Olga benario

Olga benario
rivoluzionaria e martire

giovedì 13 dicembre 2007

assenza Epifani e CGIL dai funerali di Torino

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: epifani@cgil.it
Cc: segreteria@cgil.it ; segreteria@fiom.it ; area critica cgil ; info@rete28aprile.it ; aorile
Sent: Thursday, December 13, 2007 1:20 PM
Subject: presenza ai funerali

Non ho notato la presenza di Epifani e della Segreteria della CGIL ai funerali dei quattro operai morti a Torino

.,
L'assenza dai funerali è un crimine che vuole contribuire all'isolamento dei lavoratori e del loro diritto a non essere utensili umani usa e getta,
Spero che Epifani abbia avuto un valido impedimento personale per non andare.,
Se cosi non fosse, questa CGIL ha urgente bisogno di liberarsi di lui e di questa segreteria diventata guardiana degli interessi della peggiore feccia dell'imprenditoria
mondiale. Un Sindacato che ha regalato ai lavoratori la legislazione più truffaldina del pianeta per agevolare il loro sfruttamento.
Rivoglio la mia CGIL! La CGIL di Lama,
Fernando Santi, Piero Boni, Rinaldo Scheda.......
Pietro Ancona
segretario generale cgil siciliana in pensione

mercoledì 12 dicembre 2007

convenzione abrogazionista leggi sul lavoro

Tutte le leggi sul lavoro promulgate dopo gli accordi del 1993 hanno avuto ed hanno un solo scopo: scardinare il sistema di garanzie della giusta logica ragionevole legislazione del lavoro che l'Italia si era data prima e dopo la legge 300 lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori che, per quanto sfregiato ed eroso in molte delle sue parti, costituisce ancora
un punto di riferimento esemplare. Il dlg nr.66 del 2003 stabilisce che il riposo nelle ventiquattro ore non può essere inferiore ad undici ore consecutive. Naturalmente non dice ma si fanno tredici ore di lavoro e si ritiene di essere legalmente a posto. Naturalmente non è vero. E' una norma truffaldina usata per costringere i lavoratori a prestazioni pesanti. E' stata scardinata la vecchia civilissima norma del novecento socialista: otto ore di lavoro, otto di riposo, otto di svago !
E' stata assecondata la tendenza delle imprese ad impossessarsi dell'intero tempo e dell'intera vita del lavoratori anche attraverso una flessibilità funzionale al massimo sfruttamento.
Abolire la legge 66, abolire la legge trenta, abolire il lavoro interinale e la legge sulle agenzie interinalie tutto il pacchetto Treu ripristinare due sole modalità del rapporto di lavoro: a tempo indeterminato come norma generale, a tempo determinato soltanto per le lavorazioni stagionali.
Non esiste niente nella legislazione suggerita dalla Voce o da Monti o da altri liberisti
che sia compatibile con lo spirito e la lettera della Costituzione, con l'idea di lavoro dei padri fondatori della Repubblica. Tutto è truffaldino: leggi che legalizzano assurdita incredibili!
Se mandassimo gran parte delle norme del cosidetto pacchetto Treu e la legge trenta alla Corte Costituzionale sicuramente sarebbero tutte bocciate.
I lavoratori sono cittadini titolari di diritti. Non sono utensili umani, La loro vita e la loro esperienza sono un patrimonio di civiltà per l'Italia.
Propongo che si convochi una Convenzione per l'abrogazione delle legislazione del lavoro dal 1993 a questa parte e per decidere la fine del monopolio CGIL CISL UIL sulla contrattazione sindacale e sul welfare essendo il c riterio delle organizzazioni maggiormente rappresentative antidemocratico e lesivo di interessi di quanto non sono
iscritti alle tre confederazioni. Si dovrebbe anche proporre una regolamentazione dei referendum sindacali ed una analisi dello stato giuridico del sindacalismo italiano.

