Olga benario

Olga benario
rivoluzionaria e martire

giovedì 14 gennaio 2010

lettera a Sergio Romano su Craxi

Caro Romano,
sono un vecchio socialista assai dispiaciuto per il rincrudelimento delle polemiche attorno a Craxi. Sarebbe stato assai meglio non organizzare alcun decennale. La strumentalizzazione è enorme e ci si serve della sua memoria per giusticare misfatti di oggi come l'aggressione quotidiana alla magistratura e le riforme contro la Costituzione.
Una volta ho sentito una intervista
fatta a Craxi ad Hammamet. Era seduto su un muretto a fronte del mare e rispondeva alle domande del giornalista
con il tono che generalmente un prigioniero usa quando qualcuno gli si reca in visita. Mare o sbarre di prigione sono la stessa cosa quando ci si sente prigionieri di una realtà.
Avrebbe fatto meglio a non fuggire in Tunisia ed affrontare il processo o i processi. Non ha cambiato in meglio la sua condizione. La libertà di Hammamet non è mai stata libertà.
Pietro Ancona

haiti e cuba

Il Berluskones al quadrato che abita la Casa Bianca si agita da due giorni invitando il mondo ad arrecare aiuto ai disgraziatissimi abitanti di Haiti molti dei quali morranno non a causa del terremoto ma per la mancanza di cure e di assistenza che ancora non giungono da nessuna parte.
Del resto la gran parte delle vittime di NewOrleans il suo predecessore li fece crepare immersi nel fango per giorni e giorni o abbandonati nelle loro case invase dalle acque.
Obama e gli USA si dovrebbero vergognare per la condizione degli abitanti di Haiti che costituisce un pezzo degli USA e come sistema economico e sociale e per la dominanza USA sul territorio e sui criminali governi dell'Isola.
Basta guardare la gente di Haiti per capire l'odio degli americani wasp per Cuba. Cuba è povera ma gli abitanti hanno dignità,
lavoro, cultura, socialità, assistenza medica, pensioni.
Gli abitanti di Haiti sono costretti a subire governi dispotici di autentici cannibali che non possono rovesciare senza provocare una invasione del Grande Fratello.
Guardare Haiti significa apprezzare immensamente Cuba con tutti i suoi difetti ma con i suoi milioni di bambini ben nutriti e che vanno a scuola e sono seguiti da gruppi di professori psicologi ed altro. Il comunismo cubano investe nel futuro che è dato appunto dai suoi
meravigliosi bambini.

