuni impiegati e funzionari. Non si fanno più concorsi o se ne fanno pochissimi&lt;br /&gt;e tutto il reclutamento viene esternalizzato, mal pagato e umiliato da condizioni vessatorie. Non è possibile che a fronte di una media di retribuzioni nette inferiori ai 20 mila euro annui ci siano stipendi &lt;br /&gt;che  superano il milione di euro pagati dai contribuenti.  Il costo della cosidetto management pubblico è davvero osceno!&lt;br /&gt; Tutta la pubblica amministrazione, nelle mani di una oligarchia politica stipendiata  che da sola costa circa 100 miliardi di lire,  viene usata per soddisfare interessi di gruppi e di privati. I beni culturali   diventano spa. I segretari comunali hanno dato vita ad una agenzia che costa centinaia di milioni di euro l'anno e di cui non c'è alcun bisogno.  Inoltre c'è il fenomeno abnorme dei consulenti. Ricordo che il Sindaco di Palermo aveva un consulente per la Cina tra i cinquemila che aveva nominato a fronte dei quattromila dipendenti. Il fenomeno della consulenza che costa miliardi di euro si è sviluppato per consentire alla borghesia dei professionisti di spolpare lo Stato. Ora, con il federalismo demaniale, il patrimonio pubblico si volatizzerà. Nello stesso tempo si applicano pesanti terapie di dimagrimento dei servizi essenziali del welfare come scuola e sanità che presto raggiungeranno i livelli di degrado tipici degli USA.&lt;br /&gt;  Tutto quello che si è fatto  dopo la svolta ideologica liberista è costato e continua a costare molto di più. A questo maggior costo spesso corrisponde un peggioramento del servizio reso. E' eclatante il caso della privatizzazione dell'acqua e della nettezza urbana. Costi insopportabili e servizi scadenti e sempre più a rischio. Mai come ora si sono susseguite una dopo l'altra le crisi di raccolta delle immondezze.&lt;br /&gt; E' scoraggiante constatare come l'opposizione parlamentare non si renda conto della necessità di una svolta radicale. Abrogare la legge Biagi, vietare le consulenze e le esternalizzazioni,  avviare un processo di abolizione delle regioni, espellere tutte le agenzie che operano dentro la pubblica amministrazione dovrebbero essere le prime misure da assumere per avviare un processo di risanamento.&lt;br /&gt;  Se i meccanismi presenti saranno lasciati indisturbati l'Italia è destinata a diventare una landa desolata&lt;br /&gt;abitata da milioni di infelici che vivono accanto ai miliardari che tutti gli anni si raduno con i loro yachts davanti Villa Certosa.&lt;br /&gt; Pietro Ancona&lt;br /&gt;http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;http://www.asca.it/regioni-ISTAT_GIOVANI__60_SU_100__BAMBOCCIONI__GIOCO_FORZA_PER_MOTIVI_ECONOMICI-497894-puglia-14.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-9024810795243240484?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/9024810795243240484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=9024810795243240484' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/9024810795243240484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/9024810795243240484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/05/neet.html' title='neet'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-1807197746008765176</id><published>2010-05-26T07:59:00.001-07:00</published><updated>2010-05-26T07:59:57.660-07:00</updated><title type='text'>Simone Gatto</title><content type='html'>Simone Gatto, eminente figura di socialista siciliano, pediatra illustre, scrittore, senatore della Repubblica, militò nella sinistra lombardiana. Quando io, Nino Calamo e Luigi Granata fummo convocati da Pietro Nenni per dare spiegazione sul nostro voto negativo al primo governo di centro sinistra in Sicilia, volle affettuosamente accompagnarci. Ricordo l'incontro in Via del Corso 476, penultimo piano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-1807197746008765176?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/1807197746008765176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=1807197746008765176' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1807197746008765176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/1807197746008765176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/05/simone-gatto.html' title='Simone Gatto'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-4724840501093733507</id><published>2010-02-24T22:24:00.001-08:00</published><updated>2010-02-24T22:39:50.443-08:00</updated><title type='text'>Sandro Pertini ricorda alla Camera Fernando Santi</title><content type='html'>Istituto Fernando Santi                                                   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il ricordo di Sandro Pertini&lt;br /&gt;Discorso pronunciato alla camera dei deputati, nella seduta del 23 ottobre 1969&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Onorevoli colleghi, raccogliamoci nel ricordo di Fernando Santi. &lt;br /&gt;Non debbo lasciarmi andare sull'onda della commozione, altrimenti la parola si spegnerebbe sulle labbra. Ma quanti ricordi sorgono dal fondo dell'animo mio e incontro mi vengono come antichi amici. Sono tappe di un vasto arco di tempo che va dagli anni venti ad oggi. Allora eravamo giovani entrambi e contestavamo, ma contestavamo in nome di un’alta idea.&lt;br /&gt;Egli, adolescente, aveva già preso il suo posto nel partito, nella sua Parma, sorretto da una fede vigorosa, da una viva intelligenza e dalla tenace devozione alla classe operaia, di cui sin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da ragazzo aveva conosciuto per esperienza personale la grama esistenza fatta di stenti, di rinunzie. Scriverà più tardi, costretto ancora ad una vita difficile: "Quella nuda povertà era cosa per me naturale. Mio padre l’aveva ereditata da suo padre e suo padre dal padre di suo padre. Di mia madre non dico. I suoi erano braccianti della bassa verso il Po, gialli di secolare polenta Sotto la scorza nera dell'aria e del sole. Fin da bambina aveva preso ad andare per i campi, quando l'estate chiama tutte le braccia o a spigolare grano o in cerca di radicchio selvatico per la cena. Le lunghe serate le passava al telaio, un telaio di legno sul quale tesseva una ruvida tela. Fu quella I 'unica cosa che portò mia madre in dote. L'inverno andava a servire in città e fu li che conobbe mio padre ferroviere. Si vollero presto bene".&lt;br /&gt;Fernando Santi non dimenticherà mai quell'amara esperienza. Più di tutti noi, sapeva comprendere che cosa voglia dire la miseria, un salario insufficiente alle necessità di una famiglia, l'ansia di uscire da condizioni così avvilenti e di tendere ad un riscatto che consenta ad ogni creatura umana di vivere dignitosamente.&lt;br /&gt;Con quel ricordo della sua infanzia, che mai l'abbandonerà, partecipa alle lotte della rovente Parma d'oltre torrente. Ed è a fianco dei braccianti della bassa padana, a contatto con la miseria, ch'è stata la miseria sua, di suo padre e di sua madre, ch'egli si forma. Si getta nella lotta con assoluta dedizione e quale segretario della Camera del Lavoro diventa una guida sicura per la sua gente.&lt;br /&gt;Ma prove più dure attendono il movimento operaio parmense. Ed ecco Fernando Santi battersi sulle barricate erette dal popolo di Parma contro le orde fasciste e dalle colonne del quotidiano Il Piccolo con la sua penna di vero scrittore.&lt;br /&gt;Ormai restare a Parma per lui vorrebbe dire la morte. Va a Torino a reggere quella Camera del Lavoro e poi a Milano. La sua attività non ha tregua. Resta al suo posto liberamente scelto e affronta con sereno coraggio la violenza fascista.&lt;br /&gt;Esule in patria, si fa rappresentante di commercio per portare a casa un po’ di pane e ai compagni la sua parola di propagandista clandestino.&lt;br /&gt;Conosce il carcere, l'ultima volta a San Vittore nel 1943. Coopera alla ricostruzione del partito socialista, ma per sfuggire ad un nuovo arresto si rifugia nella libera Svizzera. Nel 1944 partecipa all'insurrezione ossolana e alla costituzione di quella piccola repubblica sorta per volontà e virtù di popolo, primo faro di libertà acceso nell'Italia oppressa. Rientrato a Milano nell'aprile 1945 si getta nell’insurrezione.&lt;br /&gt;Il resto della sua vita di sindacalista, di parlamentare, di uomo di partito è a voi tutti noto perché io lo ricordi.&lt;br /&gt;Desidero solo mettere in luce il suo modo d'intendere la politica, la sua coscienza di uomo libero, la forza della sua intelligenza. Egli si diceva "riformista"; ma soggiungeva. "Perché appunto voglio le riforme". Un giorno, in uno dei suoi discorsi, chiari e limpidi come il suo spirito, parlò dei riformisti, alla cui scuola era cresciuto: "Nobile stirpe - disse - che si è estinta senza lasciare eredi". Non è vero. Lui era l'erede di quella "nobile stirpe".&lt;br /&gt;Riformista era perché voleva - ripeto - le riforme; e socialista era, ma per un socialismo dal volto umano. Per un socialismo che mai astraesse dall'uomo, dalla sua dignità e dall'esigenza insopprimibile della libertà.  Ascoltiamo ancora lui; ci sembrerà di sentirlo vicino a noi come un tempo: "Solo chi ha fame - disse un giorno - apprezza il sapore del pane, solo chi ha sete di giustizia sa dare alla giustizia il suo vero volto: giusto e umano.  "Il benessere che vogliamo conquistare per i lavoratori non è fine a se stesso. E' una condizione per una dignità più umana e sociale senza la quale l'uomo - che per noi è il fine di tutte le cose - si sente lo stesso umiliato e offeso, estraneo al consorzio civile, nemico agli altri e a se stesso".&lt;br /&gt;Bramava dire che così si era fatto alla scuola dei maestri di vita come Filippo Turati, Claudio Treves, Camillo Prampolini. Ed aveva ragione di affermare questo non solo per rivendicare un privilegio, ma anche per rispondere a chi con sufficienza definiva "romantici" questi socialisti che come lui erano persuasi non potersi avere socialismo senza libertà.&lt;br /&gt;"Romantici", uomini come Fernando Santi che con fermezza seppero battersi; che hanno sempre pagato di persona; che il partito hanno servito senza mai servirsene e che non consideravano la politica quale occasione propizia per ottenere poltrone e prebende, ma quale missione d'assolvere solo nell'interesse della classe lavoratrice e del paese.  Così, proprio un "romantico" come Fernando Santi rifiuta il Ministero del lavoro pur di non scendere a compromessi con la propria coscienza.&lt;br /&gt;Questa sua concezione umana del socialismo lo portò ad essere comprensivo verso chi la sua fede non condivideva. Non era un fazioso e non considerò né il suo partito né se stesso depositari della verità assoluta. Non apparteneva alla categoria di chi vuole che la lotta politica sia non un fecondo e aperto confronto di idee bensì un contrasto di rancori personali. Riprendendo un brano d'un suo nobilissimo discorso, oggi quando si parla di Fernando Santi giustamente si dice: "Di lui ci potevamo fidare".&lt;br /&gt;Ma di lui si potevano fidare non solo i compagni, i lavoratori, cui dedicò tutto se stesso, ma anche gli avversari. Perché' Fernando Santi ha sempre combattuto a visiera alzata, lealmente.  Ricordo quando qui, a Montecitorio, andò ad inchinarsi dinanzi alla salma di un avversario di sempre, spentosi improvvisamente mentre parlava in quest'aula. Un collega gli rimproverò quel gesto di cavalleresca pietà. Egli bruscamente - come era uso fare quando udiva affermazioni assurde -gli rispose: "Solo uomini di sincera fede possono fare quello che ho fatto io. E poi l'avversario io lo combatto quando è in piedi non quando è caduto".&lt;br /&gt;Questo suo umano modo di sentire lo portava ad ascoltare quanti si battevano in nome dei principi per lui essenziali. Egli era persuaso che uomini provenienti da sponde differenti potessero incontrarsi su un comune terreno, il terreno della libertà, della giustizia sociale, della pace.  Era, quindi, contrario a steccati fra i partiti, che pur essendo animati da ideologie diverse, potevano, tuttavia, riconoscersi in codesti principi, i quali, in buona sostanza, costituiscono il porto di salvezza di questa nostra inquieta umanità.&lt;br /&gt;Da qui la sua costante aspirazione del sindacato unico. Egli, che nell'azione sindacale aveva dato il meglio di sé stesso, legandosi sempre più al movimento operaio, sentiva che la forza della classe lavoratrice risiede soprattutto nella sua unità. Peraltro dinanzi ai lavoratori, al di sopra dei confini ideologici, stanno gli stessi problemi e quindi le soluzioni non possono non essere comuni.&lt;br /&gt;Ascoltiamo ancora una volta la sua parola, che vivrà nel cuore dei lavoratori e di quanti si battono per il riscatto della classe lavoratrice: "Il sindacato nel suo significato storico è anzitutto un fatto di democrazia e di libertà, un fatto di civiltà, una immensa forza liberatrice".