sabato 25 agosto 2012
feliciano Rossitto
Feliciano Rossitto
Feliciano Rossitto era deputato comunista all'Ars quando Fernando Santi, il grande prestigioso segretario aggiunto della CGIL che guidava con saggezza l assieme ad Agostino Novella venne a proporcelo al Comitato Regionale della CGIL in sostituzione di Pio La Torre che tornava al PCI per un incarico nazionale che lo avrebbe trattenuto a Roma fino al suo fatale ritorno in Sicilia all'inizio degli anni ottanta. Era un comunista elitario con una visione illuministica della politica.Riteneva che la realtà si sarebbe potuto cambiare non solo con le lotte ed il movimento della società ma attraverso accordi tra illuminati dirigenti della politica e del potere industriale. Era amico di Rosario Nicoletti e di Nicola Capria segretari della DC e del PSI. Capria per un certo periodo di tempo vice presidente della regione. Si trovò a gestire la lotta per l'abolizione delle zone salariali e questa la fece con la CGIL nelle piazze. Fu fondatore assieme a me ed altri 15 compagni del Direttivo della CGIL nazionale del Sindacato Scuola che fino allora era una componente chiamata "quarta mozione" del sindacato nazionale scuola. PCI e PSI erano contrari a farne un sindacato della CGIL. Tristano Codignola grande intellettuale del PSI era decisamente contrario. Riuscimmo a fare approvare dal Direttivo della CGIL (contraria la segreteria nazionale Sc heda Trentin ed altri) una risoluzione che impegnava per la fondazione di un sindacato scuola che in effetti fu poi fondato e diede grandissime soddisfazioni ai compagni professori e non della scuola al movimento sindacale ed alla sinistra italiana.
Io e Feliciano Rossitto abbiamo dovuto combattere un'altra pesante battaglia dentro la CGIL per l'abolizione delle gabbie salariali. La questione delle gabbie era scoppiata nel Sud a Catania ed in Sardegna con scioperi molto forti. La CGIl riunì tutte le strutture meridionali al Maschio Angioino di Napoli dove per due giorni dibattemmo il tema. La CGIL Nazionale era contraria. Contrariissimi Rinaldo Scheda e Bruno Trentin uomini eminentissimi. Riuscimmo a metterli in minoranza ed avviare un movimento che si concluse con l'abolizione delle gabbie salariali. Certo eravamo favoriti dalla spinta ascensionale delle masse che sembrava irresistibile e anche dal PSI al governo che appoggiava apertamente questo genere di rivendicazioni catalogate sotto il titolo "modernizzazione democratica dell'Italia".
Feliciano fu anche protagonista della vicenda scaturita dai fatti di Avola. La polizia sparò ed uccise due braccianti ma l'emozione che scatenò nel paese quel terribile episodio portò alla riforma del collocamento e fece del caporalato un vero e proprio reato (Ora il caporalato è gestito dalle agenzie interinali e quello della intermediazione mafiosa della mano d'opera straniera non viene neppure rilevato!!)
Fu anche importante propagonista della ricostruzione del Belice dopo il terribile terremoto. Affluirono in Sicilia anche per merito suo aiuti da tutta Italia e specialmente dall'Emilia Rossa.
Amministrava la CGIL con la parsimonia tipica dei ragusani. Avevo bisogno di una auto e mi vendette la vecchia seicento della CGIL per 250 mila lire. Una cifra notevole per me che ne guadagnavo meno di un terzo al mese! La seicento era priva della spalliera del sedile di guida e Giuseppina per qualche tempo la guidò reggendosi con il volante da Palermo a Mezzojuso dove insegnava e dove si recava tutti i giorni a spese sue!
lunedì 20 agosto 2012
azzo toni
Azzo Toni
Nel 1953 la Direzione del PSI commissariò la Federazione di Agrigento. . Persona di spicco del partito agrigentino era l'On.le Giosuè Fiorentino di Palma di Montechiaro che era stato sottosegretario di Stato nel governo De Gasperi. Fiorentino era stato accusato da Michele Pantaleone di accettare voti dalla mafia. Cosa che successivamente fu smentita dallo stesso Pantaleone che chiese scusa ma che tuttavia aveva allarmato la Direzione. Salvatore Lauricella e Filippo Lentini non erano ancora importanti come sarebbero diventati dopo.
