Giacomo Matteotti
Profezie del ventennio fascista
22 maggio 1885
10 giugno 1924
Giacomo Matteotti nasce a Fratta Polesine (Rovigo) il giorno 22 maggio 1885. Entrambi i genitori sono di modeste origini, che a prezzo di duri sacrifici e grande capacità di risparmio e oculati investimenti, riescono in breve tempo ad arrivare a possedere una vasta proprietà terriera nella bassa valle del fiume Po. Cresce nella sua terra e, proprio perché colpito dalle umili condizioni di vita della popolazione polesana, si avvicina alla politica molto giovane, quando ha solo 16 anni.
Forte su di lui è linfluenza esercitata dalla madre - Giacomo ha solo 17 anni quando perde il padre - mentre il fratello maggiore Matteo l'aveva avviato appena tredicenne alle idee del socialismo, spinto anche da un forte sentimento di solidarietà verso i contadini del Polesine, condannati come detto ad una vita di estrema miseria e sfruttamento.
Da adolescente frequenta il ginnasio di Rovigo, dove tra i suoi compagni di classe si trova Umberto Merlin, suo futuro avversario politico.
Nel 1907 consegue la laurea in giurisprudenza presso l'università di Bologna. Tre anni dopo è eletto al consiglio provinciale di Rovigo; da qui in poi Giacomo Matteotti inizierà il suo percorso politico che lo porterà ad assumere una dedizione a tempo pieno in questo ambito. Matteotti è un socialista riformista: non crede nei cambiamenti violenti e rivoluzionari, bensì in quelli più democratici da realizzarsi gradualmente nelle amministrazioni locali e nell'impegno sindacale. Dimostra di essere un amministratore competente e un abile organizzatore sia nell'attività politica, sia nel suo pubblico servizio.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, si schiera contro la partecipazione italiana e , venendo
Durante la prima guerra mondiale è un convinto sostenitore della neutralità italiana, lanciando appelli alla pace: questa posizione porta Matteotti a essere minacciato dai nazionalisti, poi per un discorso tenuto al consiglio provinciale di Rovigo, contro la guerra (1916) viene condannato e internato in Sicilia.
Sempre nel 1916 sposa Velia, la donna che gli darà tre figli. Nel 1918 nasce il figlio Giancarlo il quale seguirà le orme del padre Giacomo, dedicandosi all'attività politica.
Terminato il conflitto mondiale continua a dedicarsi all'attività politica: i suoi successi lo portano ad essere eletto deputato al parlamento italiano nel 1919. Matteotti ha così l'opportunità di denunciare la violenza squadrista del fascismo (fin dai suoi inizi), subendo di conseguenza attacchi dalla stampa nonché aggressioni alla sua persona. Nel 1921 accade che a Castelguglielmo venga sequestrato e duramente percosso all'interno di un camion di fascisti.
Costretto dalle violenze abbandona il polesano per trasferirsi a Padova: anche qui subisce le persecuzioni del fascismo tanto che nella notte del 16 agosto sfugge a stento ad un agguato.
Matteotti prosegue la sua attività di denuncia accusando i governi Giolitti e Bonomi di tolleranza e complicità con i fascisti. Denuncia inoltre all'estero il fascismo come imminente pericolo non solo italiano, che si sta affacciando sulla realtà storica europea.
Nel 1923 Matteotti scrive "Un anno di dominazione fascista", con cui dimostra i fallimenti fascisti sui temi del risanamento economico e finanziario e della restaurazione dellordine e dellautorità dello Stato. L'accusa al governo fascista è quella di aver sostituito in dodici mesi larbitrio alla legge, asservito lo Stato ad una fazione, e di avere diviso il paese in dominatori e sudditi. Un anno dopo l'Italia si trova alla vigilia delle ultime elezioni e il polesano denuncia l'assenza di legalità e democrazia dal clima politico. Nel corso della campagna elettorale subisce aggressioni da parte dei fascisti prima a Cefalù e poi a Siena.
Il 30 maggio 1924 in Parlamento si vota la convalida degli eletti formalizzando la legalità e la regolarità delle elezioni: Matteotti con un celebre discorso contesta i risultati, accusando i fascisti di brogli elettorali; denunzia inoltre le violenze contro i cittadini e contro i candidati socialisti, comunisti, repubblicani e liberali progressisti. E' al termine di questo celebre discorso, dopo le congratulazioni dei suoi compagni di partito, che Giacomo Matteotti risponde con le parole: "Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me".
Sul giornale "Il Popolo d'Italia" compaiono le parole di Mussolini, il quale scrive che si rende necessario "dare una lezione al deputato del Polesine"; l'invito del leader fascista viene prontamente accolto. Il giorno 10 giugno 1924 a Roma, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, un gruppo di fascisti aggredisce e rapisce Giacomo Matteotti, mentre si stava recando in Parlamento. Caricato a forza su una macchina, viene ripetutamente percosso e infine ucciso a coltellate. Il corpo verrà occultato e ritrovato in stato di decomposizione in un boschetto di Riano Flaminio (la macchia della Quartarella) solo sei giorni più tardi.
Il delitto Matteotti susciterà una profonda emozione nazionale, costituendo di fatto la crisi più grave affrontata dal fascismo, che ad ogni modo riuscirà ad imporre alla nazione la sua dittatura per il ventennio successivo
giovedì 9 giugno 2011
lunedì 16 maggio 2011
rodolfo Morandi
Rodolfo Morandi
Nato a Milano il 1° gennaio 1903, deceduto a Milano il 26 luglio 1955, avvocato, economista ed esponente socialista.
Dopo essersi laureato in Legge, orientò i suoi interessi allo studio di Giuseppe Mazzini e, poi, del marxismo. A questo s'ispirò nella realizzazione del suo libro più famoso (Storia della grande industria moderna in Italia, edito nel 1931 da Laterza). Mentre lavorava a quest'opera, Morandi maturò la sua coscienza antifascista, che lo portò ad aderire prima al movimento "Giustizia e Libertà" e poi al Partito socialista clandestino. Organizzato il "Centro interno" del PSI a Milano, Morandi non esitò a mettersi in contatto, con spirito unitario, col Partito Comunista d'Italia, che era già, in quegli anni, una grande forza organizzata dell'antifascismo. Il dirigente socialista svolse la sua attività politica, inframmezzata dalla professione forense, sino a che non si rese conto di essere stato individuato dalla polizia. Decise così di riparare in Francia. A Parigi Morandi entrò a far parte del "Centro estero" del PSI, diresse il giornale clandestino Fronte Rosso, collaborò a Politica socialista e ad altre pubblicazioni antifasciste. Rientrato in Italia, contribuì alla formazione del "Fronte unico antifascista" fino a che, nel 1937, fu arrestato con un gruppo di compagni. Deferito al Tribunale speciale e condannato a 10 anni di reclusione, Morandi ne scontò sei nelle carceri di Castelfranco Emilia e di Saluzzo. Riottenuta la libertà nei quarantacinque giorni del governo Badoglio, riprese l'attività politica come membro della Direzione del PSI. Dopo l'8 settembre 1943, il dirigente socialista fu costretto, per le malferme condizioni di salute, ad espatriare in Svizzera. Nella Confederazione elvetica continuò, però, a tenere i collegamenti politici e nel giugno del 1944 rientrò clandestinamente a Milano. Passò poi a Torino, come membro della Direzione del suo partito per l'Alta Italia e, in quanto tale, concorse (come dirigente del CLN regionale piemontese), all'organizzazione dei grandi scioperi preinsurrezionali. Rientrato a Milano nella fase conclusiva della lotta contro i nazifascisti, il 23 aprile 1945 Rodolfo Morandi fu nominato presidente del CLN dell'Alta Italia in luogo di Alfredo Pizzoni. Il 25 aprile, insieme a Sandro Pertini, firmò a nome del PSI il decreto col quale i partiti del CLN Alta Italia assumevano i poteri di governo. Nel difficile momento seguito alla Liberazione, Morandi fu eletto segretario del PSI, incarico che conservò dal dicembre 1945 all'aprile 1946. Membro della Consulta, poi eletto alla Costituente, entrò a far parte del 2° e del 3° Gabinetto De Gasperi come ministro all'Industria e Commercio. Dal 1948 fu senatore di diritto nel primo Parlamento repubblicano. Vice segretario generale del PSI dal gennaio 1951, con le elezioni del 1953 Morandi tornò al Senato, a due anni dalla sua prematura scomparsa per malattia. Oltre alla citata storia dell'industria italiana, Rodolfo Morandi (al quale sono intitolate piazze e strade a Milano e in altri luoghi d'Italia e un Istituto a Torino), ha lasciato molti saggi di politica ed economia.