Pietro Ancona
Pietro Anconawww.spazioamico.ithttp://medioevosociale-pietro.blogspot.com/http://pietro-ancona.blogspot.com/

martedì 11 dicembre 2007

proporzionale puro e preferenza

Facciamo un cartello per il proporzionale puro
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Le varie proposte di modifica della legge elettorale mostrano tutte volontà truffaldine e di accomodamento della legge agli interessi dei partiti che costituiscono il bipartitismo delle due destre italiane: la Casa delle Libertà ed il Partito Democratico.
A questo punto non resta che tagliare corto e salvare la democrazia italiana con una legge basata sul proporzionale puro senza limiti e senza sbarramenti dal momento che è provato come la frammentazione sia frutto avvelenato del maggioritario o della truffaldina legge elettorale vigente e non dal rispetto della volontà degli elettori.
Bisogna subito aprire una campagna per il proporzionale puro. la proposta Bianco mette allo scoperto una volontà di manipolazione della volontà popolare simile a quella degli inciuci Berlusconi-Veltroni.
L'Italia ha vissuto per quasi mezzo secolo con la preferenza (scelta su quattro nomi) e proporzionale. Nessuno si è mai sentito defraudato del diritto alla democrazia. la democrazia può convivere con la governabilità.La governabilità che si assicura con la manipolazione della volontà popolare è post-democrazia, avvio alla dittatura dei partiti più forti. I due partiti più forti sembrano oramai un solo partito in questioni fondamentali. Quando i due massimi partiti la pensano allo stesso modo si lede la libertà e la democrazia. Non si può dire che l'esempio americano non dimostri come il bipartitismo e l'esclusione dei piccoli ha nno portato ad un unico programma di guerre, povertà per cinquanta milioni di americani, limitazioni gravi della libertà, mancanza di presidio sanitario pubblico, sistema scolastico che favorisce solo i figli dei ricchi etcc......


Pietro Ancona www.spazioamico.ithttp://medioevosociale-pietro.blogspot.com/http://pietro-ancona.blogspot.com/

destra e sinistra (una discussione sul Corriere della Sera)

La destra è la ThissenKrupp.La sinistra è la classe operaia che piange i suoi morti.
La destra è anche qualla parte del sindacalismo confederale che funge da gendarme per il rispetto dei dikat di Montezemolo. E' il Partito Democratico che ha staccato la borghesia liberal dai lavoratori e l'ha traghettata nel territorio di Berlusconi e Fini. E' la sinistra radicale quando vota il mostruoso protocollo del 23 luglio.
La destra è Blair che muove guerra ad un popolo che non gli ha mai fatto nulla di male e ne distrugge il futuro con le bombe all'uranio che condannano alla mostruosità le generazioni da ora in avvenire.
E' destra la sinistra radicale quando sta al governo da due anni paralizzata da Prodi incapace di abolire financo la legge 66 fatta da Berlusconi che autorizza fino a tredici ore di lavoro giornaliero.
La destra esiste ed esige che la sua ideologia venga applicata con rigidità senza alcun rispetto per la vita umana.
Purtroppo ha colonizzato gran parte della sinistra che non è più sinistra ma al massimo è ascara della destra.
Cordiale saluti.


Pietro Anconawww.spazioamico.ithttp://medioevosociale-pietro.blogspot.com/http://pietro-ancona.blogspot.com/

PS: piccolo omaggio del "socialista" thactheriano Blair al mondo:

lunedì 10 dicembre 2007

importante dichiarazione dell'on,le Enrico Buemi

Sicurezza, Buemi: irresponsabile atteggiamento dei sindaci


giovedì 06 dicembre 2007
“Un’indecente escalation di delirante protagonismo di sindaci e assessori, con la giustificazione di un’esigenza di una maggiore esigenza di sicurezza per i cittadini italiani, - afferma Enrico Buemi, capogruppo socialista in Commissione giustizia della Camera - sta mettendo in discussione lo stato di diritto nel nostro Paese. È il momento di dire basta ad una rappresentazione della situazione di illegalità e criminalità strumentale ed esasperata. È tempo che la magistratura penale, venuti meno i controlli preventivi di legge amministrativa e di fronte una continua forzatura delle norme in vigore, che porta alla negazione di principi costituzionali fondamentali , assuma iniziative che chiamino a rispondere certi amministratori pubblici delle decisioni che assumono pur non avendone i poteri. Utilizzare i seri problemi di criminalità e disagio delle popolazioni , che di certo esistono, con operazioni di puro allarmismo per conquistare spazi di visibilità mediatica da parte di sindaci e presidenti di regioni o di province, - conclude il parlamentare del Partito socialista - è irresponsabile, determina confusione, e crea disparità di trattamenti tra i cittadini delle varie realtà territoriali che devono rimanere univoci in tutto il territorio dello Stato” .

socialisti e "sicurezza"