Azzo Toni era un vigoroso settantenne elegantemente vestito e pettinato con una scrima che tagliava in due i capelli argentei. Era un fiero antifascista licenziato dalle Ferrovie dello Stato per ordine di Mussolini. Era stato membro del CLN di Genova e trattò in quanto tale la resa dei tedeschi (ho trovato per caso in internet un raro documento con la sua foto e quella degli altri membri del CLN). Completamente estraneo alla realtà agrigentina aveva tuttavia portato nel Partito una ventata di buona cultura. Aveva una memoria prodigiosa. Ricordava tutti gli spartiacque (sic) d'Italia che si facevano imparare nelle scuole medie di un tempo e recitava lunghi brani del Cirano di Bergerac ( cos'è un bacio? Un apostrofo etcc...). Fu Commissario per quasi tre anni. Il Partito agrigentino fu ingrato e duro con lui. Non fu tra i delegati al Congresso di Venezia. La Federazione di Agrigento delegò cinque autonomisti tre nenniani e due lombardiani. Nessuno della sinistra alla quale apparteneva Azzo Toni e che tuttavia a Venezia avrebbe preso la maggioranza del Comitato Centrale mettendo Pietro Nenni in minoranza e quasi spingendolo alle dimissioni. TRa i due lombardiani uno ero io. Ero stato eletto dopo una durissima competizione sopratutto per merito della sezione giovanile di Favara capeggiata dal mio grande amico Calogero Lombardo che minacciò la Sezione di non votare Lauricella se non avessero votato anche per me. Avevo venti anni ed ero uno dei pià giovani delegati al Congresso di Venezia. Come ho già detto Azzo Toni fu del tutto ignorato.
Ho un ricordo straordinario del Congresso dominato da una fascinosa relazione di Pietro Nenni. Parlò per circa tre ore che volarono. Pietro Nenni era molto diligente e le sue relazioni erano tutte scritte. Avendo problemi di vista erano scritte a caratteri molti grossi. Altro oratore eccezionale era Riccardo Lombardi ingegnere originario di Regalbuto, antifascista, Prefetto di Milano, autore del progetto di nazionalizzazione dell'industria elettrica che avrebbe realizzato il primo governo di centro-sinistra. Lombardi parlava senza appunti ma la concatenazione logica delle sue argomentazioni era ferrea scintillante e trascinatrice. Il Congresso di Venezia aggiornava la linea del Partito dopo i fatti di Ungheria. Ci fu il primo strappo con i comunisti e si gettarono le basi dell'incontro con la DC. Nenni vinse politicamente il Congresso ma perse il controllo del Partito. La maggioranza del CC era vecchiettiana. Lauricella che era segretario della federazione non fu eletto nel CC e tornò a casa assai contrariato.
Venezia mi deprimeva. Erano giornate invernali con l'acqua della laguna scura. La città mi sembrava irreale, una specie di teatro disabitato di tanto in tanto invaso dai turisti. Era carissima. Sono eretico se dico che Venezia non mi è piaciuta?
Nel 1953 la Direzione del PSI commissariò la Federazione di Agrigento. . Persona di spicco del partito agrigentino era l'On.le Giosuè Fiorentino di Palma di Montechiaro che era stato sottosegretario di Stato nel governo De Gasperi. Fiorentino era stato accusato da Michele Pantaleone di accettare voti dalla mafia. Cosa che successivamente fu smentita dallo stesso Pantaleone che chiese scusa ma che tuttavia aveva allarmato la Direzione. Salvatore Lauricella e Filippo Lentini non erano ancora importanti come sarebbero diventati dopo.