Share
Bibliografia Rodolfo Morandi
La democrazia del socialismoEinaudi - 1975
Democrazia diretta e riforme di strutturaEinaudi - 1975
La politica unitariaEinaudi - 1975
Storia della grande industria in ItaliaEinaudi - 1972
Nato a Milano il 1° gennaio 1903, deceduto a Milano il 26 luglio 1955, avvocato, economista ed esponente socialista.
Dopo essersi laureato in Legge, orientò i suoi interessi allo studio di Giuseppe Mazzini e, poi, del marxismo. A questo s'ispirò nella realizzazione del suo libro più famoso (Storia della grande industria moderna in Italia, edito nel 1931 da Laterza). Mentre lavorava a quest'opera, Morandi maturò la sua coscienza antifascista, che lo portò ad aderire prima al movimento "Giustizia e Libertà" e poi al Partito socialista clandestino. Organizzato il "Centro interno" del PSI a Milano, Morandi non esitò a mettersi in contatto, con spirito unitario, col Partito Comunista d'Italia, che era già, in quegli anni, una grande forza organizzata dell'antifascismo. Il dirigente socialista svolse la sua attività politica, inframmezzata dalla professione forense, sino a che non si rese conto di essere stato individuato dalla polizia. Decise così di riparare in Francia. A Parigi Morandi entrò a far parte del "Centro estero" del PSI, diresse il giornale clandestino Fronte Rosso, collaborò a Politica socialista e ad altre pubblicazioni antifasciste. Rientrato in Italia, contribuì alla formazione del "Fronte unico antifascista" fino a che, nel 1937, fu arrestato con un gruppo di compagni. Deferito al Tribunale speciale e condannato a 10 anni di reclusione, Morandi ne scontò sei nelle carceri di Castelfranco Emilia e di Saluzzo. Riottenuta la libertà nei quarantacinque giorni del governo Badoglio, riprese l'attività politica come membro della Direzione del PSI. Dopo l'8 settembre 1943, il dirigente socialista fu costretto, per le malferme condizioni di salute, ad espatriare in Svizzera. Nella Confederazione elvetica continuò, però, a tenere i collegamenti politici e nel giugno del 1944 rientrò clandestinamente a Milano. Passò poi a Torino, come membro della Direzione del suo partito per l'Alta Italia e, in quanto tale, concorse (come dirigente del CLN regionale piemontese), all'organizzazione dei grandi scioperi preinsurrezionali. Rientrato a Milano nella fase conclusiva della lotta contro i nazifascisti, il 23 aprile 1945 Rodolfo Morandi fu nominato presidente del CLN dell'Alta Italia in luogo di Alfredo Pizzoni. Il 25 aprile, insieme a Sandro Pertini, firmò a nome del PSI il decreto col quale i partiti del CLN Alta Italia assumevano i poteri di governo. Nel difficile momento seguito alla Liberazione, Morandi fu eletto segretario del PSI, incarico che conservò dal dicembre 1945 all'aprile 1946. Membro della Consulta, poi eletto alla Costituente, entrò a far parte del 2° e del 3° Gabinetto De Gasperi come ministro all'Industria e Commercio. Dal 1948 fu senatore di diritto nel primo Parlamento repubblicano. Vice segretario generale del PSI dal gennaio 1951, con le elezioni del 1953 Morandi tornò al Senato, a due anni dalla sua prematura scomparsa per malattia. Oltre alla citata storia dell'industria italiana, Rodolfo Morandi (al quale sono intitolate piazze e strade a Milano e in altri luoghi d'Italia e un Istituto a Torino), ha lasciato molti saggi di politica ed economia.
Share
Bibliografia Rodolfo Morandi
La democrazia del socialismoEinaudi - 1975
Democrazia diretta e riforme di strutturaEinaudi - 1975
La politica unitariaEinaudi - 1975
Storia della grande industria in ItaliaEinaudi - 1972
lunedì 9 maggio 2011
le nostre radici, la nostra identità, il nostro pensiero forte
Francesco Lo Sardo
Francesco Lo Sardo
Francesco Lo Sardo: un martire della libertà
Francesco Paolo Lo Sardo nasce a Naso il 22 Maggio 1871. Fin dall’adolescenza mostra di avere molteplici interessi culturali. I genitori, di famiglia borghese, lo avviano agli studi sacerdotali nel seminario vescovile di Patti. Il giovane, essendo insofferente nei confronti dell’ambiente clericale, continua i suoi studi a Messina, prima al Liceo e poi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università peloritana. Insieme a Giovanni Noè fonda un giornale di tendenza anarchico-socialista “ Il Riscatto” sulle cui pagine inizia a propugnare le sue idee progressiste.Rifuggendo gli agi della sua condizione familiare, Lo Sardo, affascinato dalla poesia sociale del poeta catanese Rapisardi, lotta contro la società baronale che opprimeva i contadini e i braccianti.In seguito all’avvento dei “ Fasci siciliani “ “ (1891-1894), ispirati da Giuseppe De Felice Giuffrida, Rosario Garibaldi Bosco, Nicolò Petrina e Nicola Barbato, egli, organizzando i lavoratori, fonda a Naso un fascio operaio. Per questo viene arrestato a ventitré anni e condannato alla vigilanza speciale nelle isole Tremiti. Dopo quattro mesi, a seguito della petizione di studenti e professori universitari e dell’attività dei parlamentari Imbriani e Colajanni, viene liberato. Nella politica siciliana diviene noto come un rivoluzionario. Riprende gli studi e si laurea in legge. La sua professione di avvocato sarà sempre al servizio dei lavoratori. Dall’anarchismo Lo Sardo passa al socialismo continuando la sua opera editoriale su “ Il Riscatto” e incitando alla lotta sociale in tutta Italia dovrà subire un altro breve arresto nel 1898 che accrescerà la sua fama di instancabile difensore delle classi più deboli. Il terremoto di Messina e di Reggio Calabria del 28 Dicembre 1908 provoca anche la tragica morte del figlio di Lo Sardo, Ciccino. Nonostante ciò l’attività giornalistica losardiana è instancabile nel denunciare gli scandali della ricostruzione e le speculazioni delle imprese edili settentrionali sotto lo sguardo benevolo della curia e della borghesia messinese. Dopo essersi battuto contro l’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale, in modo inatteso e coraggioso si arruola volontario nel Giugno del 1915. Combatte sul Col di Lana e viene gravemente ferito al petto. Nel 1916 ritorna a Messina dove dirige con passione la Camera del Lavoro.Nel 1919 i fascisti lo minacciano: è l’inizio di una persecuzione che culminerà con il carcere e la morte. Deluso dal programma socialista , Lo Sardo si iscrive al Partito comunista d’Italia” il vero partito socialista… che ha eliminato…gli uomini di poca fede, di dubbia fede, di nessuna fede” Nel 1924, in un clima di dilagante violenza fascista, Lo Sardo, con più di diecimila voti di lista, viene eletto deputato: è il primo onorevole comunista siciliano In questo ruolo sarà sempre pedinato dalla polizia. In prossimità dell’emanazione delle “leggi fascistissime”, in violazione dell’immunità parlamentare,l’8 Novembre 1926, viene arrestato.Nel 1928 è condannato dal Tribunale speciale del regime.Nel corso degli anni viene rinchiuso nelle carceri di diverse città: Messina, Catania, Roma, Sassari, Oneglia, Turi di Bari, luogo in cui incontra l’illustre prigioniero Antonio Gramsci, e Poggioreale di Napoli dove muore il 30 Maggio 1931.