mercoledì 13 gennaio 2010

nel decennale della morte di Craxi

IL DECENNALE DELLA MORTE DI CRAXI
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Il 12 luglio del 1976 mi trovavo a Roma per una riunione della CGIL. Saputo che all'Albergo Midas era riunito il Comitato Centrale del PSI decisi di andarci. Nella Hall dell'albergo c'erano i socialisti che passeggiavano a gruppetti forse in una pausa dei lavoro. Solo, seduto su un divano, c'era Francesco De Martino
che rosicchiava nervosamente uno stecchino. Era di un pallore che tralignava nel giallo. I maggiorenti socialisti che fino a ieri si piegavano in due per ossequiarlo gli camminavano davanti come se fosse parte della tappezzeria. Mi fece davvero una fortissima impressione questa scena dal vivo di una congiura di palazzo con defenestrazione del Segretario del Partito.
Francesco De Martino aveva guidato il Partito con grande onestà personale ma altrettanta indolenza.
Era troppo uomo di studi per farsi assorbire completamente dai gravosi impegni della sua carica. Gli piaceva andare a caccia allevare canarini ed insegnare storia del diritto romano di cui era uno dei più grandi cultori.
Negli ultimi anni forse si era convinto della inutilità della esistenza di due partiti della sinistra, il grosso pci ed il nervoso psi. Forse si era convinto che il centro-sinistra fosse una esperienza in perdita a fronte della predominanza dc. Inoltre, il PCI e la DC tendevano a colloquiare " ad inciucire" come si direbbe oggi sulla testa dei socialisti. Credo che considerasse esaurita l'esperienza del PSI difronte alla notevole trasformazione in senso socialdemocratico del PCI. La parola d'ordine della sua ultima campagna elettorale fu: "mai più al governo senza i comunisti". Il PSI naturalmente perdette quote consistenti di elettorato riducendosi sotto il 10% soglia allora considera pericolosa per la sua stessa sopravvivenza. Rispetto al 68 il PSI perdeva quasi un terzo del suo elettorato.
Il putsh fu voluto da Giacomo Mancini ed ebbe come protagonisti Bettino Craxi, Claudio Signorile ed Enrico Manca. Tre giovani colonnelli. Signorile rappresentava l'ala sinistra del PSI, Craxi l'ala automista e Manca era Gano di Magonza, il demartiniano che pugnalava alla schiena il suo maestro e benefattore. Poi lo scoprimmo uomo della P2.
Al Congresso di Torino del 79, dove ebbi l'amarissima sorpresa di trovare il simbolo dei Partito (falce, martello, sole nascente e libro) sostituito dal funereo Garofano, Craxi si era giù liberato di Manca e si accingeva a governare da solo relegando Signorile al ruolo di capo della opposizione interna.
Aveva già le idee chiare sul da farsi. Prima di tutto liquefare il Partito con l'abolizione del Comitato Centrale che era un organismo di vero controllo e decisione a favore di un Consiglio Nazionale dove imbarcò molti cosidetti rappresentanti della società civile, una sorta di arca di noè di predisposti allo abbandono della nave in caso di pericolo ma di profittarne per saccheggiarne la cambusa ed i mari circostanti.
Cinque anni dopo, al Congresso di Verona trasformato in una sorta di corrida di pretendenti a tutto, alle cariche, alle ricchezze, ai posti, con una platea di fanatizzati che batteva minacciosamente i piedi su un tavolato che rimbombava sinistramente, attaccava il Parlamento come "parco buoi", fischiava Berlinguer, mandava oscuri e cifrati messaggi ai capi della DC, dava una rappresentazione della politica corsara di "Ghino di Tacco" il bandito malandrino che si appostava per derubare i passanti. Il Congresso era dominato da simboli massonici fin troppo eclatanti. Vi fece la comparsa anche la Piramide con Occhio in quello di Palermo.
Il glorioso partito socialista era finito forse per sempre. Sopravvivevano persone limpidissime come Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti. Altri erano stati cacciati via dopo essere stati insultati come "intellettuali dei miei stivali." La bellissima figura di Tristano Codignola ed i tanti come lui che davano lustro al socialismo italiano nella scuola e nella cultura venivano sbeffeggiati ed allontanati. I nuovi astri tutti personaggi interpreti di una politica senza valori e di mero potere come De Michelis, Martelli,la Ganga e tanti tanti altri. Lo stesso Signorile divenne la sinistra "ferroviaria" un modo per descrivere le sue prevalenti attenzioni correntizie. Le idee divennero un puro orpello.
L'ossessione del potere e dello "spazio vitale" dei socialisti divenne la paranoia prediminante nel Partito di Craxi. I risultati furono assai modesti. Non si recuperarono mai il 15% del 68. Il massimo fu un 14,2 che spingeva sempre di più il PSI nel vicolo cieco del partito indispensabile per fare maggioranza ma niente di più.
La cosa peggiore del suo governo fu la cancellazione del tratto laico del PSI. Rinnovò e peggiorò i patti lateranensi mal consigliato da Gennaro Acquaviva un uomo del Vaticano che esercitò una influenza nefasta su di lui e sul PSI. Gli accordi del 1984 hanno stabilizzato un dominio della Chiesa nelle cose italiane che durerà ancora per molto riducendo la sovranità dell'Italia a paese concordatario. Sono peggiorativi di quelli stipulati da Mussolini anche se la religione cattolica non è più ufficialmente religione dello Stato.
Il PSI fu rivoltato da Craxi come un calzino. Divenne un partito liquido controllato spesso dall'esterno da personaggi in alleanza trasversale con gruppi dei potere politico ed economico. Tutti i punti della riforma che Berlusconi vuole imporre all'Italia sono stati indicati da Craxi. L'assetto della Repubblica Presidenziale craxi-berlusconiana è naturalmente di destra, di una destra degradata più vicina alle esperienze delle repubbliche sudamericane di una volta che alla destra europea. Nella Repubblica di Craxi o di Berlusconi conta soltanto la volontà del Capo. La democrazia è una perdita di tempo.
Craxi ha distrutto il socialismo italiano. Mussolini ne fu espulso e, nonostante i venti anni della sua dittatura, dopo di lui il PSI è tornato primo partito dell'Italia moderna. Dopo Craxi il socialismo italiano non esiste più se non nella nostalgia di un reducismo patetico o incarnandosi profondamente nel berlusconismo ad opera di personaggi come Stefania, Boniver, Sacconi, Tremonti, ed altri.
Il socialismo italiano non tornerà mai più a vivere fino a quando non si sarà liberato del tutto della esperienza del quindicennio craxiano.
Le celebrazioni di questi giorni, ampiamente usate dal regime berlusconiano, si svolgono in un clima del tutto negativo per il PSI. Da un lato i berlusconiani celebrano in Craxi il loro Maestro e Martire, dall'altro i detrattori ne oscurano anche taluni degli aspetti positivi e recuperabili della sua politica quali
l'amicizia con Arafat ed i palestinesi, una malcelata insofferenza per il giogo statunitense.
Sarebbe stato meglio per la sua memoria e tutti noi se non si fosse insistito tanto nella forzatura di farne un martire a tutti i costi. Non era un martire. Il suo discorso alla Camera "siamo tutti colpevoli" non lo assolve.
Il socialismo italiano se vorrà tornare ad essere quello che era dovrà liberarsi del suo ricordo r rinunziare per sempre alla sua eredità. L'eredità di Craxi appartiene a Berlusconi e nell'ideologia e nel modo di gestire la politica. Le sue idee hanno infettato e contaminato il PCI oggi PD. Il leaderismo,
il partito liquido, la menzogna della fine della lotta di classe, l'accettazione del liberismo come dogma sostitutivo del comunismo, fanno del PD di oggi un Partito privo di anima e di identità.
Le idee di Craxi, sviluppate da Berlusconi, hanno dato vita ad una forte destra con forte identità. Accolte con invidia dal PCI lo hanno scompaginato e disorientato.
I socialisti dobbiamo riprendere da dove lui ha cominciato. Un metro prima da dove lui comincia.
Pietro Ancona
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lunedì 5 ottobre 2009