Azzo Toni era un vigoroso settantenne elegantemente vestito e pettinato con una scrima che tagliava in due i capelli argentei. Era un fiero antifascista licenziato dalle Ferrovie dello Stato per ordine di Mussolini. Era stato membro del CLN di Genova e trattò in quanto tale la resa dei tedeschi (ho trovato per caso in internet un raro documento con la sua foto e quella degli altri membri del CLN). Completamente estraneo alla realtà agrigentina aveva tuttavia portato nel Partito una ventata di buona cultura. Aveva una memoria prodigiosa. Ricordava tutti gli spartiacque (sic) d'Italia che si facevano imparare nelle scuole medie di un tempo e recitava lunghi brani del Cirano di Bergerac ( cos'è un bacio? Un apostrofo etcc...). Fu Commissario per quasi tre anni. Il Partito agrigentino fu ingrato e duro con lui. Non fu tra i delegati al Congresso di Venezia. La Federazione di Agrigento delegò cinque autonomisti tre nenniani e due lombardiani. Nessuno della sinistra alla quale apparteneva Azzo Toni e che tuttavia a Venezia avrebbe preso la maggioranza del Comitato Centrale mettendo Pietro Nenni in minoranza e quasi spingendolo alle dimissioni. TRa i due lombardiani uno ero io. Ero stato eletto dopo una durissima competizione sopratutto per merito della sezione giovanile di Favara capeggiata dal mio grande amico Calogero Lombardo che minacciò la Sezione di non votare Lauricella se non avessero votato anche per me. Avevo venti anni ed ero uno dei pià giovani delegati al Congresso di Venezia. Come ho già detto Azzo Toni fu del tutto ignorato.
Ho un ricordo straordinario del Congresso dominato da una fascinosa relazione di Pietro Nenni. Parlò per circa tre ore che volarono. Pietro Nenni era molto diligente e le sue relazioni erano tutte scritte. Avendo problemi di vista erano scritte a caratteri molti grossi. Altro oratore eccezionale era Riccardo Lombardi ingegnere originario di Regalbuto, antifascista, Prefetto di Milano, autore del progetto di nazionalizzazione dell'industria elettrica che avrebbe realizzato il primo governo di centro-sinistra. Lombardi parlava senza appunti ma la concatenazione logica delle sue argomentazioni era ferrea scintillante e trascinatrice. Il Congresso di Venezia aggiornava la linea del Partito dopo i fatti di Ungheria. Ci fu il primo strappo con i comunisti e si gettarono le basi dell'incontro con la DC. Nenni vinse politicamente il Congresso ma perse il controllo del Partito. La maggioranza del CC era vecchiettiana. Lauricella che era segretario della federazione non fu eletto nel CC e tornò a casa assai contrariato.
Venezia mi deprimeva. Erano giornate invernali con l'acqua della laguna scura. La città mi sembrava irreale, una specie di teatro disabitato di tanto in tanto invaso dai turisti. Era carissima. Sono eretico se dico che Venezia non mi è piaciuta?
lunedì 23 luglio 2012
i forestali siciliani sono pochi
I forestali siciliani sono pochi!
Vorrei spezzare una lancia a favore dei lavoratori forestali siciliani che scandalizzano in ben pensanti con la pancia piena di tutta Italia che non trovano di meglio che sparlare dei lavoratori oggi aggrediti da tutti e non difesi dai loro sindacati che sono diventati maggiordomi del governo e del padronato. Il fatto che siano trentamila fa strillare allo scandalo mentre non si trova niente da dire sugli stipendi miliardari delle alte cariche della pubblica amministrazione compresa quella siciliana.
I lavoratori forestali sono braccianti agricoli appartenenti a 4 categorie : eccezionali, occasionali,abituali e permanenti. Gli eccezionali fanno 50 giornate l'anno, gli occasionali 100, gli abituali 150, i permanenti 200 ( ripeto a memoria ma non credo di sbagliare. Gli elenchi sono fatti un base ad una precisa legge che risale ad alcuni decenni. I lavoratori effettivi permanenti sono soltanto poche migliaia ed inadeguati tenuto conto che la Sicilia non è regione marinara come si può facilmente arguire dal fatto che è circondata dal mare ma una regione montagnosa la cui altitudine media è assai elevata. L'Etna è una delle montagne più alte di Europa. La divisione del lavoro in queste quattro categorie è stata fatta per dare lavoro e pane anche se un piccola quantità ai 400 comuni siciliani. La Sicilia ha 6 milioni di abitanti.
