lunedì 19 marzo 2012

La riforma di Marco Biagi

La riforma di Biagi nel decennale della morte.

Nel decennale della morte di Marco Biagi mentre mi unisco a coloro che condannano l'assassinio quale arma di punizione o di risoluzione di problemi politici o sociali, mi dissocio da quanti, a cominciare da Napolitano strumentalizzano la ricorrenza della tragedia per esaltare i valori e le scelte che lo studioso fece. Valori e scelte non compiute nel chiuso di uno studio o nell'aula di una università ma nella qualità di consulente del Governo italiano al quale il professore Biagi ha fornito tutto l'armamentario giuridico e culturale che ha dato vita alla legge trenta.
Questa legge trenta che io continuo a chiamare legge Biagi disgrega il rapporto di lavoro in numerosi marchingegni (se ne contano una cinquantina) in cui la scelta per il datore di lavoro è senza limiti e tale da privare legalmente di diritti che erano patrimonio della cultura giurlavoristica di questo paese. Il lavoratore biagizzato è a tempoed è privato del welfare. Difficilmente avrà pensione e se disoccupato non avrà che da rivolgersi ai suoi genitori se ne ha per farsi mantenere. Naturalmente posti di lavoro precari non ne esistono. Il precariato non è una esigenza oggettiva del sistema economico. Esistono posti di lavoro fissi assegnati in modo precario. Le paghe dei precari sono miserrime ed indecenti. La piaga del precariato ha invaso tutto il mondo del lavoro diventando maggioritaria nelle nuove assunzioni. Il solo tentativo di ridurre il supermercato dei contratti atipici da 46 a 8 ha suscitato le ire della Confindustria. La signora Marcegaglia ha affermato che "la flessibilità in entrata" non si tocca.
Milioni di persone in Italia sono state rovinate dalla legge trenta. Altri lo saranno in futuro. E' difficile la estirpazione di questo cancro perchè partiti, parlamentari, sindacati, cooperative ricorrono abbondantemente al rapporto atipico.Andate a guardare quale rapporto di lavoro hanno i dipendenti del PD o della CISL.
Per questo non condivido la verità di una ricorrenza che è contro la violenza del terrorismo ma è anche violenta verso tutte le nuove generazioni del lavoro di questo Paese.
Biagi ha dato gli strumenti giuridici per fare del precariato un valore. Ma il precariato è un disvalore mentre la rigidità è un valore perchè è certezza del diritto e modernità e rinnovamento dell'economia italiana. Modernità e rinnovamento che non si avranno più con il lavoratore "usa e getta" di Marco Biagi.
Pietro Ancona
già segretario generale CGIL sicilia
già membro del CNEL

L'occasione perduta

Sotto la guida di Napolitano le celebrazioni del 150 dell'Unità di Italia hanno fatto una rilettura reazionaria, retorica, oscurantista di una storia che va ri-riaccontata di sana pianta e che è stata la storia di annessioni più o meno violente aiutate dalla Francia a favore del suo Stato satellite della Savoia. Storia cominciata con il sangue versato per conto terzi in una guerra lontanissima dall'Italia la guerra di Crimea proprio come oggi combattiamo le guerre altrui in Afghanistan in Iraq e domani in Siria o in Algeria o in Iran. Napolitano ha omesso di raccontare il decennio meridionale di sangue successivo alla spedizione dei Mille nel corso del quale centinaia di migliaia di persone furono uccise barbaramente o deportate a Fenestrelle la terribile fortezza torinese al cui ingresso sta scritto: Ognuno vale per ciò che produce" scritta anticipatrice di quella di Auschwitz "il lavoro rende liberi"!

Il 150 anniversario è stato una occasione perduta per la verità e per la giustizia,. .

E' stato anche l'anno in cui abbiamo perso quanto restava della sovranità nazionale già limitata dalla presenza di 100 basi militari americane e da depositi di bombe nucleari e dalla pesantissima interferenza clericale in tutta la legislazione sui diritti della persona umana. Un anno in cui non si è voluto fare chiarezza e che ha lasciata intatta l'enorme menzogna che grava sulla nostra storia. Mai come oggi l'Italia è una "espressione geografica" come ebbe a dire malignamente Metternich e, ancora più tristemente, "un paese di morti" come ebbe a dire il poeta La Martine. L'Italia era stata redenta e poteva diventare nazione attraverso le lotte del suo possente movimento operaio e socialista che avevano prodotto condizioni di civiltà universali e di dignità nei posti di lavoro. Avevamo pensioni e sanità e scuole tra le migliori del mondo. Tutto revocato! Ora è in corso un processo di schiavizzazione della condizione del lavoro e, piuttosto che abolire la legge che contribuisce a generarle la legge di precariato ispirata a Biagi stiamo cancellando gli ultimi diritti che restano ai lavoratori. Con la fine dell'art.18 si chiude la storia della coesione nazionale. Da domani in poi ognuno per se come profetizzava la signora Tatcher.
Pietro ancona