Sicurezza, polemica tra i poli dopo l'omicidio di Roma


venerdì 02 novembre 2007
Non si arresta la polemica politica sul tema della sicurezza scoppiata dopo l'aggressione di Giovanna Reggiani, la donna morta in seguito all'aggressione subita per mano del ventiquattrenne rumeno Nicolae Romolus Mailat. Il centrodestra ha attaccato con forza le decioni del governo e l'atteggiamento assunto dal centrosinistra sul problema dell'immigrazione dopo la tragedia di Tor Di Quinto. L'Unione, da parte sua, ha rimandato al mittente ogni tipo di accusa, invitando a evitare ogni strumentalizzazione della vicenda Reggiani e a cercare il dialogo su un tema come quello della sicurezza. Buemi: responsabilità anche di enti locali . Craxi: dalla Cdl sciacallaggio politico. Spini: sì a espulsioni mirate Non si arresta la polemica politica sul tema della sicurezza scoppiata dopo l'aggressione di Giovanna Reggiani, la donna morta in seguito all'aggressione subita per mano del ventiquattrenne rumeno Nicolae Romolus Mailat. Il centrodestra ha attaccato con forza le decioni del governo e l'atteggiamento assunto dal centrosinistra sul problema dell'immigrazione dopo la tragedia di Tor Di Quinto. Nel mirino, in particolare, le politiche del sindaco di Roma Walter Veltroni nei confronti degli immigrati. Le critiche piu' dure sono arrivate direttamente da Silvio Berlusconi, che ha definito una "pecetta" il decreto che concede ai prefetti i poteri di espulsione, un provvedimento che secondo il leader di Forza Italia e' "improvvisato". Berlusconi ha anche respinto le accuse mosse al suo governo dalla maggioranza, preoccupata secondo il Cavaliere solo di "salvaguardare l'immagine di Veltroni". L'Unione, da parte sua, ha rimandato al mittente ogni tipo di accusa, invitando a evitare ogni strumentalizzazione della vicenda Reggiani e a cercare il dialogo su un tema come quello della sicurezza. A Berlusconi, poi, ha replicato a stretto giro Francesco Rutelli chiedendo "piu' decoro e meno faccia di bronzo". Il vice presidente del Consiglio ha comunque sferzato il centrodestra: "Vedremo in Parlamento se avranno idee e proposte oltre che grida", ha aggiunto. A quest'ultimo proposito, il decreto approdera' in Senato alla commissione Affari costituzionali a partire da martedi' 6 novembre. Dell'emergenza sicurezza ha parlato Walter Veltroni, in una intervista alla Tv romena rilanciata dal Tg1: "Nell'ultimo decennio si e' deciso di non avere piu la politica dei diritti, perche' venivano date garanzie dai singoli Paesi in termini di controllo del flusso migratorio. Queste garanzie sono evidentemente saltate e dal primo gennaio di quest'anno il flusso migratorio non appena si e' diventati cittadini dell'Ue e' diventato non sopportabile per le citta' del nostro Paese e non credo solo per il nostro Paese", ha detto il sindaco di Roma. “Lungi dal voler giustificare inauditi comportamenti criminali quanto a bestiale efferatezza e brutalità, dopo quanto è avvenuto a Roma – afferma il parlamentare socialista Enrico Buemi - prima o poi, passato lo sgomento, dovremo ben rispondere ad alcune domande. Cosa ci dovevamo infatti aspettarci da persone che tolleriamo vivano senza una casa, senza servizi igienici, imbruttiti dall’indigenza, dalla povertà, dal freddo e dall’emarginazione? Non possiamo dimenticare che abbiamo a che fare con gente che è sfruttata, costretta a lavorare in nero e a pagare fitti esosi, quando riescono a trovare una casa. Gli enti locali che chiedono più poteri di polizia per i sindaci non hanno forse rinunciato a svolgere quel fondamentale compito, che a loro compete, di promuovere l’inclusione sociale e organizzare i servizi pubblici in modo da garantire una vita dignitosa? Perché ci sono le baraccopoli lungo ferrovie e strade? E le polizie locali a cui compete la vigilanza cosa fanno, visto che se un cittadino italiano apre una finestra senza le indispensabili autorizzazioni, viene perseguito penalmente? E soprattutto – conclude il capogruppo della RnP in commissione giustizia - come mai questi villaggi cartone li vediamo solo quando accadono fatti così gravi?” "Fare polemica su avvenimenti tragici è autentico 'sciacallaggio politico' irresponsabile: quello dell'ordine pubblico è un terreno sul quale pochi possono impartire lezioni di efficacia politica, poiché si tratta di una 'voragine' a cui tutte le forze responsabili devono porre un rimedio". Ha sostenuto Bobo Craxi, mentre Spini si è detto "d'accordo col capogruppo di Rifondazione Comunista: non si deve criminalizzare un popolo o un'etnia. Ma rispondo a Migliore che talune espulsioni ben fondate e ben mirate possono meglio evitare questo pericolo che non lasciare le cose nell'attuale condizione".
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domenica 9 dicembre 2007