Se volete sapere la mia opinione i trentamila forestali sono pochi e questo giudizio può essere confermato dagli esperti della forestazione. Si tratta di trentamila persone che fanno un lavoro che potrebbe essere fatto soltanto da 5 mila di loro e che appunto vengono pagati come fossero cinquemila. Infatti sono pagati a GIORNATA. Se un forestale fa 100 giorni viene pagato per 100 giorni e così via.
Sono l'ex segretario generale della CGIL siciliana e vi assicuro che si tratta di una scelta pulita, responsabile, socialmente saggia
di cui nessuno in Sicilia si deve vergognare,.
C'è invece da vergognarsi e molto per il trattamento dei dipendenti regionali sia economico che normativo. Ma questo tasto viene toccato raramente perchè...la borghesia non gradisce critiche o essere criticata.... Auspico che i sindacati dei dipendenti regionali avanzino una proposta di autoriforma. Decidano da soli di adeguarsi al resto d'Italia senza aspettare che sia qualcun altro a farlo. Ma per fare una cosa del genere ci vuole intelligenza e senso della propria dignità. Spero che si trovino.
Vorrei spezzare una lancia a favore dei lavoratori forestali siciliani che scandalizzano in ben pensanti con la pancia piena di tutta Italia che non trovano di meglio che sparlare dei lavoratori oggi aggrediti da tutti e non difesi dai loro sindacati che sono diventati maggiordomi del governo e del padronato. Il fatto che siano trentamila fa strillare allo scandalo mentre non si trova niente da dire sugli stipendi miliardari delle alte cariche della pubblica amministrazione compresa quella siciliana.
I lavoratori forestali sono braccianti agricoli appartenenti a 4 categorie : eccezionali, occasionali,abituali e permanenti. Gli eccezionali fanno 50 giornate l'anno, gli occasionali 100, gli abituali 150, i permanenti 200 ( ripeto a memoria ma non credo di sbagliare. Gli elenchi sono fatti un base ad una precisa legge che risale ad alcuni decenni. I lavoratori effettivi permanenti sono soltanto poche migliaia ed inadeguati tenuto conto che la Sicilia non è regione marinara come si può facilmente arguire dal fatto che è circondata dal mare ma una regione montagnosa la cui altitudine media è assai elevata. L'Etna è una delle montagne più alte di Europa. La divisione del lavoro in queste quattro categorie è stata fatta per dare lavoro e pane anche se un piccola quantità ai 400 comuni siciliani. La Sicilia ha 6 milioni di abitanti.
Se volete sapere la mia opinione i trentamila forestali sono pochi e questo giudizio può essere confermato dagli esperti della forestazione. Si tratta di trentamila persone che fanno un lavoro che potrebbe essere fatto soltanto da 5 mila di loro e che appunto vengono pagati come fossero cinquemila. Infatti sono pagati a GIORNATA. Se un forestale fa 100 giorni viene pagato per 100 giorni e così via.
Sono l'ex segretario generale della CGIL siciliana e vi assicuro che si tratta di una scelta pulita, responsabile, socialmente saggia
di cui nessuno in Sicilia si deve vergognare,.
C'è invece da vergognarsi e molto per il trattamento dei dipendenti regionali sia economico che normativo. Ma questo tasto viene toccato raramente perchè...la borghesia non gradisce critiche o essere criticata.... Auspico che i sindacati dei dipendenti regionali avanzino una proposta di autoriforma. Decidano da soli di adeguarsi al resto d'Italia senza aspettare che sia qualcun altro a farlo. Ma per fare una cosa del genere ci vuole intelligenza e senso della propria dignità. Spero che si trovino.
sabato 14 luglio 2012
le parole sono spie
Le parole sono spie
Il commento di Mario Monti al declassamento che l'Agenzia di Rating Mood's ha fatto dei titoli italiani con straordinaria tempistica legata allo svolgimento della vicenda finanziaria internazionale, è disvelatore della... sua assoluta complicità con le banche e gli organismi che si stanno "lavorando" l'Italia prosciugandola dei suoi beni e rendendola povera e pazza.
