Olga benario

Olga benario
rivoluzionaria e martire

sabato 6 febbraio 2010

tagliare la testa a Di Pietro

Tagliare la testa a Di Pietro
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Mi ha fatto impressione sentire a "prima pagina" di radio tre un giornalista dell'Espresso dell'importanza di Gigi Riva schierarsi nell'affollato partito di pennivendoli e politici che vorrebbero
la morte politica immediata se non fisica di Antonio Di Pietro. Gigi Riva ha messo sulla graticola il nostro sfortunato protagonista di "mani pulite"e lo ha rosolato ben bene alimentando il fuoco e cercando in tutti i modi di sovrastare le difese di qualche ascoltatore della radio.Anche togliendo di mala grazia la parola!
Naturalmente il Signor Riva non si domanda come mai il Corriere della Sera pubblichi una foto vecchia di 18 anni nella quale, in una caserma dei carabinieri, Di Pietro viene ritratto in un grande tavolo da pranzo in cui, assieme a tanti altri, sedeva anche l'alto dirigente di polizia Contrada successivamente incriminato per concorso in associazione mafiosa. Alla obiezione di un ascoltatore
che chiedeva a Riva come mai questa domanda non venisse posta al Comandante dei Carabinieri che aveva organizzato la cena ha risposto malvolentieri arrampicandosi sugli specchi. Ad un'altra domanda che faceva risalire alla denunzia di una vittima di Mario Chiesa amministratore socialista del Pio Albergo Trivulzio che chiedeva ad una delle sue vittime una tangente del dieci per cento per un
appalto di 140 milioni ha risposto rilanciando la tesi complottarda degli USA che per vendicarsi di Sigonella ingaggiano Di Pietro in un'opera di criminalizzazione giudiziaria. Non è ancora chiaro come
il pool di Mani Pulite entri nella congiura se consapevolmente o no. Parlo di Davigo, Borrelli,Boccassini, Greco, Colombo. Anche loro strumenti della Cia? Troveremo anche per loro assegni di 50 mila dollari come quello intestato a Di Pietro e mai riscosso? Naturalmente il fatto che
l'assegno non sia stato riscosso e che pertanto è un pezzo di carta non importa ai nostri massmedia embedded che ogni giorno, guidati dai giornali di Berlusconi, chiedono la testa del capo dell'IDV.
Stupisce molto che una stampa iperamericanista che giustifica anche le più grandi colpe degli USA si accanisca nel denunziare il rapporto che Di Pietro avrebbe avuto con la Cia. Ma la Cia non è un servizio che protegge l'Occidente ed i suoi valori dall'invasione ieri comunista ed oggi islamica e che assicura ordine? La Cia è l'America! Ma pur di attribuire a Mani Pulite una origine strumentale che avrebbe travolto la casta, onesta classe dirigente italiana, oggi si è pronti, almeno per questa questione, a raffigurarla come il Male dal quale sarebbe derivato il crollo della prima repubblica e la disgrazia di tantissimi galantuomini!
Bisogna chiedersi come mai il Corriere della Sera si abbassi al livello dei giornali di Feltri e di Belpietro in una campagna scandalistica basata su una fotografia e su un assegno non riscosso. Che c'è sotto? Quali interessi lo spingono?
Credo che sotto ci sia l'intesa tra PDL e PD sulle cosidette riforme osteggiata da Pietro. Intesa che può saltare dal momento che la posizione ostile di Di Pietro e la sua difesa ad oltranza della Costituzione potrebbe trovare audience nel PD e probabilmente Bersani, D'Alema, Fassino e gli altri non sono in grado di fronteggiarla dal momento che la loro base elettorale non si è corrotta fino al punto di volere uno Stato autoritario quale quello che scaturirebbe dagli accordi sul presidenzialismo
e sulla modifica anche della prima parte della Costituzione. L'Oligarchia del PD non si farebbe scrupoli sulle riforme costituzionali reclamate da Berlusconi come non si è fatta scrupoli nel favorire la estromissione della sinistra e dei verdi dal Parlamento e la sua riduzione ad assemblea nominata da alcune persone che hanno i partiti in mano. Ma non vuole rischiare di perdere gran parte della sua base.
Il PD non se la sente di andare avanti nel grande inciucio che io chiamerei grande complotto contro la democrazia avendo alle spalle la protesta di Di Pietro ed il fosso che questa potrebbe scavare nelle sue fila.
Per questo la campagna contro Di Pietro si è intensificata. Non mancano certo i mezzi al Governo ed al Corriere della Sera di scavare in profondità nel passato e di inventarsi un qualche pezzo di prova se questo non esiste.
Non dubito che la tensione è destinata a crescere ancora. Siamo ad un punto che potrebbe diventare di non ritorno nell'involuzione della politica italiana.
Che Mani Pulite sia diventata, dopo Mario Chiesa, un fiume in piena per le confessioni anche spontanee di tanti socialisti (Larini..) e per la fila enorme di imprenditori che si denunziavano negli uffici della Procura di Milano ai nostri non interessa. Interessa dimostrare che gli USA odiavano Craxi e ne vollero la fine e che per questo ingaggiarono un magistrato come Di Pietro che, secondo Gigi Riva, deve dimostrare la ragione dei suoi viaggi negli USA!!
Accludo un chiaro riassunto della storia di Mani Pulite. Vale la pena leggerlo e rinfrescarsi la memoria.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it