venerdì 16 marzo 2012

I funerali di Stato per Placido Rizzotto. Lettera a repubblica

Cara Repubblica,

l'iniziativa dei funerali di Stato per Placido Rizzotto nasce da un contesto massmediatico che prescinde del tutto dalla verità storica e dal bisogno di rendere giustizia alla sua memoria ed a quella di tutti i martiri sindacalisti uccisi dalla mafia fino al delitto di Battaglia. Mette una equivoca pezza in una situazione in cui c'è bisogno invece di analizzare delitto per delitto tutte le omissioni ed i disimpegni degli organi dello Stato nella ricerca dei responsabili di tanti efferati delitti compiuti con una finalità terroristica: scoraggiare i socialisti dallo stare nel sindacato accanto ai comunisti, distruggere il risultato del Blocco del Popolo alle elezioni regionali, sviluppare e proteggere il rapporto mafia politica.
Questo funerale viene decretato da un governo nemico dei lavoratori e quasi contemporaneamente al varo della controriforma dello Statuto dei Diritti con la fine sostanziale dell'art.18. Un governo che ha ridotto le pensioni e le ha rese quasi inaccessibili ai precari. Un governo che offende i lavoratori e che proclama la necessità di essere cattivo nei loro confronti. Un governo che si serve dei funerali di Stato per propagandare le missioni colonialistiche dell'Italia in Iraq, Libia, Afghanistan.
Meglio per Placido Rizzotto un funerale laico celebrato dei socialisti e della sinistra siciliana senza ministri, cardinali, generali che certamente sono lontani dal suo modo di sentire e dal suo sacrificio. Un funerale senza ipocrisia per i resti del suo corpo che avrebbero dovuto essere trovati da oltre mezzo secolo e che soltanto ora sono stati riconosciuti.
Pietro Ancona
già segretario generale della CGIL siciliana

lunedì 12 marzo 2012

Placido Rizzotto e la memoria storica di Luigi Ficarra

Ho vivo, come fosse ieri, il ricordo della madre vecchia e dolente al congresso di Napoli del 1959 del PSI, cui poi allora aderii seguendo la componente bassiana.
Nasce Placido Rizzotto a Corleone il 2 gennaio 1914, undici mesi prima dell’assassinio, per mano della mafia, di uno dei massimi dirigenti del grande movimento dei fasci dei lavoratori siciliani del 1892-1894, Bernardino Verro, consumato il 3 novembre 1914, poco dopo la sua elezione a Sindaco di Corleone con una strepitosa maggioranza. Un’esecuzione di un uomo simbolo di lotte di liberazione, la cui memoria non poteva essere facilmente cancellata.
Con la sconfitta del movimento dei Fasci dei lavoratori si rafforzò e consolidò in Sicilia il sistema di potere politico sociale facente perno sugli agrari e sui proprietari delle miniere ed i loro alleati, potere sul quale si innervava e viveva in simbiosi quello mafioso.
Torna a parlarsi di Placido Rizzotto, il dirigente della Camera del Lavoro di Corleone, socialista, ucciso dalla mafia il 10 marzo 1948 e buttato in una foiba. Oggi, dopo tanti anni dal ritrovamento del suo cadavere da parte dell’allora Maresciallo Carlo Alberto Dalla Chiesa, la sua identificazione a mezzo del dna è certa, ed il suo corpo è stato restituito al movimento operaio, di cui fu un coraggioso e combattivo esponente : avrà così una degna sepoltura, che tutti potranno onorare.
Luigi Ficarra

sabato 3 marzo 2012

Filippo Turati rivoluzionario antifascista

Scriveva dal suo esilio di Parigi Filippo Turati negli ultimi anni della sua tribolata vita di rivoluzionario antifascista: "La forza si vince con la forza. La non resistenza al Male se può avere un valore quando è suscettibile di provocare una reazione morale, diviene al contrario una vera e propria complicità quando le circostanze ed il carattere degli avversari rendono impossibile ogni reazione morale mossi da una concezione della vita noi abbiamo forse troppo disarmato le masse".
(E' una dolorosa riflessione sull'Aventino e sugli errori del movimento antifascista italiano).
Credete che Saviano possa strumentalizzare una così grande coscienza morale e politica contrapponendola a Gramsci? Turati e Gramsci furono entrambi rivoluzionari difronte al fascismo e pagarono ognuno il suo prezzo. Turati visse gli anni dell'esilio in miseria e morì lontano dalla sua amata Italia.
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/turati.htm