Monti ha usato due termini per affrontare il misfatto Moody's: disgrazia e punizione. Ora tutto si può dire della decisione di Moody's tranne che si tratti di una disgrazia. Il vocabolario italiano dice che disgrazia sta ad indicare evento tragico, doloroso: Esempio: ha avuto una vita piena di disgrazie Sinonimi: avversità, calamità, guaio, incidente, infortunio, tragedia. Dice inoltre: evento tragico, doloroso: Esempio: ha avuto una vita piena di disgrazie Sinonimi: avversità, calamità, guaio, incidente, infortunio, tragedia. Ora Moody's è un organismo che ha espresso un giudizio che danneggia l'Italia e non lo ha fatto contrariamente alla sua volontà o per errore ma deliberatamente e certamente in combutta con gli squali che agiscono mandandolo avanti e poi ci lucrano sopra succhiando il sangue dei popoli. Uno Stato che viene danneggiato in modo così grave in un momento delicatissimo della sua vita non commenta dicendo che è una disgrazia ma una pugnalata inferta da assassini finanziari killers di profittatori.
L'altro termine che ha usato Monti è stato "punizione". L'Italia viene punita ma di quali peccati? Chi è Moodys, chi sono i banditi che agiscono nell'ombra alle sue spalle per punirci? Chi dà a questi signori il potere di punirci o di premiarci? Chi sono? A quanto pare Monti riconosce a questi signori il potere di punirci anche se fa capire di ritinere la punizione ingiusta.
Debbo aggiungere che le altre reazioni di personaggi italiani ed europei alla decisione di Moody's sono state assai morbide. Il diritto di Moody's di giudicarci e di rovinarci non viene messo in discussione dal sistema politico istituzionale che è complice della speculazione finanziaria e non farà nulla ma proprio nulla di non dico estirparla ma soltanto moderarla e renderla meno cruenta e sanguinaria.
Mi confermo che Mario Monti governa ma per tutelare interessi stranieri all'Italia, interessi che negli ultimi dieci mesi ci hanno salassato di almeno un centinaio di miliardi di euro che non vedremo mai più.
Pietro Ancona
Il commento di Mario Monti al declassamento che l'Agenzia di Rating Mood's ha fatto dei titoli italiani con straordinaria tempistica legata allo svolgimento della vicenda finanziaria internazionale, è disvelatore della... sua assoluta complicità con le banche e gli organismi che si stanno "lavorando" l'Italia prosciugandola dei suoi beni e rendendola povera e pazza.
Monti ha usato due termini per affrontare il misfatto Moody's: disgrazia e punizione. Ora tutto si può dire della decisione di Moody's tranne che si tratti di una disgrazia. Il vocabolario italiano dice che disgrazia sta ad indicare evento tragico, doloroso: Esempio: ha avuto una vita piena di disgrazie Sinonimi: avversità, calamità, guaio, incidente, infortunio, tragedia. Dice inoltre: evento tragico, doloroso: Esempio: ha avuto una vita piena di disgrazie Sinonimi: avversità, calamità, guaio, incidente, infortunio, tragedia. Ora Moody's è un organismo che ha espresso un giudizio che danneggia l'Italia e non lo ha fatto contrariamente alla sua volontà o per errore ma deliberatamente e certamente in combutta con gli squali che agiscono mandandolo avanti e poi ci lucrano sopra succhiando il sangue dei popoli. Uno Stato che viene danneggiato in modo così grave in un momento delicatissimo della sua vita non commenta dicendo che è una disgrazia ma una pugnalata inferta da assassini finanziari killers di profittatori.
L'altro termine che ha usato Monti è stato "punizione". L'Italia viene punita ma di quali peccati? Chi è Moodys, chi sono i banditi che agiscono nell'ombra alle sue spalle per punirci? Chi dà a questi signori il potere di punirci o di premiarci? Chi sono? A quanto pare Monti riconosce a questi signori il potere di punirci anche se fa capire di ritinere la punizione ingiusta.
Debbo aggiungere che le altre reazioni di personaggi italiani ed europei alla decisione di Moody's sono state assai morbide. Il diritto di Moody's di giudicarci e di rovinarci non viene messo in discussione dal sistema politico istituzionale che è complice della speculazione finanziaria e non farà nulla ma proprio nulla di non dico estirparla ma soltanto moderarla e renderla meno cruenta e sanguinaria.