Nota bibliografica
L’Humanité, Lo Sardo se meurt… 13 e 21 Giugno 1931.
E.Tuccari, Un dirigente comunista in provincia di Messina:Francesco Lo Sardo, in Il siciliano nuovo, Palermo, 22 Gennaio, 1951.
C.Marchesi, Il Riscatto, Messina, 31 Ottobre 1954.
ACS, CPS, ad nomen; inoltre L’eroica vita di Francesco Lo Sardo, Mesiina, 1956
G.Cerrito, Il circolo dei lavoratori e la sezione socialista di Naso ( 1889 – 1912 ), in MO,a.VI,1954, n.1.
S.F.Romano, Storia dei Fasci siciliani, Laterza, Bari, 1959.
G.Procacci, Movimenti sociali e partiti politici in Sicilia dal 1900 al 1904, in Annuario dell’Istituto storico per l’età moderna e contemporanea,1959.
A. Bisignani, Francesco Lo Sardo, un comunista, in Rinascita, 4 Giugno 1972.
A. Gobetti, Camilla Ravera,vita in carcere e al confino con lettere e documenti,Guanda, Parma,1969.
Federazioni del partito comunista italiano di Messina e dei Nebrodi ( a cura ), La vita, l’opera e il sacrificio di un comunista: Francesco Lo Sardo, Messina,1971.
T.Detti, Serrati e la trasformazione del partito comunista italiano, Editori Riuniti, Roma, 1972.
S. Pertini, Sei condanne due evasioni, a cura di V.Faggi con prefazione di G.Saragat, Mondatori, Milano 1973.
B.Taddei, Francesco Lo Sardo: una vita tutta socialista- Il gigante buono,in Panorama, Fiume, 1974.
Paolo Spriano, Storia del partito comunista italiano, voll.I,II,III, Einaudi, Torino, 1976.
G.C.Marino, Partiti e lotta di classe in Sicilia, De Donato, Bari,1976.
P.Secchia, Chi sono i comunisti- Partito e masse nella vita nazionale ( 1940-1970 ), a cura e con prefazione di Ambrogio Donini, Mazzotta, Milano, 1976.
M.Paulesu Quercioli ( a cura ) G.Fiori ( introduzione ), Gramsci vivo – Nelle testimonianze dei suoi contemporanei ( riferimenti a Lo Sardo nelle pagine 264,265, 277, 283, 285, 291,292, 297) Feltrinelli, Milano, 1977.
S. Saglimbeni, I memoriali di Francesco Lo Sardo, in Calendario del Popolo, Ottobre, 1980;
Francesco Lo Sardo, Epistolario dal Carcere, ( 15 lettere ), con introduzione di S.Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1980.
F. Lo Sardo Jr., Nessuno lo dimentichi – Vita, discorsi,memoriali,lettere,inediti di Francesco Lo Sardo, con nota introduttiva di S.Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1981( II edizione riveduta, 1983 ).
G.Alibrandi, Lotte popolari nel messinese- Storia del partito comunista attraverso documenti d’archivio e testimonianze ( 1919 – 1931 ), Messina, 1980
Camera del Lavoro di Messina “ F.Lo Sardo”, Francesco Lo Sardo ( 1871 – 1931 )- Dai tribunali alle galere fasciste per il riscatto dei lavoratori con prefazione di Giuseppe Miccichè e nota di Emanuele Tuccari, Messina, 1981.
D.Zandel, A cinquant’anni dalla scomparsa di Francesco Lo Sardo- Quel tragico calvario prima di morire…, in Paese Sera, 15.3 1981.
D.Facchini, A cinquant’anni dalla morte del primo deputato comunista siciliano – Ricordato Francesco Lo Sardo, Il Lavoratore, 10.11.1981.
T.Sangiglio, Un Gramsci siciliano, Il Piccolo, Trieste,30.11.1981.
L.Valiani, In carcere per fede, Corriere della Sera,Milano,11.3.1983.
U.Ronfani,Le nostre amnesie, Il Giorno, Milano,7.4.1983.
M.Freni, Rivoluzione “fallita”, Gazzetta del Sud, Messina, 20.9.1981.
E.Paganella, Il Gramsci siciliano – Una nobile figura della lotta antifascista…, L’Arena, Verona, 10.5.1984.
G.Buosi, Chi era Lo Sardo – Epistolario dal carcere – il coraggio della coerenza, Il Giorno, Milano, 13.5.1984.
F.Ferri,Francesco Lo Sardo, Epistolario dal carcere a cinquant’anni dalla morte, l’Unità, Roma,21.6.1984.
G.Galletto, Lettere dal carcere: due destini paralleli ( n.d.r su Gramsci e Lo Sardo )…l’Ora, Palermo, 15.1.1985.
G.Galletto, Francesco Lo Sardo – Epistolario dal carcere – L’Arena, Verona, 29.8.1985.
L.Valiani, Epistolario dal carcere – Dal carcere parla la libertà, Corriere della Sera, milano, 29.8.1985.
F.Renda, Storia della Sicilia ( Vol.II ), Sellerio editore, Palermo, 1985.
T.Parisi, Francesco Lo Sardo, Calendario del Popolo, Aprile, 1986.
G.Miccichè, Il partito comunista in Sicilia – Le origini ( 1919 – 1930 ), Teti editore, 1987.
C.Calanna,Francesco Lo Sardo, Il Riscatto, tesi di laurea, relatore prof. Santi Fedele, a cura del dottor Antonio Baglio, Università di Messina…
G.Tripiciano,Francesco Lo Sardo, Gli atti parlamentari, tesi di laurea, relatore prof.Santi Fedele, a cura del dottor Antonio Baglio, Università di Messina, anno accademico 2003-2004
Convegno di studi su Francesco Lo Sardo,l’uomo, il politico, il difensore dei lavoratori, a cura dell’Istituto di studi storici “ Gaetano Salvemini” di Messina- Naso 1° Maggio 2001
Seminario di studi su Francesco Lo Sardo e Concetto Marchesi,tra militanza politica e impegno culturale a cura dell’Istituto di studi storici “Gaetano Salvemini” di Messina – Naso, 15 Settembre 2002
A.Cavadi, Francesco Lo Sardo, Il compagno di carcere, La Repubblica, Palermo,8.6 2004.