http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite

venerdì 5 febbraio 2010

alma cappiello, socialista vera che ha migliorato l'Italia

Agata Alma Cappiello (Milano, 16 gennaio 1948 – Milano, 7 novembre 2006) è stata una avvocata e politica italiana.


Milanese ma di origini partenopee, avvocato civilista, docente di diritto, consigliere comunale nella sua città, deputata socialista dal 1987 al 1992, senatrice dal 1992 al 1994. Componente delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera e del Senato nonché della Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali e della Commissione Vigilanza RAI. Coordinatrice della Commissione Nazionale Parità presso la Presidenza del Consiglio. Vicepresidente del Comitato delle Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro. Responsabile femminile delle donne socialiste, nel 2005 aveva scelto di aderire alla politica dei DS. Pubblicista, collaboratrice a quotidiani e riviste, scrittrice. Esperta di diritto, sposò la causa dei diritti civili, diritti della libertà delle persone, in particolare delle donne e dei bambini, degli anziani, degli ultimi. Il suo impegno parlamentare è durato circa 10 anni; a lei si devono alcune tappe importanti del percorso delle Pari opportunità: la legge 125 del 1991 riguardante l'accesso delle donne nel lavoro e la legge 215 del 1992, meglio conosciuta come Legge sull'Imprenditoria femminile. Si occupò delle adozioni, dell'affido e della legge sui Pacs. Nel 1988 iniziò la sua battaglia per il riconoscimento delle coppie gay. Stroncata da un male incurabile, si è spenta a Milano la mattina del 7 novembre 2006. È sepolta nel cimitero di Montemarcello (SP),accanto al figlio Michelangelo.




Opere pubblicate [modifica]
Coautrice dei seguenti volumi:

Codice Donna
Donne e Diritto: due secoli di legislazione sulle donne
Socialismo e movimento delle donne dall'800 al 900
La vela e il vento
La ricchezza delle diversità
Donne e mezzogiorno
Le donne a Pechino: uno sguardo sul mondo
Violenza sessuale: vent'anni per una legge
Autrice del volume:

Infrangere il tetto di vetro - quindici anni di politica per le donne
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Agata_Alma_Cappiello"