giacomo marramao

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BUY THE BOOK Secondo Giacomo Marramao, che affronta in questo libro lo straordinario "mutamento di scala" che accompagna i fenomeni politici della nostra epoca, il ricorso alle categorie di "mondializzazione" o "globalizzazione" non ha solo un significato tecno-economico. Siamo di fronte a un passaggio destinato a trasformare tutte le culture, che chiama in causa una riconversione di concetti fondamentali come identità e differenza, contingenza e necessità, nonché, per cominciare, locale e globale. Rispetto a diagnosi apparentemente antitetiche come quelle di Fukuyama (omologazione universale) e Huntington (conflitto delle civiltà), per Marramao è necessario demistificare due false opposizioni: Stato-mercato e Oriente-Occidente. A tale scopo, il libro, tenendo costantemente sullo sfondala grande discussione sull' "èra globale" avviata fra le due guerre da autori come Spengler, Junger, Schmitt e Heidegger, sviluppa la sua proposta muovendo dal disincanto della categoria di mercato operato da Karl Polanyi e da una profonda revisione dell'approccio comparativo delle culture operato da Max Weber. L'esigenza - avanzata in conclusione attraverso un serrato confronto con le posizioni di Jurgen Habermas e di Jacques Derida - di una "politica universalista della differenza" viene formulata in base a un radicale riesame critico delle pretese di universalità delle stesse categorie, tipicamente occidentali, di democrazia e filosofia.