A.Cavadi, Gente bella. Volti e storie da non dimenticare. Trapani, 2004.
Daniela. Brignone, Francesco Lo Sardo, biografia, tiratura limitata, edita dall’archivio Concetto Marchesi, fondato da Matteo Steri, Cardano al Campo ( Va ).
La nota biobibliografica è a cura di Massimo Pietropaolo.
Comune di Naso - Piazza Roma, 10 - 98074 Naso (ME) - P.Iva/Cod. Fiscale - 00342960838 begin_of_the_skype_highlighting 00342960838 end_of_the_skype_highlighting
Francesco Lo Sardo
Francesco Lo Sardo: un martire della libertà
Francesco Paolo Lo Sardo nasce a Naso il 22 Maggio 1871. Fin dall’adolescenza mostra di avere molteplici interessi culturali. I genitori, di famiglia borghese, lo avviano agli studi sacerdotali nel seminario vescovile di Patti. Il giovane, essendo insofferente nei confronti dell’ambiente clericale, continua i suoi studi a Messina, prima al Liceo e poi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università peloritana. Insieme a Giovanni Noè fonda un giornale di tendenza anarchico-socialista “ Il Riscatto” sulle cui pagine inizia a propugnare le sue idee progressiste.Rifuggendo gli agi della sua condizione familiare, Lo Sardo, affascinato dalla poesia sociale del poeta catanese Rapisardi, lotta contro la società baronale che opprimeva i contadini e i braccianti.In seguito all’avvento dei “ Fasci siciliani “ “ (1891-1894), ispirati da Giuseppe De Felice Giuffrida, Rosario Garibaldi Bosco, Nicolò Petrina e Nicola Barbato, egli, organizzando i lavoratori, fonda a Naso un fascio operaio. Per questo viene arrestato a ventitré anni e condannato alla vigilanza speciale nelle isole Tremiti. Dopo quattro mesi, a seguito della petizione di studenti e professori universitari e dell’attività dei parlamentari Imbriani e Colajanni, viene liberato. Nella politica siciliana diviene noto come un rivoluzionario. Riprende gli studi e si laurea in legge. La sua professione di avvocato sarà sempre al servizio dei lavoratori. Dall’anarchismo Lo Sardo passa al socialismo continuando la sua opera editoriale su “ Il Riscatto” e incitando alla lotta sociale in tutta Italia dovrà subire un altro breve arresto nel 1898 che accrescerà la sua fama di instancabile difensore delle classi più deboli. Il terremoto di Messina e di Reggio Calabria del 28 Dicembre 1908 provoca anche la tragica morte del figlio di Lo Sardo, Ciccino. Nonostante ciò l’attività giornalistica losardiana è instancabile nel denunciare gli scandali della ricostruzione e le speculazioni delle imprese edili settentrionali sotto lo sguardo benevolo della curia e della borghesia messinese. Dopo essersi battuto contro l’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale, in modo inatteso e coraggioso si arruola volontario nel Giugno del 1915. Combatte sul Col di Lana e viene gravemente ferito al petto. Nel 1916 ritorna a Messina dove dirige con passione la Camera del Lavoro.Nel 1919 i fascisti lo minacciano: è l’inizio di una persecuzione che culminerà con il carcere e la morte. Deluso dal programma socialista , Lo Sardo si iscrive al Partito comunista d’Italia” il vero partito socialista… che ha eliminato…gli uomini di poca fede, di dubbia fede, di nessuna fede” Nel 1924, in un clima di dilagante violenza fascista, Lo Sardo, con più di diecimila voti di lista, viene eletto deputato: è il primo onorevole comunista siciliano In questo ruolo sarà sempre pedinato dalla polizia. In prossimità dell’emanazione delle “leggi fascistissime”, in violazione dell’immunità parlamentare,l’8 Novembre 1926, viene arrestato.Nel 1928 è condannato dal Tribunale speciale del regime.Nel corso degli anni viene rinchiuso nelle carceri di diverse città: Messina, Catania, Roma, Sassari, Oneglia, Turi di Bari, luogo in cui incontra l’illustre prigioniero Antonio Gramsci, e Poggioreale di Napoli dove muore il 30 Maggio 1931.
Nota bibliografica
L’Humanité, Lo Sardo se meurt… 13 e 21 Giugno 1931.
E.Tuccari, Un dirigente comunista in provincia di Messina:Francesco Lo Sardo, in Il siciliano nuovo, Palermo, 22 Gennaio, 1951.
C.Marchesi, Il Riscatto, Messina, 31 Ottobre 1954.
ACS, CPS, ad nomen; inoltre L’eroica vita di Francesco Lo Sardo, Mesiina, 1956
G.Cerrito, Il circolo dei lavoratori e la sezione socialista di Naso ( 1889 – 1912 ), in MO,a.VI,1954, n.1.
S.F.Romano, Storia dei Fasci siciliani, Laterza, Bari, 1959.
G.Procacci, Movimenti sociali e partiti politici in Sicilia dal 1900 al 1904, in Annuario dell’Istituto storico per l’età moderna e contemporanea,1959.
A. Bisignani, Francesco Lo Sardo, un comunista, in Rinascita, 4 Giugno 1972.
A. Gobetti, Camilla Ravera,vita in carcere e al confino con lettere e documenti,Guanda, Parma,1969.
Federazioni del partito comunista italiano di Messina e dei Nebrodi ( a cura ), La vita, l’opera e il sacrificio di un comunista: Francesco Lo Sardo, Messina,1971.
T.Detti, Serrati e la trasformazione del partito comunista italiano, Editori Riuniti, Roma, 1972.
S. Pertini, Sei condanne due evasioni, a cura di V.Faggi con prefazione di G.Saragat, Mondatori, Milano 1973.
B.Taddei, Francesco Lo Sardo: una vita tutta socialista- Il gigante buono,in Panorama, Fiume, 1974.
Paolo Spriano, Storia del partito comunista italiano, voll.I,II,III, Einaudi, Torino, 1976.
G.C.Marino, Partiti e lotta di classe in Sicilia, De Donato, Bari,1976.
P.Secchia, Chi sono i comunisti- Partito e masse nella vita nazionale ( 1940-1970 ), a cura e con prefazione di Ambrogio Donini, Mazzotta, Milano, 1976.
M.Paulesu Quercioli ( a cura ) G.Fiori ( introduzione ), Gramsci vivo – Nelle testimonianze dei suoi contemporanei ( riferimenti a Lo Sardo nelle pagine 264,265, 277, 283, 285, 291,292, 297) Feltrinelli, Milano, 1977.
S. Saglimbeni, I memoriali di Francesco Lo Sardo, in Calendario del Popolo, Ottobre, 1980;
Francesco Lo Sardo, Epistolario dal Carcere, ( 15 lettere ), con introduzione di S.Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1980.
F. Lo Sardo Jr., Nessuno lo dimentichi – Vita, discorsi,memoriali,lettere,inediti di Francesco Lo Sardo, con nota introduttiva di S.Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1981( II edizione riveduta, 1983 ).
G.Alibrandi, Lotte popolari nel messinese- Storia del partito comunista attraverso documenti d’archivio e testimonianze ( 1919 – 1931 ), Messina, 1980
Camera del Lavoro di Messina “ F.Lo Sardo”, Francesco Lo Sardo ( 1871 – 1931 )- Dai tribunali alle galere fasciste per il riscatto dei lavoratori con prefazione di Giuseppe Miccichè e nota di Emanuele Tuccari, Messina, 1981.