&lt;br /&gt;Fernando Santi sarebbe stato il più degno a tenere a battesimo l'unità sindacale. E forse quando l'amarezza per l'irriconoscenza altrui si faceva in lui più pungente, lo confortava il pensiero di poter essere egli il segretario generale del sindacato unico. Tutti l'avrebbero accettato, perché tutti in lui si sarebbero riconosciuti.  Ecco perché a Parma uomini di partiti diversi e di diversa estrazione ideologica si trovarono così strettamente uniti intorno al suo feretro.&lt;br /&gt;Onorevoli colleghi, sentiamo e sentiremo per lungo tempo la sua mancanza. Quando uomini come Fernando Santi se ne vanno per sempre, portano via con se qualche cosa di noi stessi e noi ci sentiamo più soli.  Lo faremo rivivere nel nostro ricordo: faremo rivivere l'uomo di fede dalla coscienza retta, dal forte ingegno. Scrittore nato, oratore efficacissimo, che ripugnava all'oratoria paludata, perché considerava una offesa verso i semplici non parlare in modo semplice. Ricorderemo anche la sua ironia che non risparmiava alcuno. Eppure nessuno di noi gliene voleva per questo, perché sapevamo che la sua ironia non era mossa da malanimo.&lt;br /&gt;Ricorderemo la sua amarezza - che per pudore celava nell'animo suo - quando non fu più rieletto. Crudeltà spietata di uomini e di partiti che spesso si ripete.  Ricorderò, io, le visite che quasi quotidianamente gli facevo quando fu ricoverato al policlinico di Roma, colpito da male inesorabile. In quelle visite era tra noi risorta la nostra antica fraterna amicizia, libera delle scorie della politica. E dopo aver sentito dai sanitari la verità del suo male, dovevo usare violenza all'animo mio, colmo di tristezza, per entrare nella sua camera sorridendo. Parlavamo di tutto e di tutti. Un mattino non lo trovai più nella solita stanza. Era stato trasportato a Parma&lt;br /&gt;Ai primi di settembre ricevetti una sua lettera: "Sono venuto a Parma per vedere di passare il punto dalla malattia alla convalescenza. Ma niente si vede ancora in questa direzione".  Il suo destino l'ha portato a morire nella sua terra, fra la sua gente.&lt;br /&gt;Sino all'ultimo fu assistito dai suoi figlioli Piero e Paolo e dalla compagna di sua vita Maria. Compagna della sua vita e della sua lotta, coraggiosa, fiera del suo Nando; sempre al suo fianco a condividere sacrifici, delusioni, persecuzioni.  E senza mai lagnarsi.&lt;br /&gt;Fernando Santi lasciò scritto di sua moglie Maria, da poco a lui sposata: "Quella della casa restava la pena maggiore di mia moglie. Non ci arriverò mai ad avere un abbaino tutto per noi. Per i poveri non c’è proprio fortuna. Lo diceva rassegnata senz’ombra di rimprovero".  Dolce e forte compagna di Fernando Santi, oggi, in quest’aula, ove tante volte si è levata serena e pacata la sua nobile parola, noi tutti - amici compagni avversari - lo ricordiamo con affetto e con riconoscenza.&lt;br /&gt;Con riconoscenza, onorevoli colleghi, perché Fernando Santi, nato povero e morto povero, ha lasciato a noi tutti una ricchezza: il suo esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.ossimoro.it/santi.htm&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-4724840501093733507?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/4724840501093733507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=4724840501093733507' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/4724840501093733507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/4724840501093733507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/sandro-pertini-ricorda-alla-camera.html' title='Sandro Pertini ricorda alla Camera Fernando Santi'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-2650045238494445612</id><published>2010-02-24T07:45:00.001-08:00</published><updated>2010-02-24T07:45:47.221-08:00</updated><title type='text'>ricordo di sandro pertini</title><content type='html'>Ricordo di Sandro Pertini&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sandro Pertini è stato il migliore Presidente della Repubblica ma anche e sopratutto una grande anima di socialista e, potrei dire, di italiano nel senso che riassumeva dentro di sè le doti più belle &lt;br /&gt;di una nazione che, dopo di lui, ha ripreso a sfasciarsi. Nel Partito non era molto amato dal gruppo dirigente. Era considerato  impolitico, veemente, insomma non un maestro. Ma si trattava di un giudizio sbagliato  che riguardava più la tecnica e la manovra della politica che la politica stessa. Se questa è vibrazione all'unisono con il sentimento popolare, ebbene Pertini era politico assai di più di quanto lo fossero tanti altri.  E' diventato Presidente della Repubblica contro la volontà di Craxi che arrivò a contrapporgli Antonio Giolitti nella speranza che i comunisti cessassero di appoggiarlo.  Nel luglio sessanta, quando l'Italia  fu in bilico per il mostro fascista che alleva da sempre nel suo ventre, nelle terribili  giornate convulse e pericolose, era pronto a contribuire  ad un movimento di lotta, se necessario anche armata per contrastare le voglie del duo Gronchi-Tambroni. Ricordo che da Genova lanciò un vibrante appello antifascista ad una Italia che era  già in piazza, pronta a difendere la sua libertà.&lt;br /&gt;  Nel 56 venne ad Agrigento per un comizio. Alloggiò in un albergo situato all'ingresso della città e per tutta la notte ne vegliammo a turno il riposo temendo che subisse un attentato. Allora i&lt;br /&gt;politici giravano senza scorta e comunque non credo che l'avrebbe mai voluta. Si assunse la difesa della madre di Salvatore Carnevale al processo contro la mafia di Caccamo che lo aveva trucidato.Era  avvocato anche se non esercitò mai la professione  tranne che in questa occasione.  I mafiosi furono difesi da un famoso  avvocato napoletano che poi sarebbe diventato anch'egli Presidente della  Repubblica anche se  ne fu  costretto alle dimissioni da  uno scandalo enorme&lt;br /&gt;che allora inquietò l'Italia, lo scandalo Lockheed: Giovanni Leone.&lt;br /&gt;  Pertini e Leone rappresentavano al processo Carnevale due Italie che allora si contrapponevano duramente.&lt;br /&gt;Sandro Pertini rappresentava in misura paradigmatica  valori che erano l'essenza stessa del socialismo: la coerenza tra la vita e le sue convinzioni. Non piegò mai la testa davanti al fascismo nè volle che lo facesse la madre  per chiedere la grazia a Mussolini. Si fece tanti anni di carcere ed aveva cura a stirare i pantaloni da ergastolano piegandoli accuratamente sotto il pagliericcio e di essere sempre in ordine e ben sbarbato. Non voleva dare la soddisfazione al fascismo di averlo ridotto a non avere cura di se stesso. Suggerisco di leggere il suo libro " Sei condanne e due evasioni" per comprendere di quale pasta fosse fatto. Era persona onesta e di grande pulizia morale. Considerava il Palazzo del Quirinale un ufficio al quale si recava dalla sua mansarda di un edificio &lt;br /&gt;in Piazza Fontana di Trevi dove viveva con il grande amore della sua vita Carla Voltolina, partigiana,&lt;br /&gt;giornalista impegnata ed autrice di un libro "Lettere dalla  case chiuse" che contribuì al successo della &lt;br /&gt;legge proposta dalla socialista Lina Merlin.&lt;br /&gt;  E' ancora per me motivo di orgoglio essere stato nello stesso partito di Sandro Pertini. Un Partito che era molto di più di un'organizzazione di parte perchè incarnava valori generali come la pace, la giustizia sociale, la libertà, la laicità, la dignità dell'uomo che deve essere liberato dalle catene dello sfruttamento e dall'umiliazione di condizioni di vita indecorose. Motivo di orgoglio di aver conosciuto anche persone come Pietro Nenni, Rodolfo Morandi,  Emilio e  Joice Lussu, Fernando Santi, Riccardo Lombardi che hanno vissuto la politica ed il socialismo con dedizione ed onestà e da statisti facendo della crescita e della diffusione del socialismo sostanza della stessa crescita civile d'Italia. Ma il PSI finisce con la questa  generazione. Dal Congresso di Torino in poi, dopo la cancellazione del bellissimo simbolo della falce,martello,libro e sole nascente sostituita dal lugubre garofano ,non è più esistito anche se il nome ha continuito ad essere usato.&lt;br /&gt; Pietro Ancona &lt;br /&gt;http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;http://cgi.ebay.it/SANDRO-PERTINI-SEI-CONDANNE-DUE-EVASIONI-FASCISMO-LIBRI_W0QQitemZ120514253254QQcmdZViewItemQQptZLibri?hash=item1c0f3591c6&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-2650045238494445612?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/2650045238494445612/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=2650045238494445612' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2650045238494445612'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2650045238494445612'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/ricordo-di-sandro-pertini.html' title='ricordo di sandro pertini'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-8438108683347742598</id><published>2010-02-16T11:10:00.000-08:00</published><updated>2010-02-16T11:11:10.083-08:00</updated><title type='text'>Tina Modotti  rivoluzionaria internazionalista e grande fotografa</title><content type='html'>TINA MODOTTI, ARTE VITA LIBERTÀ&lt;br /&gt;EMIGRANTE, OPERAIA, ATTRICE, FOTOGRAFA NEL MESSICO DEGLI ANNI VENTI, ANTIFASCISTA, MILITANTE NEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE, PERSEGUITATA ED ESULE POLITICA, GARIBALDINA DI SPAGNA.&lt;br /&gt;     &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Nata a Udine il 17 agosto 1896 e deceduta a Città del Messico il 5 gennaio 1942.&lt;br /&gt;Dopo l'improvvisa scomparsa, il riconoscimento della personalità umana, artistica e politica di Tina Modotti fu quasi immediato e per alcuni anni la sua vita e la sua opera restarono vive in buona parte dell'America latina. Poi cadde l'oblio, lungo di almeno trent'anni. Inquietanti cause di questo silenzio/rifiuto si possono trovare nel mondo reazionario, nel provincialismo, nel dilagante moralismo di questo secolo, contrari alla valorizzazione di una donna libera e inserita nel grande filone della cultura laica. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;La festa di San Valentino all'inizio&lt;br /&gt;del novecento, in Borgo Pracchiuso&lt;br /&gt;a Udine, dove Tina Modotti nacque&lt;br /&gt;il 17 agosto 1896&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'opera di Tina, che si trova in buona parte negli Stati Uniti, venne tenuta nascosta nei cassetti dei Dipartimenti di fotografia per la nefasta influenza del maccartismo che rese impossibile, per molti anni e non solo in America, lo studio e la presentazione di un'artista che aveva creato immagini di qualità e militato nel movimento comunista internazionale.&lt;br /&gt;Anche la Sinistra storica non è esente da disattenzioni nei riguardi di questa friulana d'eccezione.&lt;br /&gt;Oggi sappiamo che non esiste un artista di qualità e un militante di valore, come Tina Modotti, che sia stato trascurato per così lungo tempo dagli storici della fotografia e dalla storiografia politica. Tutto ciò è avvenuto nonostante le novità e il fascino che caratterizzano la sua avventura umana:la sua complessa esistenza appare, con il solo raccontarla, un romanzo. &lt;br /&gt;Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, nasce nel popolare Borgo Pracchiuso a Udine, da famiglia operaia aderente al socialismo della fine Ottocento. Il padre Giuseppe lavora come meccanico e carpentiere, mentre la madre Assunta Mondini fa la cucitrice. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Medaglione fotografico con la madre Assunta Mondini, nel centro e i figli (dall'alto in senso orario): Jolanda, Mercedes, Tina, Benvenuto, Gioconda, Giuseppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Diventa emigrante all'età di soli due anni, quando la famiglia si trasferisce nella vicina Austria per lavoro. Nel 1905 rientrano a Udine e Tina frequenta con ottimo profitto le prime classi della scuola elementare. A dodici anni, per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia (sono in sei fratelli), lavora come operaia in una filanda. Apprende elementi di fotografia frequentando lo studio dello zio Pietro Modotti. &lt;br /&gt;Il padre decide di partire per gli Stati Uniti, presto raggiunto da quasi tutta la famiglia. Tina arriva a San Francisco nel 1913, dove lavora in una fabbrica tessile e fa la sarta, frequenta le mostre, segue le manifestazioni teatrali e recita nelle filodrammatiche della Little Italy. &lt;br /&gt;Durante una visita all'Esposizione Internazionale Panama-Pacific conosce il poeta e pittore Roubaix del'Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si unisce nel 1917 e si trasferisce a Los Angeles. Entrambi amano l'arte e la poesia, dipingono tessuti con la tecnica del batik; la loro casa diventa un luogo d'incontro per artisti e intellettuali liberal. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Anonimo, Tina Modotti, S. Francisco 1918 ca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tina nel 1920 si trova a Hollywood: interpreta The Tiger's Coat, per la regia di Roy Clement e, in seguito, alcune parti secondarie in altri due film, Riding with Death e I can explain. Si tratta di una esperienza deludente, che decide di abbandonare per la natura troppo commerciale di quanto il cinema propone. Per la sua bellezza ed espressività viene ripresa in diverse occasioni dai fotografi Jane Reece, Johan Hagemayer e, soprattutto da Edward Weston con cui ben presto nascerà un legame sentimentale. &lt;br /&gt;Il 9 febbraio 1922 Robo muore di vaiolo durante un viaggio in Messico. Tina arriva in tempo per i funerali e scopre, in questa triste occasione, un paese che a lungo l'affascinerà. Rientra a San Francisco per l'improvvisa morte del padre Giuseppe. Alla fine dell'anno scrive un omaggio biografico in ricordo del compagno, che verrà pubblicato nella raccolta di versi e prose The Book of Robo. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;San Francisco 1920, da sinistra: Robo marito di Tina, il padre Giuseppe, la sorella Mercedes, Giuseppe Junior detto Joe, non identificato, Benvenuto detto Beppo e Ben, non identificata, Tina e la madre Assunta, non identificata, la sorella Jolanda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A fine luglio 1923 Tina Modotti e Edward Weston (con il figlio Chandler) arrivano in Messico, si stabiliscono per due mesi nel sobborgo di Tacubaja e, quindi, nella capitale. Uniti da un forte amore, vivono entro il clima politico e culturale post-rivoluzionario, a contatto con i grandi pittori muralisti David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Clemente Orozco, che appartengono al Sindacato artisti e sono i fondatori del giornale El Machete, portavoce della nuova cultura e, in seguito, organo ufficiale del Partito Comunista Messicano. &lt;br /&gt;A contatto con la capacità e l'esperienza di Weston, Tina accelera l'apprendimento della fotografia e in breve tempo conquista autonomia espressiva; alla fine del 1924 un'esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato. &lt;br /&gt;Fra il 1925 e il 1926, in tempi brevi e diversi, tornano a San Francisco, dove Tina incontra la madre ammalata, conosce la fotografa Dorothea Lange, acquista una camera Graflex. Rientrati in Messico intraprendono un viaggio di tre mesi nelle regioni centrali a raccogliere immagini per il libro di Anita Brenner Idols Behind Altars. Il loro legame affettivo si deteriora e Weston torna definitivamente in California; i contatti continueranno per alcuni anni in forma epistolare. &lt;br /&gt;Tina vive con la fotografia ed esegue molti ritratti, si unisce al pittore e militante Xavier Guerrero (che ben presto andrà a Mosca alla scuola Lenin), aderisce al Partito Comunista, lavora per il movimento sandinista nel Comitato "Manos fuera de Nicaragua" e partecipa alle manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti durante le quali conosce Vittorio Vidali, rivoluzionario italiano ed esponente del Komintern. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Edward Weston, Tina sul tetto di casa, Messico 1924&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tina Modotti, Vittorio Vidali, 1930 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tina trasforma il suo modo di fotografare, in pochi anni percorre un'esperienza artistica folgorante: dopo le prime attenzioni per la natura (rose, calli, canne di bambù, cactus, ...) sposta l'obiettivo verso forme più dinamiche, quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello,...). Sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte. In questo periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l'attrice Dolores Del Rio, ed entra in amicizia con la pittrice Frida Kahlo. &lt;br /&gt;Nel settembre del 1928 diventa la compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano, con cui Tina vive un amore profondo e al cui fianco intensifica il lavoro di fotografa impegnata e di militante politica. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Edward Weston, Frida Kahlo e Diego Rivera a San Francisco nel 1930&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ma il loro legame dura pochi mesi, perché la sera del 10 gennaio 1929 Mella viene ucciso dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado proprio mentre sta rincasando con Tina, che rimane indignata e scossa da questo dramma e deve inoltre subire una campagna scandalistica con cui le forze reazionarie tentano di coprire mandanti ed esecutori del delitto politico. Partecipa alle manifestazioni in ricordo di Mella e, in segno di protesta, rifiuta l'incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano. Si dedica alla militanza e al lavoro fotografico, realizzando un significativo reportage nella regione di Tehuantepec. All'Università Autonoma di Città del Messico il 3 dicembre si inaugura una rassegna delle sue opere, che si trasforma in atto rivoluzionario per il contenuto e la qualità delle fotografie e per l'infuocata presentazione tenuta dal pittore Siqueiros. La rivista Mexican Folkways pubblica il manifesto "Sobre la fotografia" firmato da Tina Modotti. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Tina Modotti accanto alle sue opere, Università di Città del Messico 1929 &lt;br /&gt;Nel frattempo il clima politico é molto cambiato, le organizzazioni comuniste vengono messe fuori legge: il 5 febbraio 1930 Tina viene ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual Ortiz Rubio, arrestata ed espulsa dal Messico. Si imbarca sul piroscafo olandese Edam, compie il viaggio fino a Rotterdam assieme a Vittorio Vidali e raggiunge Berlino, dove conosce Bohumìr Smeral, fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi nel cui studio espone le opere che aveva portato con se dal Messico. tenta di riprendere l'attività fotografica, viene a contatto con le grandi novità dell'informazione giornalistica, specialmente con la stampa popolare di Willy Münzerberg: quotidiani e periodici come il prestigioso "Arbeiter - Illustrierte - Zeitung" che pubblica fotografie di Tina in diverse occasioni. In ottobre decide di partire per Mosca, dove la attende Vidali. &lt;br /&gt;Nella capitale sovietica allestisce la sua ultima esposizione, lavora come traduttrice e lettrice della stampa estera, scrive opuscoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito; abbandona la fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale. Fino al 1935 vive fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi, per attività di soccorso ai perseguitati politici. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Una delle pochissime fotografie che si conoscano di Tina Modotti in Unione Sovietica, fotografia di Angelo Masutti, Mosca, 13 giugno 1932&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nel luglio del 1936, quando scoppia le guerra civile spagnola, assume il nome di Maria e si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, suo compagno da anni, che diventa Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento. &lt;br /&gt;Durante tre anni di guerra, lavora negli ospedali e nei collegamenti, stringendo amicizia con altre combattenti come Maria Luisa Laffita, Flor Cernuda, Fanny Edelman, Maria Luisa Carnelli; si dedica ad attività di politica e cultura: scrive sull'organo del Soccorso Rosso Ayuda, nel 1937 a Valencia fa parte dell'organizzazione del Congresso internazionale degli intellettuali contro il fascismo e, assieme a Carlos, promuove la pubblicazione di Viento del Pueblo, poesia en la guerra con le opere del poeta Miguel Hernandez. Ha occasione di conoscere Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway, Antonio Machado, Dolores Ibarruri, Rafael Alberti, Malraux, Norman Bethune e tanti altri della Brigate internazionali. Nel 1938 è tra gli organizzatori del Congreso Nacional de la Solidariedad che si tiene a Madrid. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Tina Modotti, Il profilo di Ja. Mella, fotografia pubblicata nel 1932 a Berlino sulla copertina di Arbeitre-Illustrierte-Zeitung&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Durante la ritirata, con la Spagna nel cuore, aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e si trova in pericolo sotto i bombardamenti. Arriva a Parigi con Vidali. Nonostante sia ricercata dalla polizia fascista, chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attività clandestina, ma le viene negato per la pericolosità della situazione politica. &lt;br /&gt;Maria e Carlos, come tanti altri esuli, rientrano in Messico, dove il nuovo presidente Lazaro Cardenas annulla la precedente espulsione. Conducono un'esistenza difficile e Tina vive facendo traduzioni, si dedica al soccorso dei reduci, lavora nell'"Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi" e frequenta pochi amici, fra cui Anna Seghers e Constancia de La Mora. &lt;br /&gt;Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell'architetto Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi che la sta riportando a casa. Come già era accaduto dopo l'assassinio di Julio Antonio Mella, la stampa reazionaria e scandalistica cerca di trasformare la morte di Tina in un delitto politico e attribuisce responsabilità a Vittorio Vidali. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;La tomba di Tina nel Pantheon de Dolores a Città del Messico, con il profilo disegnato dallo scultore Leopoldo Mendez e i primi versi della poesia di Pablo Neruda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Pablo Neruda, indignato per queste polemiche, scrive una forte poesia che viene pubblicata da tutti i giornali e contribuisce a tacitare lo "sciacallo" che &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...sul gioiello del tuo corpo addormentato &lt;br /&gt;ancora protende la penna e l'anima insanguinata &lt;br /&gt;come se tu potessi, sorella, risollevarti &lt;br /&gt;e sorridere sopra il fango. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi versi sono scolpiti sulla tomba di Tina che si trova al Pantheon de Dolores di Città del Messico. Lungo i decenni dopo la sua scomparsa, in altre occasioni sono stati messi in discussione avvenimenti della vita della Modotti. Soprattutto le circostanze della morte hanno sollecitato interpretazioni diverse, tentativi di scoop giornalistici, ambigue ricostruzioni televisive,... Ciò nonostante la biografia di Tina è rimasta sostanzialmente invariata, perché quelle prese di posizione non sono mai state sostenute da rigorose ricerche, da prove o da obiettive e attendibili testimonianze. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Situata accanto alla casa di Tina in via Pracchiuso a Udine la stele per Tina proposta dal Comitato: si riprende il profilo mentre, da Neruda, sono proposte le ultime quartine della poesia, con riferimenti alla terra natale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tina@comitatotinamodotti.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;HOME&lt;br /&gt;Comitato Tina Modotti&lt;br /&gt;Iniziative del Comitato&lt;br /&gt;perimmagine&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-8438108683347742598?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/8438108683347742598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=8438108683347742598' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8438108683347742598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8438108683347742598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/tina-modotti-rivoluzionaria.html' title='Tina Modotti  rivoluzionaria internazionalista e grande fotografa'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-3601432149492142807</id><published>2010-02-16T05:38:00.000-08:00</published><updated>2010-02-16T05:40:35.459-08:00</updated><title type='text'>Gerda Taro una fotografa rivoluzionaria</title><content type='html'>"Gerda Taro: una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola"&lt;br /&gt;Gerda Taro, rimasta nell'ombra del più noto fidanzato Robert Capa e relegata al ruolo -accessorio- di 'sua compagna' è, dalla metà degli anni '90 del secolo passato, oggetto di un nuovo e forte interesse storico: più che meritato per il suo ruolo di grande figura di giovanissima donna assolutamente contro-corrente, rivoluzionaria militante sino al sacrificio massimo e protagonista della Storia della fotografia e della Resistenza al fascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gerda Taro il cui vero nome era Gerta Pohorylle, nasce da una famiglia di ebrei polacchi. Nonostante le sue origini borghesi, giovanissima entra a far parte di movimenti socialisti e lavoratori. Per questi motivi e per la sua origine ebraica l’avvento del nazismo in Germania le crea molti problemi.