una sentenza assai discutibile

UNA SENTENZA ASSAI DISCUTIBILE

La sentenza del giudice di Milano che condanna i genitori di ragazzi stupratori al risarcimento della loro vittima è assai discutibile e dovrebbe suscitare un dibattito impegnato perchè investe questioni delicate del diritto e della responsabilità. In primo luogo la sentenza attenua fino quasi ad annullare la responsabilità dei minorenni autori del bestiale atto compiuto verso una bambina di 12 anni. Se lo hanno compiuto perchè non hanno ricevuto gli input morali giusti dalla loro famiglia allora
la loro colpa è il prodotto di un qualcosa che li deresponsabilizza. Questo non è accettabile. Se i genitori sono responsabili del delitto compiuto dai loro figli non dovrebbero cavarsela con un risarcimento in denaro ma dovrebbero andare in galera. La logica del ragionamento del giudice non dovrebbe fermarsi a metà, dovrebbe proseguire fino in fondo e trarne tutte le conseguenze. Ma questo è assurdo! La responsabilità penale è sempre personale e non può essere traslata. Non è poi detto che soggetti, educati nelle famiglie più severe, non possano essere autori di atroci delitti. E' accaduto tantissime volte nella storia criminale e continuerà ad accadere. Famiglie assai perbene ed assai rigorose possono produrre piccoli delinquenti che delinquono a partire da input diversi come
la convinzione del sentirsi "superiori" o per razza o per censo. Bisogna inoltre tenere conto che spesso gli stimoli della società verso i minori sono assai più forti della cultura delle loro famiglie. Quante volte abbiamo visto bambini che strillano nei supermercati perchè vogliono assolutamente comprata qualcosa che è stata negata dalle loro mamme ma che hanno visto in televisione e che pretendono? Quanti ragazzi si sentono frustati ed arrivano ad odiare le proprie famiglie perchè non hanno la livrea dei loro compagni di scuola e vogliono mocassini o pantaloni o giubbotti che non si possono permettere e per questo arrivano a rubare o ad estorcere ai più deboli di loro denaro o altro?
La formazione non può essere attribuibile soltanto alle famiglie che oggi non sono mai nelle condizioni di esercitare un controllo vero sui comportamenti dei loro figli. Spesso i genitori lavorano entrambi ed i nonni sono all'ospizio. La famiglia non è più una "società" costituita da diverse generazioni da un pezzo ed il suo peso è minimo nella educazione delle nuove generazioni. Queste sono educate in grande parte dalla scuola e dalla televisione,dai loro coetanei ed anche dai giocattoli
che vengono pubblicizzati dalla tv e che spesso hanno meccanismi di violenza inaudita, ripetitiva, ossessiva. Inoltre i giocattoli stessi sono profondamente cambiati. La mostrificazione degli "eroi" infantili iniziata qualche tempo fa tende ad appesantirsi. L'orco di una volta è un angioletto rispetto a certe figure demoniache in commercio oggi. Inoltre, a comunità coese e solidali nelle famiglie e nei quartieri, si sostituiscono persone isolate e divise per stato sociale e per interessi. Nei quartieri mancano strutture sociali che permettono l'incontro tranne la parrocchia che fornisce comunque momenti di aggregazione sempre più limitati e spesso non appetiti dai ragazzi. Possiamo affermare che i ragazzi di oggi hanno una quantità minore di rapporti sociali e di conoscenze di quelle che hanno avuto le generazioni precedenti. I rapporti sociali si sono rarefatti e spesso si viene passivizzati da ore ed ore di televisione o playstation.
Aggiungo che la società liberista spinge verso la asocialità e la sostituzione della meritocrazia a criteri di coesione e promozione sociale di tutti produce uno stato di conflitto permanente di tutti contro tutti. La competitività non si disgiunge dalla aggressività. La società meritocratica diventa società di predatori dei più forti verso i più deboli, predazione che si può spingere fino allo stupro, al ritorno all' uomo delle caverne che, armato di un grosso randello, trascina la donna per i capelli. L'idea del sesso frutto di predazione violenta è connaturata alla cultura del liberismo asociale nella quale siamo immersi a tempo pieno.
In conclusione: i giovani vanno certamente puniti. Debbono scontare la colpa di quanto hanno fatto
e debbono essere rieducati a non ripeterla. Ma gli istituti di pena per minorenni sono diventati soltanto luoghi in cui si consuma la vendetta sociale. Lo Stato liberista spende sempre meno per loro e non investe niente in progetti rieducativi che non gli interessano. Ognuno per sè in una società che diventa sempre più una giungla o un deserto. Insomma, in attesa del meglio, non cerchiamo uscite comode e facili come quelle di punire i padri per le colpe dei figli.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
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giovedì 4 febbraio 2010