«Una storicità profonda penetra il cuore delle cose, le isola e le definisce nella loro coerenza, impone ad esse ordini formali implicati dalla continuità del tempo». Nella prospettiva teorica delineata da Giacomo Marramao la «continuità del tempo», che Michel Foucault indica qui come contrassegno del moderno, non è semplice vettore, bensì forma transpolitica per eccellenza, che involve la fitta trama delle categorie filosofiche fondamentali della costellazione moderna. Senza il tempo-storia cumulativo e irreversibile – senza la temporalizzazione della storia – non si darebbe il processo di secolarizzazione nel significato più esteso che è venuto assumendo: ossia di passaggio della società occidentale dalla spazialità rituale degli ordini gerarchici alla fase dinamica della piena autodeterminazione del soggetto. Con questo libro fondativo, da cui ha preso avvio la sua riflessione ventennale intorno all’«impensato» dell’idea di secolarizzazione, Marramao ha anche aperto la saggistica filosofica italiana agli esiti della Begriffsgeschichte tedesca: la storia concettuale che indaga sia la genesi e le trasformazioni del grande lemmario teoretico-politico, sia gli elementi figurali e i complessi metaforici che intervengono nella costituzione dell’«immagine del mondo» lungo la linea di confine tra metafisica e politica, scienza e multiverso delle pratiche.




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Da quando Thomas Hobbes fece del mostro biblico l'emblema dello Stato - il "Dio mortale", la massima potenza terrena - la filosofia politica non ha smesso di fronteggiare il Leviatano. Oggi tuttavia la suggestione simbolica della megamacchina statuale, che ha segnato il destino stesso della modernità, sembra ormai irreversibilmente esaurita. Con l'avanzare del dominio della tecnica il Leviatano appare sempre più, secondo l'intuizione di Nietzsche, un "gelido mostro", menzognero e insensibile alla varietà del divenire e della vita. "Morte di Dio" e "morte dello Stato" non sono che due aspetti di quel medesimo processo di pluralizzazione della politica cui già alludeva Weber con la nozione di "politeismo dei valori". Ripercorrendo la fitta trama della riflessione sul politico, da Schmitt a Habermas, dal "pluralismo corporativo" all'attuale polemica tra "comunitaristi" e "liberali", Marramao delinea la prospettiva di un mutamento di paradigma, al di là degli orizzonti concettuali dello Stato-Leviatano.


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La tragedia di Manhattan ha aperto una nuova epoca, allo stesso modo in cui l'attentato di Sarajevo aveva inaugurato la lunga "guerra civile mondiale" del Novecento. Il crollo delle Twin Towers segna il passaggio dal sistema-mondo al conflitto-mondo, e rappresenta perciò un evento non solo storico e politico, ma anche eminentemente filosofico. Sul limite della nuova epoca globale, caratterizzata dal dominio tecnologico e dall'eclissi delle certezze dell'etica e della politica tradizionali, due filosofi, legati da una comune appartenenza generazionale, tentano di rispondere alla sfida, mettendo a confronto la condivisa tensione verso un nuovo inizio. Il dialogo pone al centro la natura paradossale del nostro presente come "tempo sospeso" tra il non-più del vecchio ordine e il non-ancora di un nuovo ordine che non si riesce a intravedere. In che termini si ripropone oggi il tema classico del rapporto tra attualità e pensiero, in un mondo che sembra relativizzare irrevocabilmente le categorie e i valori con i quali l'Occidente ha costruito la propria identità? Attraverso un confronto serrato, che non rinuncia a spezzare il corso della discussione filosofica con puntuali riferimenti all'attualità politica e alla storia italiana degli ultimi trent'anni, gli autori assumono la questione del presente nel duplice significato di nodo teorico e di costellazione simbolica.