Mi confermo che Mario Monti governa ma per tutelare interessi stranieri all'Italia, interessi che negli ultimi dieci mesi ci hanno salassato di almeno un centinaio di miliardi di euro che non vedremo mai più.
Pietro Ancona
sabato 2 giugno 2012
infamie italiote
Si è consumata la Grande Infamia contro i lavoratori italiani con l'approvazione al Senato della legge che liquida l'art.18, distrugge il ccnl a tempo indeterminato, riduce il sostegno alla disoccupazione con la complicità quasi aperta di CGIL CISL UIL che non battono ciglio. Quanto sono stato ingenuo a credere alle parole della Camusso quando diceva che l'art.18 era un fatto di civiltà e annunziava due giorni di sciopero!
Ora si dovrà pronunziare la Camera ma non dubito che il PD farà mancare il suo apporto convinto ed ideologico alla svolta e che nellle fabbriche e nei posti di lavoro con i lavoratori terrorizzati dalla crisi i sindacati si serviranno di questa per giustificare la loro inerzia.
Senza il sostegno del PD ed il via libera di Cgil-Cisl-UIL il Governo non avrebbe mai avuto la forza di abolire l'art.18 e manomesso il resto. Anche Napolitano è stato della partita spingendo i sindacati a calare la testa ed ottenendola.
Oggi i Segretari Generali di CGIL CISL UIL dopo avere annullato la parata dei lavoratori per il 2 giugno accanto alle forze armate si recheranno nelle zone terremotate. Sarebbe una giusta e bella scelta se non si trattasse di uno spot propagandistico per mettere la sordina sull'art.18 e se la visita non fosse concepita in termini "istituzionali". Visiteranno i terremotati con il Presidente della regione Ernani e vedranno il terremoto ed i suoi problemi non insieme alla gente che soffre e con cui condividere la sofferenza ma in una funzione "terza" e nella ideologia della sussidiarietà che oramai muove le azioni dei sindacati.
Non condivido per niente la parata militare per festeggiare la repubblica. L'esercito che sfilerà non è l'esercito di leva nazionale in cui si riconoscerebbe l'intero popolo italiano ma un esercito di professionisti in atto impegnato in agghiaccianti ed allucinanti occupazioni coloniali di popoli privati della loro libertà, un esercito che come sanno i militari è subalterno a quello americano che occupa l'Italia con 103 basi militari sparse in tutta la penisola. Se questo Esercito festeggia la Repubblica questa Repubblica non è quella di tutti gli italiani ma di coloro che approfittano della loro maggioranza in Parlamento per cancellare i diritti dei lavoratori.
Ora si dovrà pronunziare la Camera ma non dubito che il PD farà mancare il suo apporto convinto ed ideologico alla svolta e che nellle fabbriche e nei posti di lavoro con i lavoratori terrorizzati dalla crisi i sindacati si serviranno di questa per giustificare la loro inerzia.
Senza il sostegno del PD ed il via libera di Cgil-Cisl-UIL il Governo non avrebbe mai avuto la forza di abolire l'art.18 e manomesso il resto. Anche Napolitano è stato della partita spingendo i sindacati a calare la testa ed ottenendola.
Oggi i Segretari Generali di CGIL CISL UIL dopo avere annullato la parata dei lavoratori per il 2 giugno accanto alle forze armate si recheranno nelle zone terremotate. Sarebbe una giusta e bella scelta se non si trattasse di uno spot propagandistico per mettere la sordina sull'art.18 e se la visita non fosse concepita in termini "istituzionali". Visiteranno i terremotati con il Presidente della regione Ernani e vedranno il terremoto ed i suoi problemi non insieme alla gente che soffre e con cui condividere la sofferenza ma in una funzione "terza" e nella ideologia della sussidiarietà che oramai muove le azioni dei sindacati.