nell'anniversario della morte di Nicola

Ricordo di Nicola Capria

Oggi anniversario della morte di Nicola Capria, eminente figura del socialismo siciliano, studioso di problemi sociali e meridionalista, più volte al Governo della Regione e dello Stato. E' stato ricordato dai socialisti siciliani con emozione ed affetto. Gli volevamo bene e siamo rimasti sconvolti per come ha vissuto l'ultima parte della sua esistenza, lontano dalla sua terra che tanto amava. Ricordo che non cessava mai di pensare, di elaborare nuove idee, di esplorare con nuove analisi la realtà. Sebbene sia stato sempre al potere non ha mai assunto la forma mentis del politico professionista che oggi è diventata assai comune nè dell'uomo che esaurisce nell'azione di governo tutta la propria azione. Leggeva sempre di tutto e non cessò mai di dibattere le questioni sociali specialmente legate al meridionalismo.
Sono stato segretario generale della CGIL siciliana ed avevo spesso motivo di incontrarlo per ragioni legate ai lavoratori. Era rispettoso dell'autonomia del sindacato e non si rivolse mai ai sindacalisti socialisti della CGIL in termini di fazione. Sapeva ascoltare le ragioni del lavoro e sentiva profondamente i bisogni delle masse popolari siciliane. Visse il periodo della grande illusione autonomistica della regione-imprenditrice che tuttavia non diede i risultati che avevamo sperato ma che tuttavia resta ancora una valida alternativa. Il metanodotto che da trenta anni fornisce energia all'Italia è stata in gran parte opera del gruppo dirigente siciliano del psi . Nicola Capria ha dato un fondamentale contributo alla sua realizzazione quando gli studi dell'EMS per le condotte sottomarine venivano giudicate avventuriste. . Il metanodotto è stata anche una grande opera di pace che avrebbe potuto dare fecondi sviluppi dell'area del mediterraneo se non fosse stato sottratto del tutto ad una
politica di cooperazione.
Mi piace ricordare che nè Nicola Capria nè il gruppo dirigente siciliano fummo mai craxiani pur non opponendoci alla sua politica. Le radici politiche di Capria ma anche di Lauricella e di quasi tutti noi
furono diverse da quelle che originarono il craxismo. Il socialismo di Capria non era corsaro, non
era rivolto alla conquista purchesia del potere, ma una politica per il lavoro e lo sviluppo del Mezzogiorno. Salvemini e Rodolfo Morandi ispirarono molte delle sue azioni.
Pietro Ancona
socialista e già segretario generale della CGIL siciliana

giovedì 14 gennaio 2010

lettera a Sergio Romano su Craxi

Caro Romano,
sono un vecchio socialista assai dispiaciuto per il rincrudelimento delle polemiche attorno a Craxi. Sarebbe stato assai meglio non organizzare alcun decennale. La strumentalizzazione è enorme e ci si serve della sua memoria per giusticare misfatti di oggi come l'aggressione quotidiana alla magistratura e le riforme contro la Costituzione.
Una volta ho sentito una intervista
fatta a Craxi ad Hammamet. Era seduto su un muretto a fronte del mare e rispondeva alle domande del giornalista
con il tono che generalmente un prigioniero usa quando qualcuno gli si reca in visita. Mare o sbarre di prigione sono la stessa cosa quando ci si sente prigionieri di una realtà.
Avrebbe fatto meglio a non fuggire in Tunisia ed affrontare il processo o i processi. Non ha cambiato in meglio la sua condizione. La libertà di Hammamet non è mai stata libertà.
Pietro Ancona

haiti e cuba

Il Berluskones al quadrato che abita la Casa Bianca si agita da due giorni invitando il mondo ad arrecare aiuto ai disgraziatissimi abitanti di Haiti molti dei quali morranno non a causa del terremoto ma per la mancanza di cure e di assistenza che ancora non giungono da nessuna parte.
Del resto la gran parte delle vittime di NewOrleans il suo predecessore li fece crepare immersi nel fango per giorni e giorni o abbandonati nelle loro case invase dalle acque.
Obama e gli USA si dovrebbero vergognare per la condizione degli abitanti di Haiti che costituisce un pezzo degli USA e come sistema economico e sociale e per la dominanza USA sul territorio e sui criminali governi dell'Isola.
Basta guardare la gente di Haiti per capire l'odio degli americani wasp per Cuba. Cuba è povera ma gli abitanti hanno dignità,
lavoro, cultura, socialità, assistenza medica, pensioni.
Gli abitanti di Haiti sono costretti a subire governi dispotici di autentici cannibali che non possono rovesciare senza provocare una invasione del Grande Fratello.
Guardare Haiti significa apprezzare immensamente Cuba con tutti i suoi difetti ma con i suoi milioni di bambini ben nutriti e che vanno a scuola e sono seguiti da gruppi di professori psicologi ed altro. Il comunismo cubano investe nel futuro che è dato appunto dai suoi
meravigliosi bambini.