D.Zandel, A cinquant’anni dalla scomparsa di Francesco Lo Sardo- Quel tragico calvario prima di morire…, in Paese Sera, 15.3 1981.
D.Facchini, A cinquant’anni dalla morte del primo deputato comunista siciliano – Ricordato Francesco Lo Sardo, Il Lavoratore, 10.11.1981.
T.Sangiglio, Un Gramsci siciliano, Il Piccolo, Trieste,30.11.1981.
L.Valiani, In carcere per fede, Corriere della Sera,Milano,11.3.1983.
U.Ronfani,Le nostre amnesie, Il Giorno, Milano,7.4.1983.
M.Freni, Rivoluzione “fallita”, Gazzetta del Sud, Messina, 20.9.1981.
E.Paganella, Il Gramsci siciliano – Una nobile figura della lotta antifascista…, L’Arena, Verona, 10.5.1984.
G.Buosi, Chi era Lo Sardo – Epistolario dal carcere – il coraggio della coerenza, Il Giorno, Milano, 13.5.1984.
F.Ferri,Francesco Lo Sardo, Epistolario dal carcere a cinquant’anni dalla morte, l’Unità, Roma,21.6.1984.
G.Galletto, Lettere dal carcere: due destini paralleli ( n.d.r su Gramsci e Lo Sardo )…l’Ora, Palermo, 15.1.1985.
G.Galletto, Francesco Lo Sardo – Epistolario dal carcere – L’Arena, Verona, 29.8.1985.
L.Valiani, Epistolario dal carcere – Dal carcere parla la libertà, Corriere della Sera, milano, 29.8.1985.
F.Renda, Storia della Sicilia ( Vol.II ), Sellerio editore, Palermo, 1985.
T.Parisi, Francesco Lo Sardo, Calendario del Popolo, Aprile, 1986.
G.Miccichè, Il partito comunista in Sicilia – Le origini ( 1919 – 1930 ), Teti editore, 1987.
C.Calanna,Francesco Lo Sardo, Il Riscatto, tesi di laurea, relatore prof. Santi Fedele, a cura del dottor Antonio Baglio, Università di Messina…
G.Tripiciano,Francesco Lo Sardo, Gli atti parlamentari, tesi di laurea, relatore prof.Santi Fedele, a cura del dottor Antonio Baglio, Università di Messina, anno accademico 2003-2004
Convegno di studi su Francesco Lo Sardo,l’uomo, il politico, il difensore dei lavoratori, a cura dell’Istituto di studi storici “ Gaetano Salvemini” di Messina- Naso 1° Maggio 2001
Seminario di studi su Francesco Lo Sardo e Concetto Marchesi,tra militanza politica e impegno culturale a cura dell’Istituto di studi storici “Gaetano Salvemini” di Messina – Naso, 15 Settembre 2002
A.Cavadi, Francesco Lo Sardo, Il compagno di carcere, La Repubblica, Palermo,8.6 2004.
A.Cavadi, Gente bella. Volti e storie da non dimenticare. Trapani, 2004.
Daniela. Brignone, Francesco Lo Sardo, biografia, tiratura limitata, edita dall’archivio Concetto Marchesi, fondato da Matteo Steri, Cardano al Campo ( Va ).
La nota biobibliografica è a cura di Massimo Pietropaolo.
Comune di Naso - Piazza Roma, 10 - 98074 Naso (ME) - P.Iva/Cod. Fiscale - 00342960838 begin_of_the_skype_highlighting 00342960838 end_of_the_skype_highlighting
martedì 3 maggio 2011
Obama e l'imbarbarimento dell'Occidente
Obama e l'imbarbarimento dopo Bush
Da ieri i massmedia ci martellano senza tregua raccontandoci l'omicidio di Bin Laden spesso ingarbugliandosi e contraddicendosi per la necessità di ammettere alcuni falsi clamorosi come la foto del povero morto con gli occhi cavati che ha fatto il giro di tutte le prime pagine. Il quarto potere è da tempo al servizio del potere economico e politico e la libertà di stampa viene negata dalla pratica del velinaggio.
Colpisce molto il ruolo servile, acritico, inginocchiato davanti all'Occidente, della stampa. Giornali con testate autorevoli, alcune gloriose come il Washington Post, dal New York Times a Repubblica che hanno sparato titoloni, sono impegnate al massimo per la versione data dalla casa Bianca. Nel tentativo di montare il più possibile l'indignazione dei lettori verso i terroristi ed acquisire come dato tacito ed indiscutibile l'omicidio di Bin Laden hanno riesumato gli spot dell'11 settembre e mostrato ancora una volta con crudeltà il film di Sadam Hussein a cui un marines fruga tra i capelli ed in bocca. Una scena che mette grande disagio nelle persone che hanno una normale umanità alla quale ha fatto seguito la scena del cappio al collo, dell'impiccagione dello stesso Sadam e del vilipendio del suo cadavere. Qualcosa di peggio di Piazzale Loreto dove
la barbarie verso Mussolini e Claretta Petacci a testa in giù fu consumata nel fuoco delle passioni e delle sofferenze di una lunga guerra civile. Qui si è trattato di un prigioniero di guerra sconfitto dagli americani e la cui patria è stata ed è tuttora invasa da truppe ed basi militari USA.
Il direttore di Rai New 24 ha mostrato con un sorriso furbetto la scena in un aeroporto di Obama che con fare circospetto ma tale da attirare l'attenzione di tutti prende dalla tasca si mette in mano e poi si passa in un'altra mano un bigliettino che poi consegna ad uno dei generali che sono ad aspettarlo. Corradino Mineo ha fatto intendere che poteva trattarsi dello ordine di uccisione di Bin Laden, del via libera alla operazione. Obama a me è apparso mafioso tanto quanto Provenzano che usava i pizzini per trasmettere i suoi ordini. In ogni caso, il Capo della più potente nazione del pianeta alla guida dell'Occidente e del mondo anglosassone, agisce con le maniere spicce di un boss ritenendosi arbitro della vita altrui al disopra dello Stato di Diritto e di ogni legge e di ogni organismo legislativo o parlamentare. Ha compiuto un gesto di enorme brutalità contro il diritto e contro le istituzioni internazionali e del suo stesso paese.
Mi ha molto colpito la scena di Obama e della Clinton attorniati da una diecina di alti papaveri della amministrazione che sembrano assistere in diretta all'omicidio di Bin Laden. Mi ha ricordato che gli USA sono il paese della pena di morte che viene eseguita in modo crudelissimo davanti ai parenti del condannato. Giustizia è fatta! Hanno assistito in diretta ( a fingono di assistere) all'omicidio in diretta di Bin Laden. Vogliono sembrare i parenti più stretti degli USA colpiti dal cattivissimo con l'incendio delle Torri Gemelle!!
Sgomenta il fatto che Obama esibisca fatti e gesti che avvengono al di fuori delle regole delle legge e dei principi fondamentali di tutte le Carte dei Diritti a cominciare dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo. Per gli USA l'obiettivo di morte che si prefiggono supera tutte le resistenze dell'etica e dei diritti. E' il soldato blu che taglia la gola al pellirossa che oppone resistenza e non vuole andare via dalla sua terra. E' la Giustizia a difesa di un ordine sociale e politico che non ammette contraddizioni e diversità.