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Da Platone allo spazio-tempo della relatività einsteiniana e all' "indeterminato" della meccanica quantistica. Una mossa originale che spiazza un'intera tradizione della filosofia. Un ripensamento radicale dei paradossi del tempo contro il "gergo filosofico" che oppone autentico a inautentico, l'incommensurabilità della durata interiore alle "misure" del tempo spazializzato. Al centro del libro, una critica serrata di Heidegger e dell'heideggerismo. Al termine del percorso emerge l'immagine del kairos, del "tempo debito": contingenza propizia che dà luogo ad ogni identità, compreso il fenomeno della Mente o Coscienza. E, dallo sfondo del lessico greco, affiora - con un colpo di scena - un ultimo nodo cruciale: l'enigmatica origine del latino tempus.


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Cielo e Terra. Eternità e secolo. Un tipico dualismo occidentale è alla base della varietà di panorami indicati dalla categoria di "secolarizzazione". Passando per una lunga serie di spostamenti sematici ed estensioni metaforiche, quest'espressione si è trasformata - da "terminus technicus" sorto originariamente in ambito giuridico - in concetto teologico e di filosofia della storia: fino a denotare da ultimo la definitiva crisi di ogni modello di storia orientata, in una condizione ipermoderna delimitata dal disincanto operato dalla scienza da un lato e dal prepotente ritorno del mito dall'altro. Il volume di Giacomo Marramao trae spunto dalla voce "Secolarizzazione", redatta dall'autore per il prestigioso "Historisches worterbuch der Philosophie", e da una serie di seminari sul tema tenuti tra il 1992 e il 1993 presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso - Issoco.



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Il filo conduttore di questo viaggio attraverso i labirinti della prospettiva moderna è costituito da un tratto paradossale: l'inconcepibilità del tempo fuori del riferimento a rappresentazioni spaziali. Lo "spiazzamento" filosofico che ne consegue investe in pieno le pretese della filosofia del Novecento di estrapolare una dimensione "autentica" della temporalità in antitesi alla "spazializzazione" - a cominciare dallo stesso Heidegger, di cui il libro propone una critica teoretica radicale. L'alternativa filosofica avanzata viene così a configurare, nella sua novità, un'aperta rottura con tutte le attuali declinazioni della tematica del "nichilismo". Essa non è più giocata sui consueti "superamenti" e "rovesciamenti", ma su uno spostamento laterale dell'ottica con cui l'intera tradizione filosofica occidentale ha finora visualizzato la "questione del tempo".


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Dalla "Critica Sociale" all' "Ordine nuovo", da Turati a Gramsci, dalla critica al filantropismo umanitario delle origini alla crisi del positivismo, si svolge nel movimento operaio italiano una complessa e animata vicenda teorica - specchio, funzione e motore di quella politica - che conduce i socialisti italiani dal Congresso di Genova del 1892 alla scissione di Livorno, dalla separazione dagli anarchici alla 'svolta' del leninismo, ma certamente non si esaurisce, arrivando a fornire materia e schemi al dibattito teorico e politico di questo dopoguerra. Nel valutare meriti, ruoli e rapporti dei protagonisti - uomini e correnti - di questa vicenda, da Turati a Labriola, da Croce a Gentile a Mondolfo, dai 'critici di Marx' ai restauratori di una 'filosofia' del socialismo, il dibattito storiografico degli ultimi decenni, pur nella diversità talora radicale dei giudizi, ha prodotto i suoi canoni, delineato un quadro sistematico. Passando attraverso un'analisi attenta dei testi del 'revisionismo' - da quelli del dibattito collettivo sulle colonne della "Critica Sociale" a quelli decisivi di Labriola, Croce, Gentile, Mondolfo - il volume di Marramao approda da un lato a una valutazione indubbiamente originale del merito teorico e dei significati politici delle correnti e degli episodi più significativi di quel dibattito; dall'altro, a un profondo rimescolamento delle gerarchie, dei rapporti reciproci, delle influenze fra gli interlocutori fondamentali.