Notarelle ad un articolo di Barbara Spinelli

Cara Signora,

lei si sbaglia nel dire che l'Italia sarebbe peggiore senza i ministri della sinistra radicale. Certamente non sarebbe delusa quanto lo è oggi con tutto il popolo della sinistra costernato dalla assenza di un qualsiasi minimo cambiamento della linea di politica sociale del governo Berlusconi.
Non si faccia ingannare dalle feste della Cosa Rossa. I convenuti sono le bucrocrazie dei quattro partiti, tutti gli assistenti dei politici ed una folla di compagni che non si stanca mai di sognare.
La verità è che Bertinotti commisura tutto al suo solo interesse personale (ieri Prodi era un poeta morente ed oggi l'uomo di tutta la legislatura) e che è passata la linea della conferma della Biagi,della conferma della guerra etc., di una riduzione della libertà caratteristica di tutto l'occidente odierno (poteri ai prefetti etc..)
Tra i sei milioni di precari che aspettavano un pò di aiuto da questo governo ci sono tantissimi che stanno incanutendo. La stessa strage di Torino è frutto del via libera all'arricchitevi a tutti i costi dato da questo governo sotto la guida di uno dei più asociali e odiosi Presidenti della Confindustria: Montezemolo.Non si lavorerebbe da schiavi se non ci fosse un contesto generale che incoraggia la schiavitù e la riduzione del lavoratore in utensile della produzione.
Con Berlusconi avevamo la speranza in Prodi e nella sinistra. Oggi non abbiamo più alcuna speranza.
Non esiste occhio lungo e ampio orizzonte!
Pietro Ancona