giovedì 23 febbraio 2012

E' morto Ben Bella

E' morto Ben Bella!
E' morto ben Bella il padre della Algeria moderna post coloniale, eroico combattente della Rivoluzione. Fu inprigionato dai francesi e torturato ma la liberazione dell'algeria dalla feroce dominazione francese divenne inarrestabile. Evento immortalato dal bellissimo film di Gillo Pontecorvo "la battaglia di Algeri.
Fu capo dell'ala radicale e genuinamente socialista della nuova Algeria.
L'Algeria è stata finora risparmiata dalla vendetta dell'Occidente avverso i movimenti di liberazione africana. Se così non fosse stato sarebbe stato ucciso come Gheddafi e come Lumumba. Ricordiamolo come un Grande Statista liberatore del suo popolo ed apportatore di libertà ed eguaglianza per tutti i popoli della terra.
Pietro Ancona
http://it.wikipedia.org/wiki/Ahmed_Ben_Bella

lunedì 7 novembre 2011

viva la rivoluzione d'ottobre

Viva la Rivoluzione d'ottobre!
Oggi ricordiamo l' anniversario della Rivoluzione d'Ottobre per rinnovare la nostra convinzione nei valori che portarono alla liberazione di milioni di uomini e di donne uniti nell'URSS che è stata nazione di nazioni e patria del socialismo rimpianto da quanto lo conobbero e vissero dentro le sue regole. La fine dell'URSS è avvenuta nel 1993 con il colpo di Stato di Eltsin che non incontrò alcuna resistenza a riprova della sua natura profondamente civile e democratica. L'URSS è caduta perchè ha perduto le sue difese nell'accerchiamento capitalistico, si è aperta ad un mondo esterno che invece aspettava vorace di regolare i conti che non era riuscito a chiudere nel lungo sanguinoso assedio della Rivoluzione durato fino al 1923 dentro la stessa URSS e poi mai dismesso per i settanta anni della sua gloriosa esistenza. L'URSS è stata una grande potenza di pace, non ha usato l'atomica come gli americani hanno fatto a Hiroshima e Nagasaki, non ha aggredito i piccoli popoli indifesi con la sua superiorità aerea e tecnologica come hanno fatto e fanno gli imperialisti USA dalla guerra di Corea all'aggressione alla Libia.
Con la fine dell'URSS l'Europa ha perso la sua grande speranza di futuro. I popoli europei non saranno nè liberi nè eguali e perderanno tutte le conquiste che avevano realizzato con l'appoggio morale e politico dei comunisti. La Grecia si accinge ad un durissimo inferno di fame, l'Italia è stata proditoriamente attaccata dalla speculazione internazionale che non è altro che la megalomania di un pugno di banchieri in grado di manovrare senza essere soggetti ad alcuna limitazione o regola una massa di 12 mila miliardi di euro e distruggere Stati sovrani attaccando il loro debito. Da quando manca l'URSS viviamo nell'anarchia amorale e spietata di un mondo in cui tutte le certezze degli esseri umani sono messe in discussione compresa quella stessa di esistere. Non solo le conquiste realizzate ma il diritto a non essere rovinati e travolti dalla valanga sociale che produce diecine e diecine di milioni di nuovi poveri a cominciare dagli Stati Uniti dove la povertà sta diventando il tratto dominante delle grandi metropoli e delle città abbandonate della deindustrializzazione violenta.
Oggi più che mai i pericoli ai quali il capitalismo espone l'umanità di miseria, degrado della natura, guerre di sterminio e coloniali, ripropongono la necessità del socialismo. O socialismo o barbarie. Il socialismo è superiore eticamente al capitalismo e adatto meglio del capitalismo al giusto uso sociale di risorse sempre più limitate ed al balzo culturale necessario all'umanità e che non è certo quello racchiuso dai prodotti informatici ma nello uso della scienza al servizio dell'uomo e non degli affaristi.
La socialdemocrazia non può che piegarsi ai piedi dei banchieri come sta facendo in Europa. Non ha risposte. Ne diventa compli cde nel mettere il cappio al collo alle classi lavoratrici. Le riforme di struttura non servono che a rafforzare la logica del profitto. Il capitalismo non è nè riformabile nè condizionabile come ci eravamo illusi. Deve essere abbattuto con il suo potere di ingiustizia e di atrocità sociali e militari.
Viva la Rivoluzione d'Ottobre!
Pietro Ancona