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READ MORE... Le complesse vicende politiche e teoriche del marxismo europeo fra gli anni Venti e Trenta trovano nelle elaborazioni, nelle discussioni, nelle polemiche sui processi di metamorfosi del capitalismo un punto di eccezionale chiarificazione: esse rispecchiano, infatti, quella che Max Horkheimer, il massimo esponente della "Teoria critica", aveva definito "crisi della scienza", indicando con questa formula le difficoltà di adeguazione della teoria marxiana della società alle immani trasformazioni del capitalismo fra le due guerre. Organizzato attorno ad una rivisitazione dei vari protagonisti di quei dibattiti - da Karl Korsch a Henrych Grossmann, da Rudolf Hilferding a otto Bauer, da Anton Pannekoek a Paul Mattich, Friedrich Pollock, Alfred Sohn-Rethel, ecc. - ricco del confronto con la vastissima saggistica su questo eccezionale periodo storico, questo volume trova la sua ragione nell'assunto generale che il passaggio dagli anni Venti agli anni Trenta individui un punto nevralgico, un laboratorio incandescente dal quale si sprigionano conflitti e linee di tendenza le cui conseguenze e propaggini appaiono, nella crisi odierna, quanto mai condizionanti: per la teoria non meno che per la prassi, per le idee di 'progetto', 'sviluppo', 'trasformazione' non meno che per le esperienze effettivamente compiute dagli attori sociali.






































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venerdì 10 luglio 2009

lettera a Romano sul G8 e Israele

Caro Romano,

ho notato l'assenza di Israele dal G8 ed a pensarci bene credo che non abbia mai partecipato a questo importante evento internazionale.Al summit dell'Aquila c'era financo Gheddafi e moltissimi altri capi di Stato ma Netanjahu non si è fatto vedere
Come mai? .
Come spiega che la Nazione cruciale per la pace mondiale diserta sistematicamente tutte le occasioni che la metterebbero a confronto con le altre nazioni?
Temeva forse domande imbarazzanti sui bombardamenti di Gaza e sulla prigionia dei suoi abitanti?
Pietro Ancona




domenica 7 giugno 2009

parlamentare ebreo inglese su Israele

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VIDEO: PARLAMENTARE EBREO BRITANNICO ACCUSA ISRAELE DI COMPORTARSI COME I NAZISTI

17 gennaio 2009


"Israele è nato dal terrorismo ebraico, il padre di Tzipi Livni era un terrorista". Incredibili affermazioni alla House of Parliament. Sir Gerald Kaufman, un veterano dei parlamentari laburisti, ieri ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a scappare dalla Polonia.

Durante un dibattito alla Camera dei Comuni sui combattimenti a Gaza, egli ha esortato il governo a imporre un embargo delle armi a Israele.

Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: "Mia nonna era malata nel suo letto quando i nazisti entrarono nella sua casa e un soldato tedesco le sparò uccidendola mentre era a letto."

"Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che uccidono le nonne palestinesi a Gaza. L'attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e spietatamente la perpetua colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell'Olocausto come giustificazione per la sua uccisione dei palestinesi".

Egli ha detto che l'affermazione che gran parte delle vittime palestinesi fossero militanti "era la replica dei nazisti" e ha aggiunto: "Suppongo che gli ebrei che combattevano per la loro vita nel ghetto di Varsavia sarebbero potuti essere qualificati come militanti".

Egli ha accusato il governo israeliano di cercare la conquista e ha aggiunto: "non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono dei pazzi".

YouTube - UK Jewish MP: Israel acting like Nazis in Gaza




Registrato il: 10-01-2008
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di ebrei cm lui in giro
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Ricordo che un paio d'anni fa il nostro presidente della repubblica () se ne usci con questa incredibile frase:


Citazione:
Bisogna combattere l'antisemitismo anche quando questo si traveste da antisionismo, perchè il sionismo è il fondamento dello stato di Israele.

A parte la colossale idiozia di fondo che valida affermazioni come "bisogna rispettare il nazismo perchè è il fondamento della germania nazista" o per par condicio "bisogna rispettare il comunismo perchè è il fondamento della cambogia di pol pot".
Probabilmente un personaggio come Napolitano se dovesse trovare a tu per tu con un Gerald Kaufman rimarrebbe a bocca aperta biascicando cose tipo "no... tu... ebreo! antisionista... ma... è impossibile!"


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