&lt;br /&gt;Finisce in carcere in quanto attiva nel Partito Comunista tedesco e subito dopo decide di scappare con un amico a Parigi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Parigi conosce André Friedman, un ebreo anch'esso comunista, ungherese, che sbarca il lunario facendo il fotografo. André e Gerda si fidanzano e André le insegna ciò che sa sulla fotografia. Insieme, un po’ per sfida, un po’ per opportunità, inventano il personaggio “Robert Capa”, un fantomatico ma celebre fotografo statunitense giunto a Parigi per lavorare in Europa. Grazie a questo curioso espediente la coppia moltiplica le proprie commesse e guadagna parecchi soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1936 entrambi decidono di seguire sul campo gli sviluppi della guerra civile spagnola, guerra che inciderà parecchio sulla vita dei due. Giunti in Spagna divennero immediatamente importanti testimoni della guerra, realizzando molti reportage pubblicati in periodici come "Regards" o "Vu."&lt;br /&gt;Nota fra le milizie antifasciste per la sua freschezza, coraggio ed eccezionale bellezza, rischiò sempre la vita per realizzare i propri servizi fotografici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gerda Taro e Robert Capa, erano insieme il giorno degli scatti che portarono a The Falling Soldier: quel giorno Gerda usava una Rolleiflex a negativo quadrato, Capa la Leica 35mm.&lt;br /&gt;Fra le immagini dell’esposizione di Gerda Taro, una ritrae i miliziani che salgono sulla collina, sulla sinistra si vede quello che verrà ucciso pochi istanti (e pochi scatti) dopo: vedere questa foto mi ha messo i brividi, emozione che da quel momento, vi assicuro, non mi ha più abbandonato fino all’uscita, in una di queste fredde e piovose mattine d’aprile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le foto di Gerda, concepite per narrare la guerra, dalla parte giusta, dalla parte dei repubblicani, hanno tutta la grande forza di chi scatta stando vicino fisicamente ed emotivamente ai propri soggetti.&lt;br /&gt;Gerda Taro morì in Spagna nel 1937 mentre fotografava la battaglia di Brunete, travolta da un carro armato che sbandando finì contro l’auto di un giornalista: lei era in piedi sul predellino laterale e non ebbe scampo. Aveva 27 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo corpo fu traslato a Parigi e accompagnato da 200mila persone fu tumulato al Père Lachaise con tutti gli onori dovuti ad un'eroina repubblicana. Allo scultore Alberto Giacometti venne chiesto di realizzare il tumulo funebre. Pablo Neruda e Louis Aragon lessero un elogio 'in memoriam'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo compagno Capa non si riprese mai più dalla morte della dolce e vivacissima Gerda, PRIMA DONNA REPORTER A MORIRE SUL LAVORO NELLA STORIA. Da allora anch'egli cercherà sempre la morte sul 'lavoro', incontrandola poi nel 1954 nella guerra di Indocina.&lt;br /&gt;Un anno dopo la morte di Gerda, nel 1938, Robert Capa pubblicherà in sua memoria "Death in the Making", riunendo molte foto scattate insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua tomba a Parigi, giace dimenticata nella zona di Pere Lachaise dedicata ai rivoluzionari ed alla Resistenza, vicino al noto 'Mur des Federès'.&lt;br /&gt;Nel 1942 il regime collaborazionista fascista francese colluso con gli occupanti nazisti, 'censurò' l'epitaffio inciso sulla tomba di Gerda, epitaffio mai più restaurato. In oggi la tomba, date le modifiche accorse nel 1953, è accessibile da un viottolo posteriore, quindi posta "alla rovescio" rispetto a quando fu costruita.&lt;br /&gt;La tomba di Gerda Taro --fu l'unica ad essere violata dalla mano nazi-fascista--, forse data la popolarità che ancora la giovane rivoluzionaria, caduta nella guerra contro il fascismo, esercitava sulla crescente Resistenza francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lu Agnello&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-3601432149492142807?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/3601432149492142807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=3601432149492142807' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/3601432149492142807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/3601432149492142807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/gerda-taro-una-fotografa-rivoluzionaria.html' title='Gerda Taro una fotografa rivoluzionaria'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-444242304531066438</id><published>2010-02-08T10:59:00.001-08:00</published><updated>2010-02-08T10:59:56.789-08:00</updated><title type='text'>breve biografia di Piero Boni</title><content type='html'>Piero Boni (Reggio Emilia, 1920 – Roma, 28 giugno 2009) è stato un sindacalista e partigiano italiano.&lt;br /&gt;1 L'attività partigiana&lt;br /&gt;2 L'attività sindacale&lt;br /&gt;3 Pubblicazioni&lt;br /&gt;4 Onorificenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attività partigiana &lt;br /&gt;Piero Boni nacque a Reggio Emilia nel 1920. Partigiano con il nome di battaglia di Piero Coletti, prese parte alla difesa di Roma nelle file dell'organizzazione militare del PSI, le Brigate Matteotti. Il 23 luglio 1944 fu paracadutato da un Halifax delle Forze Aeree Britanniche presso il distaccamento I Julia accantonato alla Costa del Lupo presso Borgotaro come membro del gruppo dell'OSS (Office of Strategic Services) dell'esercito americano. Si trattò, in realtà, di un errore del pilota, avrebbe dovuto ritrovarsi a Varzi, nell'oltrepò pavese, e da qui raggiungere Torino, ma ben presto si rese conto del contributo che anche in quel luogo avrebbe potuto dare. Rimase a Compiano fino al 18 novembre del 1944 quando abbandono la località dell'appennino parmense diretto in Garfagnana allo scopo di riprendere contatto con il comando OSS. Compì una marcia di oltre 200 Km. tra le montagne fino ad incontrare, nella notte tra il 23 e il 24 novembre, le prime sentinelle americane. Dopo vari trasferimenti giunse a Siena, sede del comando generale dell'OSS, e lì rimase fino al 27 dicembre, quando ripartì per Compiano. Fu paracadutato verso le 11 del mattino nei pressi del castello. Si ferì lievemente nell'atterrare tra i rami di un castagno. Scampò miracolosamente al rastrellamento effettuato dalle forze nazifasciste nei primi giorni di gennaio del 1945. Nella prossimità della Liberazione, il 23 aprile incontrò sul Santadonna la I Julia diretta a Salsomaggiore Terme. Giunse nella cittadina collinare il 24, il 25 si trovò a Fidenza. Giunse a Parma oramai liberata il 27 aprile 1945.&lt;br /&gt;L'attività sindacale [modifica]&lt;br /&gt;Membro dell'Ufficio sindacale del PSI nel primo dopoguerra, entrò a far parte dell'Ufficio segreteria della CGIL e successivamente dell'Ufficio organizzazione. Nel 1952 venne eletto Segretario generale aggiunto della Federazione chimici e membro del direttivo CGIL. Nel 1955 venne eletto membro del comitato centrale del PSI e divenne vicesegretario della CGIL. Entrò a far parte in seguito al IV Congresso Nazionale della CGIL, tenutosi nel 1956, dell'esecutivo e della segreteria del sindacato. Nel 1957 divenne segretario nazionale della Fiom. Venne nominato membro del CNEL come rappresentante CGIL nel 1958 e lo rimase finò al 1995. Venne eletto nel 1960 segretario generale aggiunto della FIOM, affiancando così Luciano Lama, ed entrò nell'esecutivo della CGIL. La carica di segretario aggiunto della FIOM gli venne confermata nel 1962 e nel 1964, quando affiancò Bruno Trentin. Venne eletto nel corso del VII congresso della CGIL, tenutosi a Livorno nel 1969, segretario. Nel corso del VIII congresso, tenutosi a Bari nel 1973, venne eletto segretario generale aggiunto della CGIL, carica che mantenne fino al 1977. Proprio nel 1977, dopo essersi dimesso dalla segreteria, assunse la presidenza della Fondazione Giacomo Brodolini. Tra il 1977 e il 1988 fu presidente della commissione lavoro del CNEL e membro del Comitato Economico della Unione Europea. Dal 1982 al 1992 fu docente a contratto presso l'Università La Sapienza di Roma e la Università Federico II di Napoli.&lt;br /&gt;Pubblicazioni [modifica]&lt;br /&gt;Piero Boni, Giorni a Compiano, Compiano Arte e Storia, Compiano 1984. Piero Boni, FIOM: 100 anni di un sindacato industriale, Meta Edizioni, Edisse, Roma 1993.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-444242304531066438?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/444242304531066438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=444242304531066438' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/444242304531066438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/444242304531066438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/breve-biografia-di-piero-boni.html' title='breve biografia di Piero Boni'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-2718091628648366552</id><published>2010-02-08T10:49:00.000-08:00</published><updated>2010-02-08T10:51:54.432-08:00</updated><title type='text'>ricordo di Piero Boni</title><content type='html'>Ricordo di Piero Boni &lt;br /&gt;L'unità sindacale, l'"erga omnes", la difesa del singolo non in quanto iscritto a un sindacato ma in quanto lavoratore. Le linee guida di un uomo di idee semplici e passioni forti&lt;br /&gt;Umberto Romagnoli&lt;br /&gt;Il nostro ultimo incontro risale ai primi di dicembre del 2008, nel corso di un meeting celebrativo di non ricordo quale compleanno dello Spi-Cgil. L’incontro fu più caloroso del solito, perché erano sopraggiunte le condizioni che permettevano di perfezionare le nostre affinità e di farci sentire più vicini: Piero sapeva che anch’io, ormai, stavo per entrare nella categoria dei pensionati. Come dire che la cornice nella quale ebbe luogo l’incontro non poteva essere più consona al comune status.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ci eravamo conosciuti, tramite Gino Giugni, una sera d’estate del ’62 nei pressi della sede romana dell’Intersind durante le trattative, di cui Piero era un protagonista, per il rinnovo del contratto della metalmeccanica-Iri che si sarebbero concluse col riconoscimento del principio della contrattazione articolata. Successivamente, ci sono state numerose occasioni per frequentarci: nella scuola di Ariccia, a congressi della Cgil, a convegni di studio ideati e organizzati dalla Fondazione che Piero presiedeva e, tra questi, quello svoltosi a Recanati, ove si tenne la rievocazione commemorativa di Giacomo Brodolini in coincidenza col ventesimo anniversario della sua scomparsa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sì, Piero mi cercava spesso e, ripensando al nostro rapporto, mi accorgo adesso che era soprattutto lui a stabilirne natura e cifra stilistica. La motivazione non era solamente la simpatia personale – spontanea quanto reciprocamente subitanea – ma anche la determinazione con cui Piero attribuiva all’esistenza del rapporto una valenza metodologica di carattere generale. Come scriverà nella prefazione di un Quaderno della Fondazione, vedeva con favore la prassi degli incontri tra studiosi e uomini d’azione, perché “hanno l’uno bisogno dell’altro e un loro confronto può riuscire utile e proficuo”. Il clima di cui si giovò la nostra pluridecennale relazione ed in cui essa affondava le sue radici era per l’appunto quello proprio di un sodalizio politico-culturale che ha potuto svilupparsi e consolidarsi sulla base di una disinteressata stima intellettuale. Di essa Piero mi onorava ed io non ho mai smesso di ricambiarla.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nel lessico corrente è entrata da tempo un’espressione idiomatica che,  riferita a lui, perde il sapore banalizzante dei luoghi comuni: Piero Boni era l’esponente di spicco di una razza in via di estinzione; e difatti sindacalisti così non ne nasceranno più. Senza idee semplici e passioni forti il sindacato sarebbe orfano di militanza di base. Ma non avrebbe nemmeno dirigenti carismatici. Come Piero Boni. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Persuaso che la divisione in sigle del movimento sindacale fosse figlia più della guerra fredda che di logiche interne del movimento, una delle sue passioni più forti – più forti delle dure repliche dell’esperienza – aveva per oggetto l’unità sindacale. Un giorno mi disse che, in materia, bisognava assumere come modello il comportamento dei generali francesi dopo Sedan. Anche loro avevano un’idea semplice e una passione forte: riprendersi l’Alsazia e la Lorena. Ci pensavano sempre, ma non ne parlavano mai. Un po’ per non essere sopraffatti dall’amarezza del pathos suscitato dallo struggimento per la perdita di quei territori e un po’ perché sapevano che il sogno non si sarebbe realizzato se non preparandone le condizioni di fattibilità con la discrezione che occorre per destreggiarsi in casi difficili. Nel nostro caso, la principale difficoltà era rappresentata dal cambiamento di segno del tradizionale legame tra sindacato e partito politico che, risolvendosi nella subalternità del primo al secondo, ostacola gravemente l’autonomia collettiva. E’ soprattutto in difesa di quest’ultima che Piero è stato un onesto, instancabile predicatore dell’unità sindacale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non meno tenace era la sua predilezione per l’erga omnes promesso dall’art. 39 della Cost.ituzione. Piero la manifestava spesso – ed ha continuato a farlo anche quando, col passare del tempo, si rendeva conto di optare per una soluzione che ai più sembrava fuori moda – perché era convinto che la mancanza di erga omnes facesse soffrire il contratto collettivo di diritto comune, il solo praticabile, come un’anatra azzoppata. In proposito, Piero condivideva l’opinione dei padri costituenti ed in particolare di Vittorio Foa, cui si deve una definizione di sindacato che lo equipara a “un soggetto di una funzione pubblica, braccio o segmento dello Stato, pur restando un libero soggetto di autotutela in una sfera di diritto privato”. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Né Piero né Vittorio hanno mai scritto che la bipolarità del sindacato è simmetrica alla natura duale del contratto collettivo. Entrambi però avevano una concezione normativista del contratto collettivo (nazionale: che era poi la figura nettamente dominante all’epoca della Costituente siccome ereditata dal fascismo giuridico); una concezione che ne fa un prodotto del consenso, ossia un auto-comando, ed insieme il prodotto di un’autorità in bilico tra pubblico e privato, ossia un etero-comando. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;In base a tale concezione, largamente diffusa anche nella cultura giuridica, il contratto è assimilabile ad un enorme serbatoio idrico capace di trasformare l’energia potenziale dell’invaso in energia cinetica e di far arrivare la corrente elettrica in tutte le case. Diversamente, è altro-da-sé: gli utenti restano al buio e, per farsi luce, devono arrangiarsi con lumi a petrolio; laddove l’erogazione di elettricità è un servizio di cui la società moderna non può privarsi. Come dire che Piero giudicava prioritaria l’esigenza di tutelare i diritti del singolo con riguardo, più che alla sua veste (peraltro, soltanto eventuale) di iscritto ad un sindacato, a quella di destinatario degli effetti dell’azione sindacale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Naturalmente, non ignorava che, per quanto attiene al sindacato, la disputa sull’attuazione dell’art. 39 non era originata da pretesti. La stagione dello Stato padre-padrone si era chiusa da poco e il movimento sindacale d’una democrazia appena risorta fece bene a tenersene lontano, anche perché meritava la chance – lui così povero di esperienza di libertà – di costruirsi la sua da solo. Fece bene ad imporre allo Stato la regola non-scritta del doppio binario – non ingerenza e non indifferenza – che è la precondizione in assenza della quale l’antica massima ubi societas ibi ius significa soltanto che la società non può fare a meno del diritto. Essa infatti può anche significare che la società produce diritto e che la giuridicità non costituisce più un’emanazione della sovranità statuale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ciononostante, Piero era impensierito dalla “discrasia tutta italiana fra costituzione formale e costituzione materiale” nella stessa misura in cui lo rendeva pensoso ogni scostamento dai principi di una sana democrazia: nel mondo occidentale, scriveva nel 1998, “non esiste una situazione come la nostra” e, a cinquant’anni di distanza, “è legittimo interrogarsi se non sia venuto il tempo per il sindacato di trovare una collocazione più adeguata nel quadro istituzionale”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fedele a se stesso, Piero ha custodito le sue certezze con l’incrollabile fiducia di chi sa da cosa dipendesse la propria autenticità. &lt;br /&gt;(13/09/2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:  Eguaglianza e Libertà&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-2718091628648366552?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/2718091628648366552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=2718091628648366552' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2718091628648366552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2718091628648366552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/ricordo-di-piero-boni.html' title='ricordo di Piero Boni'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-4376957154981812912</id><published>2010-02-08T07:07:00.001-08:00</published><updated>2010-02-08T07:07:28.404-08:00</updated><title type='text'>E' morto il compagno Antonio Giolitti</title><content type='html'>ROMA&lt;br /&gt;È morto nella notte, a Roma, Antonio Giolitti. Partigiano, padre costituente, ministro, fu prima iscritto al Pci poi passò al Psi per tornare nelle file del partito comunista nel 1987, per l’ultimo incarico da parlamentare. Avrebbe compiuto 95 anni il 12 febbraio. Fu nipote di Giovanni Giolitti. Per la sua morte hanno espresso cordoglio, tra i primi, Pier Luigi Bersani, Piero Fassino e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Antonio Giolitti - scrive quest'ultimo - ha lasciato l’impronta di una personalità di eccezionale levatura culturale e morale nella vita politica e nell’attività di governo.Partecipo con profonda commozione al dolore dei famigliari e al più vasto cordoglio per la sua scomparsa». Per Fassino fu «Un protagonista della storia della Repubblica, della democrazia e della sinistra. Un partigiano combattente che unì la tradizione liberale della sua famiglia prestigiosa con l’ansia di libertà e di giustizia di una nuova generazione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato a Roma nel 1915, dopo la laurea in legge nel 1940 si iscrisse al Pci. L’anno successivo fu arrestato per attività eversiva, poi rilasciato per insufficienza di prove. Con Giancarlo Pajetta fondò le brigate partigiane Garibaldi e nel 1944 rimase gravemente ferito in battaglia. Fu curato in Francia e tornò in Italia nell’aprile del 1945. Ferruccio Parri lo chiamò come sottosegretario agli Esteri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1946 fu eletto membro dell’Assemblea costituente, e poi deputato del Pci dal 1948 al 1957. Fu in quell’anno, dopo i fatti d'Ungheria, che Giolitti lasciò polemicamente il partito. «Sono giunto alla grave e amara decisione di uscire dal Pci», scrisse il 19 luglio del 1957, «attraverso una esperienza profondamente meditata e sofferta». A spingerlo alla decisione, «l’interpretazione del marxismo, del XX Congresso e dell’VIII Congresso che emerge da quella polemica e si contrappone a ogni idea innovatrice e a ogni onesto tentativo di ricerca intorno ai gravissimi problemi aperti dal XX Congresso e dai fatti di Polonia e d’Ungheria». Per queste ragioni politiche, spiegò, «e non certo per un puntiglio intellettualistico, io non posso più accettare una disciplina formale che significherebbe rinuncia a battermi per le idee e gli obiettivi che ritengo oggi essenziali alla vittoria del socialismo». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giolitti passò allora al partito socialista con cui fu rieletto deputato dal 1958 al 1976. Ministro del Bilancio dal 1963 al 1964, dal 1969 al 1972 e dal 1973 al 1974 nei governi di centrosinistra organico guidati da Moro, Rumor e Colombo, fu uno dei principali ispiratori della programmazione economica. Dal 1977 al 1985 fu commissario presso la Comunità economica europea. Ma nel 1985 anche il Psi cominciò a stare stretto a Giolitti che lasciò il partito in polemica con Bettino Craxi. Nel 1987 fu eletto senatore come indipendente del Pci e a fine legislatura, nel 1992, si ritirò dalla politica attiva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-4376957154981812912?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/4376957154981812912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=4376957154981812912' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/4376957154981812912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/4376957154981812912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/e-morto-il-compagno-antonio-giolitti.html' title='E&apos; morto il compagno Antonio Giolitti'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-8251961197605668434</id><published>2010-02-06T01:05:00.001-08:00</published><updated>2010-02-06T01:05:33.463-08:00</updated><title type='text'>tagliare la testa a Di Pietro</title><content type='html'>Tagliare la testa a Di Pietro&lt;br /&gt;==================&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi ha fatto impressione sentire a "prima pagina" di radio tre un giornalista dell'Espresso dell'importanza di Gigi Riva schierarsi nell'affollato partito di pennivendoli e politici che vorrebbero&lt;br /&gt;la morte politica immediata se non fisica di Antonio Di Pietro. Gigi Riva ha messo sulla graticola il nostro sfortunato protagonista di "mani pulite"e lo ha rosolato ben bene alimentando il fuoco e cercando in tutti i modi di sovrastare le difese di qualche ascoltatore della radio.Anche togliendo di mala grazia la parola! &lt;br /&gt;  Naturalmente il Signor Riva non si domanda come mai il Corriere della Sera pubblichi  una foto vecchia di 18 anni nella quale, in una caserma dei carabinieri, Di Pietro viene ritratto in un grande tavolo da pranzo in cui, assieme a tanti altri, sedeva anche l'alto dirigente di polizia Contrada successivamente incriminato per concorso in associazione mafiosa. Alla obiezione di un ascoltatore&lt;br /&gt;che chiedeva a Riva come mai questa domanda non venisse posta al Comandante dei Carabinieri che aveva organizzato la cena ha risposto malvolentieri arrampicandosi sugli specchi. Ad un'altra domanda che faceva risalire alla denunzia di una vittima di Mario Chiesa amministratore socialista del Pio Albergo Trivulzio  che chiedeva  ad una delle sue vittime una tangente del dieci per cento per un&lt;br /&gt;appalto di  140 milioni ha risposto rilanciando la tesi complottarda degli USA che per vendicarsi di Sigonella ingaggiano  Di Pietro in un'opera di criminalizzazione giudiziaria. Non è ancora chiaro come &lt;br /&gt;il pool di Mani Pulite entri nella congiura se consapevolmente o no. Parlo di Davigo, Borrelli,Boccassini, Greco, Colombo. Anche loro  strumenti della Cia? Troveremo anche per loro assegni di 50 mila dollari come quello  intestato a Di Pietro e mai riscosso?  Naturalmente il fatto che &lt;br /&gt;l'assegno non sia stato riscosso e che pertanto è un pezzo di carta non importa ai nostri massmedia embedded che ogni giorno, guidati dai giornali di Berlusconi, chiedono la testa del capo dell'IDV.&lt;br /&gt;  Stupisce molto che una stampa iperamericanista che giustifica anche le più grandi colpe degli USA si accanisca nel denunziare il rapporto che Di Pietro avrebbe avuto con la Cia. Ma la Cia non è un servizio che protegge l'Occidente ed i suoi valori dall'invasione ieri comunista ed oggi islamica e che assicura ordine? La Cia è l'America! Ma pur di attribuire a Mani Pulite una origine strumentale che avrebbe travolto la casta, onesta classe dirigente italiana, oggi si è pronti, almeno per questa questione, a raffigurarla come il Male dal quale sarebbe derivato il crollo della prima repubblica e la disgrazia   di tantissimi galantuomini!&lt;br /&gt;  Bisogna chiedersi come mai il Corriere della Sera si abbassi al livello dei giornali di Feltri e di Belpietro in una campagna scandalistica basata su una fotografia e su un assegno non riscosso. Che c'è sotto? Quali interessi lo spingono?&lt;br /&gt; Credo che sotto ci sia l'intesa tra PDL e PD sulle cosidette riforme osteggiata da Pietro. Intesa che può saltare dal momento che la posizione ostile di Di Pietro e la sua difesa ad oltranza della Costituzione potrebbe trovare audience nel PD e probabilmente Bersani, D'Alema, Fassino e gli altri non sono in grado di fronteggiarla dal momento che la loro base elettorale non si è corrotta fino al punto di volere uno Stato autoritario quale quello che scaturirebbe dagli accordi sul presidenzialismo&lt;br /&gt;e sulla modifica anche della prima parte della Costituzione.  L'Oligarchia del PD non si farebbe scrupoli sulle riforme costituzionali reclamate da Berlusconi come non si è fatta scrupoli nel favorire la estromissione della sinistra e dei verdi dal Parlamento e la sua riduzione ad assemblea nominata da alcune persone che hanno i partiti in mano. Ma non vuole rischiare di perdere gran parte della sua base.