Non condivido per niente la parata militare per festeggiare la repubblica. L'esercito che sfilerà non è l'esercito di leva nazionale in cui si riconoscerebbe l'intero popolo italiano ma un esercito di professionisti in atto impegnato in agghiaccianti ed allucinanti occupazioni coloniali di popoli privati della loro libertà, un esercito che come sanno i militari è subalterno a quello americano che occupa l'Italia con 103 basi militari sparse in tutta la penisola. Se questo Esercito festeggia la Repubblica questa Repubblica non è quella di tutti gli italiani ma di coloro che approfittano della loro maggioranza in Parlamento per cancellare i diritti dei lavoratori.
giovedì 24 maggio 2012
FUNERALI DI STATO
Solenni funerali di Stato di Placido Rizzotto
Oggi solenni funerali di Stato di Placido Rizzotto a Corleone alla presenza del Capo dello Stato che ieri ha presenziato il ventennale di Falcone e domani si recherà anche a Portella della Ginestra per rendere omaggio ai caduti della prima grande strage di mafia-Stato e c'entrano anche gli americani (leggere al riguardo le cose che scrive il prof.Giuseppe Casarrubea).
Ho sentito stamane a TG3 l'intervista del nipote di Placido Rizzotto. Anche lui si chiama Placido. Ha raccontato il martirio di Rizzotto ricordandosi di tutti gli altri sindacalisti trucidati dalla mafia prima e subito dopo le elezioni del 1948 che assicurarono successo alla DC partito preferito dalla mafia per decenni in Sicilia. Gli sono grato di questo riferimento che va da Rizzotto a Salvatore Carnevale uno degli ultimi caduti sotto il piombo delle lupare. Placido Rizzotto ha anche ricordato il sacrificio di Bernardino Verro altro grande corleonese organizzatore dei Fasci dei Lavoratori e dirigente del movimento contadino autore di un importante contratto di riforma dei patti colonici. Verro fu Sindaco di Corleone e fu ucciso nel 1915. La storia siciliana è storia di una forte e radicata antimafia che ha dato vita ad un movimento socialista consapevole, una grande forza culturale di liberazione della Sicilia e del Sud.
Lo Stato che celebra i funerali a Placido Rizzotto a quasi settanta anni dalla orribile uccisione e dall'infoibamento è assai lontano dai valori di cui Rizzotto sindacalista socialista e partigiano era portatore. Valori della dignità del lavoro che con il disegno di legge in discussione al Senato viene conculcata continuando a dare vita alla malvagia legge Biagi (flessibilità in entrata) e abbattendo l'art.18 sulla giusta causa. Valori legati ad una Costituzione per la quale Rizzotto combattè da partigiano e che è in via di liquidazione. E' uno Stato che si accanisce con cattiveria sui lavoratori distruggendone le conquiste. Uno Stato che ha distrutto la coesione sociale e che ha spinto tantissime persone alla disperazione ed al suicidio. C'è contraddizione tra il funerale a Placido ed il comportamento di questo Stato che ha fatto dei lavoratori italiani gli ultimi d'Europa. Per questo avevo espresso dubbi e perplessità su un rito che non corrisponde agli orientamenti ed alla natura di questo Stato e del suo Governo.Il PSi di oggi è l'epigone mediocrissimo ed insignificante del grande Partito che fu di Placido Rizzotto e di Sandro Pertini. Anche la stessa CGIL non è più quella di Placido Rizzotto e da un ventennio non fa altro che ritirarsi sotto l'offensiva del padronato e della destra. Lo ha fatto per la scala mobile, per le pensioni, per l'art.18, per la legge Biagi, per la scuola. La glorificazione del passato rischia di essere una operazione demagogica ed insincera per coprire un presente che è il peggiore possibile per i lavoratori italiani abbandonati alla loro solitudine. Ma il funerale costituirà se non una riparazione storica che non c'è il riconoscimento dell'eroismo di una Sicilia che si è battuta a mani nude contro la mafia e lo Stato che ne era alleato.
Pietro Ancona
Oggi solenni funerali di Stato di Placido Rizzotto a Corleone alla presenza del Capo dello Stato che ieri ha presenziato il ventennale di Falcone e domani si recherà anche a Portella della Ginestra per rendere omaggio ai caduti della prima grande strage di mafia-Stato e c'entrano anche gli americani (leggere al riguardo le cose che scrive il prof.Giuseppe Casarrubea).