Ragioni e miserie della sinistra - BARBARA SPINELLI
Si può capire la passione che affligge le sinistre radicali, impegnate a governare con Prodi da un anno e mezzo. Dentro di sé sentono accumularsi delusione, scoraggiamento, e un senso d’inutilità che s’espande e le umilia. Fausto Bertinotti ha dato voce a questo stato d’animo nell’intervista a Massimo Giannini su la Repubblica del 4 dicembre, e per questo suo dire è stato criticato. Curando l’interesse d’un partito invece di stare sopra le parti come s’addice a chi presiede la Camera, ha dato ragione all’ultimo rapporto del Censis: il senso dello Stato e delle istituzioni si sta disfacendo in Italia, al suo posto abbiamo poltiglia, mucillagine, e i miasmi contaminano anche i politici. Ma questa sregolatezza istituzionale, questa temeraria decisione di esporsi come leader di Rifondazione anziché obbedire alla laica neutralità della funzione hanno una sostanza che non si può ignorare. In ogni passione c’è un patire, e le sinistre radicali che da ieri sono riunite a Roma per creare il nuovo partito Sinistra-L’arcobaleno soffrono più di altri gli squarci inferti alla coalizione ogni giorno. Hanno l’impressione sempre più intensa di servire solo come numeri per fare maggioranza, e nessun individuo né gruppo può alla lunga credere in se stesso se viene adoperato come mezzo, peggio come numero. Hanno l’impressione di non contare affatto per quel che sono, che fanno. Hanno l’impressione che esista un estremismo del centro, nell’Unione, che è il vero affossatore di Prodi e che però viene lusingato. Ha cominciato il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, l’1 novembre in un editoriale, a porre l’eretica domanda: «Perché restiamo in questo governo?». Sono tante le cose - e non solo l’equilibrio dei conti - che le sinistre radicali son chiamate ad accettare affinché il governo non perda Mastella o Di Pietro, Dini o la Binetti. Sono troppe, se si pensa che Veltroni, leader del Partito democratico, continua a tacere sulle alleanze future. Che il governo non ha neppure osato misure simboliche come i Dico o la chiusura della base a Vicenza. Che il Senato venerdì ha vacillato non a causa delle sinistre ma perché Paola Binetti s’è rifiutata di introdurre - nella legge sulla sicurezza - una normativa che penalizzi, come imposto dall’Unione europea, comportamenti razzisti e omofobi. Dicono che la signora Binetti abbia opposto il suo No perché voleva testimoniare la propria fede. Perché non ha ammesso che la «sua coscienza venisse strangolata». Sono parole forti, rumorose, e imprecise. Opporsi a una norma che vieta la discriminazione dei diversi testimonia di che, sempre che il testimoniare cristiano abbia il senso classico? Accettarla, strangola in che modo una coscienza fedele a Gesù? Ci sono gesti centristi che a forza d’esagerare son divenuti banali, e accolti come un nobile credo che nessuno tuttavia discerne: anche quando nascondono opportunistiche manovre. Che questo indigni la sinistra radicale non sorprende. Indigna chiunque sappia che cos’è una coscienza strangolata e, nel cristianesimo, un testimone-martire. C’è un passaggio nell’intervista di Bertinotti che chiarisce forse alcune cose. È quando dice che per far prosperare la sinistra radicale «devi vivere nello spazio grande e nel tempo lungo». Non ti puoi aggrappare a piccolezze, e se intuisci un incendio non puoi neppure rispettare le servitù della carica che ricopri. Lo spazio grande cui pensa Bertinotti è quello del mondo, del caos e delle giustizie che lo assediano. Ed è lo spazio dell’Europa, dove si sta rafforzando una sinistra refrattaria al declino dello Stato sociale. È probabile, se si guarda a tali spazi e tempi, che il calcolo del presidente della Camera non sia vano. La sinistra in cui crede è data per agonizzante, ma nei paesi travagliati da mondializzazione e precariato non pare avere il futuro alle spalle: pare averlo davanti a sé. Il pessimismo sociale e esistenziale che spesso la caratterizza - sulle ingiustizie inflitte agli esclusi, sull’internazionalizzazione senza regole, sul clima (l’Italia è il quinto inquinatore mondiale, prima di Russia e Usa) - ha una nuova plausibilità. Questa sinistra sta crescendo in Germania, in Francia. Il nuovo partito fondato nel giugno scorso a Berlino (Die Linke, La Sinistra, fonde gli ex comunisti dell’Est e i dissidenti socialdemocratici di Oskar Lafontaine) sta raccogliendo inaspettati successi. È forza di governo a Schwerin, Magdeburg, Berlino. Ha avuto risultati eccellenti a Brema. Con il 20 per cento nei sondaggi, oggi è al terzo posto dopo democristiani e socialdemocratici. Anche in Francia la sinistra radicale è in crescita, dopo la sconfitta di Ségolène Royal alle presidenziali. Olivier Besancenot, il giovane impiegato postale che guida la Lega comunista rivoluzionaria, progetta una fusione alla tedesca e 40 francesi su cento chiedono in un sondaggio che abbia «più influenza nella politica nazionale»: la stessa cifra di Ségolène. Quel che unisce tali forze è la Questione Sociale, che sembrava un relitto dell’Ottocento-Novecento e invece fa di nuovo apparizione. Le sfide non sono quelle di ieri, i mezzi toccherà reinventarli, ma le iniquità non sono meno dolorose: lavoro precario, spese sanitarie esorbitanti per i deboli, impoverimento degli anziani, stragi di lavoratori in fabbriche obsolete come quella avvenuta a Torino, prezzi alimentari sempre più alti da quando Cina