&lt;br /&gt; Il PD non se la sente di andare avanti nel grande inciucio che io chiamerei grande complotto contro la democrazia avendo alle spalle la protesta di Di Pietro ed il fosso che questa potrebbe scavare nelle sue fila.&lt;br /&gt; Per questo la campagna contro Di Pietro si è intensificata. Non mancano certo i mezzi al Governo ed al Corriere della Sera di scavare in profondità nel passato e di inventarsi un qualche pezzo di prova se questo non esiste. &lt;br /&gt;  Non dubito che la tensione è destinata a crescere ancora. Siamo ad un punto che potrebbe diventare di non ritorno nell'involuzione della politica italiana.&lt;br /&gt;  Che Mani Pulite sia diventata, dopo Mario Chiesa, un fiume in piena per le confessioni anche spontanee di tanti socialisti (Larini..) e per la fila enorme di imprenditori che si denunziavano negli uffici della Procura di Milano ai nostri non interessa. Interessa dimostrare che gli USA odiavano Craxi e ne vollero la fine e che per questo ingaggiarono un magistrato come Di Pietro che, secondo Gigi Riva, deve dimostrare la ragione dei suoi viaggi negli USA!!&lt;br /&gt; Accludo un chiaro riassunto della storia di Mani Pulite. Vale la pena leggerlo e rinfrescarsi la memoria.&lt;br /&gt;Pietro Ancona&lt;br /&gt;http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-8251961197605668434?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/8251961197605668434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=8251961197605668434' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8251961197605668434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8251961197605668434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/tagliare-la-testa-di-pietro.html' title='tagliare la testa a Di Pietro'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-5751385477441118648</id><published>2010-02-05T12:06:00.000-08:00</published><updated>2010-02-05T12:07:48.513-08:00</updated><title type='text'>alma cappiello, socialista vera che ha migliorato l'Italia</title><content type='html'>Agata Alma Cappiello (Milano, 16 gennaio 1948 – Milano, 7 novembre 2006) è stata una avvocata e politica italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Milanese ma di origini partenopee, avvocato civilista, docente di diritto, consigliere comunale nella sua città, deputata socialista dal 1987 al 1992, senatrice dal 1992 al 1994. Componente delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera e del Senato nonché della Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali e della Commissione Vigilanza RAI. Coordinatrice della Commissione Nazionale Parità presso la Presidenza del Consiglio. Vicepresidente del Comitato delle Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro. Responsabile femminile delle donne socialiste, nel 2005 aveva scelto di aderire alla politica dei DS. Pubblicista, collaboratrice a quotidiani e riviste, scrittrice. Esperta di diritto, sposò la causa dei diritti civili, diritti della libertà delle persone, in particolare delle donne e dei bambini, degli anziani, degli ultimi. Il suo impegno parlamentare è durato circa 10 anni; a lei si devono alcune tappe importanti del percorso delle Pari opportunità: la legge 125 del 1991 riguardante l'accesso delle donne nel lavoro e la legge 215 del 1992, meglio conosciuta come Legge sull'Imprenditoria femminile. Si occupò delle adozioni, dell'affido e della legge sui Pacs. Nel 1988 iniziò la sua battaglia per il riconoscimento delle coppie gay. Stroncata da un male incurabile, si è spenta a Milano la mattina del 7 novembre 2006. È sepolta nel cimitero di Montemarcello (SP),accanto al figlio Michelangelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Opere pubblicate  [modifica]&lt;br /&gt;Coautrice dei seguenti volumi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Codice Donna&lt;br /&gt;Donne e Diritto: due secoli di legislazione sulle donne&lt;br /&gt;Socialismo e movimento delle donne dall'800 al 900&lt;br /&gt;La vela e il vento&lt;br /&gt;La ricchezza delle diversità&lt;br /&gt;Donne e mezzogiorno&lt;br /&gt;Le donne a Pechino: uno sguardo sul mondo&lt;br /&gt;Violenza sessuale: vent'anni per una legge&lt;br /&gt;Autrice del volume:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infrangere il tetto di vetro - quindici anni di politica per le donne&lt;br /&gt;Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Agata_Alma_Cappiello"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-5751385477441118648?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/5751385477441118648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=5751385477441118648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/5751385477441118648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/5751385477441118648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/alma-cappiello-socialista-vera-che-ha.html' title='alma cappiello, socialista vera che ha migliorato l&apos;Italia'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6835558000564768205</id><published>2010-02-05T01:40:00.001-08:00</published><updated>2010-02-05T01:40:47.113-08:00</updated><title type='text'>una sentenza assai discutibile</title><content type='html'>UNA SENTENZA ASSAI DISCUTIBILE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  La sentenza del giudice di Milano che condanna i genitori di ragazzi stupratori al risarcimento della loro vittima è assai discutibile e dovrebbe suscitare un dibattito impegnato   perchè investe questioni    delicate  del diritto e della responsabilità. In primo luogo la sentenza attenua fino quasi ad annullare la responsabilità dei minorenni autori del bestiale atto compiuto verso una bambina di 12 anni. Se lo hanno compiuto perchè non hanno ricevuto gli input morali giusti dalla loro famiglia allora&lt;br /&gt;la loro colpa è il prodotto di un qualcosa che li deresponsabilizza. Questo non è accettabile. Se i genitori sono responsabili del delitto compiuto dai loro figli non dovrebbero cavarsela con un risarcimento in denaro ma dovrebbero andare in galera. La logica del ragionamento del giudice non dovrebbe fermarsi a metà, dovrebbe proseguire fino in fondo e trarne tutte le conseguenze. Ma questo è assurdo! La responsabilità penale è sempre personale e non può essere traslata. Non è poi detto che soggetti, educati nelle famiglie più severe, non possano essere  autori di atroci delitti. E' accaduto tantissime volte nella storia  criminale e continuerà ad accadere. Famiglie assai perbene ed assai rigorose possono produrre piccoli delinquenti che delinquono a partire da input diversi come&lt;br /&gt;la convinzione del sentirsi "superiori" o per razza o per censo. Bisogna inoltre tenere conto che spesso  gli stimoli della società verso i minori sono  assai più forti della cultura delle loro famiglie. Quante volte abbiamo visto bambini che strillano nei supermercati perchè vogliono assolutamente comprata qualcosa che è stata negata  dalle loro mamme  ma che hanno visto in televisione e che pretendono?  Quanti ragazzi si sentono frustati ed arrivano ad odiare le proprie famiglie perchè non hanno  la livrea dei loro compagni di scuola e vogliono mocassini o pantaloni o giubbotti che non si possono permettere e per questo arrivano a rubare o ad estorcere ai più deboli di loro denaro o altro? &lt;br /&gt; La formazione non può essere attribuibile soltanto alle famiglie che oggi non sono mai nelle condizioni di esercitare un controllo vero sui comportamenti dei loro figli. Spesso i genitori lavorano entrambi ed i nonni sono all'ospizio. La famiglia non è più una "società" costituita da diverse generazioni da un pezzo ed il suo peso è minimo nella educazione delle nuove generazioni. Queste sono educate in grande parte dalla scuola e dalla televisione,dai loro coetanei ed anche dai giocattoli&lt;br /&gt;che vengono pubblicizzati dalla tv e che spesso hanno meccanismi di violenza inaudita, ripetitiva, ossessiva. Inoltre i giocattoli stessi  sono profondamente cambiati. La mostrificazione degli "eroi" infantili iniziata qualche tempo fa tende ad appesantirsi. L'orco di una volta è un angioletto rispetto a certe figure demoniache in commercio oggi. Inoltre, a comunità  coese e solidali nelle famiglie e nei quartieri, si sostituiscono persone isolate e divise per stato sociale e per interessi. Nei quartieri mancano strutture sociali che permettono l'incontro tranne la parrocchia che fornisce comunque momenti di aggregazione sempre più limitati e spesso non appetiti dai ragazzi. Possiamo affermare che i ragazzi di oggi hanno una quantità minore di rapporti sociali e di conoscenze di quelle che hanno avuto le generazioni precedenti. I rapporti sociali si sono rarefatti e spesso si viene passivizzati da ore ed ore di televisione o playstation. &lt;br /&gt; Aggiungo che la società liberista spinge verso la asocialità e la sostituzione della meritocrazia a criteri di coesione e promozione sociale di tutti produce uno stato di conflitto permanente di tutti contro tutti. La competitività non si disgiunge dalla aggressività. La società meritocratica diventa società di predatori dei più forti verso i più deboli, predazione che si può spingere fino allo stupro, al ritorno all' uomo delle caverne che, armato di un grosso randello, trascina la donna per i capelli. L'idea del sesso frutto di predazione violenta è connaturata alla cultura del liberismo asociale nella quale siamo immersi a tempo pieno.&lt;br /&gt; In conclusione: i giovani vanno certamente puniti. Debbono scontare la colpa di quanto hanno fatto&lt;br /&gt;e debbono essere rieducati a non ripeterla. Ma gli istituti di pena per minorenni sono diventati soltanto luoghi in cui si consuma la vendetta sociale. Lo Stato liberista spende sempre meno per loro e non investe niente in progetti rieducativi che non gli interessano. Ognuno per sè in una società che diventa sempre più  una giungla o un deserto. Insomma, in attesa del meglio, non cerchiamo  uscite comode e facili come quelle di punire i padri per le colpe dei figli.&lt;br /&gt;  Pietro Ancona&lt;br /&gt;http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6835558000564768205?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6835558000564768205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6835558000564768205' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6835558000564768205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6835558000564768205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/una-sentenza-assai-discutibile.html' title='una sentenza assai discutibile'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-8273293056468107727</id><published>2010-02-04T00:50:00.000-08:00</published><updated>2010-02-04T00:51:15.843-08:00</updated><title type='text'>nell'anniversario della morte di Nicola</title><content type='html'>Ricordo di Nicola Capria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Oggi anniversario della morte di Nicola Capria, eminente figura del socialismo siciliano, studioso di problemi sociali e meridionalista, più volte al Governo della Regione e dello Stato. E' stato ricordato dai socialisti siciliani con emozione ed affetto. Gli volevamo bene e siamo rimasti sconvolti per come ha vissuto l'ultima parte della sua esistenza, lontano dalla sua terra che tanto amava.  Ricordo che non cessava mai di pensare, di elaborare nuove idee, di esplorare con nuove analisi la realtà. Sebbene sia stato sempre al potere non ha mai assunto la forma mentis del politico professionista che oggi è diventata assai comune nè dell'uomo che  esaurisce nell'azione di governo tutta la propria azione. Leggeva sempre di tutto e non cessò mai di dibattere le questioni sociali specialmente legate al meridionalismo.&lt;br /&gt; Sono stato segretario generale della CGIL siciliana ed avevo spesso motivo di incontrarlo per ragioni legate ai lavoratori. Era rispettoso dell'autonomia del sindacato e non si rivolse mai ai sindacalisti socialisti della CGIL in termini di fazione. Sapeva ascoltare le ragioni del lavoro e sentiva profondamente i bisogni delle masse popolari siciliane.  Visse il periodo della grande illusione autonomistica della regione-imprenditrice che tuttavia non diede i risultati che avevamo sperato ma che tuttavia resta ancora una valida alternativa. Il metanodotto che da trenta anni fornisce energia all'Italia è  stata in gran parte opera del gruppo dirigente siciliano del psi . Nicola Capria ha dato un fondamentale contributo alla sua realizzazione quando gli studi dell'EMS per le condotte sottomarine venivano giudicate avventuriste.  . Il metanodotto è stata anche una grande opera di pace che avrebbe potuto dare fecondi sviluppi  dell'area del mediterraneo se non fosse stato sottratto del tutto ad una &lt;br /&gt;politica di cooperazione.