Ho sentito stamane a TG3 l'intervista del nipote di Placido Rizzotto. Anche lui si chiama Placido. Ha raccontato il martirio di Rizzotto ricordandosi di tutti gli altri sindacalisti trucidati dalla mafia prima e subito dopo le elezioni del 1948 che assicurarono successo alla DC partito preferito dalla mafia per decenni in Sicilia. Gli sono grato di questo riferimento che va da Rizzotto a Salvatore Carnevale uno degli ultimi caduti sotto il piombo delle lupare. Placido Rizzotto ha anche ricordato il sacrificio di Bernardino Verro altro grande corleonese organizzatore dei Fasci dei Lavoratori e dirigente del movimento contadino autore di un importante contratto di riforma dei patti colonici. Verro fu Sindaco di Corleone e fu ucciso nel 1915. La storia siciliana è storia di una forte e radicata antimafia che ha dato vita ad un movimento socialista consapevole, una grande forza culturale di liberazione della Sicilia e del Sud.
Lo Stato che celebra i funerali a Placido Rizzotto a quasi settanta anni dalla orribile uccisione e dall'infoibamento è assai lontano dai valori di cui Rizzotto sindacalista socialista e partigiano era portatore. Valori della dignità del lavoro che con il disegno di legge in discussione al Senato viene conculcata continuando a dare vita alla malvagia legge Biagi (flessibilità in entrata) e abbattendo l'art.18 sulla giusta causa. Valori legati ad una Costituzione per la quale Rizzotto combattè da partigiano e che è in via di liquidazione. E' uno Stato che si accanisce con cattiveria sui lavoratori distruggendone le conquiste. Uno Stato che ha distrutto la coesione sociale e che ha spinto tantissime persone alla disperazione ed al suicidio. C'è contraddizione tra il funerale a Placido ed il comportamento di questo Stato che ha fatto dei lavoratori italiani gli ultimi d'Europa. Per questo avevo espresso dubbi e perplessità su un rito che non corrisponde agli orientamenti ed alla natura di questo Stato e del suo Governo.Il PSi di oggi è l'epigone mediocrissimo ed insignificante del grande Partito che fu di Placido Rizzotto e di Sandro Pertini. Anche la stessa CGIL non è più quella di Placido Rizzotto e da un ventennio non fa altro che ritirarsi sotto l'offensiva del padronato e della destra. Lo ha fatto per la scala mobile, per le pensioni, per l'art.18, per la legge Biagi, per la scuola. La glorificazione del passato rischia di essere una operazione demagogica ed insincera per coprire un presente che è il peggiore possibile per i lavoratori italiani abbandonati alla loro solitudine. Ma il funerale costituirà se non una riparazione storica che non c'è il riconoscimento dell'eroismo di una Sicilia che si è battuta a mani nude contro la mafia e lo Stato che ne era alleato.
Pietro Ancona
mercoledì 23 maggio 2012
Secondo copione
Secondo un copione che si è visto fin dalla strage di Piazza Fontana e che poi è stato recitato in tutte le altre stragi anche la strage di Brindisi è oggetto di un oculato filtraggio di notizie che hanno l'effetto di indicare le causali più "strane". Oggi, con mia sorpresa, ho letto che l'attentatore ha manovrato più volte il telecomando, anzi i telecomandi dopo averli provato. Poteva fare saltare le ragazze giunte con l'autobus delle 7,30 ma ha preferito aspettare le ragazze provenienti da Messegne. Viene quindi insinuata la pista dell'attentato mirato a uccidere nel gruppo soltanto le ragazze di Messegne, quindi continua il ragionamento sembrerebbe una faida interna alla Sacra Corona Unita oppure si vuole punire la mafia di Messegne etc...etc.... Da che cosa si ricava questa ricostruzione dei minuti che precedono la strage non si sa. Inoltre non esiste proporzione tra lo scoppio dell'ordigno e gli effetti che nella loro tragicità sono comunque relativamente modesti. Insomma ad una settimana dall'eccidio la matassa si aggroviglia anche se ancora c'è una oscillazione tra la tesi dello attentatore pazzo e solitario (sic!!) e quello dell'attentato a scopo di terrorismo. Finora comunque non sono riusciti a metterci dentro gli anarchici della FAI. Ma domani chi lo sa!! Intanto un Generale addetto ai Servizi Segreti informa il Parlamento che bisogna aspettarsi diversi attentati dagli anarchici. Mizzica!
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