mercoledì 13 gennaio 2010

nel decennale della morte di Craxi

IL DECENNALE DELLA MORTE DI CRAXI
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Il 12 luglio del 1976 mi trovavo a Roma per una riunione della CGIL. Saputo che all'Albergo Midas era riunito il Comitato Centrale del PSI decisi di andarci. Nella Hall dell'albergo c'erano i socialisti che passeggiavano a gruppetti forse in una pausa dei lavoro. Solo, seduto su un divano, c'era Francesco De Martino
che rosicchiava nervosamente uno stecchino. Era di un pallore che tralignava nel giallo. I maggiorenti socialisti che fino a ieri si piegavano in due per ossequiarlo gli camminavano davanti come se fosse parte della tappezzeria. Mi fece davvero una fortissima impressione questa scena dal vivo di una congiura di palazzo con defenestrazione del Segretario del Partito.
Francesco De Martino aveva guidato il Partito con grande onestà personale ma altrettanta indolenza.
Era troppo uomo di studi per farsi assorbire completamente dai gravosi impegni della sua carica. Gli piaceva andare a caccia allevare canarini ed insegnare storia del diritto romano di cui era uno dei più grandi cultori.
Negli ultimi anni forse si era convinto della inutilità della esistenza di due partiti della sinistra, il grosso pci ed il nervoso psi. Forse si era convinto che il centro-sinistra fosse una esperienza in perdita a fronte della predominanza dc. Inoltre, il PCI e la DC tendevano a colloquiare " ad inciucire" come si direbbe oggi sulla testa dei socialisti. Credo che considerasse esaurita l'esperienza del PSI difronte alla notevole trasformazione in senso socialdemocratico del PCI. La parola d'ordine della sua ultima campagna elettorale fu: "mai più al governo senza i comunisti". Il PSI naturalmente perdette quote consistenti di elettorato riducendosi sotto il 10% soglia allora considera pericolosa per la sua stessa sopravvivenza. Rispetto al 68 il PSI perdeva quasi un terzo del suo elettorato.
Il putsh fu voluto da Giacomo Mancini ed ebbe come protagonisti Bettino Craxi, Claudio Signorile ed Enrico Manca. Tre giovani colonnelli. Signorile rappresentava l'ala sinistra del PSI, Craxi l'ala automista e Manca era Gano di Magonza, il demartiniano che pugnalava alla schiena il suo maestro e benefattore. Poi lo scoprimmo uomo della P2.
Al Congresso di Torino del 79, dove ebbi l'amarissima sorpresa di trovare il simbolo dei Partito (falce, martello, sole nascente e libro) sostituito dal funereo Garofano, Craxi si era giù liberato di Manca e si accingeva a governare da solo relegando Signorile al ruolo di capo della opposizione interna.
Aveva già le idee chiare sul da farsi. Prima di tutto liquefare il Partito con l'abolizione del Comitato Centrale che era un organismo di vero controllo e decisione a favore di un Consiglio Nazionale dove imbarcò molti cosidetti rappresentanti della società civile, una sorta di arca di noè di predisposti allo abbandono della nave in caso di pericolo ma di profittarne per saccheggiarne la cambusa ed i mari circostanti.
Cinque anni dopo, al Congresso di Verona trasformato in una sorta di corrida di pretendenti a tutto, alle cariche, alle ricchezze, ai posti, con una platea di fanatizzati che batteva minacciosamente i piedi su un tavolato che rimbombava sinistramente, attaccava il Parlamento come "parco buoi", fischiava Berlinguer, mandava oscuri e cifrati messaggi ai capi della DC, dava una rappresentazione della politica corsara di "Ghino di Tacco" il bandito malandrino che si appostava per derubare i passanti. Il Congresso era dominato da simboli massonici fin troppo eclatanti. Vi fece la comparsa anche la Piramide con Occhio in quello di Palermo.