&lt;br /&gt;  Mi piace ricordare che nè Nicola Capria nè il gruppo dirigente siciliano fummo  mai craxiani  pur non opponendoci alla sua politica. Le radici politiche di Capria ma anche di Lauricella e di  quasi tutti noi&lt;br /&gt;furono diverse da quelle che originarono il craxismo. Il socialismo di  Capria non era corsaro, non &lt;br /&gt;era rivolto alla conquista purchesia del potere, ma una politica per il lavoro e lo sviluppo del Mezzogiorno. Salvemini e Rodolfo Morandi ispirarono molte delle sue azioni.&lt;br /&gt; Pietro Ancona&lt;br /&gt;socialista e già segretario generale della CGIL siciliana&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-8273293056468107727?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/8273293056468107727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=8273293056468107727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8273293056468107727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/8273293056468107727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/02/nellanniversario-della-morte-di-nicola.html' title='nell&apos;anniversario della morte di Nicola'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-2129958554097293583</id><published>2010-01-14T07:27:00.000-08:00</published><updated>2010-01-14T07:28:42.836-08:00</updated><title type='text'>lettera a Sergio Romano su Craxi</title><content type='html'>Caro Romano,&lt;br /&gt;sono un vecchio socialista assai dispiaciuto per il rincrudelimento delle polemiche attorno a Craxi. Sarebbe stato assai meglio non organizzare alcun decennale. La strumentalizzazione è enorme e ci si serve della sua memoria per giusticare misfatti di oggi come l'aggressione quotidiana alla magistratura e le riforme contro la Costituzione.&lt;br /&gt; Una volta ho sentito una intervista&lt;br /&gt;fatta a Craxi ad Hammamet. Era seduto su un muretto a fronte del mare e rispondeva alle domande del giornalista&lt;br /&gt;con il tono che generalmente un prigioniero usa quando qualcuno gli si reca in visita. Mare o sbarre di prigione sono la stessa cosa quando ci si sente prigionieri di una realtà.&lt;br /&gt; Avrebbe fatto meglio a non fuggire in Tunisia ed affrontare il processo o i processi. Non ha cambiato in meglio la sua condizione. La libertà di Hammamet non è mai stata libertà.&lt;br /&gt;Pietro Ancona&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-2129958554097293583?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/2129958554097293583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=2129958554097293583' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2129958554097293583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/2129958554097293583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/01/lettera-sergio-romano-su-craxi.html' title='lettera a Sergio Romano su Craxi'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-7000831345245059270</id><published>2010-01-14T04:24:00.000-08:00</published><updated>2010-01-14T04:25:00.800-08:00</updated><title type='text'>haiti e cuba</title><content type='html'>Il Berluskones al quadrato che abita la Casa Bianca si agita da due giorni invitando il mondo ad arrecare aiuto ai disgraziatissimi abitanti di Haiti molti dei quali morranno non a causa del terremoto ma per la mancanza di cure e di assistenza che ancora non giungono da nessuna parte. &lt;br /&gt;Del resto la gran parte delle vittime di NewOrleans il suo predecessore li fece crepare immersi nel fango per giorni e giorni o abbandonati nelle loro case invase dalle acque. &lt;br /&gt;Obama e gli USA si dovrebbero vergognare per la condizione degli abitanti di Haiti che costituisce un pezzo degli USA e come sistema economico e sociale e per la dominanza USA sul territorio e sui criminali governi dell'Isola. &lt;br /&gt;Basta guardare la gente di Haiti per capire l'odio degli americani wasp per Cuba. Cuba è povera ma gli abitanti hanno dignità, &lt;br /&gt;lavoro, cultura, socialità, assistenza medica, pensioni. &lt;br /&gt;Gli abitanti di Haiti sono costretti a subire governi dispotici di autentici cannibali che non possono rovesciare senza provocare una invasione del Grande Fratello. &lt;br /&gt;Guardare Haiti significa apprezzare immensamente Cuba con tutti i suoi difetti ma con i suoi milioni di bambini ben nutriti e che vanno a scuola e sono seguiti da gruppi di professori psicologi ed altro. Il comunismo cubano investe nel futuro che è dato appunto dai suoi &lt;br /&gt;meravigliosi bambini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-7000831345245059270?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/7000831345245059270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=7000831345245059270' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7000831345245059270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/7000831345245059270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/01/haiti-e-cuba.html' title='haiti e cuba'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-6217637681142090750</id><published>2010-01-13T06:57:00.001-08:00</published><updated>2010-01-13T06:57:23.174-08:00</updated><title type='text'>nel decennale della morte di Craxi</title><content type='html'>IL DECENNALE DELLA MORTE DI CRAXI&lt;br /&gt;^&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il 12 luglio del 1976 mi trovavo a Roma per una riunione della CGIL. Saputo che all'Albergo Midas era riunito il Comitato Centrale del PSI decisi di andarci. Nella Hall dell'albergo c'erano i socialisti che passeggiavano a gruppetti forse in una pausa dei lavoro.  Solo, seduto su un divano, c'era Francesco De Martino &lt;br /&gt;che rosicchiava nervosamente uno stecchino. Era di un pallore che tralignava nel giallo. I maggiorenti socialisti che fino a ieri si piegavano in due per ossequiarlo gli camminavano davanti come se fosse parte della tappezzeria. Mi fece davvero una fortissima impressione questa scena dal vivo di una congiura di palazzo con defenestrazione del Segretario del Partito.&lt;br /&gt;Francesco De Martino aveva guidato il Partito con grande onestà personale ma altrettanta indolenza.&lt;br /&gt;Era troppo uomo di studi per farsi assorbire completamente dai gravosi impegni della sua carica. Gli piaceva andare a caccia  allevare canarini ed insegnare storia del diritto romano di cui era uno dei più grandi cultori.&lt;br /&gt; Negli ultimi anni  forse si era convinto della inutilità della esistenza di due partiti della sinistra, il grosso pci ed il nervoso psi.  Forse si era convinto che il centro-sinistra fosse una esperienza in perdita a fronte della predominanza dc. Inoltre, il PCI e la DC tendevano a colloquiare " ad inciucire" come si direbbe oggi sulla testa dei socialisti. Credo che considerasse esaurita l'esperienza del PSI  difronte alla notevole trasformazione in senso socialdemocratico del PCI.  La parola d'ordine della sua ultima campagna elettorale fu: "mai più al governo senza i comunisti". Il PSI naturalmente perdette quote consistenti di elettorato riducendosi sotto il 10% soglia allora considera pericolosa per la sua stessa sopravvivenza. Rispetto al 68 il PSI perdeva quasi un terzo del suo elettorato.&lt;br /&gt;Il putsh fu voluto da Giacomo Mancini ed ebbe come protagonisti  Bettino Craxi, Claudio Signorile ed Enrico Manca. Tre giovani colonnelli. Signorile rappresentava l'ala sinistra del PSI, Craxi l'ala automista e Manca era Gano di Magonza, il demartiniano che pugnalava alla schiena il suo maestro e benefattore. Poi lo scoprimmo uomo della P2.&lt;br /&gt;Al Congresso di Torino del 79, dove ebbi l'amarissima sorpresa di trovare il simbolo dei Partito (falce, martello, sole nascente e libro) sostituito dal funereo Garofano, Craxi si era giù liberato di Manca e si accingeva a governare da solo relegando Signorile al ruolo di capo della opposizione interna. &lt;br /&gt;Aveva già le idee chiare sul da farsi. Prima di tutto liquefare il Partito con l'abolizione del Comitato Centrale che era un organismo di vero controllo e decisione a favore di un Consiglio Nazionale dove imbarcò molti cosidetti rappresentanti della società civile, una sorta di arca di noè di predisposti allo abbandono della nave in caso di pericolo ma di profittarne per saccheggiarne la cambusa ed i mari circostanti.&lt;br /&gt;Cinque anni dopo, al Congresso di Verona trasformato in una sorta di corrida di pretendenti a tutto, alle cariche, alle ricchezze, ai posti, con una platea di fanatizzati che batteva minacciosamente i piedi su un tavolato che rimbombava sinistramente, attaccava il Parlamento come "parco buoi", fischiava Berlinguer, mandava oscuri e cifrati messaggi ai capi della DC, dava una rappresentazione della politica corsara di "Ghino di Tacco" il bandito malandrino che si appostava per derubare i passanti. Il Congresso era dominato da simboli massonici fin troppo eclatanti. Vi fece la comparsa anche la Piramide con Occhio in quello di Palermo.&lt;br /&gt; Il glorioso partito socialista era finito forse per sempre. Sopravvivevano persone limpidissime come Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti. Altri erano stati cacciati via dopo essere stati insultati come "intellettuali dei miei stivali." La bellissima figura di Tristano Codignola ed i tanti come lui che davano lustro al socialismo italiano nella scuola e nella cultura venivano sbeffeggiati ed allontanati.  I nuovi astri tutti personaggi interpreti di una politica senza valori e di mero potere come De Michelis, Martelli,la Ganga e tanti tanti altri. Lo stesso Signorile divenne la sinistra "ferroviaria" un modo per descrivere le sue prevalenti attenzioni correntizie. Le idee divennero un puro orpello.&lt;br /&gt; L'ossessione del potere e dello "spazio vitale" dei socialisti divenne la paranoia prediminante nel Partito di Craxi. I risultati furono assai modesti. Non si recuperarono mai il 15% del 68. Il massimo fu un 14,2 che spingeva sempre di più il PSI nel vicolo cieco del partito indispensabile per fare maggioranza ma niente di più.&lt;br /&gt;  La cosa peggiore del suo governo fu la cancellazione del tratto laico del PSI. Rinnovò e peggiorò i patti lateranensi mal consigliato da Gennaro Acquaviva un uomo del Vaticano che esercitò una influenza nefasta su di lui e sul PSI. Gli accordi del 1984 hanno stabilizzato un dominio della Chiesa nelle cose italiane che durerà ancora per molto riducendo la sovranità dell'Italia a paese concordatario. Sono peggiorativi di quelli stipulati da Mussolini anche se la religione cattolica non è più ufficialmente religione dello Stato.&lt;br /&gt; Il PSI fu rivoltato da Craxi come un calzino. Divenne un partito liquido controllato spesso dall'esterno da personaggi in alleanza trasversale con gruppi dei potere politico ed economico. Tutti i punti della riforma che Berlusconi vuole imporre all'Italia sono stati indicati da Craxi. L'assetto della Repubblica Presidenziale craxi-berlusconiana è naturalmente di destra, di una destra degradata più vicina alle esperienze delle repubbliche sudamericane di una volta che alla destra europea. Nella Repubblica di Craxi o di  Berlusconi conta soltanto la volontà del Capo. La democrazia è una perdita di tempo. &lt;br /&gt;  Craxi ha distrutto il socialismo italiano. Mussolini ne fu espulso e, nonostante i venti anni della sua dittatura, dopo di lui il PSI è tornato primo partito dell'Italia moderna. Dopo Craxi il socialismo italiano non esiste più se non nella nostalgia di un reducismo patetico o incarnandosi profondamente nel berlusconismo ad opera di personaggi come Stefania, Boniver, Sacconi, Tremonti, ed altri. &lt;br /&gt; Il socialismo italiano non tornerà mai più a vivere fino a quando non si sarà liberato del tutto della esperienza del quindicennio craxiano. &lt;br /&gt; Le celebrazioni di questi giorni, ampiamente usate dal regime berlusconiano, si svolgono in un clima del tutto negativo per il PSI. Da un lato i berlusconiani celebrano in Craxi il loro Maestro e Martire, dall'altro i detrattori ne oscurano anche taluni degli aspetti positivi e recuperabili della sua politica quali&lt;br /&gt;l'amicizia con Arafat ed i palestinesi, una malcelata insofferenza per il giogo statunitense.&lt;br /&gt;  Sarebbe stato meglio per la sua memoria e tutti noi se non si fosse insistito tanto nella forzatura di farne un martire a tutti i costi. Non era un martire. Il suo discorso alla Camera "siamo tutti colpevoli" non lo assolve. &lt;br /&gt;  Il socialismo italiano se vorrà tornare ad essere quello che era dovrà liberarsi del suo ricordo r rinunziare per sempre alla sua eredità. L'eredità di Craxi appartiene a Berlusconi e nell'ideologia e nel modo di gestire la politica.  