e India consumano di più, il clima distrugge sul nascere i raccolti, e l’energia si fa rara e costosa. Sono questioni sociali anche queste, sempre che si voglia guardare, dietro poltiglie e mucillagini, le persone come vivono e sperano. Le sinistre radicali vedono tutto questo, ma senza lucidità su se stesse, sulla necessaria reinvenzione dei mezzi, perfino sui pericoli. Senza intuire che i nuovi dilemmi resteranno anche in Italia irrisolti, se non muteranno dottrine, metodi, e la memoria di quel che la sinistra estrema ha fatto nell’ultimo decennio. Essa ha di fronte a sé una conflittualità ravvivata, è vero, ma l’astrattezza con cui si ripromette di affrontarla ha qualcosa di profondamente autodistruttivo, di ancestralmente miserabilista. È astratto in primo luogo lo sguardo sulle alternative a Prodi: è per evitare l’errore compiuto nel ‘98 che Rifondazione ha deciso di andare al governo nel 2006, e quel che rischia è di ripetere la colpa e di offrire di nuovo l’Italia a Berlusconi. La Questione Sociale magari s’inasprirà: ma ne approfitteranno gli apparati della Cosa Rossa, almeno nell’immediato, non i cittadini. È astratto in secondo luogo perché molte delle cose chieste da questa sinistra sono solo in apparenza giuste: se i soldi vanno tutti a poche categorie molto garantite, nulla resterà per i veri poveri e emarginati. Lafontaine mente, quando proclama che la restaurazione tale e quale dello Stato sociale «è solo questione di buona volontà», e in Italia questo ormai lo si sa. Indagando sui conflitti francesi mi è stato detto che «la sinistra non ha futuro quando lo Stato non ha soldi», e una risposta a questa sfida ancora non esiste. È infine astratto lo sguardo sulla propria pratica di governo: non è vero che le sinistre radicali non abbiano ottenuto nulla. Il poco ottenuto, esse hanno tendenza a non valutarlo, a non esserne mai fiere. Non rendono giustizia a se stesse, pensando che il non ottenuto pesi infinitamente di più. Il fatto è che non volevano solo il ritiro dall’Iraq, ma anche il rientro dall’Afghanistan e la chiusura della base di Vicenza. Non volevano solo l’inizio di ridistribuzione e le prime misure per i precari, che Prodi ha assicurato. Volevano tutto e subito, come d’altronde vogliono tutto e subito anche certi riformisti. Il popolo di sinistra non avrebbe strappato queste misure se al governo non avesse avuto propri rappresentanti. Ma poco importa: chi nell’azione è pessimista vede solo l’impopolarità, lo scacco. Non a caso Bertinotti tace i progressi, non dice che senza le sue truppe avremmo più razzismo e meno senso della misura con gli immigrati. Non dice che se mai vi sarà un'indagine parlamentare sulla «macelleria messicana» del G-8 di Genova, lo si dovrà alla presenza nel governo di Rifondazione e dei comunisti. Ma soprattutto, Bertinotti e Sansonetti non dicono che il successo dei radicali di sinistra, in Germania e Francia, è dovuto al fatto che non governano, al loro essere tribuni che trascinano ma non possono fare vere promesse, perché promettere vuol dire agire, e agire si può solo assumendosi l’onere del governare. La sinistra alternativa in Italia non è l’ultima e la più sfortunata in Europa, ma la più coraggiosa e l’unica in grado di offrire risultati, sia pur parziali. In Germania la Linke sa che un giorno dovrà governare con la socialdemocrazia, pena la caduta nell'irrilevanza: è significativo che ne siano convinti soprattutto gli ex comunisti di Lothar Bisky, più che il socialdemocratico Lafontaine. L’esperienza italiana oltre a esser unica è all’avanguardia in Europa. Per la prima volta una sinistra antagonista e marxista abbandona il pulpito del tribuno disinteressato ma irresponsabile. Non smette di dire che la lotta continua, e infatti continua. Guadagna un poco, non il tutto annunciato e promesso: solo un partito unico può il Tutto, malamente. Se apprezza la democrazia, essa dovrà puntare a coalizioni, a compromessi, a conversioni mentali e linguistiche non solo formali. Non potrà fare a meno di interiorizzare quel che Prodi ha detto il 6 dicembre: «Gli aggiustamenti e il risanamento sì, ma i miracoli non li so fare». Sansonetti si pone la domanda fondamentale, per ogni individuo o politico: «Vale la pena sforzarsi, per fallire tante volte?». O più precisamente: «Cos’è che obbliga la sinistra a restare dentro un’alleanza che in nessun modo la rispetta, che cammina su una linea completamente diversa da quella tracciata nel programma di governo del 2006, che subisce i ricatti e i diktat delle sue componenti moderate - spesso più d’accordo con la Casa delle Libertà che con gli alleati di governo -, che la considera pura riserva di voti, ne offende spesso i principi fondamentali, ritiene di poterla tenere prigioniera sulla base di una equazione che viene ripetuta all’ossessione: se si scioglie questa maggioranza torna Berlusconi?». Vale la pena? Sì, vale la pena, perché l’Italia senza il ministro per la Solidarietà sociale Ferrero o il ministro dei Trasporti Bianchi sarebbe diversa e peggiore. Vale la pena proprio se ci si muove «in uno spazio grande, con lo sguardo lungo», senza dipendere completamente dalla popolarità. È tremendo esser solo numeri, sfruttati e sprecati da centristi che si dicono riformatori e sono anch’essi attratti dal tutto o nulla. Ma provare conviene pur sempre, e non badare solo a salvare un apparato. Fernando Pessoa lo dice: «Tutto vale la pena, se l’anima non è piccola».