Riflettevo che in fondo tutto quello che sappiamo di Bin Laden, a parte le sue apparizioni sospettate di essere funzionali alle politiche USA, ci sono state dette soltanto dagli americani. Lo stesso dicasi per i prigionieri di Guantanamo. Nessuno sa con esattezza di che cosa sono rei. Sappiamo che sono sospettati di terrorismo. Ma non abbiamo mai potuto sentire la loro difesa. Sono in galera senza quel minimo di diritti che i siracusani attribuivano ai prigionieri ateniesi chiusi nelle latomie.
Obama vuole abituare il mondo alla sua barbarie. Dovremmo essere amministrati tutti da Lui che stabilisce di volta in volta che cosa ci vuole per noi. Ha detto: "il mondo deve parlare una sola voce". Una dichiarazione di enorme e pericolosa megalomania perchè mai il mondo ha parlato una sola voce nella sua lunga storia. Non ai tempi dei Romani e dei Persiani o dei Cinesi. Sta andando molto oltre il bushismo e sarebbe ora che ammetta un contraddittorio sulla questione del terrorismo. Termine usato e stiracchiato per consentirgli di fare le cose anche le più sporche come il bombardamento con 130 missili Cruise della Libia che viene distrutta e riportata al tempo della dominazione coloniale.
In un solo caso Obama e gli USA potrebbero essere credibili: nel caso che le Torri Gemelle fossero state abbattute dai terroristi di Bin Laden. Ma sappiamo tutti e lo stesso Obama sa che l'abbattimento delle torri Gemelle è opera degli stessi USA e che mai e poi mai sarebbero potute cadere all'impatto degli aerei se non fossero stati minuziosamente minati prima.
Il martellamento dei massmedia sull'omicidio di Bin Laden sta crescendo di volume e di intensità. A che cosa mira? A che serve questa imposizione di un false flag sempre pià ridicolo e fragile ? La coppia Obama Clinton dove va a parare? Che cosa vogliono dal mondo che tengono in stato di agitazione continua?
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
Da ieri i massmedia ci martellano senza tregua raccontandoci l'omicidio di Bin Laden spesso ingarbugliandosi e contraddicendosi per la necessità di ammettere alcuni falsi clamorosi come la foto del povero morto con gli occhi cavati che ha fatto il giro di tutte le prime pagine. Il quarto potere è da tempo al servizio del potere economico e politico e la libertà di stampa viene negata dalla pratica del velinaggio.
Colpisce molto il ruolo servile, acritico, inginocchiato davanti all'Occidente, della stampa. Giornali con testate autorevoli, alcune gloriose come il Washington Post, dal New York Times a Repubblica che hanno sparato titoloni, sono impegnate al massimo per la versione data dalla casa Bianca. Nel tentativo di montare il più possibile l'indignazione dei lettori verso i terroristi ed acquisire come dato tacito ed indiscutibile l'omicidio di Bin Laden hanno riesumato gli spot dell'11 settembre e mostrato ancora una volta con crudeltà il film di Sadam Hussein a cui un marines fruga tra i capelli ed in bocca. Una scena che mette grande disagio nelle persone che hanno una normale umanità alla quale ha fatto seguito la scena del cappio al collo, dell'impiccagione dello stesso Sadam e del vilipendio del suo cadavere. Qualcosa di peggio di Piazzale Loreto dove
la barbarie verso Mussolini e Claretta Petacci a testa in giù fu consumata nel fuoco delle passioni e delle sofferenze di una lunga guerra civile. Qui si è trattato di un prigioniero di guerra sconfitto dagli americani e la cui patria è stata ed è tuttora invasa da truppe ed basi militari USA.
Il direttore di Rai New 24 ha mostrato con un sorriso furbetto la scena in un aeroporto di Obama che con fare circospetto ma tale da attirare l'attenzione di tutti prende dalla tasca si mette in mano e poi si passa in un'altra mano un bigliettino che poi consegna ad uno dei generali che sono ad aspettarlo. Corradino Mineo ha fatto intendere che poteva trattarsi dello ordine di uccisione di Bin Laden, del via libera alla operazione. Obama a me è apparso mafioso tanto quanto Provenzano che usava i pizzini per trasmettere i suoi ordini. In ogni caso, il Capo della più potente nazione del pianeta alla guida dell'Occidente e del mondo anglosassone, agisce con le maniere spicce di un boss ritenendosi arbitro della vita altrui al disopra dello Stato di Diritto e di ogni legge e di ogni organismo legislativo o parlamentare. Ha compiuto un gesto di enorme brutalità contro il diritto e contro le istituzioni internazionali e del suo stesso paese.
Mi ha molto colpito la scena di Obama e della Clinton attorniati da una diecina di alti papaveri della amministrazione che sembrano assistere in diretta all'omicidio di Bin Laden. Mi ha ricordato che gli USA sono il paese della pena di morte che viene eseguita in modo crudelissimo davanti ai parenti del condannato. Giustizia è fatta! Hanno assistito in diretta ( a fingono di assistere) all'omicidio in diretta di Bin Laden. Vogliono sembrare i parenti più stretti degli USA colpiti dal cattivissimo con l'incendio delle Torri Gemelle!!
Sgomenta il fatto che Obama esibisca fatti e gesti che avvengono al di fuori delle regole delle legge e dei principi fondamentali di tutte le Carte dei Diritti a cominciare dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo. Per gli USA l'obiettivo di morte che si prefiggono supera tutte le resistenze dell'etica e dei diritti. E' il soldato blu che taglia la gola al pellirossa che oppone resistenza e non vuole andare via dalla sua terra. E' la Giustizia a difesa di un ordine sociale e politico che non ammette contraddizioni e diversità.
Riflettevo che in fondo tutto quello che sappiamo di Bin Laden, a parte le sue apparizioni sospettate di essere funzionali alle politiche USA, ci sono state dette soltanto dagli americani. Lo stesso dicasi per i prigionieri di Guantanamo. Nessuno sa con esattezza di che cosa sono rei. Sappiamo che sono sospettati di terrorismo. Ma non abbiamo mai potuto sentire la loro difesa. Sono in galera senza quel minimo di diritti che i siracusani attribuivano ai prigionieri ateniesi chiusi nelle latomie.
Obama vuole abituare il mondo alla sua barbarie. Dovremmo essere amministrati tutti da Lui che stabilisce di volta in volta che cosa ci vuole per noi. Ha detto: "il mondo deve parlare una sola voce". Una dichiarazione di enorme e pericolosa megalomania perchè mai il mondo ha parlato una sola voce nella sua lunga storia. Non ai tempi dei Romani e dei Persiani o dei Cinesi. Sta andando molto oltre il bushismo e sarebbe ora che ammetta un contraddittorio sulla questione del terrorismo. Termine usato e stiracchiato per consentirgli di fare le cose anche le più sporche come il bombardamento con 130 missili Cruise della Libia che viene distrutta e riportata al tempo della dominazione coloniale.
In un solo caso Obama e gli USA potrebbero essere credibili: nel caso che le Torri Gemelle fossero state abbattute dai terroristi di Bin Laden. Ma sappiamo tutti e lo stesso Obama sa che l'abbattimento delle torri Gemelle è opera degli stessi USA e che mai e poi mai sarebbero potute cadere all'impatto degli aerei se non fossero stati minuziosamente minati prima.