Le sue idee hanno infettato e contaminato il PCI oggi PD. Il leaderismo,&lt;br /&gt;il partito liquido, la menzogna della fine della lotta di classe, l'accettazione del liberismo come dogma sostitutivo del comunismo, fanno del PD di oggi un Partito privo di anima e di identità. &lt;br /&gt; Le idee di Craxi, sviluppate da Berlusconi, hanno dato vita ad una forte destra con forte identità. Accolte con invidia dal PCI lo hanno scompaginato e disorientato.&lt;br /&gt; I socialisti dobbiamo riprendere da dove lui  ha cominciato. Un metro prima da dove lui comincia.&lt;br /&gt; Pietro Ancona&lt;br /&gt;http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ &lt;br /&gt;www.spazioamico.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9147264970697142063-6217637681142090750?l=pietro-ancona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/feeds/6217637681142090750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9147264970697142063&amp;postID=6217637681142090750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6217637681142090750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9147264970697142063/posts/default/6217637681142090750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pietro-ancona.blogspot.com/2010/01/nel-decennale-della-morte-di-craxi.html' title='nel decennale della morte di Craxi'/><author><name>pietro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10775337361602743182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GxFDugYXkmI/St9mGxKceDI/AAAAAAAABg4/kiJ95fzo094/S220/n1369343581_6991.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9147264970697142063.post-365983005293922770</id><published>2009-10-05T10:59:00.000-07:00</published><updated>2009-10-05T11:00:56.238-07:00</updated><title type='text'>giacomo marramao</title><content type='html'>http://host.uniroma3.it/docenti/marramao/covers.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;G I A C O M O    M A R R A M A O &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OFFICIAL WEBSITE © 2004 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography &lt;br /&gt;Covers &lt;br /&gt;Texts &lt;br /&gt;Home &lt;br /&gt;Cont@ct &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Several texts in PDF&lt;br /&gt;Website optimized for 1280 x 1024&lt;br /&gt;Otherwise adviced: 1024 x 768 &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK  Secondo Giacomo Marramao, che affronta in questo libro lo straordinario "mutamento di scala" che accompagna i fenomeni politici della nostra epoca, il ricorso alle categorie di "mondializzazione" o "globalizzazione" non ha solo un significato tecno-economico. Siamo di fronte a un passaggio destinato a trasformare tutte le culture, che chiama in causa una riconversione di concetti fondamentali come identità e differenza, contingenza e necessità, nonché, per cominciare, locale e globale. Rispetto a diagnosi apparentemente antitetiche come quelle di Fukuyama (omologazione universale) e Huntington (conflitto delle civiltà), per Marramao è necessario demistificare due false opposizioni: Stato-mercato e Oriente-Occidente. A tale scopo, il libro, tenendo costantemente sullo sfondala grande discussione sull' "èra globale" avviata fra le due guerre da autori come Spengler, Junger, Schmitt e Heidegger, sviluppa la sua proposta muovendo dal disincanto della categoria di mercato operato da Karl Polanyi e da una profonda revisione dell'approccio comparativo delle culture operato da Max Weber. L'esigenza - avanzata in conclusione attraverso un serrato confronto con le posizioni di Jurgen Habermas e di Jacques Derida - di una "politica universalista della differenza" viene formulata in base a un radicale riesame critico delle pretese di universalità delle stesse categorie, tipicamente occidentali, di democrazia e filosofia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;«Una storicità profonda penetra il cuore delle cose, le isola e le definisce nella loro coerenza, impone ad esse ordini formali implicati dalla continuità del tempo». Nella prospettiva teorica delineata da Giacomo Marramao la «continuità del tempo», che Michel Foucault indica qui come contrassegno del moderno, non è semplice vettore, bensì forma transpolitica per eccellenza, che involve la fitta trama delle categorie filosofiche fondamentali della costellazione moderna. Senza il tempo-storia cumulativo e irreversibile – senza la temporalizzazione della storia – non si darebbe il processo di secolarizzazione nel significato più esteso che è venuto assumendo: ossia di passaggio della società occidentale dalla spazialità rituale degli ordini gerarchici alla fase dinamica della piena autodeterminazione del soggetto. Con questo libro fondativo, da cui ha preso avvio la sua riflessione ventennale intorno all’«impensato» dell’idea di secolarizzazione, Marramao ha anche aperto la saggistica filosofica italiana agli esiti della Begriffsgeschichte tedesca: la storia concettuale che indaga sia la genesi e le trasformazioni del grande lemmario teoretico-politico, sia gli elementi figurali e i complessi metaforici che intervengono nella costituzione dell’«immagine del mondo» lungo la linea di confine tra metafisica e politica, scienza e multiverso delle pratiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Da quando Thomas Hobbes fece del mostro biblico l'emblema dello Stato - il "Dio mortale", la massima potenza terrena - la filosofia politica non ha smesso di fronteggiare il Leviatano. Oggi tuttavia la suggestione simbolica della megamacchina statuale, che ha segnato il destino stesso della modernità, sembra ormai irreversibilmente esaurita. Con l'avanzare del dominio della tecnica il Leviatano appare sempre più, secondo l'intuizione di Nietzsche, un "gelido mostro", menzognero e insensibile alla varietà del divenire e della vita. "Morte di Dio" e "morte dello Stato" non sono che due aspetti di quel medesimo processo di pluralizzazione della politica cui già alludeva Weber con la nozione di "politeismo dei valori". Ripercorrendo la fitta trama della riflessione sul politico, da Schmitt a Habermas, dal "pluralismo corporativo" all'attuale polemica tra "comunitaristi" e "liberali", Marramao delinea la prospettiva di un mutamento di paradigma, al di là degli orizzonti concettuali dello Stato-Leviatano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tragedia di Manhattan ha aperto una nuova epoca, allo stesso modo in cui l'attentato di Sarajevo aveva inaugurato la lunga "guerra civile mondiale" del Novecento. Il crollo delle Twin Towers segna il passaggio dal sistema-mondo al conflitto-mondo, e rappresenta perciò un evento non solo storico e politico, ma anche eminentemente filosofico. Sul limite della nuova epoca globale, caratterizzata dal dominio tecnologico e dall'eclissi delle certezze dell'etica e della politica tradizionali, due filosofi, legati da una comune appartenenza generazionale, tentano di rispondere alla sfida, mettendo a confronto la condivisa tensione verso un nuovo inizio. Il dialogo pone al centro la natura paradossale del nostro presente come "tempo sospeso" tra il non-più del vecchio ordine e il non-ancora di un nuovo ordine che non si riesce a intravedere. In che termini si ripropone oggi il tema classico del rapporto tra attualità e pensiero, in un mondo che sembra relativizzare irrevocabilmente le categorie e i valori con i quali l'Occidente ha costruito la propria identità? Attraverso un confronto serrato, che non rinuncia a spezzare il corso della discussione filosofica con puntuali riferimenti all'attualità politica e alla storia italiana degli ultimi trent'anni, gli autori assumono la questione del presente nel duplice significato di nodo teorico e di costellazione simbolica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;READ MORE...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Da Platone allo spazio-tempo della relatività einsteiniana e all' "indeterminato" della meccanica quantistica. Una mossa originale che spiazza un'intera tradizione della filosofia. Un ripensamento radicale dei paradossi del tempo contro il "gergo filosofico" che oppone autentico a inautentico, l'incommensurabilità della durata interiore alle "misure" del tempo spazializzato. Al centro del libro, una critica serrata di Heidegger e dell'heideggerismo. Al termine del percorso emerge l'immagine del kairos, del "tempo debito": contingenza propizia che dà luogo ad ogni identità, compreso il fenomeno della Mente o Coscienza. E, dallo sfondo del lessico greco, affiora - con un colpo di scena - un ultimo nodo cruciale: l'enigmatica origine del latino tempus. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK  &lt;br /&gt;Cielo e Terra. Eternità e secolo. Un tipico dualismo occidentale è alla base della varietà di panorami indicati dalla categoria di "secolarizzazione". Passando per una lunga serie di spostamenti sematici ed estensioni metaforiche, quest'espressione si è trasformata - da "terminus technicus" sorto originariamente in ambito giuridico - in concetto teologico e di filosofia della storia: fino a denotare da ultimo la definitiva crisi di ogni modello di storia orientata, in una condizione ipermoderna delimitata dal disincanto operato dalla scienza da un lato e dal prepotente ritorno del mito dall'altro. Il volume di Giacomo Marramao trae spunto dalla voce "Secolarizzazione", redatta dall'autore per il prestigioso "Historisches worterbuch der Philosophie", e da una serie di seminari sul tema tenuti tra il 1992 e il 1993 presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso - Issoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il filo conduttore di questo viaggio attraverso i labirinti della prospettiva moderna è costituito da un tratto paradossale: l'inconcepibilità del tempo fuori del riferimento a rappresentazioni spaziali. Lo "spiazzamento" filosofico che ne consegue investe in pieno le pretese della filosofia del Novecento di estrapolare una dimensione "autentica" della temporalità in antitesi alla "spazializzazione" - a cominciare dallo stesso Heidegger, di cui il libro propone una critica teoretica radicale. L'alternativa filosofica avanzata viene così a configurare, nella sua novità, un'aperta rottura con tutte le attuali declinazioni della tematica del "nichilismo". Essa non è più giocata sui consueti "superamenti" e "rovesciamenti", ma su uno spostamento laterale dell'ottica con cui l'intera tradizione filosofica occidentale ha finora visualizzato la "questione del tempo". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BUY THE BOOK  &lt;br /&gt;Dalla "Critica Sociale" all' "Ordine nuovo", da Turati a Gramsci, dalla critica al filantropismo umanitario delle origini alla crisi del positivismo, si svolge nel movimento operaio italiano una complessa e animata vicenda teorica - specchio, funzione e motore di quella politica - che conduce i socialisti italiani dal Congresso di Genova del 1892 alla scissione di Livorno, dalla separazione dagli anarchici alla 'svolta' del leninismo, ma certamente non si esaurisce, arrivando a fornire materia e schemi al dibattito teorico e politico di questo dopoguerra. Nel valutare meriti, ruoli e rapporti dei protagonisti - uomini e correnti - di questa vicenda, da Turati a Labriola, da Croce a Gentile a Mondolfo, dai 'critici di Marx' ai restauratori di una 'filosofia' del socialismo, il dibattito storiografico degli ultimi decenni, pur nella diversità talora radicale dei giudizi, ha prodotto i suoi canoni, delineato un quadro sistematico. Passando attraverso un'analisi attenta dei testi del 'revisionismo' - da quelli del dibattito collettivo sulle colonne della "Critica Sociale" a quelli decisivi di Labriola, Croce, Gentile, Mondolfo - il volume di Marramao approda da un lato a una valutazione indubbiamente originale del merito teorico e dei significati politici delle correnti e degli episodi più significativi di quel dibattito; dall'altro, a un profondo rimescolamento delle gerarchie, dei rapporti reciproci, delle influenze fra gli interlocutori fondamentali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;READ MORE...  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;READ MORE...  Le complesse vicende politiche e teoriche del marxismo europeo fra gli anni Venti e Trenta trovano nelle elaborazioni, nelle discussioni, nelle polemiche sui processi di metamorfosi del capitalismo un punto di eccezionale chiarificazione: esse rispecchiano, infatti, quella che Max Horkheimer, il massimo esponente della "Teoria critica", aveva definito "crisi della scienza", indicando con questa formula le difficoltà di adeguazione della teoria marxiana della società alle immani trasformazioni del capitalismo fra le due guerre. Organizzato attorno ad una rivisitazione dei vari protagonisti di quei dibattiti - da Karl Korsch a Henrych Grossmann, da Rudolf Hilferding a otto Bauer, da Anton Panneko