Il glorioso partito socialista era finito forse per sempre. Sopravvivevano persone limpidissime come Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti. Altri erano stati cacciati via dopo essere stati insultati come "intellettuali dei miei stivali." La bellissima figura di Tristano Codignola ed i tanti come lui che davano lustro al socialismo italiano nella scuola e nella cultura venivano sbeffeggiati ed allontanati. I nuovi astri tutti personaggi interpreti di una politica senza valori e di mero potere come De Michelis, Martelli,la Ganga e tanti tanti altri. Lo stesso Signorile divenne la sinistra "ferroviaria" un modo per descrivere le sue prevalenti attenzioni correntizie. Le idee divennero un puro orpello.
L'ossessione del potere e dello "spazio vitale" dei socialisti divenne la paranoia prediminante nel Partito di Craxi. I risultati furono assai modesti. Non si recuperarono mai il 15% del 68. Il massimo fu un 14,2 che spingeva sempre di più il PSI nel vicolo cieco del partito indispensabile per fare maggioranza ma niente di più.
La cosa peggiore del suo governo fu la cancellazione del tratto laico del PSI. Rinnovò e peggiorò i patti lateranensi mal consigliato da Gennaro Acquaviva un uomo del Vaticano che esercitò una influenza nefasta su di lui e sul PSI. Gli accordi del 1984 hanno stabilizzato un dominio della Chiesa nelle cose italiane che durerà ancora per molto riducendo la sovranità dell'Italia a paese concordatario. Sono peggiorativi di quelli stipulati da Mussolini anche se la religione cattolica non è più ufficialmente religione dello Stato.
Il PSI fu rivoltato da Craxi come un calzino. Divenne un partito liquido controllato spesso dall'esterno da personaggi in alleanza trasversale con gruppi dei potere politico ed economico. Tutti i punti della riforma che Berlusconi vuole imporre all'Italia sono stati indicati da Craxi. L'assetto della Repubblica Presidenziale craxi-berlusconiana è naturalmente di destra, di una destra degradata più vicina alle esperienze delle repubbliche sudamericane di una volta che alla destra europea. Nella Repubblica di Craxi o di Berlusconi conta soltanto la volontà del Capo. La democrazia è una perdita di tempo.
Craxi ha distrutto il socialismo italiano. Mussolini ne fu espulso e, nonostante i venti anni della sua dittatura, dopo di lui il PSI è tornato primo partito dell'Italia moderna. Dopo Craxi il socialismo italiano non esiste più se non nella nostalgia di un reducismo patetico o incarnandosi profondamente nel berlusconismo ad opera di personaggi come Stefania, Boniver, Sacconi, Tremonti, ed altri.
Il socialismo italiano non tornerà mai più a vivere fino a quando non si sarà liberato del tutto della esperienza del quindicennio craxiano.
Le celebrazioni di questi giorni, ampiamente usate dal regime berlusconiano, si svolgono in un clima del tutto negativo per il PSI. Da un lato i berlusconiani celebrano in Craxi il loro Maestro e Martire, dall'altro i detrattori ne oscurano anche taluni degli aspetti positivi e recuperabili della sua politica quali
l'amicizia con Arafat ed i palestinesi, una malcelata insofferenza per il giogo statunitense.
Sarebbe stato meglio per la sua memoria e tutti noi se non si fosse insistito tanto nella forzatura di farne un martire a tutti i costi. Non era un martire. Il suo discorso alla Camera "siamo tutti colpevoli" non lo assolve.
Il socialismo italiano se vorrà tornare ad essere quello che era dovrà liberarsi del suo ricordo r rinunziare per sempre alla sua eredità. L'eredità di Craxi appartiene a Berlusconi e nell'ideologia e nel modo di gestire la politica. Le sue idee hanno infettato e contaminato il PCI oggi PD. Il leaderismo,
il partito liquido, la menzogna della fine della lotta di classe, l'accettazione del liberismo come dogma sostitutivo del comunismo, fanno del PD di oggi un Partito privo di anima e di identità.
Le idee di Craxi, sviluppate da Berlusconi, hanno dato vita ad una forte destra con forte identità. Accolte con invidia dal PCI lo hanno scompaginato e disorientato.
I socialisti dobbiamo riprendere da dove lui ha cominciato. Un metro prima da dove lui comincia.
Pietro Ancona
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