Il martellamento dei massmedia sull'omicidio di Bin Laden sta crescendo di volume e di intensità. A che cosa mira? A che serve questa imposizione di un false flag sempre pià ridicolo e fragile ? La coppia Obama Clinton dove va a parare? Che cosa vogliono dal mondo che tengono in stato di agitazione continua?
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
lunedì 4 aprile 2011
messaggio di Gheddafi alla Unione Europea ed al Congresso USA
Non c'è alcun motivo interno che abbia potuto scatenare in Libia una crisi di qualsivoglia tipo. Il potere è nelle mani del popolo libico che lo esercita nei Congressi popolari, nei quali sono presenti tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore età. Non esiste altro esempio di questa democrazia popolare diretta se non in quella dell'antica Atene. La ricchezza del petrolio appartiene al popolo libico, le armi sono nelle mani del popolo, in Libia non c'è un governatore che governa, non ci sono governatori né governati. [La Libia] ha sconfitto la sete con la costruzione di un fiume artificiale sotterraneo, ha supinamente rinunciato ad un programma nucleare, ha risolto tutte le questioni legate alla guerra fredda in maniera pacifica, ha risolto i problemi del continente con i Paesi limitrofi ricorrendo all'arbitrato, ha aderito alla coalizione internazionale contro il terrorismo, ha contribuito efficacemente ed in concerto con gli altri Paesi a limitare il pericolo del terrorismo estremista.
Ha costituito una leadership popolare ed islamica volta a riunire le forze islamiche moderate in modo da riempire quel vuoto che è sfruttato dal terrorismo estremista, ha bloccato l'emigrazione clandestina verso l'Europa, ha giocato un ruolo attivo nel risolvere i problemi africani e nello stabilire la pace in quel continente, diventandone, per decisione degli africani, la guida. Ha aperto le sue porte al turismo mondiale, ha presentato il “Libro Bianco” per risolvere pacificamente i problemi del Medio Oriente, ha proposto un progetto per porre fine alla pirateria che si manifesta in Somalia e nelle zone calde.
Sembra che, a causa di questa apertura e del suo ruolo nel soffocare il terrorismo, agenti di al-Qaida si siano infiltrati e siano stati arruolati, e abbiano sfruttato quanto successo in Tunisia ed Egitto come una cortina di fumo per attaccare improvvisamente caserme dell'esercito e stazioni di polizia al fine di rifornirsi di armi. Hanno cominciato ad aprire il fuoco contro i militari ed hanno preso il controllo di alcune moschee convertendole in magazzini per le armi e proclamando un emirato islamico sotto le direttive di al-Qaida ed invitando al jihad. Non abbiamo fatto altro che cercare di rispondere a questo assedio con la collaborazione dei cittadini, quindi le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in alcuni edifici di certe città, nei quali si rintanavano i terroristi di al-Qaida. L'arresto di questi, che continuano a mantenere il controllo di tali edifici, è avvenuto nella sola Benghazi. […]
Essi sono stati in grado di assaltare la prigione cittadina, rilasciare tutti i detenuti ed i criminali ed armarli per combattere nelle fila di al-Qaida. La crisi è stata creata per attuare la strategia di una nuova crociata o di un nuovo progetto coloniale. In Libia non c'è un'Oriente ed un'Occidente, non ci sono scontri ideologici né problemi di altro tipo. La Libia è un Paese sicuro, che ha reso sicuro il Nord Africa ed ha arrestato l'emigrazione. Ha cancellato i programmi di armi di distruzione di massa, gioca un ruolo importante nella stabilizzazione [della regione] e risolve i propri problemi attraverso il potere del popolo.
E' stato creato un problema senza che ve ne fossero le cause. Quanto sta accadendo adesso mira a sostenere al-Qaida per mezzo della copertura aerea e dei missili, al fine di permetterle di controllare il Nord Africa e trasformarlo in un secondo Afghanistan. Il popolo libico sta facendo fronte ad un attacco brutale ed ingiusto, ad una palese e volgare ingerenza nei propri affari interni. Centinaia di libici e libiche vengono uccisi da questo bombardamento aggressivo, che non ha giustificazioni né esempi simili in quanto ad umanità ed ingiustizia. Nel frattempo il mondo guarda ad un piccolo popolo e ad un Paese in via di sviluppo i cui mari, cieli e terre sono violati da parte delle maggiori potenze nucleari, le quali operano fuori dalla carta delle Nazioni Unite, agendo contro il popolo libico senza pietà. Per vostra informazione in Libia non erano presenti dall'inizio manifestazioni e proteste, a differenza di Tunisia ed Egitto. Non si aprì il fuoco contro i manifestanti, perché non c'erano manifestanti. Non vennero uccise più di 150 persone, e gran parte di essi non erano che militari e poliziotti nell'atto di difendere sé stessi durante gli attacchi alle loro sedi. L'immagine della Libia che è stata veicolata è un'immagine artificiale il cui scopo e far passare e giustificare una seconda crociata, come ha dichiarato esplicitamente la Francia, o una nuova operazione coloniale.
I civili uccisi dall'alleanza crociata....
Siamo un popolo unito dietro la Guida della Rivoluzione e facciamo fronte da un lato al terrorismo di al-Qaida e dall'altro al terrorismo della Nato, che ora supporta direttamente al-Qaida. La contraddizione è lampante.
Fermate la vostra ingiusta e brutale aggressione alla Libia. Lasciate la Libia ai Libici. State annientando un popolo tranquillo, state distruggendo un Paese in via di sviluppo. In Libia non c'è altro problema che non siano gli elementi di al-Qaida ed il confrontarsi con i missili e l'aviazione che rappresentano il mondo crociato. Si tratta di contraddizioni.
Sembra che voi in Europa ed in America non guardiate a queste operazioni identificandole come infernali, barbariche e brutali. Eppure sono di poco inferiori a quanto fece Hitler travolgendo l'Europa e bombardando la Gran Bretagna.* Come attaccate chi combatte al-Qaida? Interrompete la vostra aggressione brutale ed ingiusta al nostro Paese. Deve essere l'Unione Africana a prendere in mano la questione. La Libia accetterà ogni decisione presa dall'Unione Africana per mezzo della Commissione Africana Suprema, che è stata creata per questo scopo.
Testo consultato su Al-Madina al-akhbariyya
*La traduzione è carente e me ne scuso con i lettori. Invito arabisti
Ha costituito una leadership popolare ed islamica volta a riunire le forze islamiche moderate in modo da riempire quel vuoto che è sfruttato dal terrorismo estremista, ha bloccato l'emigrazione clandestina verso l'Europa, ha giocato un ruolo attivo nel risolvere i problemi africani e nello stabilire la pace in quel continente, diventandone, per decisione degli africani, la guida. Ha aperto le sue porte al turismo mondiale, ha presentato il “Libro Bianco” per risolvere pacificamente i problemi del Medio Oriente, ha proposto un progetto per porre fine alla pirateria che si manifesta in Somalia e nelle zone calde.
Sembra che, a causa di questa apertura e del suo ruolo nel soffocare il terrorismo, agenti di al-Qaida si siano infiltrati e siano stati arruolati, e abbiano sfruttato quanto successo in Tunisia ed Egitto come una cortina di fumo per attaccare improvvisamente caserme dell'esercito e stazioni di polizia al fine di rifornirsi di armi. Hanno cominciato ad aprire il fuoco contro i militari ed hanno preso il controllo di alcune moschee convertendole in magazzini per le armi e proclamando un emirato islamico sotto le direttive di al-Qaida ed invitando al jihad. Non abbiamo fatto altro che cercare di rispondere a questo assedio con la collaborazione dei cittadini, quindi le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in alcuni edifici di certe città, nei quali si rintanavano i terroristi di al-Qaida. L'arresto di questi, che continuano a mantenere il controllo di tali edifici, è avvenuto nella sola Benghazi. […]
Essi sono stati in grado di assaltare la prigione cittadina, rilasciare tutti i detenuti ed i criminali ed armarli per combattere nelle fila di al-Qaida. La crisi è stata creata per attuare la strategia di una nuova crociata o di un nuovo progetto coloniale. In Libia non c'è un'Oriente ed un'Occidente, non ci sono scontri ideologici né problemi di altro tipo. La Libia è un Paese sicuro, che ha reso sicuro il Nord Africa ed ha arrestato l'emigrazione. Ha cancellato i programmi di armi di distruzione di massa, gioca un ruolo importante nella stabilizzazione [della regione] e risolve i propri problemi attraverso il potere del popolo.
E' stato creato un problema senza che ve ne fossero le cause. Quanto sta accadendo adesso mira a sostenere al-Qaida per mezzo della copertura aerea e dei missili, al fine di permetterle di controllare il Nord Africa e trasformarlo in un secondo Afghanistan. Il popolo libico sta facendo fronte ad un attacco brutale ed ingiusto, ad una palese e volgare ingerenza nei propri affari interni. Centinaia di libici e libiche vengono uccisi da questo bombardamento aggressivo, che non ha giustificazioni né esempi simili in quanto ad umanità ed ingiustizia. Nel frattempo il mondo guarda ad un piccolo popolo e ad un Paese in via di sviluppo i cui mari, cieli e terre sono violati da parte delle maggiori potenze nucleari, le quali operano fuori dalla carta delle Nazioni Unite, agendo contro il popolo libico senza pietà. Per vostra informazione in Libia non erano presenti dall'inizio manifestazioni e proteste, a differenza di Tunisia ed Egitto. Non si aprì il fuoco contro i manifestanti, perché non c'erano manifestanti. Non vennero uccise più di 150 persone, e gran parte di essi non erano che militari e poliziotti nell'atto di difendere sé stessi durante gli attacchi alle loro sedi. L'immagine della Libia che è stata veicolata è un'immagine artificiale il cui scopo e far passare e giustificare una seconda crociata, come ha dichiarato esplicitamente la Francia, o una nuova operazione coloniale.
I civili uccisi dall'alleanza crociata....
Siamo un popolo unito dietro la Guida della Rivoluzione e facciamo fronte da un lato al terrorismo di al-Qaida e dall'altro al terrorismo della Nato, che ora supporta direttamente al-Qaida. La contraddizione è lampante.
Fermate la vostra ingiusta e brutale aggressione alla Libia. Lasciate la Libia ai Libici. State annientando un popolo tranquillo, state distruggendo un Paese in via di sviluppo. In Libia non c'è altro problema che non siano gli elementi di al-Qaida ed il confrontarsi con i missili e l'aviazione che rappresentano il mondo crociato. Si tratta di contraddizioni.
Sembra che voi in Europa ed in America non guardiate a queste operazioni identificandole come infernali, barbariche e brutali. Eppure sono di poco inferiori a quanto fece Hitler travolgendo l'Europa e bombardando la Gran Bretagna.* Come attaccate chi combatte al-Qaida? Interrompete la vostra aggressione brutale ed ingiusta al nostro Paese. Deve essere l'Unione Africana a prendere in mano la questione. La Libia accetterà ogni decisione presa dall'Unione Africana per mezzo della Commissione Africana Suprema, che è stata creata per questo scopo.
Testo consultato su Al-Madina al-akhbariyya
*La traduzione è carente e me ne scuso con i lettori. Invito arabisti
sabato 5 marzo 2011
lotta di classe e geopolitica
siamo come le mosche bianche coloro che abbiniamo l'idea della lotta di classe alla geopolitica. La sinistra bertinottiana si è inventata che la geopolitica e la lotta di classe non vanno insieme. Insomma nei fatti debbo stare con gli americani e gli europei che vogliono rapinare i popoli della Libia, dell'Iran e del Venezuela dei loro beni perchè sarebbe prioritario il giudizio sui loro regimi su quello dell'imperialismo. Si nega insomma il carattere internazionale della lotta di classe. Inoltre non si tiene conto che pur con aspetti non condivisibili la Libia ha dato un livello di vita e di sicurezza sociale ai suoi cittadini tra i più alti del mondo, livello che come quello degli irakeni al tempo di Sadam non ci sarà più. L'impero li riporta all'età della pietra perchè non ammette la prosperità di civiltà diverse dalla sua....
pietro ancona
pietro ancona
lettera a Bella Ciao che ha censurato i miei scritti
sabato 5 Marzo 2011 (
legittimità delle mie opinioni
Caro Collettivo,
pensavo che ci fosse stato in voi un ritorno alla ragione ed invece noto che insistete nel cancellare i miei scritti. Convinto che le cose che scrivo sulla Libia siano vere e giuste anche se non sono frutto dello indottrinamento sublimale della TV e della stampa che vuole fare credere esistere in Libia una rivolta popolare animata da ragioni di libertà e di giustizia contro Gheddafi. Se fosse così i rivoltosi non si sarebbero impossessati con le armi dei pozzi di petrolio e degli aeroporti dai quali ricevono incessanti aiuti dagli USA in armi e contractors addestrati al sabotaggio ed alla guerriglia. Ho spiegato che il problema oggi è difendere l’indipendenza della Libia che si identifica, piaccia o non piaccia, con la sopravvivenza di Gheddafi. Che è stato condannato a morte dal Capo Mafia dell’Occidente Obama che ha già dato ordine di spogliare la Libia di tutti i suoi beni. Cento miliardi di dollari in fondi sovrani presenti in Europa sono già stati rapinati, tre milioni di lavoratori africani ridotti in profughi in fuga, migliaia di aziende e lavoratori e tecnici italiani costretti a lasciare tutto e rientrare. La conquista della Libia, spacciata per missione umanitaria, non è diversa dalle imprese colonialiste di Mussolini e del Generale Graziani, e l’uso di proiettili all’uranio ne avvelenerà le generazioni future facendone mostri,. La repressione che fate di questo punto di vista, estremamente minoritario in Occidente, fa pensare con tristezza a quanta confusione ci sia in ciò che una volta era la sinistra ed il socialismo. Dovevate andate orgogliosi di quella che definite la mia "merda". La mia merda è fertilizzante di idee rigogliose e forti di una sinistra antiimperialista consapevole che non esiste lotta di classe che non abbia anche un respiro geopolitico. Non era il caso di respingerla con la bava alla bocca. Vi auguro ogni bene nel triste mondo della nuova dittatura fascista degli USA che purtroppo non hanno la saggezza dell’Impero Romano che non spogliava ma integrava i popoli e li rispettava mentre questi fanatici di un cristianesimo folle e bellicista e di una ideologia che non ammette culture diverse tengono il mondo nella sofferenza e nel dolore. Ieri ed oggi Irak Afghanistan, Somalia.....Oggi Libia, domani Venezuela e Iran e magari voi direte che si tratta della liquidazione di regimi totalitari e di dittatori indegni di vivere. Pietro Ancona
Di : pietro
sabato 5 Marzo 2011
Iscriviti a:
Post (Atom)




